Shippō, smalti policromi cinesi e giapponesi (Seconda Galleria, Vetrina 14)

Il termine giapponese shippō (in cinese qibao) significa "sette tesori": è ripreso da un’antica locuzione buddhista riferita alle "sette cose preziose" - oro, argento, lapislazzuli, cristallo, agata, rubino e corniola: secondo alcuni ciò potrebbe suggerire l’idea che gli smalti furono originariamente creati come sostituti degli intarsi in pietre preziose. 
Gli smalti policromi si ottengono da materiali vetrosi (silicati) ridotti in poltiglia e mescolati a coloranti (ossidi metallici). Cotti a temperature tra gli 850° e i 900° C, i silicati colorati fondono, assumendo una consistenza dura, vetrosa, dalle tinte inalterabili. 
La decorazione di superfici metalliche con smalti policromi si pratica con tre diversi metodi:

  • smalto cloisonné: è il più diffuso e consiste nell’eseguire sul fondo il disegno con sottili cordoli in metallo, formando degli alveoli che vengono riempiti di silicati colorati. In Cina, durante i periodi Ming (1368-1644) e Qing (1644-1912), gli atelier controllati dalla casa imperiale crearono opere in smalto di elevatissima qualità tecnica e artistica, tanto che gli smalti cloisonné sono ritenuti tipici prodotti delle arti decorative cinesi;
  • smalto champlevé: consiste nel riempire di silicati colorati cavità appositamente praticate nella superficie metallica di fondo;
  • smalto dipinto: viene applicato a pennello ed è detto anche "smalto di Canton", dal nome di uno dei suoi principali centri di produzione. Una breve cottura garantisce il consolidamento delle superfici smaltate, che richiedono quindi una lucidatura molto prolungata.

Se si eccettuano alcune sporadiche e discontinue testimonianze dell’antichità, la manifattura degli smalti in Giappone è tra le produzioni decorative più recenti. Durante i Periodi Muromachi (1393-1572), Momoyama (1573-1603) ed Edo (1603-1868), gli smalti cloisonné importati dalla Cina erano collezionati dai conoscitori, tesaurizzati nei templi e impiegati nella cerimonia del tè. 
Durante il Periodo Edo la decorazione a smalti fu eseguita soltanto su oggetti di piccole dimensioni, soprattutto complementi ornamentali di architettura e arredamento - come ad esempio teste di chiavarde, maniglie per porte scorrevoli, pomoli e presine di cassetti - oltreché su elementi del fornimento della spada, il cui monopolio produttivo apparteneva esclusivamente ai maestri della Scuola Hirata, fornitori ufficiali dello Shogunato.

La reinvenzione giapponese della decorazione a smalti su oggetti di medie e grandi dimensioni risale al 1832 circa ed è dovuta a Kaji Tsunekichi (1803-1883) di Owari (Nagoya). Kaji prese a modello e studiò i cloisonné cinesi, disseminando le tecniche di lavorazione tra svariati discendenti e allievi: questi a loro volta contribuirono molto all’evoluzione artistica ed espressiva dello smalto durante il Periodo Meiji (1868-1911). Tsukamoto Kaisuke (1828-1887) per primo creò smalti con caratteri estetici squisitamente nipponici. Gli smalti giapponesi furono presentati all’Esposizione Universale di Vienna nel 1873 e ciò contribuì notevolmente a diffonderne l’apprezzamento presso selezionati ambienti del collezionismo internazionale. Nagoya restò il principale centro di produzione, ma ebbero rinomanza anche le manifatture fondate in quegli anni a Kyōto e Tōkyō;. Dal 1871 un impulso tecnico straordinario si dovette anche alla presenza di Gottfried Wagener (1831-1892), chimico e fisico tedesco che collaborò attivamente con gli ambienti dell’artigianato artistico, studiando in particolare gli smalti, il loro rendimento cromatico ed estetico, oltreché le tecniche industriali della loro produzione. Grazie all’insieme di queste circostanze, nel breve arco di circa 35 anni emersero diversi artisti di talento, ciascuno dei quali contribuì alla rapida, magnifica evoluzione dell’arte dello smalto con invenzioni originali: furono straordinariamente perfezionati la gamma cromatica, la lucentezza e perfezione della superficie smaltata e, inoltre, s’inventarono nuove virtuosistiche tecniche, come lo smalto senza fili (musen shippō), lo smalto a rilievo (moriage) e lo smalto senza supporto (shotai-jippō). L’epoca d’oro degli smalti giapponesi coincise proprio col Periodo Meiji: tra i più noti artisti, rappresentati anche nelle collezioni Chiossone, ricordiamo Namikawa Yasuyuki di Kyōto (1845-1927), Namikawa Sōsuke di Tōkyō (1847-1910) e Takeuchi Chūbee di Nagoya

 

1a. Piattino con foglie di vite e grappoli 
Cina, periodo Ming, prima metà secolo XVI 
Bronzo dorato, smalti cloisonné - Ø 16.2. 
(2° galleria, vetrina 14) 
1b. Scatoletta sferoide con fiori autunnali e narcisi 
Cina, periodo Ming, prima metà secolo XVII 
Bronzo dorato, smalti cloisonné - a. 7.7, Ø 11.15 
(2° galleria, vetrina 14) 
1c. Sottocoppa con foglie, piccoli funghi lingzhi, fiori immaginari stilizzati e volute 
Cina, periodo Ming, era Wanli (1572-1619) 
Lega di rame, smalti cloisonné - a. 1.4, Ø 16 
(2° galleria, vetrina 14)
SCUOLA DI NAMIKAWA SŌSUKE (1847-1910) 
Pannello ovale con gruppo di bambini 
1890-95 
Sul verso, marchio a quattro caratteri in smalto nero: Shippō Kaisha, "Compagnia del Cloisonné" - Etichetta rettangolare di carta, con la scritta a pennello: niban, "numero due" e il sigillo quadrato, impresso in rosso, Namikawa Sōsuke (158a) - Bronzo, smalti senza fili (musen shippō), fondo bianco, disegno policromo con effetti di sfumato (bokashi) - Pannello: 40.5 x 29.8 - Cornice: 47.8 x 37.2 
(deposito)
MANIFATTURA DI NAGOYA, circa 1890 
Coppia di vasi con coperchio, con scene di fiori e uccelli 
Bronzo dorato, smalti cloisonné, parzialmente senza fili (shōsen shippō), fondo celeste intenso, disegni policromi con effetti di sfumato (bokashi) - a. 40.5, Ø max 22.5 
(deposito)
Scaldamani 
Giappone, secolo XIX 
Lega di rame sbalzato, coperchio decorato a smalti cloisonné - 12.3/18 x 18.5 x 13 
(deposito)
Cuccuma da sake (chōshi) con nubi, foglie e fiori stilizzati 
Giappone, secondo quarto secolo XIX 
Lega di rame, smalti cloisonné - a. 6.2 / 10.5, ing. max 15.5