Archivio fotografico

L’Archivio Fotografico del Comune di Genova è la più grande raccolta fotografica pubblica della Liguria.
Conserva oltre duecentomila immagini fotografiche che documentano moltissimi aspetti della vita artistica, economica, sociale di Genova e della Liguria dalla seconda metà dell’Ottocento fino alla seconda guerra mondiale: in primo luogo le ricchezze artistiche della regione e i grandi mutamenti urbanistici, architettonici e del paesaggio, ma anche gli antichi mestieri, il mondo della scuola e del lavoro, i luoghi di aggregazione sociale, e così via.
L’Archivio nasce ufficialmente nel 1910 con il nome di Gabinetto Fotografico Municipale: la Giunta gli affida il compito di documentare i lavori e le opere pubbliche in corso d’esecuzione e di riprodurre gli oggetti d’arte e i documenti storici. Negli anni Venti - dopo un rallentamento dell’attività economica dovuto al primo conflitto mondiale - la sfera d’intervento si dilata e, tra i soggetti favoriti dai fotografi del Municipio, troviamo - usando i termini d’epoca - "i principali avvenimenti cittadini, le cerimonie e le manifestazioni che hanno luogo a Genova": una variopinta messe di dati, una ricca, e in massima parte ancora inesplorata, fonte iconografica per la ricostruzione della storia di Genova durante il regime fascista. Le collezioni si sono nel frattempo arricchite acquisendo fragili e preziosi "incunaboli" ottocenteschi, pervenuti da precedenti campagne commissionate dal Municipio, oppure per donazione o acquisto. L’acquisizione più importante è senza dubbio quella del fotografo tedesco Alfred Noack, considerato ormai all’unanimità uno dei maggiori fotografi dell’Ottocento.
Nel 1935 il Gabinetto Fotografico è costretto dapprima a diradare, quindi interrompere la propria attività. Riprende vita, negli anni della ricostruzione, con la denominazione di Archivio Fotografico delle Belle Arti, e quindi chiaramente connotato come supporto per gli studi di carattere storico-artistico in ambito locale. Da allora - con l’importante eccezione dell’acquisizione dell’archivio del fotografo Erminio Cresta, avvenuta nel 1978 - l’attività dell’Archivio si è sempre affiancata a quella dei musei civici.

SERVIZI AI LETTORI
È consultabile uno schedario cartaceo dedicato soprattutto alla documentazione fotografica di carattere storico-artistico, ordinato per autore dell’opera raffigurata, per scuola artistica, per luogo di collocazione dell’opera. è inoltre presente un catalogo informatizzato, dedicato soprattutto al fondo antico dell’Archivio - cioè alle fotografie databili da metà Ottocento fino al 1935, che consente di operare ricerche per titolo e autore della fotografia, soggetto fotografato, anno di esecuzione dello scatto, combinare e incrociare i diversi elementi di ricerca, visualizzare su schermo le immagini, ottenere una stampa.
È inoltre possibile la riproduzione del materiale, rivolgendosi a un laboratorio fotografico esterno all’Archivio, o copiando su floppy le immagini digitalizzate.
La possibilità di riprodurre immagini è subordinata all’approvazione da parte della Direzione del Settore Musei - Archivio Fotografico. Ogni domanda di permesso deve essere inoltrata alla Direzione.

Modulo di richiesta di autorizzazione alla riproduzione fotografica di materiali del Centro

Modulo di richiesta di consultazione di materiali del Centro di Documentazione per la Storia, l’Arte, l’Immagine di Genova




IL RESTAURO DEL FONDO ANTICO

Il "fondo antico" dell’Archivio - cioè gli originali, negativi o positivi, databili da metà Ottocento fino al 1935 circa - è oggetto di un complesso intervento che mira da un lato al suo recupero e alla sua valorizzazione, dall’altro a rendere possibile la loro riproduzione e consultazione. Si tratta di migliaia di negativi su lastra di vetro, solitamente di grande formato, in gran parte al collodio o alla gelatina al bromuro d’argento, e di positivi all’albumina e aristotipi. Ogni fototipo è esaminato, sottoposto operazioni di pulizia e stabilizzazione (un insieme di piccoli interventi che mirano ad arrestare le cause del degrado), eventualmente di restauro. Viene quindi collocato in contenitori idonei (buste di pura cellulosa, a ph neutro, con trattamento fungicida, ecc.), mentre sono tenute sotto controllo le condizioni microclimatiche (la temperatura e il grado di umidità relativa dell’ambiente). Le operazioni, a seconda della loro complessità, sono effettuate da restauratori specializzati esterni alla struttura, a volte affiancati da studenti di corsi di restauro, e da personale interno adeguatamente preparato.ù