Cristo della moneta (circa 1625)

Cristo della moneta (circa1625)
Anton Van Dyck (Anversa, 1599 - Londra, 1641)
Dipinto
Olio su tela, cm. 142 x 119
Dal 1874 nelle collezioni per donazione di Maria Brignole - Sale De Ferrari, duchessa di Galliera
Genova, Musei di Strada Nuova - Palazzo Rosso, inv. PR 191
Situato nella sala: 
Raccolta: Sala dell’estate
Prestiti: 
Si
Prestito opera: 
Milano, Gallerie d'Italia
da 30/11/2017 a 08/04/2018
La tela, riferita al periodo del soggiorno genovese del pittore, è databile intorno al 1625 e rivela una profonda influenza della pittura veneta e, in particolare, di Tiziano sia per quanto attiene la tecnica pittorica e la cromia sia per quanto riguarda la struttura formale. L’opera risulta infatti una reinterpretazione da parte di Van Dyck di una composizione di analogo soggetto dipinta dal pittore cadorino per Filippo II di Spagna, ora conservata alla National Gallery di Londra e, probabilmente, conosciuta dal fiammingo attraverso un’incisione di Martino Rota. Quest’ultimo fatto spiega la ragione per cui la raffigurazione di Tiziano sia qui ripresa in controparte, sulla base dell’immagine incisoria ribaltata.
L’episodio narrato, tratto dai vangeli sinottici, si riferisce alla polemica artificiosamin cui farisei ed erodiani tentano di coinvolgere Gesù a prendere una posizione sulla controversa diatriba sulle tasse e, più in generale, sulla questione del riconoscimento dell’autorità politica di Roma. I farisei, nemici acerrimi del potere romano in Palestina, domandano al Cristo se sia lecito o meno pagare il tributo a Cesare, egli risponde che gli venga mostrata una moneta e chiede di chi sia l’immagine e l’iscrizione che vi sta sopra; gli “avversari” replicano che immagine e iscrizione sono di Cesare, l’immagine era infatti quella dell’imperatore Tiberio.
Gesù, indicando l’effige sulla moneta, dice “Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio”, invitando quindi implicitamente i farisei a distinguere tra autorità civile e religione.
Il quadro, che già a partire dal 1748 si trovava nella collezione Brignole - Sale a Palazzo Rosso, pervenne al Comune di Genova per legato di Maria Brignole - Sale De Ferrari, duchessa di Galliera, nel 1889.