Polittico di San Gerolamo della Cervara (1506-1510)

Polittico di San Gerolamo della Cervara (1506-1510)
Gerard David (Oudewater, 1455 c. - Bruges, 1523)
Dipinto
Olio su tavola di rovere (dimensioni diverse)
Dal 1892 nelle collezioni proveniente dall’abbazia di San Gerolamo della Cervara
Genova, Musei di Strada Nuova - Palazzo Bianco
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Il polittico proviene dall’abbazia benedettina di San Gerolamo della Cervara, situata lungo la costa a Levante di Genova, fra Santa Margherita Ligure e Portofino, e fu commissionato a Gerard David, affermatissimo pittore fiammingo, nel 1506 da Vincenzo Sauli perché fosse collocato all’ingresso del coro della chiesa monastica. Il nome dell’autore, le dimensioni, l’eccezionale qualità artistica, insieme al fascino impalpabile dell’atmosfera psicologica, rendono l’opera un elemento di spicco nel quadro della presenza dell’arte fiamminga in Liguria.
Delle sette tavole che componevano il polittico, a Palazzo Bianco sono esposti i tre scomparti principali che rappresentano la Madonna col Bambino, detta Madonna dell’uva, san Gerolamo e san Benedetto, nonché il coronamento superiore della tavola centrale, raffigurante la Crocifissione.
Le parti mancanti si trovano oggi al Metropolitan Museum (Angelo annunciante e Madonna annunciata) e al Louvre (lunetta con il Padre Benedicente).
I tre scomparti compongono uno spazio unitario, reso continuo dallo scorcio del pavimento, dalla struttura architettonica del trono e dall’arazzo “millefiori” che fa da sfondo alla Vergine e alle figure dei due santi. Questo tipo di arazzo veniva ritenuto metafora del Paradiso, popolato dalle diverse categorie di eletti – ai martiri alludono le rose, ai confessori le viole, i gigli alle vergini – e contribuisce a connotare come paradisiaco lo spazio che accoglie i sacri personaggi.
Al centro, assisa su un trono, Maria tiene in braccio Gesù e lo aiuta a staccare un acino da un grappolo d’uva, che allude al sacrificio della croce e al vino eucaristico salvezza. La gemma che riluce in fronte alla Vergine, applicata a una striscia di tessuto prezioso su cui è ricamato l’incipit dell’Ave Maria, allude alle parole del Salmista: “Vergine regale, ornata delle gemme di tante virtù, luminosa per lo splendore dello spirito e del corpo”, mentre la regalità di Maria, che le deriva dall’appartenere alla stirpe di David e dall’essere madre e sposa del Re dei Cieli, è ribadita dai versi del Salve Regina, ricamati in caratteri aurei lungo l’orlo del manto.
Il gesto della Madre e il suo apparente distacco sono segno della dolorosa accettazione del destino che attende il figlio così come lo sguardo di Cristo, unico fra tutti gli attori di questa silenziosa e solenne scena che fissi gli occhi dello spettatore, rammenta che per la salvezza di ciascuno Egli verserà il suo sangue.