La medicina nella tradizione arabo-islamica

La medicina arabo-islamica è fondata sulla tradizione classica della medicina greca, attraverso le fonti principali di Ippocrate (460-377 a.C.), Galeno (129-216) e Dioscoride (I sec d.C.). In seguito alla caduta dell’impero romano, diversi medici e studiosi, eredi della tradizione dei padri della medicina della Grecia antica, si trasferirono in Oriente portando con sé testi, conoscenze e trattati accademici. Gli studiosi arabi mostrarono un grande interesse per la medicina greca, ne assimilarono i principi e li approfondirono.
Terreno d’incontro di culture diverse, nel mondo arabo si svilupparono rapidamente veri e propri centri d’insegnamento delle arti mediche, attirando studiosi di cultura greca, siriana, persiana, ebraica e hindū.
Fu in particolare grazie ai califfi Abbasidi, a partire dall’VIII-IX secolo, che il mondo arabo poté ereditare e sviluppare queste conoscenze.
Uno dei più grandi successi della medicina araba fu probabilmente la capacità di integrare le conoscenze dell’epoca con quelle della scienza medica della Grecia antica, mantenendo viva la sua eredità fino all’epoca rinascimentale.
Gli arabi ebbero il merito di creare un ponte tra la cultura antica e quella del Rinascimento. Grazie a loro l’Europa del XVI secolo tornò ad avvicinarsi agli studi di Galeno e di Ippocrate e, più in generale si interessò a tutta la teoria medica classica.
Tra i testi che ebbero maggiore diffusione, dapprima nel mondo arabo-islamico e poi in Occidente, vanno ricordati gli scritti di al-Rāzī (conosciuto in Occidente come Rhazes / 864-930), la cui opera fondamentale "Kitāb al-hāwī fī al Tibb", ("Il libro che raccoglie le notizie sulla medicina") è un compendio di medicina che dimostra sia l’originalità dell’autore sia la profonda conoscenza della cultura medica greca, persiana ed indiana attraverso le numerose traduzioni di testi classici in lingua araba; gli scritti di al-Zahrāwī (conosciuto in Occidente come Abulcasis / Cordoba 936-1013), autore della famosa enciclopedia medica "Kitāb al-Taṣrīf li-man ʿağiza ʿan al-taʾlīf" (ultimata nell’anno 1000), i cui volumi fondamentali sono dedicati alla chirurgia intesa nell’accezione più ampia del termine; gli scritti di ibn Sīnā (conosciuto in Occidente come Avicenna / 980-1037), tra cui il suo testo fondamentale "Kitab al-Qānūn fī al-Tibb" ("Il canone della medicina") considerato anche in Occidente come la più perfetta sistematizzazione della scienza araba
La base teorica del sistema medico arabo è costruita sulla "teoria degli umori" di derivazione greca, elaborata dalla scuola di Ippocrate ed approfondita da Galeno.
Nel corpo umano coesistono quattro umori: il sangue, il flegma, la bile nera e la bile gialla. Ciascun umore è descritto in base alle proprietà (caldo, freddo, umido, secco) ed agli elementi (aria, fuoco, acqua e terra) di cui è composto. Dai quattro elementi e dalle quattro qualità derivano tutte le cose.
L’anima ed il corpo formano un tutto indissolubile inserito all’interno di un sistema di relazioni complesse che costituiscono il mondo universo, dove ogni elemento contribuisce alla realizzazione e poi al mantenimento di quell’equilibrio dinamico che è la "salute".
La prevenzione è la prima delle scienze terapeutiche (già nel Corano sono trattati esplicitamente temi quale l’igiene personale, l’alimentazione, la temperanza come principi della guarigione e a più riprese si insiste sulla necessità e l’interesse di preservare e conservare la salute dell’individuo, proteggere il corpo per il bene dell’anima).
Il principio fondamentale della medicina arabo-islamica è che la condizione naturale del corpo sia la salute e non la malattia.
Il corpo umano possiede una tendenza innata a correggere ogni squilibrio umorale e a ristabilire l’equilibrio necessario per il benessere.
L’intervento terapeutico, il clima, la dieta ed ogni altro fattore esterno, possono esclusivamente concorrere a "sostenere" questo meccanismo interno.

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