Giovanni Boldini

Boldini
Nascita: 
Ferrara, 1842
Morte: 
Parigi, 1931
Dopo aver lavorato col padre pittore a Ferrara, nel 1862 si reca a Firenze dove frequenta, all'Accademia di Belle Arti, i corsi dei pittori di storia Stefano Ussi e Enrico Pollastrini.
Nel capoluogo toscano vive l'avventura macchiaiola nel momento migliore; frequenta il caffè Michelangelo, luogo deputato del dibattito intorno alle poetiche realiste e alla nuova pittura di macchia, avvicinandosi inizialmente al ritrattista Michele Gordigiani, a Telemaco Signorini e a Cristiano Banti cui lo legherà una lunga amicizia.
Rispetto ai Macchiaioli, che si interessano soprattutto al paesaggio, Boldini preferisce i ritratti; - anche se non mancano nella sua produzione vari paesaggi - e l'amicizia con i diversi artisti gli consente di ritrarli in modo vivace e nuovo.
L'eccessiva freschezza del colorito, spesso rimproveratagli da Signorini, diventa uno uno dei tratti salienti che contraddistingue le opere di Boldini del periodo fiorentino, non completamente orientate verso le soluzioni stilistiche dei Macchiaioli.
Sin dal periodo fiorentino Boldini, tramite l'applicazione di punti di vista molto ribassati, si avvia verso una pittura di "sbilanciamento delle parti" che troverà nuove soluzioni spaziali nelle sue opere successive.
Frequenta contemporaneamente anche l'ambiente raffinato della colonia straniera in Toscana, dai russi Laskaraki, agli inglesi Falconer, ai Drummond-Wolf.
Con lo stesso Falconer - per il quale affresca la sala da pranzo della villa nella campagna pistoiese - si reca nel 1867 a Parigi per visitare l'Esposizione Universale e ha modo di conoscere Edgar Degas, Alfred Sisley, Eduard Manet, Gustave Caillebotte e ammira le opere di Corot.
Nel 1870 si reca a Londra e ritrae con successo le signore dell'aristocrazia e della borghesia emergente; dopo un breve soggiorno in Italia, riparte per Parigi dove si stabilisce definitivamente dal 1871.
Qui ben presto lavora per Goupil, mercante alla moda che commissiona opere anche ad altri italiani come Giuseppe De Nittis e Giuseppe Palizzi oltre che ai già affermati artisti francesi.
Se inizialmente i principali temi dei dipinti boldiniani rappresentano soggetti di genere, spesso in costume settecentesco o scene di vita parigina alla De Nittis, assai gradite al mercato di allora, intorno alla fine degli anni Settanta, Boldini ha ormai maturato il suo distacco dalla pittura di carattere descrittivo e dai modi macchiaioli, per elaborare uno stile a grandi e veloci pennellate, che sarà la sua inconfondibile sigla per le movimentate scene di vita cittadina così come per i raffinatissimi ritratti.
Nella capitale francese si afferma infatti principalmente come il ritrattista più richiesto dell'aristocrazia cittadina ed internazionale, dal bel mondo del teatro e dello spettacolo.
E' nominato commissario per la sezione artistica italiana all'Esposizione Universale di Parigi del 1889 e nel 1890 partecipa con un'ingente somma alla colletta promossa dagli artisti francesi per l'acquisto dell'"Olympia" di Manet, il celebre dipinto che aveva scosso gli ambienti culturali parigini per la sua prepotente modernità.
Nel 1895 è nel comitato patrocinatore della Biennale di Venezia alla quale partecipa nel 1903, nel 1905 e nel 1912.
La sua attività, fra Parigi, Londra e l'Italia, rimane intensa fino agli ultimi anni di vita; nel 1929 sposa la giovane giornalista italiana Emilia Cardona (1899 - 1977) che dopo la morte dell'artista si farà attiva promotrice di mostre e studi dedicati al marito nonchè della realizzazione del Museo Boldini a Ferrara.