Cattura di Cristo (circa 1562)

Cattura di Cristo
Dipinto
Olio su tela, cm. 298 x 245
Nelle collezioni proveniente dalla chiesa di San Francesco di Castelletto; in Palazzo Ducale dall’inizio dell’Ottocento fino al 1948
Genova, Musei di Strada Nuova - Palazzo Bianco, inv. PB 902
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Il dipinto proviene dalla distrutta chiesa medievale genovese di San Francesco di Castelletto, prestigiosa sede dei Francescani in città costruita nel XIII secolo e demolita in varie fasi a partire dal 1797 quando anche la “rivoluzionaria” Repubblica Ligure viene interessata dalla soppressione degli ordini religiosi.
Come in moltissimi altri casi, la distruzione dell’edificio sacro comportò la dispersione di apparati decorativi e di arredo di notevole valore: la tela in oggetto, in particolare, faceva parte del decoro della prima cappella a sinistra del presbiterio della chiesa, per la quale Antonio Maria Grimaldi, nel 1562, aveva commissionato una serie di dipinti e affreschi, tutti rappresentanti episodi della vita di Cristo, al pittore lombardo Giovan Battista Castello detto il Bergamasco.
Originario della cittadina di Crema, l’artista si afferma in Genova nella seconda metà del Cinquecento come uno dei più abili frescanti e decoratori per la committenza aristocratica cittadina, allora impegnata nella realizzazione di sontuose dimore rinascimentali in città e in villa. Aggiornato sulle novità della “maniera” romana, in quest’opera il pittore presta grande attenzione alle rispondenze cromatiche, utilizzando prevalentemente i toni del giallo, del verde, dell’arancio e del rosa per dipingere gli abiti – talora di foggia cinquecentesca – del Cristo, dei suoi discepoli e degli inviati dei sommi sacerdoti. Acquista in tal modo evidenza l’azzurra veste di Pietro, rappresentato – secondo quanto narrato dal vangelo di Giovanni – mentre taglia un orecchio a Malco, uno degli inservienti del tempio: è questo, accanto alla cattura del Cristo, il secondo nodo drammatico della rappresentazione che, ambientata in un antro scuro solo rischiarato dalle fiaccole degli astanti, deve unicamente il suo impianto prospettico agli abili scorci delle figure in movimento.