La dimora di Frugone

Scrive nel 1936 il critico Enrico Somarè dalle pagine del volume che dedica proprio alla collezione genovese (La raccolta Luigi Frugone, Bergamo s.d. -ma 1936-):
"La raccolta di Luigi Frugone, io la conobbi per la prima volta nel 1925, grazie alla cortesia del mio amico Alessandro Vitelli [importante gallerista d’arte] al quale avevo chiesto di segnalarmi le più belle pitture ottocentesche possedute dai collezionisti genovesi, per mandarle eventualmente a quella grande Mostra dell’Ottocento, promossa dalla romana Società Amatori e Cultori di Belle Arti, che si stava preparando nel Palazzo delle Esposizioni in Roma [...] in Genova visitai allora per la prima volta questa di cui scrivo e quella del fratello del collezionista, Gio. Batta Frugone [il suo appartamento si trovava nel Palazzo Pastorino di Corso Andrea Podestà], che morendo volle destinarla al Comune della sua città, al quale ora appartiene come legato che s’intitola al nome del generoso donatore; e sarà degnamente collocata nella Galleria d’arte moderna di Palazzo Bianco."
[continua Enrico Somarè] "La raccolta di Luigi Frugone mi fece la più chiara impressione di eleganza, di consistenza e di bontà.
Non tutti i quadri che ora la compongono erano presenti, ma quei tanti buoni e quelli buonissimi, che vi distinguevo, bastarono a persuadermi della sua importanza.
Disposti dentro una prospettiva di sale adorne dalle grandi finestre per cui fluiva la luce di Corso Paganini ampio e alberato, splendevano di luce propria e di luce riflessa nei cristalli limpidi come un’acqua di sorgente in cui trasparivano le figure, le cose, i paesaggi, che componevano colà, riuniti dal caso e affratellati da un criterio omogeneo di scelta che li aveva chiamati a stare insieme simpaticamente, una specie di racconto pittorico improntato dal gusto attento del collezionista."

[continua Enrico Somarè] "Avrei voluto mietervi almeno un venti dipinti per arricchirne l’accennata Mostra dell’Ottocento che mi stava a cuore, ma l’assenza del signor Frugone, che si trovava a Buenos Ayres, centro straniero della sua grande attività industriale e commerciale, mi tolse sfortunatamente la possibilità di chiederli e di ottenerli per la circostanza, e lasciai quelle belle pitture col piacere personale di averle conosciute [...]
Caro Vitelli, dissi, sul punto di staccarmi dalle sale, all’amico che mi accompagnava, non si finisce mai di constatare la bizzarria delle circostanze!
Quando ci capita di visitare una brutta raccolta, nessuna forza ci può liberare dalla presenza del collezionista, al quale bisognerà fare ad ogni patto qualche complimento d’occasione.
Quando invece ci accade di vedere una bella raccolta come questa, che si può lodare sinceramente, l’assenza del medesimo ci toglie la soddisfazione di lodargliela".