Lorenzo Delleani

Delleani
Nascita: 
Pollone, 1840
Morte: 
Torino, 1908
Formatosi all'Accademia Albertina di Torino presso Arienti, Gamba e Gastaldi, nel 1855 esordisce alla Promotrice e nel 1860 si segnala come pittore di storia.
Spinto soprattutto dallo studio della pittura antica, all'inizio degli anni Settanta dell'Ottocento soggiorna a Venezia e a Firenze elaborando complesse scene in costume e di taglio storico, con spiccata attenzione per i dettagli.
Nel 1874 è a Parigi, e ha modo di conoscere i mercanti Goupil e Gerome.
Espone al Salon, ma anche in questo caso l'attenzione dell'artista pare concentrarsi più sulle opere d'arte antica conservate al Louvre che sul dibattito artistico contemporaneo.
Verso la fine del decennio esegue alcune tavolette in cui già la critica vuole riconoscere quella ricerca di immediatezza nella trascrizione della realtà che diventerà sigla caratterizzante della sua produzione successiva.
Se la tradizione storiografica per molto tempo ha voluto vedere nella Esposizione di Torino nel 1880 il punto di rottura con l'accademismo precedente, per l'attenzione che Delleani rivolge da quel momento ad alcune opere di Antonio Fontanesi e di Domenico Morelli, dovettero incidere sulle scelte dell'artista anche le critiche comparse nei giornali dell'epoca che gli suggerivano una maggiore immediatezza espressiva secondo un gusto ormai diffuso e ben acquisito anche negli ambienti accademici.
Il dipinto "Quies" presentato a Milano nel 1881 viene interpretato dalla critica come opera che segna la rottura di Delleani con la tradizione della pittura storica e come punto di partenza per la ricerca sul vero orientata soprattutto verso la pittura di paesaggio en plein-air.
Nelle opere successive, infatti, si assiste al perfezionarsi dello stile dell'artista caratterizzato dal tocco rapido e attento ai valori cromatici e luminosi; nel contempo nella sua pittura si manifesta la predilezione per alcuni temi, soggetti legati alla sua terra - il Biellese, il Santuario di Oropa, il lago del Mucrone - che animano piccole tavolette realizzate direttamente dal vero e caratterizzate da una sostanziosa materialità del colore, steso in modo da poter essere lavorato con le setole e la stecca del pennello e con spatola, attraverso segni che modellano i vari elementi della natura.
Il favore incontrato presso il pubblico e la critica coeva sostiene e sollecita la sua attività espositiva, fino all'invio di quaranta opere alla Biennale di Venezia del 1905.