Il personaggio Cristoforo Colombo

Non esiste un ritratto autentico di Colombo, malgrado sia stato raffigurato più volte. Bartolomé de las Casas, il missionario e poi vescovo spagnolo che trascrisse i giornali di bordo relativi ai diversi viaggi compiuti da Colombo, lo descrive nella sua Storia delle Indie "di alta statura… il viso lungo e autorevole, il naso aquilino, gli occhi verde-azzurri… La sua presenza e il suo aspetto venerabile denunciavano una persona di alto rango ed autorità, degna di ogni reverenza".

La data di nascita di Colombo, posta tra il luglio e l’ottobre del 1451, deriva da testimonianze indirette, mentre la sua nazionalità genovese oggi si può considerare indiscussa. Membro di una famiglia di lanaioli, trascorse la giovinezza fra Savona e Genova e si imbarcò precocemente. Dopo essersi trasferito definitivamente nella Penisola Iberica, si sposa in Portogallo intorno al 1479 e ha un figlio, Diego; in seguito, in Castiglia, avrà un secondo figlio, Fernando.
Alcuni tratti della personalità di Colombo si rivelano attraverso i suoi scritti: una spiccata propensione alla concretezza, l’importanza attribuita all’esperienza, l’ambizione sociale, l’intensa religiosità legata a una tensione mistica, l’inclinazione per il fantastico.
Il sogno coltivato da Colombo si inquadra in un’epoca e uno spazio in cui si ricercano da tempo itinerari essenziali per costruire anche le ipotesi più azzardate. Prima di partire per il suo famoso viaggio, Colombo aveva maturato un’esperienza personale di navigazione lungo le rotte mediterranee e atlantiche, confrontandosi con venti e correnti, tempeste e bonacce.
Nella mente di Colombo esiste un’immagine del mondo disegnata secondo una tradizione ben consolidata: nel Creato, la terra è raffigurata come un’orbe in cui i due terzi sono occupati dalle acque, un terzo dalle terre emerse. Tuttavia Colombo ha avuto una formazione per così dire “scientifica”, in primo luogo derivante dalle sue attività di esperto cartografo. La sua cultura e perizia in questo campo era ben nota ai contemporanei. Il mestiere di cartografo era parte di un bagaglio di competenze tecniche di radice mediterranea, in cui i genovesi hanno svolto sempre un ruolo di grande importanza. L’attività di navigazione di Colombo fin dalla prima gioventù e la sua frequentazione atlantica a fianco di uomini esperti in questo settore sono alla base del perfezionamento individuale che gli consentirà di realizzare il suo grandioso progetto. Ma oltre alle personali esperienze cartografiche, Colombo possedeva anche un bagaglio di conoscenze diverse ricavate da autori come Plinio, Marco Polo, Enea Silvio Piccolomini o l’astronomo francese Pierre d’Ailly, le cui opere lesse e commentò scrupolosamente.
Tuttavia, il suo impegno e la sua determinazione non sarebbero stati sufficienti a raggiungere lo scopo senza l’importante finanziamento e la protezione decisiva di una Corona potente come quella spagnola. Già in Portogallo Colombo si adopera per trovare un patrocinio al suo progetto: raggiungere l'Asia, l'Oriente, navigando dalla parte opposta, ossia verso occidente. Ma re Giovanni II del Portogallo, più interessato all'espansione economico-militare sulle coste africane, rifiuta di finanziare una spedizione tanto rischiosa. Colombo, allora, fuggito dal Portogallo forse per motivi politici, s'imbarca per la Spagna, con l'intenzione di proporre il suo ambizioso progetto ai sovrani spagnoli Ferdinando d'Aragona e Isabella di Castiglia. Dopo anni di tentativi andati a vuoto, il 17 aprile 1492 Ferdinando e Isabella approvavano ufficialmente la grande impresa di Colombo e lo nominano viceré e governatore di tutte le terre eventualmente scoperte durante il viaggio. I sovrani ribadiscono anche le finalità commerciali della spedizione di Colombo: la scoperta di una via marittima più breve e meno dispendiosa per sfruttare i ricchi mercati della Cina e del Giappone.


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