Loggia delle Rovine (circa 1689)

Loggia delle Rovine
Nicolò Codazzi (Napoli, 1642 - Genova, 1693)
Affresco
Situato nella sala: 
Raccolta: Loggia delle rovine
Prestiti: 
Nel 1689 il pittore di quadratura Nicolò Codazzi, figlio del più famoso Viviano Codazzi, paesaggista e prospettico di origine lombarda, viene pagato per le architetture dipinte a fresco nella loggia sud del secondo piano nobile di Palazzo Rosso: in questo ambiente le parti di figura, che raccontano il mito di Diana-Luna e del suo amore per il bellissimo Endimione, spettano al genovese Paolo Gerolamo Piola, figlio di Domenico, allora ventitreenne e per questo motivo non presente come voce autonoma nei conti delle spese di cantiere. L’intero progetto decorativo della dimora era in quegli anni diretto proprio da Domenico Piola e anche Codazzi figurava già tra i collaboratori di quest’ultimo per la realizzazione delle “muraglie” – ossia le architetture a trompe l’oeil delle pareti – nella sala dell’Inverno.
Lo spazio della loggia è fantasiosamente trasformato – dalla capacità di mimesis dell’affresco barocco – in un palazzo diroccato, dove elementi architettonici in rovina, intonaci crollati e arcate dirute con mattoni in aggetto sono finti in pittura o concretamente simulati in rilievo grazie a inserti in stucco: in questo scenario di pura illusione è ambientata la favola d’amore della dea della Luna che, secondo il mito, sarebbe scesa ogni notte protetta dalle tenebre a baciare il suo amato pastore Endimione, reso immortale da Giove ma condannato a un sonno eterno.
Questa sala era stata in origine concepita come “galleria” chiusa e aveva arcate più basse, ornate da lunette affrescate e finestre dai decori rocaille; l’aspetto di loggia aperta sulla città che ha oggi questo ambiente, dal quale si gode un bellissimo panorama sul centro medioevale e sul mare, data infatti al restauro degli anni cinquanta del secolo scorso, quando si ritenne erroneamente non autentico, in un palazzo del Seicento, un ambiente il cui gusto anticipava già così manifestamente il Settecento.
La favola di Diana-Luna viene a corrispondere – spazialmente e simbolicamente – a quella di Apollo-Sole del salone centrale, inserendosi nel generale progetto di cosmologia celebrativa della casata Brignole - Sale; l’invenzione dell’architettura in rovina, invece, può essere credibilmente messa in rapporto con il ricordo dell’aspetto che Genova dovette avere dopo il tragico bombardamento da parte della flotta francese nel 1684, quando la città, cannoneggiata per undici giorni, rimase ferma nel proposito di difendere a tutti i costi la propria libertà.