La dimensione espositiva

E' da tempo in noi attiva e ci turba la consapevolezza di quanto la comprensione  della cosa esposta sia intimamente connessa con il suo modo espositivo. Da qui l'importanza e la centralità con cui il linguaggio creativo e quello espositivo si sono connessi e sposati nella cura particolare degli allestimenti delle mostre e dei musei contemporanei. D'altra parte l'esposizione museale  di cose delle culture extraoccidentali ha trasportato e comporta un dibattito acceso, quanto mai controverso e attuale: si è instaurato qui un confronto, decisivo per il pensiero, proprio sul modello di comprensione dell'alterità.
Ma già nell'arte occidentale è da più di un secolo in atto un confronto serrato con la creatività inaudita degli artefatti delle culture diverse. Il linguaggio dell'allestimento è permeato dalla consapevolezza dell'intenso territorio di confronto che l'arte occidentale moderna e contemporanea ha instaurato e persegue con il mondo segnico, simbolico e formale delle culture "altre".
La consapevolezza di questo incrocio problematico ha nutrito la forma espositiva che ho pensato per il nuovo Museo delle Culture del Mondo di Genova. L'allestimento del museo è basato sulla scelta di una tipologia di percorso differenziata e libera, spaziale, oltremodo visivamente tattile, e su alcune idee guida:
- la rinuncia alla forma della vetrina come contenitore a sezione verticale di uno spazio espositivo, che costringe in una fruizione di tipo ottico e prospettico ormai "comoda";
- la scelta dell'installazione espositiva come luogo, o topos dello scambio, tra il corpo visitato, il corpo dello spazio architettonico, il corpo visitante;
- la variazione e la differenza invece della modularità uniformante;
- la rinuncia a qualsiasi forma di mimesi decaduta a mero atto illustrativo;
- l'attivazione di una dimensione dello scambio simbolico attraverso la significazione metaforica del luogo espositivo;
- il richiamo alla natura meditativa e intrinseca che l'"esposizione" apre e nutre, in particolare rispetto al problema del significato del sacro che le collezioni etnologiche trasportano in sè;
- la persistente immersione del corpo nella propria tattilità spaziale attraverso una concezione artistica  "sculturale" del disegno dello spazio espositivo.
Le scelte adottate nel design del nuovo allestimento, infine non risulterebbero evidenti senza il richiamo alla meditazione che la parola "esposizione" comporta e trasporta, e al dibattito contemporaneo, di cui il museo etnologico odierno è protagonista, fautore e vittima, sulla complessità della rappresentazione museale e antropologica, sulla sua contradditorietà e problematicità.

Massimo Chiappetta

L'allestimento del percorso espositivo è stato progettato e curato dal Prof. Massimo Chiappetta

  • Cannoniere
  • Torre del vento, scala
  • Esposizione