Domenico Morelli

Morelli
Nascita: 
Napoli,1826
Morte: 
Napoli, 1901
Protagonista della cultura napoletana del secolo scorso, Morelli, oltre a svolgere una intensissima e proficua attività artistica, ha un importante ruolo di "organizzatore culturale", indispensabile per le relazioni fra artisti, intellettuali e mercanti in Italia e all'estero.
Se gli anni della sua formazione presso l'Istituto di Belle Arti di Napoli sono caratterizzati da saggi scolastici di soggetto romantico o biblico, nei primi anni Cinquanta si assiste ad uno spostamento deciso di Morelli verso il romanticismo storico, con dipinti ispirati allo stile e alle tematiche della scuola hayeziana.
Nel 1855, l'opera "Gli Iconoclasti" si segnala come primo documento pittorico di grande impegno, e apre una nuova fase in cui Morelli intraprende un lungo viaggio a Parigi con Filippo Palizzi, Saverio Altamura e il mercante amatore di stampe Giuseppe Tipaldi, per seguire la grande Esposizione Internazionale d'Arte e affinare le sue conoscenze artistiche.
Nella ritrattistica, tuttavia, Morelli non sfugge al realismo che, nella seconda metà del secolo, incalza gli artisti: lui che preferisce sempre lavorare in studio limitandosi a rivestire di panni veristi i temi che erano già stati propri del romanticismo.
Tra i dipinti storici nei quali introduce una visione del vero così mutuata, ricordiamo le due versioni del "Tasso che legge la Gerusalemme Liberata ad Eleonora d'Este" del 1862 e del 1865, entrambe alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, considerate le opere che chiudono il ciclo storico-veristico dell'artista.
L'abbandono di queste tematiche coincide con un orientamento verso temi simbolico-religiosi, in cui si alternano ricerche sulla Bibbia, sul Corano e sui Vangeli e fanno di Morelli una sorta di "pittore-filosofo", di interprete degli evangelisti e dei soggetti biblici.
All'apice della notorietà, nel 1864, viene nominato consulente ufficiale per gli acquisti della casa reale per la nuova raccolta di Capodimonte, e nel 1868 è titolare della cattedra di Pittura all'Accademia di Belle Arti; dieci anni più tardi collaborerà con Filippo Palizzi alla creazione del
Museo Artistico Industriale.
Nel corso degli anni Settanta l'artista produce moltissime opere corredate da una infinità di studi, schizzi a inchiostro, bozzetti di figure e personaggi non sempre per una definita composizione.
La carriera di Morelli si conclude con un accentuato richiamo misticizzante che vede, tra il 1878 e il 1879, la realizzazione di un'opera come "Le tentazioni di Sant' Antonio"; il misticismo religioso della sua produzione più tarda non esclude la scelta di soggetti legati a discipline orientali, frutto di una conoscenza diretta dell'artista effettuata attraverso alcuni viaggi.
La figura di Morelli si colloca in maniera singolare rispetto alle correnti realiste del secondo Ottocento; di ciò aveva consapevolezza il pittore se arrivava ad affermare che l'arte aveva il compito di rappresentare "figure e cose non viste, ma immaginate e vere ad un tempo" in uno stringente rapporto di ambiguità tra rappresentazione del vero e simbolismo (D. MORELLI, E. DALBONO, "La scuola napoletana di pittura del sec. XIX ed altri scritti d'arte", Bari 1915, p. 25).