Paolina Adorno-Brignole-Sale (1627)

Paolina Adorno-Brignole-Sale (1627)
Anton Van Dyck (Anversa, 1599 - Londra, 1641)
Dipinto
Olio su tela, cm. 286 x 151
Dal 1874 nelle collezioni per donazione di Maria Brignole - Sale De Ferrari, duchessa di Galliera
Genova, Musei di Strada Nuova - Palazzo Rosso, inv. PR 51
Situato nella sala: 
Raccolta: Sala della primavera
Prestiti: 
Il ritratto di Paolina Adorno è il più grande fra quelli raffiguranti una singola dama realizzati da Van Dyck durante gli anni genovesi e ricalca uno schema compositivo più volte adottato dall’artista nel corso della sua carriera. In esso compaiono, in una sorta di compendio, tutti i suoi stilemi: la rappresentazione a figura intera e di tre quarti; lo sguardo rivolto verso lo spettatore; l’ambientazione in uno spazio connotato da imponenti colonne, loggiati e sontuosi drappi rossi; la presenza di animali e, soprattutto, di magnifici abiti da parata come quello con cui è raffigurata Paolina, mimeticamente realizzato con una sottile stesura di colore blu per raffigurare il tessuto e con una materia più corposa, in pasta di colore giallo e bianco, a evocare l’oro dei ricami.
Paolina è qui ritratta sulla soglia dei vent’anni, all’apice della sua giovinezza, ma nella composizione non mancano elementi cui è assegnato, oltre a quello meramente decorativo, anche un compito allegorico come il pappagallo – con tutta probabilità dipinto da Jan Roos – cui appartengono le piume cadute sul cuscino e la rosa aperta, nella sua piena fioritura, nella mano destra della dama. Entrambi rappresentano chiari simboli della caducità della bellezza che, come la rosa, è destinata a sfiorire.

Raffaella Besta