Tranquillo Cremona

Cremona
Nascita: 
Pavia, 1837
Morte: 
Milano, 1878
Il percorso artistico di Tranquillo Cremona ha inizio nella Scuola Civica di Pittura di Pavia come allievo di Giacomo Trecourt dal 1848 al 1852, tramite il quale conosce la pittura del Piccio.
Dopo un soggiorno a Venezia, dove studia presso l'Accademia, approda a Milano e frequenta i corsi di pittura di Giuseppe Bertini a Brera; grazie all'amicizia con il pittore Federico Faruffini, si sottrae al clima di prudente verismo di eredità hayeziana imperante nell'ambiente milanese, orientandosi verso una pittura proiettata verso ricerche di nuovi rapporti fra colore e luce.
Pur allontanandosi dall'ambiente accademico, Cremona non subisce quel clima di aperta ostilità che costringe Faruffini alla fuga parigina; in virtù di stretti rapporti di amicizia e di una schietta assonanza di ideali poetici con un gruppo di musicisti, pittori, scultori e scrittori del tempo - il pittore Daniele Ranzoni, lo scultore Giuseppe Grandi, gli scrittori Emilio Praga e Arrigo Boito - dà vita a Milano al movimento della Scapigliatura del quale egli stesso incarna tanto il modo di espressione artistica quanto lo stile di vita.
Se le opere realizzate tra il 1863 e il 1869 non presentano ancora grosse novità, il dipinto "I cugini", esposto a Torino nel 1870 e a Brera nel 1871, rappresenta il punto di arrivo delle ricerche svolte negli anni Sessanta dell'Ottocento sulle potenzialità espressive del colore e nello stesso tempo l'inizio di una nuova maniera che, sviluppando il luminismo del Piccio in piena sintonia con Ranzoni, porta alla eliminazione dei contorni e al disfacimento delle forme immerse in vaporosità crepuscolari.
I temi prediletti dell'artista, come la giovinezza e i turbamenti amorosi, vengono presentati in opere come "Silenzio amoroso" (Roma, Galleria Nazionale d' Arte Moderna), "In ascolto" (Milano, collezione Valdata), "L'Edera" (Torino, civica Galleria d'Arte Moderna): in essi la tecnica di Cremona consiste nell'accostare macchie di colore puro che, osservate da una certa distanza, vengono percepite come un insieme armonioso di toni sfumati.
All'indagine del vero come luogo di esperienze fenomeniche, dal quale derivano la brillantezza del colore e l'abolizione dell'accademica linea di contorno - e Cremona veniva accusato di averla abolita per incapacità tecnica -, si sostituisce la centralità del sentimento che relega in secondo piano il dato di natura per esaltare le autonome risonanze emotive delle tinte.
E' innegabile il ruolo propulsore che Tranquillo Cremona assume nei confronti delle vicende dell'arte moderna in quanto perno tra la sperimentazione artistica di Piccio degli anni Sessanta e, attraverso le vibrazioni luminose della plastica di Medardo Rosso, l'avanguardia futurista nelle proposte di Boccioni.
Nonostante il carattere difficile della sua pittura destinata a essere compresa più dagli artisti che dal pubblico, non mancarono a Cremona commissioni e riconoscimenti ufficiali; la morte improvvisa dell'artista viene attribuita dalle biografie del tempo, forse influenzate dalla sua vita bohemienne, ad avvelenamento da bianco di piombo per l'abitudine ad usare il braccio come tavolozza.