Kawari kabuto e Nanban kabuto: elmi ’stravaganti’ e ’barbarici"

La voga degli elmi di forme stravaganti, inusitate e bizzarre, detti collettivamente kawari kabuto, iniziò durante il Periodo Momoyama (1568-1603), un’epoca di valorizzazione dell’identità, personalità e abilità marziale dei singoli combattenti, che ambivano a distinguersi e ad essere immediatamente riconoscibili sul campo di battaglia proprio grazie alle forme strane e vistose degli elmi e dei loro fregi. Il kawari kabuto era solitamente costituito da un normale coppo in ferro, sul quale veniva montata una cospicua sovrastruttura in cartapesta laccata detta harikake, alla quale si conferivano le forme e le modellature più inconsuete: pesci, conchiglie, draghi, teste di fiere o demoni, smisurati copricapi di corte, e perfino fazzoletti drappeggiati variamente. Nella stessa epoca cominciarono ad essere usati gli elmi derivati da prototipi occidentali, detti nanban kabuto. Con la parola nanban, che significa letteralmente "barbari del sud" i Giapponesi si riferivano agli Europei, che giunsero nell’arcipelago nipponico nel 1543, provenienti dai porti e dagli scali portoghesi, spagnoli e olandesi dell’Asia Insulare e Meridionale. Fino al 1639, data della definitiva espulsione degli Europei dal suolo giapponese, gli influssi occidentali si risentirono non solo nel costume e in vari campi delle produzioni artistiche, ma anche nella tecnica di combattimento e negli armamenti, rivoluzionati dall’introduzione e dall’impiego delle armi da fuoco. La costruzione e lo stile delle armature e degli elmi furono adeguati per resistere al potenziale offensivo dei moschetti a miccia (teppo). Gli elmi all’europea erano talvolta pezzi occidentali rimaneggiati e adattati, talaltra erano vere e proprie ibridazioni di forme e stili occidentali e nipponici.