I genovesi

Palazzo Bianco ospita la più vasta rassegna di pittura genovese e ligure che sia possibile ammirare in un museo pubblico.
Alle collezioni esposte nelle dodici sale Galleria, che coprono soprattutto l’arco cronologico che va dal XV al XVIII secolo, con qualche interessante anticipazione medievale (XIII-XIV secolo), si aggiungono quelle del deposito, che consta di diciotto sale che presto verranno aperte al pubblico.
Luca Cambiaso è il primo protagonista del percorso espositivo. Davvero significativa la selezione: alle raffinate opere della prima maturità si affiancano quelle ispirate alla lezione veneziana e quelle della fase finale della sua attività (celeberrima è la Madonna della candela) concentrate e semplificate nelle forme, esempi di mirabile "preghiera per immagini".
Seguono le opere degli altri protagonisti della scena genovese nella seconda metà del ‘500 – Giovan Battista Castello il Bergamasco, Lazzaro Tavarone, Andrea Semino – e dei maestri della pittura locale di primo ‘600: dipinti di Giovan Battista Paggi, Andrea Ansaldo, di Luciano Borzone (da segnalare soprattutto il luminoso e raffinato Battesimo di Cristo), di Domenico Fiasella. Chiude il percorso del primo piano una sezione dedicata al ritratto a Genova nel XVII secolo, con – tra le altre – due tele di Giovanni Battista Gaulli detto il Baciccio, personalità di fama europea, protagonista della scena romana nel solco del barocco berniniano.
Al terzo piano, la sala dedicata a Bernardo Strozzi propone una corposa rassegna della produzione del grande artista del primo Seicento genovese: a una dolente e raffinata Maddalena, rivelatrice della predilezione di Strozzi per l’arte lombarda coeva, fa riscontro un’elegante Santa Cecilia e la grandiosa Gloria di santa Teresa, una fra le rare pale d’altare da lui dipinte per Genova, rutilante di colori caldi e materici.
Gioacchino Assereto è rappresentato al meglio della sua arte: da un lancinante, giovanile San Francesco al Cristo deriso, grandiosamente procaccinesco e rubensiano, alla vasta tela col Suicidio di Catone Uticense, corrusco episodio di teatro barocco tradotto in pittura.
Si segnala, inoltre, la Giustizia di Giovanni Andrea De Ferrari (splendida per le accese cromie), cui fanno seguito tele di Silvestro Chiesa (noto per il Miracolo del beato Piccolomini), di Orazio De Ferrari, di Gio. Benedetto Castiglione detto il Grechetto, Sinibaldo Scorza, Anton Maria Vassallo e Antonio Travi, accanto a bozzetti di Giovanni Battista Carlone, celebre frescante.
La sala riservata a due fra i più celebri maestri del pieno Seicento genovese, Valerio Castello, offre al visitatore una splendida rassegna di opere: tra le quali si vuole menzionare il grande Martirio di san Lorenzo, il Mosè bambino e la prova dei carboni ardenti e la delicata Madonna del velo. Segue la grande stagione barocca di Casa Piola: di Domenico Piola sono esposte opere di equilibrio classico e raffinata gamma cromatica, come l’Ateneo delle Belle Arti, accanto a bozzetti per affresco come l’Incoronazione della Vergine, preparatorio per la decorazione della cupola della chiesa genovese di San Luca; del figlio Paolo Gerolamo Piola si presentano ancora un notevole numero di bozzetti di piccolo formato, legati alla sua attività di frescante.
Nelle sale di Palazzo Tursi il percorso prosegue con il genero di Domenico, Gregorio De Ferrari, del quale si segnala il mosso Noli me tangere e La Samaritana al pozzo, e con i ‘preziosi’ quadri di Bartolomeo Guidobono, ricercati nelle brillanti cromie messe in risalto dalla luce e nell’attenzione ai dettagli.
Queste opere concludono la stagione seicentesca e aprono il XVIII secolo, documentato da ritratti (un gigantesco doge del Mulinaretto), da paesaggi (Tavella) e soprattutto dal ricchissimo nucleo di undici opere di Alessandro Magnasco, in cui spiccano veri capolavori, come il giovanile San Francesco in estasi, un minuscolo Cristo nell’orto degli ulivi e, soprattutto, il Trattenimento in un giardino d’Albaro, vero e proprio "pezzo unico", affascinante immagine della vita aristocratica settecentesca che animava Genova, abbracciata dal pittore in una larga e dettagliata panoramica.