Giuseppe Palizzi

G. Palizzi
Nascita: 
Lanciano, 1812
Morte: 
Parigi, 1888
Il percorso artistico di Palizzi si svolge a Napoli presso l'Accademia di Belle Arti, dove studia pittura di paesaggio prima con il pittore olandese Anton Sminck van Pitloo e poi con Gabriele Smargiassi.
Fino al 1841 la pittura di Palizzi segue le direttive compositive del paesaggismo romantico, di sensibile derivazione pitloiana per le luminosità atmosferiche, ma ancora legato al vedutismo settecentesco dal quale l'artista cerca di liberarsi quando si trasferisce in Francia, nel 1844.
Dopo aver frequentato lo studio di Costantin Troyon, fissa la sua dimora a Passy, nei pressi della foresta di Fontainbleau, che sarà il soggetto ricorrente di numerosi suoi dipinti.
Qui incontra i pittori della Scuola di Barbizon e, grazie al loro influsso, abbandona tanto la veduta posillipista quanto il paesaggio storico, pur mantenendo la impostazione del paesaggio classico con i verdi profondi, le quinte arboree, ed il senso panico e monumentale della scena, mentre l'analisi della luce diventa più veritiera e penetrante.
Alcune lettere scambiate con il fratello Filippo nel 1846 informano che nei primi anni francesi Giuseppe si fa mandare dal fratello studi di animali con lo scopo di ricopiarli dentro i suoi paesaggi, attraverso una combinazione che riscuote un notevole successo.
Nel 1854 torna in Italia - data importante che segna una svolta sia nella pittura di Filippo, sia nell'esperienza del paesaggismo napoletano - per ripartire l'anno successivo in occasione dell'Esposizione Universale parigina del 1855.
Alcuni dipinti di questo periodo, come "Gli scavi di Pompei" (Napoli, collezione Portolano) e il "Falegname" (Napoli, Galleria dell'Accademia), dimostrano l'influsso di Gustave Courbet sia per la tematica sociale affrontata sia nella stesura del colore.
Nel 1859 viene insignito della Legion d'onore, onorificenza che sottolinea la sua integrazione nella società francese; i legami con l'Italia vengono comunque mantenuti, sia pure a distanza, in quanto socio della Promotrice di Belle Arti di Napoli.
Nei dipinti dell'ultima fase, Giuseppe Palizzi adotta un sistema di rappresentazione più sintetico, ma rimane fedele allo schema classico dell'impostazione del paesaggio, caratterizzato da quinte arboree con la luce che dal fondo filtra ai primi piani.