La villa Doria Centurione e la torre

L’ascendente di Adamo Centurione e il ruolo che il banchiere assunse nella scena politica della città, ebbe un’impennata all’indomani della congiura dei Fieschi (1547), allorché egli ospitò a Masone Andrea Doria fuggito rocambolescamente da Genova. Questo periodo coincide con l’avvio di importanti lavori di affresco dei soffitti della Villa, che dureranno fino al 1551-52 e vedranno impegnati artisti famosi come Ottavio Semino e Nicolosio Granello. Tra le scene più pregevoli si segnalano: Curzio Romano, Giove che scaglia il fulmine e Storie di Angelica al pianterreno; Perseo che libera AndromedaPartenza degli Argonauti e l'àndito del Ritratto di profilo di Andrea Doria al piano nobile.



Partenza degli Argonauti di Ottavio Semino e Nicolosio Granello
 
 
Alla morte di Adamo Centurione, nel 1568, si apre una questione ereditaria, essendo Marco Centurione, primogenito di Adamo, premorto al padre. La diatriba si trascina per circa due decenni, fino a quando Gio. Andrea Doria acquisisce direttamente la Villa sgombrando il campo dai vincoli ereditari. 
Con Gio. Andrea, si apre una terza fase di interventi sull’edificio e sul suo contesto: si acquisiscono fondi limitrofi e ripetendo uno schema caro ad Andrea – l’arrivo diretto alla Villa, sbarcando dalle galee – si realizza un “Palazzo alla Marina”, ancora oggi esistente sul lungomare di Pegli (civico n. 47), e un pergolato rettilineo che conduce fino alla Villa stessa. 
Attorno al 1590 Gio Andrea Doria programmò nuovi interventi per il riattamento della villa: i lavori furono affidati ad Andrea Ceresola, detto il Vannone, l'architetto che curò anche la ristrutturazione del Palazzo Ducale di Genova, il quale realizzò importanti ampliamenti nelle ali laterali.

 
La decorazione del prospetto nord (originariamente quello di accesso) a monocromo, fu affidato a Lazzaro Tavarone, appena giunto dalla corte spagnola. Allo stesso pittore, il Doria affidò anche la realizzazione del  secondo ciclo di affreschi, che  venne eseguito nel 1595-96 da Domenico Passano e  Battista del Forno. In generale, le opere illustrano temi d'amore e  avventura tratti dalla  letteratura classica, allora di moda e ritenuti adatti alla vita, per così dire, di campagna.

Rimasto vedovo, Gio. Andrea trascorreva nella villa di Pegli lunghi periodi con la sua famiglia: a  tale data risalgono infatti i  "graffiti" più antichi delle guardie di stanza nella villa (precauzione  resa necessaria dal pericolo di congiure e dai possibili  assalti di banditi o di pirati),  che incisero  i loro nomi sugli stipiti in ardesia delle porte dell'atrio.  

Nei secoli successivi gli interventi sono limitati, fra i quali i due corpi aggettanti e terrazzati, a Levante e a Ponente, già  esistenti nel XVIII secolo come prolungamento meridionale delle estremità della villa.
Dopo l’Unità d’Italia vengono ricavate al piano terra nuove stanze, che vengono  anch’esse affrescate, ma con soggetti  inerenti al Risorgimento, di stile marcatamente diverso rispetto agli originali. Risale a tale periodo il rifacimento del prospetto meridionale, che diventa quello principale, collegato a una prima urbanizzazione del territorio circostante.

 
                          


Nel 1908 la villa – allora appartenente ai Doria Pamphilij - venne ceduta ad una società immobiliare, sino a passare nel 1926 al Comune di Genova. Questo originariamente la destinò a Municipio, poi a Civico Museo Navale e contestualmente a succursale del liceo classico "Mazzini".



La torre                                                         

 
Dal piano nobile si raggiunge il giardino e la torre. La presenza delle torri lungo le coste liguri nel XVI secolo è legata alla minaccia dei corsari (pirati mercenari).
La torre – la cui costruzione risale alla fine del XVI secolo - ha la classica struttura militaresca a pianta quadrata con basamento a scarpa e coronamento a sbalzo; sono presenti diversi piani collegati da scale per un’altezza totale di circa 27 metri. Un tempo era affrescata all'esterno: ancora oggi su una facciata, sotto lo sbalzo, si possono notare resti d'intonaco color azzurro.


La torre è sede del CSU sostenibile dal 2005, quando il presidente del Municipio  VII Ponente la assegnò all'associazione di volontariato culturale archeospeleologico guidata da Stefano Podestà e dall'archeologa Emanuela Bosco, che hanno curato anche lo scavo del pozzo di piazza Bonavino. Il CSU sostenibile, composto da archeologi e speleologi, nel tempo è diventato un ente di ricerca attraverso le collaborazioni con il professor M. Milanese, Ordinario di Archeologia e Archeologia Medievale nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Sassari.
Nel 2012 il CSU sostenibile è stato patrocinato dal MIBAC per il primo di una serie di convegni sull'archeospeleologia in ambienti confinati medievali: il primo lavoro in quest’ambito è stata la pulizia e l’accessibilità della cisterna di Villa Doria all'interno del giardino della torre.
Quest'ultima è stata pulita, riallestita e resa visitabile dal 2006. 

Al suo interno è possibile ammirare 6 armature originali, restaurate dai soci del CSU sostenibile, in un percorso espositivo che arriva all'ultimo piano dove è esposta la sfera sormontata dalla croce che fungeva da parafulmine.

La Torre viene aperta in qualsiasi giornata su richiesta telefonando al numero 346 3235839 (Podestà) o 348 9988887 (Bosco).