Michelangelo Cambiaso doge di Genova (1792)

Michelangelo Cambiaso doge di Genova (1792)
Anton Von Maron (Vienna, 1733 - Roma, 1808 )
Dipinto firmato e datato: “Antonio De Maron dipinse/in Genova 1792”
Olio su tela, cm. 258,5 x 181,2
Dal 1981 nelle collezioni per legato di Severino Crosa
Genova, Musei di Strada Nuova - Palazzo Tursi, inv. PB 2912
Prestiti: 
Si
Prestito opera: 
Michelangelo Cambiaso, personalità di rilievo a Genova fra Antico Regime ed età napoleonica, si formò a Roma e, dopo aver ricevuto gli ordini minori, intraprese un serrato cursus honorum che lo porto nel 1791 all’elezione dogale. Stimato saggio ed equilibrato, seppure incapace di scelte di ampio respiro, ebbe a termine mandato incarichi di rilievo e concorse a indirizzare l’atteggiamento della Repubblica nei confronti della Francia rivoluzionaria. Il dipinto propone un’immagine ufficiale, davvero magnifica per equilibrio compositivo e padronanza del mestiere pittorico, caratterizzandosi per la naturalezza della figura, nonostante la posa solenne e cerimoniale. In questa tela sono presenti tutti gli elementi consueti del ritratto dogale genovese: manto d’ermellino, abito rosso, scettro e corona, seggio, tavolo “vestito”, colonna, tendaggio e tappeto orientale.
Alle spalle del doge, le personificazioni di Genova e della Liguria intente a conversare, bilanciano compositivamente l’imponente colonna e il tendaggio che occupano il quadrante opposto dell’opera e introducono allo sfondo, in cui si riconosce la Lanterna, simbolo della città. Sul tavolo di fianco al doge sono presenti le insegne dogali che risultano – come non sempre nelle immagini dogali del XVIII secolo – naturali e credibili: oggetti concreti (si veda la resa tattile dei preziosi tessuti) e non solo ingredienti di una magniloquente messinscena teatrale.
Il rapporto di committenza fra Michelangelo Cambiaso e il pittore, che in questa immagine ufficiale aveva così efficacemente infuso un senso di maestà e di magnificenza, non si esaurisce con questa opera. Il nobile genovese, infatti, ricorse al pennello dell’artista boemo per altri quattro ritratti di dimensioni più contenute e per un’altra grande tela, pensata come pendant di quella in esame, raffigurante la moglie e la figlia.