Affreschi

Uno dei più importanti cicli di affreschi dell’arte genovese del XVII secolo

Con il salone del secondo piano nobile ha inizio il ciclo della decorazione parietale di Palazzo Rosso, voluta ed elaborata dal suo primo proprietario: Gio.Francesco Brignole - Sale. Si tratta di uno dei più belli e significativi cicli di affreschi dell’arte genovese del XVII secolo.
Per realizzarlo, furono interpellati i migliori e più noti frescanti attivi in città, affinchè ornassero sontuosamente le stanze di rappresentanza. Essi diedero vita, su precisa richiesta del committente, a un programma iconografico molto articolato volto a esaltare e dare prestigio (in modo sistematico) alla dimora gentilizia e, con essa, alla dinastia dei Brignole - Sale.
In un arco di tempo relativamente breve, il Palazzo diventò un vero e proprio cantiere animato da numerosi artisti: Gregorio De Ferrari, Domenico Piola e suo figlio Paolo Gerolamo prima (1687/1689) e, in seguito (1691/1692), Giovanni Andrea Carlone, Carlo Antonio Tavella, Bartolomeo Guidobono, senza contare infine i quadraturisti Enrico e Antonio Haffner, Sebastiano Monchi, Nicolò Codazzi, gli stuccatori e i doratori.
Il percorso che si snoda attraverso le sale offre al visitatore la possibilità di godere di uno spaccato omogeneo della migliore "scuola genovese" , in un proporzionato rapporto fra spazio architettonico, decorazione e arredo che renderà la "casa rossa" un unicum nel panorama della cultura abitativa barocca a Genova. In particolare, il primo nucleo della decorazione del Palazzo, risulta più aderente allo spirito che è alla base della sua costruzione e alla funzione cui essa era destinata.
L’affresco del salone, eseguito da Gregorio De Ferrari e andato distrutto durante la seconda guerra mondiale (oggi è esposto anche il bozzetto preparatorio) rappresentava il Mito di Fetonte, figlio di Apollo e mitico fondatore della stirpe dei Liguri, e costituiva il nodo centrale dell’intero programma iconografico, ribadito dal grande quadro di Domenico Piola appeso alle pareti, raffigurante lo stesso soggetto. Apollo, rappresentato al centro della composizione, è il dio del sole il cui compito è quello di guidare l’astro attraverso la volta celeste, scandendo con il suo passaggio il trascorrere del tempo.
Casa Brignole - Sale vuole essere la casa del sole, che illuminerà, attraverso il susseguirsi delle stagioni, la vita della famiglia. Accanto al dio, come pure sui medaglioni delle pareti, decorate dall’abile opera di due fratelli quadraturisti emiliani, Enrico e Antonio Haffner, compare il leone, simbolo araldico dei Brignole. Esso è pure il segno zodiacale dell’Estate, la stagione in cui il sole è più splendente , cosicchè l’equazione Apollo - Sole - Leone diventa la chiave di lettura portante del messaggio iconologico di tutto il ciclo.
Le allegorie delle stagioni costituiscono il soggetto delle sale successive. La Primavera, con il mito di Marte e Venere è la stagione dell’amore. In questa, e ancor più nella successiva sala dell’Estate, Gregorio De Ferrari, che aveva ormai assimilato la lezione di Correggio nel Duomo di Parma, attua il suo programma figurativo in modo tale che alcune parti, realizzate ad affresco, perdano la loro bidimensionalità per acquistare la tridimensionalità dello stucco che invade lo spazio reale, coinvolgendo lo spettatore in un gioco tra realtà e finzione, tipicamente barocco. Proseguendo il percorso si incontrano le sale dedicate alle allegorie dell’Autunno e dell’Inverno, affrescate da Domenico Piola.
Conclude questo primo e più felice ciclo decorativo la cosiddetta Loggia delle rovine o di Diana, un "divertimento" di Paolo Gerolamo Piola, il quale ambienta il mito di Diana/Selene (la Luna) ed Endimione, all’interno di un palazzo classico diroccato. Dopo una battuta di arresto nel 1691, riprendono i lavori, ma cambiano gli autori: Giovanni Andrea Carlone, Bartolomeo Guidobono e Carlo Antonio Tavella termineranno nel 1692 gli affreschi delle stanze a ponente. Il programma iconografico tracciato da Piola e De Ferrari subisce una decisa cesura, così come, dal punto di vista stilistico, esse attuano con minor efficacia dei loro predecessori quella dilatazione dello spazio che aveva costituito l’elemento di grande innovazione nelle sale precedenti.