Filippo Palizzi

Palizzi
Nascita: 
Vasto, 1818
Morte: 
Napoli, 1899
L'iniziale periodo di formazione tra il Reale Istituto di Belle Arti di Napoli e la scuola libera di Giuseppe Bonolis, ha un'impronta molto tradizionale e neoclassica e appena si apre alle novità della prima metà dell'Ottocento.
Tuttavia Palizzi, mediante le esercitazioni dal vero e gli studi naturalistici, persegue la sua battaglia antiaccademica e anche il suo dichiarato impegno politico, attraverso la partecipazione ai moti del '48, attesta la sua fede liberale unita ad un'ansia di rinnovamento.
Con la partenza per la Francia del fratello Giuseppe nel 1844, ha inizio un fitto rapporto epistolare che diventa esperienza diretta quando nel 1854 l'artista affronta il viaggio che gli permette di conoscere gli sviluppi della scuola di Barbizon e di imprimere una svolta al suo percorso.
L'anno successivo, in occasione dell'Esposizione del 1855, Filippo si reca nuovamente a Parigi e visita l'Europa.
I dipinti di questo periodo mostrano un'attenzione per i problemi della luce e, a parte qualche sporadico tentativo di pittura di storia, confermano la sua opzione per i generi umili e semplici del paesaggio e dell'animalistica.
Palizzi si dedica in modo approfondito e totale alla rappresentazione della realtà naturale, tanto che, per garantirne una resa efficace, fa da sè i pennelli per dipingere l'erba, i peli degli animali, e per rendere evidente qualunque tipo di superficie.
La sua vasta produzione non ci consente a tutt'oggi di puntualizzare la cronologia; si sa che lavorava moltissimo all'aria aperta e compiva numerosi studi in campagna, non necessariamente preliminari per una composizione di più grande formato.
Dopo la seconda metà degli anni Sessanta dell'Ottocento il successo di Morelli e l'approfondimento della pittura francese gli suggeriscono nuove prospettive di ricerca, soprattutto nell'ambito della materia cromatica che a partire da questo periodo rivela una sensibilità più marcata nei confronti degli effetti luminosi con inconsuete soluzioni chiaroscurali.
La realtà della natura non è più solo quella osservata nei campi, all'aperto, sotto la luce del sole, ma anche quella delle penombre degli usci o degli interni di stalla.
Le opere così realizzate diventano testimonianza di una nuova interessante sperimentazione in senso verista.
Gli ultimi anni di vita lo vedono impegnato nelle riforme in campo istituzionale all'Accademia di Belle Arti; il suo attaccamento all'insegnamento lo spinge a donare infine la sua ampia raccolta di quadri - un vasto repertorio di opere sue, di suo fratello Giuseppe e di altri artisti stranieri - proprio a quell'istituto artistico, affinché fossero messi a disposizione degli allievi.