Goffredo Mameli - Biografia

1827
Nasce a Genova il 5 settembre da Giorgio Mameli, Ammiraglio della marina sarda e dalla marchesa Adelaide Zoagli Lomellini.
Cagionevole di salute, compie i primi studi sotto la guida della madre. La sua casa è frequentata da intellettuali dell’ambiente genovese come Jacopo Sanvitale, Teresa Doria,  Michel Giuseppe Canale.
 
1835

Scoppiato il colera a Genova, la famiglia si trasferisce per un anno in Sardegna, dove abitano i nonni paterni.
 
1836-1839

Prosegue gli studi sotto la guida del Canale, poligrafo di grande cultura, che in questi anni è sospettato di essere seguace di Mazzini.

1840
E’ iscritto per la prima volta ad una scuola pubblica presso le Scuole Pie dell’Ordine Calasanziano, dove studia retorica sotto la guida di Padre Agostino Muraglia.
In contrasto con i gesuiti, gli scolopi impartivano un insegnamento di indirizzo liberale; Mameli offre le prime prove delle sue doti di poeta.

1842
Si iscrive nel novembre all’Università di Genova al corso di Filosofia, preparatorio alle varie facoltà universitarie, che frequenta, con un’interruzione di due anni, sino al 1846.
Per il suo temperamento esuberante subisce numerosi richiami ufficiali.

1846
E’ ammesso nel novembre al corso di laurea in Lettere; la sua frequenza all’università è documentata sino al 6 dicembre 1847.

1847
Entra nel marzo a far parte della Società Entelema, fondata a Chiavari l’anno precedente e diffusa a Genova nell’ambiente universitario. Da temi storici e letterari, la Società passò ben presto a discutere argomenti politici e finì per riunire i giovani democratici genovesi. Si avvicina progressivamente al mazzinianesimo entrando in rapporto con alcuni collaboratori dell’Esule (Filippo De Stephanis, Luigi Montobbio, Giambattista Franchini e Nino Bixio).
Settembre: Iniziano le dimostrazioni popolari inneggianti alla amnistia concessa da Pio IX. Si forma nell’ambiente degli intellettuali, della borghesia e della nobiltà progressista, il Comitato dell’Ordine, di cui entra a far parte anche Mameli, con il compito di organizzare iniziative per ottenere riforme liberali nel Regno di Sardegna, evitando gli eccessi delle masse popolari.
Novembre: Carlo Alberto, che nel mese di ottobre ha concesso le prime timide riforme, giunge a Genova, accolto da entusiastiche manifestazioni organizzate dal Comitato dell’Ordine. Per le strade si cantano le strofe dell’inno "Fratelli d’Italia"composto da Mameli.
Dicembre: Partito il Re, riprendono le manifestazioni per ottenere riforme più organiche: libertà di stampa, cacciata dei gesuiti e guardia nazionale. Culminano con la grande processione in Oregina, il 10 dicembre che, con spirito antiaustriaco, celebra la cacciata dei tedeschi del 1746. Mameli è tra i più attivi organizzatori della manifestazione. Per l’occasione recita una delle sue composizioni patriottiche: "Per la festa del 10 dicembre 1847 in Genova" e sventola, malgrado la proibizione del governo, la bandiera tricolore.

