Specchi Cinesi e Giapponesi (Prima Galleria, Vetrina 2)

"Usando il bronzo come specchio ci aggiustiamo le vesti; usando l’antichità come specchio conosciamo le vicissitudini dell’esistenza; specchiandoci nelle persone comprendiamo i concetti di vantaggio e perdita"
Questo detto dell’Imperatore Taizong (r. 627-650) prova che in Cina la parola specchio esprime significati che riguardano non soltanto l’immagine umana, ma anche il destino e i contenuti alterni delle vicende della storia e degli individui: lo specchio infatti rappresenta efficacemente le nozioni di "riflessione" e "modello" nelle loro numerose accezioni speculative.
In Cina, dal secondo millennio a.C. fino al secolo scorso, gli specchi furono fusi in bronzo e meno di frequente in rame, oro e argento. La faccia riflettente si otteneva levigando il metallo fino alla massima brillantezza e argentandolo, mentre il verso dello specchio ospitava figurazioni, motivi ornamentali e iscrizioni di profondo significato simbolico e religioso, eseguiti artisticamente. Nel corso di oltre due millenni, tali decorazioni documentano sia l’evoluzione del pensiero religioso sia gli apporti iconografici provenienti dall’Asia Occidentale. Al centro del verso un pomolo forato consentiva l’inserimento di un cordone per impugnare e maneggiare lo specchio; la custodia era pregiata, fatta in seta o legno laccato. La forma, generalmente rotonda, esprimeva l’idea di unità, armonia e compiutezza: perciò gli specchi, scambiati come doni tra amici, significavano sincerità e rispetto; portati con sé dalle novelle spose che lasciavano la propria casa per unirsi al marito, rappresentavano l’auspicio e la speranza di un matrimonio felice. Mentre la forma quadrata fu rara in ogni tempo, quella ottagonale e ottalobata furono frequenti nei periodi Tang (618-907) e Song (960-1279). La credenza che gli specchi avessero il magico potere di esorcizzare gli spiriti maligni era molto radicata: ciò spiega perché in Asia Orientale gli specchi costituivano elementi importantissimi dei corredi funerari. Inoltre presso il clero Taoista erano diffusi gli specchi-talismano apportatori di buona sorte, decorati con gli Otto Trigrammi del Libro dei Mutamenti ed altre immagini augurali, come il diagramma delle Sette Luminarie Celesti, gli animali spirituali, gli Immortali e la Coppia Celeste.
In Giappone lo specchio (kagami) è attributo di Amaterasu, dea del sole, mitica fondatrice della dinastia imperiale nipponica e divinità centrale dello Shintō, la religione autoctona dell’arcipelago: nel sancta sanctorum di molti empli Shintō è infatti custodito un sacro specchio, considerato goshintai (verum corpus) della divinità, simbolo della perfetta purezza dell’anima e immagine divina della luce solare e dell’intelligenza celeste che si riverbera sul mondo illuminandolo. Fin dalla tarda preistoria giapponese lo specchio, insieme alla spada e al "gioiello ricurvo" (magatama, vetrina 1), è portatore di un grande carisma mitico, religioso e politico. I preziosi specchi che dalla Cina giungevano in dono diplomatico ai principi della regione di Yamato venivano sovente tesaurizzati per generazioni. I più antichi specchi cinesi rinvenuti in Giappone nelle sepolture di personaggi dominanti del Periodo Yayoi (ca. 300 a.C.-300 d.C.) risalgono al Periodo Han (206 a.C.-220 d.C.). Nel successivo Periodo Kofun (ca. 300-710) gli specchi dei corredi funerari principeschi aumentano di numero e mostrano l’interessante compresenza di pezzi cinesi, antichi e coevi, con copie giapponesi da essi esemplate.
L’influsso cinese permane in Giappone durante l’intero medioevo VII-XIV, benché le produzioni nipponiche mostrino peculiarità tecniche, figurative e ornamentali man mano più definite e via via sempre più legate agli usi locali. In Giappone gli specchi con manico (e-kagami) furono prodotti per la prima volta nel periodo Muromachi (1393-1572): il pomolo centrale, ancora presente nei primi esemplari, scomparve nelle successive epoche Momoyama (1573-1603) ed Edo (1603-1868). Anche nelle produzioni tarde il verso dello specchio ospita immagini augurali e simboli di prosperità, longevità e felicità.

Opere nella sala

Specchio augurale
Bronzo fuso, tracce di doratura - Ø 13.0, spessore orlo 1.1
Cina, Periodo Tang (618-907)
Specchio con manico (ekagami)
Bronzo fuso - a. 27.3, Ø 18.1, spessore orlo 0.6
Giappone, Periodo Edo (1603-1868)
Specchio haima putao
Bronzo fuso - Ø 12.3, spessore orlo 0.8
Cina, Periodo Tang (618-907)