Giovanni Segantini

Segantini
Nascita: 
Arco, 1858
Morte: 
monte Schafberg, 1899
L'infanzia e l'adolescenza di Segantini sono segnate dalle ristrettezze economiche e dalla mancanza di un vero e proprio nucleo familiare.
Dopo un periodo trascorso presso l'Istituto Marchiondi, riformatorio milanese, nel 1873 viene affidato al fratellastro Napoleone, che gestisce un piccolo laboratorio fotografico a Borgo Valsugana.
Dal 1875 si trasferisce a Milano, dove frequenta a Brera i corsi dell'Accademia sotto la guida di Giuseppe Bertini.
Nel 1879 partecipa alla mostra annuale braidense dove viene subito notato, insieme all'amico Emilio Longoni, da Vittore Grubicy de Dragon, che lo aiuta economicamente e lo lega con un contratto in esclusiva alla galleria che gestisce con il fratello Alberto.
Da quel momento le esperienze artistiche di Segantini si avvalgono di prolungati soggiorni in luoghi montani che gli consentono lo studio e il dialogo con la natura, supportato dallo studio dei pittori francesi dell'Ottocento che può trovare, in originale o riprodotti, nella collezione di Vittore Grubicy.
L'adesione al dato di natura, fondamento della ricerca segantiniana, lo sollecita ad avvicinarsi alla tecnica divisionista, adottata dal pittore con approccio più intuitivo e lontano dal modello "scientifico" francese, affidata ai filamenti di colore piuttosto che a puntini disoposti sulla tela con regolarità: il dipinto "Le due Madri" del 1889 (Milano, Galleria d'Arte Moderna) può essere considerato il primo manifesto dell'adesione di Segantini al divisionismo.
Nel 1891 stabilisce un rapporto con Gaetano Previati - tale rapporto si instaura in occasione della esposizione, alla Triennale di Brera, della famosa tela "Maternità" (Novara, Banca Popolare di Novara) in cui Previati definisce la sua tecnica divisionista, fatta di lunghi filamenti colorati e luminosi che dissolvono la forma per accentuare il carattere di spiritualità del tema -, schierandosi a favore del Simbolismo e accentuando i suoi interessi culturali che lo portano ad affrontare i testi letterari più significativi del clima fin-de-siécle.
La permanenza sempre più frequente in luoghi montani gli consente di recuperare, attraverso l'osservazione della natura, i dati per cromatismi puri, atmosfere terse e cristalline, luminosità intense ed eccezionali.
Segantini si stabilisce dunque in Engadina, presso Maloja, dove lavora isolato, ma con grande fervore creativo e successo di mercato; in questo periodo vedono la genesi alcune tra le sue opere più famose come "L'amore alla fonte della vita", del 1896 e "L'angelo della vita" del 1894 - entrambe conservate alla Galleria d'Arte Moderna di Milano - nel quale affronta il tema delle "buone madri", ripreso più volte negli anni successivi, parallelo alla serie delle "Cattive madri"(1891-1897), soggetto rivelatore di un rapporto molto problematico dell'artista con la madre.
Per l'Esposizione di Parigi del 1900 l'artista concepisce "Il trittico della natura", punto di arrivo e sintesi della sua particolare attenzione per le poetiche simboliste veicolate dal filamento divisionista. Dell'opera restano i tre disegni di presentazione - "La vita", "La natura" e "La morte" (1898 - 1899 Lucerna, Galleria Fischer) - e i tre dipinti rimasti incompiuti nel 1899 per la morte del pittore in montagna, sullo Schafberg, mentre stava completandoli "sul vero".