1848
Gennaio: Dissidi che portano allo scioglimento del Comitato dell’Ordine tra la componente mazziniana (Mameli, Bixio, Daneri e Remorino) e i moderati; proseguono i tumulti e le manifestazioni di protesta; il giorno 16, Mameli partecipa vestito a lutto ad una messa celebrata nella chiesa di S. Siro a suffragio degli studenti di Pavia uccisi dagli austriaci per rappresaglia e detta per l’occasione quattro epigrafi.
Febbraio: Si festeggia la concessione della costituzione a Napoli; l’esultanza raggiunge l’apice all’annuncio che anche Carlo Alberto ha concesso lo statuto.
Marzo: Il giorno 19, alla notizia dell’insurrezione di Milano, Mameli con 300 volontari (Compagnia Giuseppe Mazzini) si muove in aiuto degli insorti. Il 22 giunge al Gravellone, al confine tra Piemonte e Lombardia, dove si unisce al gruppo di Bixio che lo ha preceduto; insieme raggiungono Milano nella notte tra il 23 e il 24 marzo. I genovesi entrano a far parte della legione dei volontari del generale Torres; Mameli ha il grado di capitano.
Aprile: Scontri con gli austriaci sulle rive del Mincio. Mameli con i suoi passa alle dipendenze del generale Longoni, comandante la Legione Bersaglieri Mantovani. Il giorno 18 si reca a Milano dove incontra Mazzini; lo rivedrà a più riprese nei mesi successivi portavoce della colonna genovese.
Luglio: Mentre la colonna mantovana, riunita al Corpo d’Armata di Lamarmora, è nei pressi della fortezza di Mantova, giunge la notizia della sconfitta di Custoza.
Agosto: Dopo la caduta di Milano e l’armistizio Salasco, Mameli torna a Genova. Entra a far parte del Circolo Italiano, che raccoglie mazziniani e i liberali moderati; collabora a "Il Pensiero italiano" e pubblica il "Canto di guerra", composto per invito di Mazzini.
Settembre: Il giorno 14 è promotore di una grande manifestazione al Carlo Felice per la raccolta di fondi per Venezia; nell’occasione recita la poesia "Milano e Venezia", che è una invettiva contro Carlo Alberto "traditore" della causa italiana. Arriva a Genova Garibaldi per organizzare un corpo di volontari. Mameli è tra i suoi più attivi collaboratori. Svolge poi una missione ad Ancona per il Circolo Italiano per recare un proclama alla flotta sarda affinchè accorra in aiuto di Venezia. Incontra il padre, comandante la brigata "Des Geneys".
Ottobre: Assume la direzione del giornale "Diario del popolo" promovendo una campagna di stampa per la ripresa della guerra all’Austria. Garibaldi rinuncia alla spedizione in Lombardia. Mameli ne informa Mazzini. Guida una manifestazione popolare al grido di "Viva la Costituente" duramente sedata dalla polizia.
Novembre: Pubblica sul "Diario del popolo" l’appello di Mazzini per l’insurrezione in Val D’Intelvi. La colonna mantovana raggiunge Garibaldi in Toscana per convincerlo ad andare in aiuto di Mazzini. La notizia delle sommosse, dopo l’uccisione di Pellegrino Rossi, lo inducono ad avviarsi verso Roma.
Dicembre: Detta il programma del Comitato romano all’associazione sorta per promuovere la convocazione in Roma di una costituente nazionale secondo i dettami politici di Mazzini: sovranità popolare, guerra d’indipendenza, rinvio della questione della scelta della forma di governo a dopo la cacciata dello straniero.

1849
Gennaio: Pubblica articoli su "La Pallade" e "Il Tribuno" per la proclamazione della Costituente Nazionale. Dopo la fuga di Pio IX, a Roma si forma una Giunta Provvisoria di Governo; Mameli si occupa soprattutto dell’organizzazione militare.
Il giorno 28 si svolgono le elezioni a Roma. Sulla "Pallade" Mameli scrive "dal Campidoglio è spuntata la luna. Caduta la Roma del Pontefice Re tornerà ancora una volta la Roma del popolo".
Febbraio: Il giorno 5 va in missione a Firenze per convincere Montanelli e Guerrazzi a formare un unico Stata fra Toscana e Lazio. Il giorno 9 avviene la proclamazione della Repubblica Romana.
Marzo: Mameli torna a Genova e riprende il suo posto nel movimento di opinione che spingerà Carlo Alberto alla ripresa della guerra. Appello ai toscani e ai romani perchè intervengano in Lombardia. Il 24 torna a Roma, dove ha la notizia della sconfitta piemontese.
Aprile: Con Bixio giunge a Genova dove la popolazione è insorta. Dura repressione di Lamarmora. Mameli con i capi dell’insurrezione ritorna a Roma. Si prodiga nella difese della Repubblica Romana assalita dai francesi, partecipando ai principali fatti d’armi, malgrado le debilitate condizioni fisiche causategli da una febbre persistente.
Giugno: Nei combattimenti del giorno 3 fuori Porta di San Pancrazio, Mameli, allora aiutante di campo di Garibaldi, viene ferito alla gamba sinistra durante un’assalto alla baionetta. E’ il suo stesso compagno, un bersagliere della legione Manara a colpirlo involontariamente nel trambusto dell’attacco. La ferita sembra leggera, ma subentra un’infezione che aggrava progressivamente l’infermità del malato. Il 10 giugno "in vista della bravura e coraggio mostrate nel fatto d’armi del 3 giugno" Mameli è promosso al grado di capitano dello stato maggiore.
Luglio: Le condizioni dell’infermo peggiorano: per evitare la cancrena il giorno 3 gli viene amputata la gamba, ma il 6 alle 7 e mezzo antimeridiane, a soli 22 anni, Goffredo Mameli muore. Lo stesso giorno il ministro dell’Interno Pinelli ordina al commissario straordinario di Genova di non permettere a Mameli il ritorno nella sua città.