L'allestimento

Grazie soprattutto all’opera di Gaetano Poggi, primo Assessore alle Belle Arti, tra il 1906 e il 1915 le raccolte vennero esposte secondo criteri storici e tematici, creando all’interno del Palazzo diversi musei di settore ("Museo di Storia e Arte", "del Risorgimento", "della Guerra").
Negli anni Venti, grazie all’opera di Orlando Grosso (1882-1968), direttore dell’Ufficio Belle Arti e delle Gallerie, si creò un vero e proprio "sistema" dei musei civici con istituti tematicamente specializzati e decentrati sul territorio.
Palazzo Bianco, fra 1928 e 1932, venne riordinato cronologicamente e per scuola, secondo gli orientamenti della museologia coeva. Erano comprese nell’ordinamento anche le nuove, ricche, accessioni: dalla quadreria di Casa Piola, legata da Carlotta Ageno De Simoni nel 1913, a quella di Enrico L. Peirano, pervenuta nel 1926.
I dipinti furono esposti al piano nobile (con mobili e arazzi), per epoche e scuole, in modo pausato, raramente sovrapposti e allineati tendenzialmente in basso. Le opere dei primitivi furono riunite al pianterreno accanto a sculture e ceramiche.
In gran parte distrutto nel 1942 a causa dei bombardamenti, il Palazzo Bianco in un'immagine del 1928: sala a pianterreno con il monumento a Margherita di Brabante palazzo fu ricostruito nella sua facies settecentesca ed ebbe, alla sua riapertura nel 1950, un ordinamento nuovo voluto da Caterina Marcenaro (1906-1976), neo direttore dell’Ufficio Belle Arti, e un allestimento studiato da Franco Albini (1905-1977), architetto di formazione razionalista.
Il risultato, fondato su una selezione rigorosa delle opere esposte e su scelte museografiche inedite, fu di alto profilo, sconvolse le attese più tradizionaliste e pose il rinnovato museo all’attenzione del mondo della cultura a livello nazionale e internazionale.
L’allestimento era caratterizzato da un estremo rigore formale, che traspariva dal colore grigio chiaro di pareti e volte, dalla pavimentazione uniforme, dall’uso sapiente dell’illuminazione e infine dai supporti delle opere realizzati con materiali poveri, industriali, verniciati in nero.
Si differenziava inoltre, per le pannellature in ardesia a spacco di alcune sale, per la rivoluzionaria organizzazione dei depositi e per l’assoluta mobilità nella disposizione delle opere.
Negli anni settanta, le sculture e gli affreschi inseriti nel percorso museale, vennero trasferiti nel costituendo Museo di Sant’Agostino e Palazzo Bianco assunse l’attuale aspetto di pinacoteca.
In occasione dell’appuntamento di Genova Capitale Europea della Cultura nel 2004, Palazzo Bianco diviene, insieme a Palazzo Rosso e a Palazzo Tursi, parte di un unico complesso museale consacrato all’arte antica: l’unione dei tre palazzi in un continuo percorso espositivo, nel quale ogni museo mantiene le proprie specifiche caratteristiche storiche e di collezione, ha così trasformato la cinquecentesca Strada Nuova in una vera e propria “strada-museo”, capolavoro della cultura architettonica ed abitativa genovese e sede di una istituzione culturale unica per dimensioni, caratteristiche, qualità e prestigio, i Musei di Strada Nuova.
Nel 2008 in Palazzo Bianco è stato completato il nuovo definitivo ordinamento delle opere, rinnovato per consentire un percorso più razionale all’interno del museo: è così cronologicamente documentata l’evoluzione della cultura figurativa a Genova tra Cinquecento e Settecento, non solo presentando i più conosciuti maestri della scuola locale, ma anche gli artisti italiani e forestieri che hanno lavorato per committenti genovesi o i cui dipinti hanno fatto parte delle note collezioni delle grandi famiglie cittadine. Palazzo Bianco si segnala inoltre per l’importante nucleo di pittura fiamminga e per una sala monografica dedicata alla pittura spagnola del Seicento.
l percorso espositivo della pinacoteca continua in alcune sale di Palazzo Doria Tursi e si conclude con un suggestivo spazio dedicato alla Maddalena penitente del Canova (1790), una delle più significative opere dell’artista, acquistata a Parigi dai duchi di Galliera.