Storia

Nel 200 a. C. Genova, distrutta dai Cartaginesi, fu ricostruita dal Pretore Spurio Lucrezio che mandò da Roma due legioni ed un considerevole numero di schiavi.
La ricostruzione dotò la città anche di un "moderno" acquedotto alimentato dal torrente Feritore - nome con cui veniva chiamato anticamente il Bisagno - la cui vallata fu scelta per la vicinanza alla città, ma soprattutto per la sua maggiore disponibilità idrica dovuta ad una più intensa piovosità rispetto ad altre valli genovesi.
Dal medioevo in poi, man mano che in città aumentava il fabbisogno d'acqua, l'acquedotto allungò progressivamente il percorso più a monte e con la costruzione nel corso dei secoli di ponti-canali e nuove prese d'acqua, arrivò a connotare l’immagine urbana della Val Bisagno e di scorci del Centro Storico.
Le testimonianze si ritrovano, ancora ben leggibili, nei ponti e nelle arcate di Cavassolo, Rio Torbido, Geirato, Ronco, Trensasco, Cicala, Preli, Veilino, Sant’Antonio, Briscata, Casamavori, Burlando, Manin, Palestro, Caffaro, Castelletto, Acquasola, Sarzano, Caricamento, Mandraccio.
A seguito di una  straordinaria siccità nel 1428 che inaridì le maggiori fontane di Genova, nel 1491 la Magistratura dei "Padri del Comune" istituì il Magistrato delle Acque che fu incaricato di redigere una sorta di piano regolatore.
Nel 1561/62 i "Padri del Comune", per sopperire alle ingenti spese per riparare i guasti causati dagli abusi, imposero una tassa agli utenti dell’acqua e, con un successivo decreto, si ritennero direttamente responsabili dei guasti causati al canale, i tenutari e i proprietari delle ville vicino all’acquedotto, obbligandoli a pagarne i danni.
Nel 1580 l’architetto Giovanni Aicardo presentò un progetto per prolungare l’acquedotto da Trensasco a Cavassolo, lavori che ebbero però inizio solo il 16 maggio 1623.


La storia dell’acquedotto è anche quella delle frane che, da sempre, sconvolgono la Val Bisagno.
Nel 1630  G.B. Baliano, illustrava a Galileo Galileo i problemi delle vie dell’acqua (il carteggio prelude la scoperta scientifica della pressione atmosferica e de barometro).
Appena entrato in funzione nel 1641, il "Giro" del Geirato presentò gravi problemi di stabilità. Nel 1650 i primi cedimenti del terreno impedivano lo scorrere delle acque. Nel 1660 cominciarono gli studi per l’ardita soluzione del Ponte Sifone che avrebbe accorciato il percorso di oltre 7 chilometri.
Studi infiniti, contrassegnati da polemiche e liti tra architetti durarono ben 112 anni e si protrassero fino al 1772; per contro, i lavori furono completati nel giro di soli 5 anni nel 1777; la tenuta delle tubature, sottoposte a notevoli pressioni, continuò comunque a creare problemi sino al 1793.
Nel frattempo il Magistrato dei "Padri del Comune" nel 1728, aveva incaricato il colonnello ingegnere Matteo Vinzoni di redigere un Piano dell’Acquedotto, questi lo distingue in 10 "custodie", individuate su planimetrie da lui redatte.
Le  10 Tavole (una per ogni "custodia") che  compongono l’Atlante del Vinzoni dell’Acquedotto ci raccontano la "Città Metropolitana" di ieri. Dentro le mura, la città capitale gestita direttamente dal Governo della Repubblica con la Magistratura dei Padri del Comune; fuori le mura, le Podesterie e i Comuni della Repubblica.
Nel 1825 sotto la direzione di Carlo Barabino si captano anche le acque del Rio Torbido; per più di cento anni l’Acquedotto della Val Bisagno rifornisce ancora Genova, poi la maggiore necessità di acqua richiesta della neonata "Grande Genova" sposta gli interessi verso l’alta Val Polcevera ed il bacino del Torrente Gorzente.
Nel 1900 l’intero percorso del condotto viene coperto da lastroni di Luserna che ancora oggi permettono di percorrerlo a piedi.
L’acquedotto rimase in funzione sino al 1951 portando le sue acque (anche se dal 1917 non erano più potabili), in città sino a vico Lavatoi e Piazza della Marina.
  • Ponte Sifone sul Veilino
  • Tratto di Acquedotto
  • Acquedotto Antico