I conquistatori e gli indigeni

Durante il suo primo viaggio di scoperta Colombo scrive un diario di bordo che purtroppo è andato perduto.  Se ne è conservato, però, un riassunto, ad opera del  missionario spagnolo Bartolomé de Las Casas. Nel diario Colombo annota anche le sue impressioni sulle popolazioni incontrate, in una realtà completamente nuova e inattesa per gli europei.

Traspare dalle sue descrizioni un’immagine positiva degli indios: "Non portano armi, né le conoscono: giacché io mostrai loro delle spade, ed essi le afferrarono per la lama e si tagliarono, a cagione della loro ignoranza; non hanno ferro". In una lettera inviata ai sovrani spagnoli Colombo sottolinea la generosità di questi popoli: "Essi sono così ingenui e generosi rispetto a tutto ciò che hanno, che nessuno che non l'abbia visto potrebbe crederlo; nessuna cosa che essi possiedano, se richiesti, la rifiutano; al contrario essi vi invitano a dividerla con loro".
L'enorme continente americano era abitato allora da numerose popolazioni, che vivevano spesso isolate le une dalle altre: i grandissimi spazi e l'esiguo numero degli abitanti non facilitavano gli scambi tra le diverse civiltà. In questo mondo così diverso da quello europeo sbarcano i conquistadores spagnoli, soprattutto membri della piccola nobiltà e soldati, alla ricerca di nuove ricchezze. Essi sono stati i responsabili della strage della popolazione indigena d'America. Rapinarono i nativi delle loro ricchezze e uccisero donne, uomini e bambini.
Ma a muovere le fila di questi avventurieri erano i sovrani europei, in primo luogo quelli spagnoli. La conquista e l'occupazione dei territori americani, infatti, avrebbero portato oro e argento in enormi quantità nelle casse dei sovrani di Spagna e finanziato le loro guerre di conquista in Europa.
Per le popolazioni delle Americhe l'arrivo degli europei è scioccante: uomini dalla pelle chiara, vestiti di ferro (con corazze e scudi), con armi da fuoco e cavalli (sconosciuti agli indigeni). Ignorando l'esistenza delle armi, chiamano i fucili tromba da fuoco, terrorizzati dal rumore assordante e dalle conseguenze degli spari. Molto probabilmente rimangono sconcertati da tante novità: dai dettagli meno significativi, come la barba dei soldati europei, alle grandi “magie” come la scrittura, che loro non conoscevano.
Anche gli europei inizialmente rimangono colpiti da queste popolazioni che spesso girano nude e non portano armi. Gli indigeni possiedono oro in grande quantità, ma non riconoscono a questo metallo il significato che aveva per gli europei. Gradualmente gli europei comprendono che sarebbe stato facile ridurre in schiavitù queste popolazioni, convertirle con la forza al cristianesimo e obbligarle a raccogliere l'oro per i nuovi dominatori.
Due fattori decisivi per la vittoria dei conquistadores sono stati furono i cavalli e la diffusione di malattie mortali portate in America dagli europei. E’ palese quanto fosse difficile per gli indigeni, a piedi e male armati, avere la meglio su una carica di cavalleria, seppure composta di poche decine di cavalli. Inoltre, le malattie come il morbillo, la peste, il vaiolo, l'influenza, il tifo finiscono per decimare un po' alla volta le popolazioni delle Americhe. I popoli americani, privi di contatti al di fuori del loro continente e spesso anche tra di loro, erano molto più deboli rispetto agli europei, già entrati in contatto con altre civiltà. Ma soprattutto gli europei avevano addomesticato molte specie animali, che sono portatrici di microbi e malattie infettive. Gli americani, invece, avevano pochissimi animali domestici, quindi erano privi di difese contro i microbi di cui questi animali erano portatori.
Quando Colombo approda nel nuovo continente in occasione del suo secondo viaggio, nel 1493, si percepiscono le prime avvisaglie degli scontri che coinvolgeranno il comandante, gli spagnoli e gli indigeni, oggetto di una progressiva azione di asservimento da parte dei colonizzatori.  Ben presto la diversità degli indigeni è considerata una colpa: non conoscono il Dio dei cristiani, vanno in giro seminudi, non seguono le regole europee del vivere civile.
Una conseguenza drammatica della colonizzazione delle Americhe è la tratta degli schiavi neri dall'Africa. Poiché le popolazioni indigene erano state decimate dalla violenza dei conquistadores, dalle malattie e dai ritmi di lavoro massacranti,  gli europei avevano bisogno di nuova manodopera nelle miniere di metalli preziosi e nelle piantagioni di cotone e di canna da zucchero. Organizzano così il commercio degli schiavi che vede coinvolti milioni di uomini, donne e bambini. Le navi, salpate da Siviglia o da Lisbona, raggiungono le coste africane della Guinea e dell'Angola dove caricano gli schiavi, stivandoli in condizioni disumane: chi sopravviveva al viaggio era venduto appena sbarcato sulle coste americane.