Carità (1549-1550)

Carità (1549-1550)
Jan Massijs (Anversa, 1509 - ante 1575)
Dipinto
Olio su tavola di rovere, cm. 126 x 93
Dal 1866 nelle collezioni per legato di Odone di Savoia
Genova, Musei di Strada Nuova - Palazzo Bianco, inv. PB 285
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Il soggetto che Jan Massijs affronta in questo dipinto è la rappresentazione allegorica della Carità cristiana, una delle tre Virtù Teologali. Secondo la tradizione iconografica, essa è raffigurata come una madre nell’atto di allattare un bambino, mentre altri due le stanno in grembo. La presenza di tre bimbi – le tre virtù – vuol significare che la Carità, “sebbene sia una sola ha nondimeno triplicata la
sua forza” (Cesare Ripa), riassumendo in sé anche le qualità della Fede e della Speranza.
Massijs eseguì questa tavola durante il periodo dell’esilio (1544-1555), in cui, allontanato dalle Fiandre per la sua vicinanza alle idee luterane, si recò in Francia e in varie parti d’Italia, soggiornando a Genova, probabilmente intorno al 1549-1550.
La Carità di Palazzo Bianco è un esempio mirabile ed emblematico della sintesi che i pittori di Anversa tentavano di operare intorno alla metà del Cinquecento fra la cultura manierista romana, ormai patrimonio internazionale, e la tradizione fiamminga.
I riferimenti, per non dire le citazioni, a modelli italiani appaiono ben chiari: la stesura del paesaggio è di evidente matrice leonardesca, mentre la composizione rimanda a Raffaello, Michelangelo e persino a Correggio.
Ciò che più colpisce, tuttavia, è il particolare atteggiamento dialettico di Massijs nei confronti di tali esempi, che rende questo dipinto non un tentativo di imitazione o emulazione, bensì un’opera originale e unica.
Gli scorci paesaggistici che aprono in profondità il dipinto esaltano lamonumentale figura in primo piano. La statuaria e prorompente sensualità della donna è raggelata e bloccata dall’elegante rigore geometrico della composizione, giocata su solidi volumi plastici, cui fa riscontro la precisa definizione dei contorni e la smaltata trasparenza dei colori. Gli elementi architettonici classicheggianti costituiscono ulteriore conferma dell’opzione culturale “romanista” del pittore.