Mosè Bianchi

Bianchi
Nascita: 
Monza, 1840
Morte: 
Monza, 1904
Compie il tirocinio artistico a partire dal 1856 all'Accademia di Brera, sotto la guida, tra gli altri, di Giuseppe Bertini che lo indirizza inizialmente verso una adesione alla pittura di storia resa con accenti più modernamente veristi.
Negli anni successivi si dedica sia alla pittura di figura che a quella di genere individuando nel soggetto "chiesistico" uno dei filoni più fortunati della sua carriera.
Dopo brevi viaggi a Firenze e a Roma, l'assegnazione del premio Oggioni - che vince nel 1866 con il dipinto "La visione di Saulle" - gli consente importanti viaggi di studio a Venezia e a Parigi.
Nella capitale francese l'incontro con la pittura di Fortuny e Meissonier gli offre la possibilità di arricchire la sua produzione di genere di quegli effetti di virtuoso descrittivismo così consono alla sua natura: i dipinti con ambientazioni in stile settecentesco incontrano il favore del mercante Goupil che resterà in contatto con lui per parecchi anni.
Ritornato in patria inizia il periodo più felice della sua produzione artistica, in cui il gusto per la pennellata mobile e spezzata si unisce a una ricerca pittorica sull'impostazione cromatica e tonale.
Con l'avvicinarsi degli anni Ottanta ha modo di compiere alcune importanti esperienze, come la decorazione di alcuni saloni della villa Giovannelli di Lonigo nel Veneto, di accostarsi al paesaggio lagunare privilegiando gli ambienti di Chioggia per recuperare attraverso un verismo di più stretta accezione, soggetti in cui il quotidiano umano e la natura si fondono in modo indissolubile.
Anche alla periferia di Milano - sempre dal 1880 in poi - Bianchi dedica numerose opere, peraltro in rapporto con le sue esperienze fotografiche; dal 1890 quindi si accosta all'ambiente montano in occasione di alcuni soggiorni a Gignese sul Lago Maggiore elaborando dipinti che si costituiscono come epigoni delle esperienze artistiche del naturalismo lombardo di metà secolo.
Nel 1898 accetta la cattedra di pittura all'Accademia Cignaroli di Verona, che può occupare solo per pochi mesi, poichè viene colpito da una paralisi che lo porterà dopo qualche anno alla morte.