Telemaco Signorini

Signorini
Nascita: 
Firenze, 1835
Morte: 
Firenze, 1901
Figlio di Giovanni, apprezzato vedutista della Firenze granducale, ha fin da bambino contatti con l'ambiente artistico e letterario del tempo. Studia inizialmente sotto la guida del padre e segue i corsi di disegno dal nudo presso l'Accademia di Belle Arti.
Risalgono al 1853 le prime frequentazioni di Signorini con alcuni dei futuri macchiaioli, come Odoardo Borrani e Vincenzo Cabianca, con i quali inizia a disegnare dal vero prediligendo la campagna fra Certaldo e San Gimignano; proprio dal 1855 inizia a frequentare il Caffè Michelangelo, dove conosce Vito D'Ancona, suo compagno di viaggio a Venezia.
Nel 1859 partecipa agli eventi militari e parte per il fronte, portando con sé da Solferino un gran numero di disegni che gli saranno utili per la realizzazione di alcuni dipinti.
Al ritorno dalla guerra, nel 1860, con Borrani, Cabianca e Cristiano Banti sperimenta un metodo scientificamente analitico per la resa pittorica dei valori cromatici e luminosi, dipingendo dal vero nella campagna di Montelupo e a La Spezia e ritornando sui luoghi delle battaglie dell'anno precedente.
Sono frutto di questo periodo diversi paesaggi dal vero, bozzetti e dipinti a soggetto risorgimentale come "L'Artiglieria Toscana a Montechiari", dove lo stile dell'artista è incentrato su forti sbattimenti chiaroscurali sorretti da un acceso e felice cromatismo.
Nel 1861 è a Parigi, conosce personalmente l'anziano Corot e si interessa alla contemporanea pittura di paesaggio che lo porta a ricercare una più equilibrata resa del dato naturale.
Rientrato in Italia, in compagnia di Borrani e di Silvestro Lega dipinge vedute e paesaggi della zona di Piagentina.
Nel 1865 si impegna con energia anche nel tema sociale, col dipinto famoso del "Salone delle agitate in S. Bonifazio", ambientato in un manicomio di Firenze.
Nel 1867 fonda con il critico Diego Martelli "Il Gazzettino delle Arti e del Disegno" e vi collabora attivamente così come scrive sul "Giornale Artistico" diretto da Adriano Cecioni.
Signorini soggiorna a Parigi e a Londra a partire dal 1873; se nella capitale francese egli ha come punto di riferimento la pittura di Giuseppe De Nittis e di Giovanni Boldini, è l'Inghilterra a risultargli più congeniale e vi tornerà, infatti, nel 1881 dedicandosi a vedute urbane di Londra, di Edimburgo e di Bath.
Nodi centrali dell'esistenza e della carriera artistica di Signorini sono tuttavia costituiti dai luoghi del paesaggio italiano in cui soggiorna ciclicamente, con ritorni periodici, per assorbirne caratteristiche e aspetti peculiari.
In questo senso va ricordata la produzione legata a Settignano, alle Cinque Terre, e a Riomaggiore in particolare, al Monte Amiata e all'Isola d'Elba.
Durante gli ultimi anni della sua vita l'artista non cessa mai di essere punto di riferimento per le generazioni più giovani, come Plinio Nomellini o Giuseppe Pellizza da Volpedo, interpreti delle novità divisioniste e simboliste.