Lino Selvatico

Selvatico
Nascita: 
Padova, 1872
Morte: 
Treviso, 1924
Figlio di Riccardo Selvatico, poeta e commediografo, fondatore della Biennale di Venezia, Lino viene avviato alla pittura sotto la guida di Cesare Laurenti, affermato pittore veneziano, e inizia contemporaneamente a pubblicare scritti critico-artistici nei giornali locali.
Esordisce alla Biennale del 1899, si afferma come ritrattista dell'alta società rivelando una buona capacità di introspezione psicologica, con note di intima e assorta malinconia, o di dignitosa severità, con attenzione per l'eleganza esteriore dell'abbigliamento e per lo studio delle pose con qualche concessione all'estetismo dannunziano decadente.
La sua tavolozza è caratterizzata da un tono meditato e pacato nell'adozione di una gamma sobria di colori bassi e scuri, su cui stacca qualche macchia cromatica più vivace, ma sempre discreta, che trova dei riferimenti nei pittori di area anglosassone come Lavery, Sargent, Whistler e nei ritratti di Von Lenbach (cui la Biennale dedica una mostra individuale nel 1899), piuttosto che nel virtuosismo tecnico di Boldini o nella coeva esperienza di Ettore Tito.
Il 1912 segna la sua massima affermazione con la mostra individuale organizzata dalla Biennale di Venezia, e chiude il suo periodo di più fitta attività anche espositiva in Italia e all'estero.
Dopo la prima guerra mondiale la sua produzione è caratterizzata da ritratti in cui prevale l'artificiosità teatrale delle pose, spesso arricchite da inserti mitologici posticci o da simboli legati allo status della persona raffigurata, nonché dall'erotismo di alcuni nudi femminili.
Di segno più immediato e spontaneo è l'attività grafica coltivata in privato attraverso la realizzazioni di alcune incisioni.