Francesco Paolo Michetti

Michetti
Nascita: 
Tocco da Casauria, 1851
Morte: 
Francavilla al Mare, 1929
Nato da una famiglia di modesta estrazione, nel 1868, grazie ad una borsa di studio, si trasferisce a Napoli, dove frequenta l'Accademia di Belle Arti.
Nei primi anni di vita napoletana è allievo di Domenico Morelli, ma risente anche dell'influenza di Filippo Palizzi - che frequenta fuori dall'Accademia insieme ai pittori della Scuola di Resina - come rivela la sua prima produzione che unisce suggestioni romantiche allo studio del vero.
Nel 1871, con la mediazione di Giuseppe De Nittis, entra in contatto con il mercante Reutlinger che riesce a farlo ammettere ai Salons parigini del 1872 e del 1875.
A Parigi conosce la pittura di Mariano Fortuny, dal tocco spumeggiante, cromaticamente esuberante e ricca di virtuosismi tecnici, che influenza molti artisti del periodo e al cui fascino Michetti non sa sottrarsi.
In questo senso, anche se con maggior accortezza rispetto alle esperienze di altri pittori, è da valutare "La Processione del Corpus Domini", esposto a Napoli nel 1877: la composizione è affastellata, e lo scintillio dei tocchi di luce e di colore è formicolante.
La ricerca nel campo del colore lo porta, inoltre, ad utilizzare il pastello, materia più duttile dell'olio, che consente una miglior resa del rapporto luce-colore, ben esemplificato dall'artista nella ritrattistica, spesso realizzata attraverso il supporto di studi fotografici ai quali Michetti dedicò molta attenzione ed un archivio segreto.
La tematica michettiana ha come riferimento principale l'ambiente rurale dell'Abruzzo: nei primi anni della produzione, sull'esempio palizziano, egli raffigura soprattutto animali; successivamente si interessa ai riti religiosi praticati nel suo paese d' origine, costruiti secondo una precisa "coreografia sacrale", intrisi di una conturbante carica emozionale.
Esemplare in questo senso è "Il voto", dipinto spettacolare e notissimo, realizzato nel 1883 e ora alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, dove l'artista rivela tutto il suo profondo legame con la terra abruzzese, di cui andava studiando e ritraendo i costumi.
Da questo momento, i riti collettivi, le processioni, le offerte votive ed anche le superstizioni diventano i soggetti dei suoi quadri più famosi e costituiscono il principale oggetto delle sue vastissime campagne fotografiche, attività che lo occuperà a partire dalla fine del primo decennio del Novecento.
Importante a questo proposito è ricordare la collaborazione con lo studioso di tradizioni popolari Antonio De Nino, che ci aiuta a comprendere come, in questo tipo di produzione pittorica, Michetti guardi alla coralità del soggetto popolare, differenziandosi sia dal realismo di Teofilo Patini, pervaso di precisi intendimenti sociali, sia dalla trasfigurazione simbolica operata dal suo amico e conterraneo Gabriele d'Annunzio rispetto alle stesse tematiche popolari.