Anton Van Dyck

L’attività genovese del più celebrato ritrattista fiammingo del XVII secolo

Nel 1621 giunse in Italia, da Anversa, il giovane e già affermato pittore fiammingo Anton Van Dyck. La ragione del suo viaggio era quella di studiare i grandi maestri italiani per perfezionare e arricchire la sua produzione artistica, ma anche di trovare nuove e gratificanti commesse.
Introdotto nell’ambiente genovese dalla comunità di artisti fiamminghi che operavano con successo nel territorio e dal suo maestro Pieter Paul Rubens, egli si trovò a essere l’artista giusto al momento giusto.
Bello, sobrio ed elegante, un vero cortigiano, seppe intendere subito le esigenze della ricchissima nobiltà cittadina, tanto che essa fece a gara per esporre, nelle sontuose sale dei propri palazzi, un ritratto eseguito dal pittore anversano. Possedere un suo quadro divenne un vero e proprio status symbol.

I Brignole erano giunti proprio in quel periodo all’apice della loro potenza e più che mai sentivano l’esigenza di promuovere la propria immagine in un preciso e delineato programma di valorizzazione e divulgazione del prestigio raggiunto.
Gio.Francesco, pertanto, non si lasciò sfuggire l’occasione di vedere raffigurati, in ritratti a figura intera, gli esponenti della famiglia a lui più cari: la moglie Geronima insieme alla figlia Aurelia nonchè il suo primogenito Anton Giulio e la sua bella consorte Paolina Adorno. Era il 1627 e Palazzo Rosso sarebbe stato costruito circa 50 anni più tardi, ma, appena ciò avvenne, questi ritratti furono portati nella nuova dimora patrizia.

Il valore simbolico a essi attribuito è testimoniato dal fatto che, quando per via ereditaria essi avrebbero dovuto lasciare il Palazzo, la volontà di farli rimanere legati alla sorte della casata, indusse Gio.Francesco I ad acquistarli, a caro prezzo, dalla nipote Paola che, sposando uno Spinola, li avrebbe portati con sè.
In seguito fu il nipote Gio.Francesco II a completare l’opera del nonno, con l’acquisto di altri importanti quadri di Van Dyck, tuttora in museo.
Il 1627 è l’ultimo anno del soggiorno italiano di Van Dyck: i ritratti di Geronima, Anton Giulio e Paolina documentano, pertanto, l’ultimo periodo dell’attività del pittore in territorio genovese.

Nelle sale riccamente affrescate di Palazzo Rosso, si possono ammirare altri capolavori del maestro riconducibili alla sua precedente produzione pittorica ( Cristo portacroce , Ritratto di gentiluomo di casa Spinola ) o opere eseguite per tipologie diverse di committenti ( Ritratto del gioielliere Pucci con il figlio ) o ancora in periodi successivi (Ritratto di Federico Enrico principe di Nassau, principe di Orange) , cosicché la storica dimora offre la privilegiata occasione di ammirare importanti opere di un artista che, di lì a poco, sarebbe divenuto il più celebrato pittore alla corte di Londra.