I Fiamminghi

Le collezioni di pittura fiamminga di Palazzo Bianco, conosciute in tutto il mondo per l’eccezionale qualità, coprono un arco cronologico che va dalla fine del Quattro al primo Settecento, occupando quattro sale della Galleria e altre quattro del deposito. Ulteriore peculiarità che contraddistingue le opere di questo nucleo è quella di essere state dipinte proprio per Genova, o a Genova, e di trovarsi nella Superba da antica data.
Fa eccezione certamente il Cristo benedicente di Hans Memling ad inizio percorso, un’opera indimenticabile per concentrazione drammatica, magistrale minuzia di esecuzione e misurata sapienza prospettica.
Nella stessa sala, quattro tavole di un ignoto maestro bruggese, con Storie di San Giovanni Evangelista e autentici capolavori di Gerard David (quattro scomparti del grandioso Polittico della Cervara, tra i quali l’assorta Madonna dell’uva, la strepitosa Crocifissione).
Joos van Cleve è presente con la Madonna col Bambino, di raffinato disegno e di smaltata intensità cromatica; Jan Provost con due tavole raffiguranti San Pietro e Santa Elisabetta d’Ungheria e con la gigantesca Annunciazione, ambientata in un interno domestico fiammingo, costellato dalla presenza di oggetti dal preciso significato simbolico e allegorico.
L’intreccio fra tradizione fiamminga e suggestioni rinascimentali italiane, avvenuto nella città di Anversa nel primo Cinquecento, è rappresentato da un trittichetto di Pieter Coeck van Aelst raffigurante l’Adorazione dei Magi e da due tavole di Jan Massijs, una Madonna col Bambino (1552, sua prima opera datata) e un’elegantissima Carità.
Quest’ultime appartenevano già nel XVI secolo alla stessa collezione genovese di Gerolamo Balbi, nella quale figuravano le due grandi tavole che oggi spiccano, brillanti per cromie, alla parete adiacente: la Cuoca e il Mercato sono scene di genere, tipiche della tradizione pittorica instauratasi nei Paesi Bassi Settentrionali dopo la Riforma protestante.
Questi dipinti furono di fondamentale importanza per la formazione dei pittori genovesi del primo Seicento (Strozzi, a esempio), che poterono così vederle e studiarle.
Van Dyck e Rubens dominano la sala 18: del primo è un capolavoro del periodo genovese (1621-1627), il Vertumno e Pomona, in cui l’artista mostra di guardare all’arte veneta del secolo precedente; di Peter Paul Rubens, vero genio creatore del Barocco europeo, un’opera matura e sensuale, un Venere e Marte che affascina per la ricchezza della stesura pittorica, perfettamente conveniente al soggetto raffigurato.
Accanto a Van Dyck, il suo grande collaboratore Jan Roos, maestro della natura "in posa": fiori, frutta e ortaggi che nella Vendemmia di Sileno sono vibranti e vivaci complementi della composizione e nella Natura morta, invece, protagonisti assoluti ed eloquenti.
Il grande afflusso di artisti fiamminghi nella Genova del primo Seicento è documentata poi dalle opere esposte nella sala successiva: si segnala un paesaggio di Jan Wildens, un Ritratto femminile di Guilliam van Deynen, realizzato a Genova nel 1610, e, soprattutto, le due splendide Opere di Misericordia (dipinte da quello che divenne il "capo" riconosciuto della colonia di pittori fiamminghi a Genova, Cornelis de Wael) caratteristiche per l’ambientazione in luoghi reali della città, come l’ospedale e il carcere per i debitori.
Nella stessa sala, si possono ammirare esempi della pittura olandese del pieno e del tardo Seicento, variegata per i nomi degli artisti e per i soggetti raffigurati : La Pasqua fiorita di Jan Steen spicca per qualità, accanto all’affascinante Paesaggio notturno su rame di Aert van der Neer e ai Conigli sullo sfondo di Anversa, piccolo capolavoro di Aelbert Cuyp, nel quale un abile gioco prospettico trasforma l’immagine di natura in un inconsapevole annuncio delle atmosfere surrealiste.