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Le sale del piano nobile

SALA 9.
Firenze tra ’400 e ’500 e la scuola raffaellesca

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Filippino Lippi (Prato, 1457 – Firenze, 1504)
S.Sebastiano tra i SS.Giovanni Battista e Francesco
Madonna con il Bambino e Angeli
Olio su tavola di pioppo, cm. 298 x 185; cm. 95 x 185
Acquisto dalla chiesa di San Teodoro (1920) - PB 261

Francesco Lomellini, che nel 1510 aveva fatto edificare una cappella dedicata a San Sebastiano nella chiesa genovese di San Teodoro, distrutta nell’800, è il committente di questa pala d’altare, che raffigura il patrono "personale" del Lomellini, cioè Francesco, unitamente a Sebastiano, titolare del sacello gentilizio della famiglia, e a Giovanni Battista, patrono della città di Genova. Nel 1810 il quadro fu trasferito a Parigi. Tornò a Genova nel 1816, senza la cornice originale, e fu depositata a Palazzo Bianco, nel 1892. Nel 1920 fu acquistato dal Comune di Genova. È una delle ultime opere dell’artista pratese, compiuta a Firenze nel gennaio del 1503, l’anno prima della morte, e ne reca evidente la sigla stilistica e psicologica. Inviata a Genova nel febbraio, fu posta nella cappella gentilizia. Esisteva in origine anche una predella con la Pietà, probabilmente dispersa intorno al 1797-1799, in seguito ai tumulti rivoluzionari. Filippino Lippi, uno degli artisti più interessanti della pittura fiorentina del secondo Quattrocento, raffigura in quest’opera San Sebastiano, trafitto dalle frecce, affiancato a sinistra da San Giovanni Battista e a destra da San Francesco. La cimasa raffigura la Vergine col Bambino e due angeli oranti. Le rovine classiche costituiscono una sorta di ambientazione scenografica per i tre santi ma divengono anche il simbolo del trionfo cristiano su quello pagano. A ciò allude, per esempio la presenza della lucertola, arrampicata in basso a sinistra, che gode della luce, cioè Dio, in opposizione alla biscia, nascosta, vicino, nelle crepe dei muri antichi. Il basamento su cui è legato il martire è ornato da presenze diaboliche, due arpie, che affiancano una tabella epigrafica che colloca il martirio sotto gli imperatori pagani Diocleziano e Massimiano.

- La lunetta è attualmente in prestito per la mostra : "Svegliando l’animo di molti a belle imprese.”
Il primato dei toscani nelle “Vite” del Vasari

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Giorgio Vasari (Arezzo, 1511 - Firenze, 1574
Ritratto di gentiluomo fiorentino
Olio su tavola di pioppo, cm. 88 x 64
Legato Duchessa di Galliera (1889) - PB 262

Questo Ritratto, realizzato da Giorgio Vasari, presenta una figura maschile posta di tre quarti: i pochi elementi presenti nel dipinto, come il fazzoletto candido, elemento di spicco all’interno della bellissima gamma cromatica di rosati, o i guanti tenuti con noncurante eleganza, consentono di pensare che si tratti di un gentiluomo fiorentino. La scarsella aperta era, peraltro, il tipo di borsa in uso nella città toscana tra la fine del Quattrocento e le soglie del Cinquecento. Allo stesso periodo appartengono i capi di vestiario, in particolare lo zuccotto e la camicia, caratterizzata dal brevissimo collo che fuoriesce dalla giubba. Vasari, pittore, letterato e autore delle celeberrime Vite de’ più eccellenti architetti, scultori e pittori, volle forse ritrarre il gentiluomo in un’epoca un poco precedente, secondo il filone ritrattistico in voga dagli inizi del Cinquecento. Infatti, Firenze, persa ormai ogni traccia della libertà repubblicana e sempre più provinciale, intorno al 1550 cerca in ogni occasione la celebrazione esteriore della gloria passata.

CleopatraDomenico Puligo (1492 - 1527)
Cleopatra (trasformata in Maddalena)
Olio su tavola, cm. 65 x 47
Legato G. Ricci (1892) - PB 287

La Madonna col Bambino e S. GiovanninoScuola raffaellesca
La Madonna col Bambino e S. Giovannino
Olio su tavola, cm. 128 (diametro)
Acquisto da Fiammetta Linguardo (1968) - PB 2748

Ritratto di anziano gentiluomoDomenico Alfani (attribuito) (Perugia, 1480 – 1553)
Ritratto di anziano gentiluomo (Ritratto di Andrea Doria ?)
Olio su tavola, cm. 105 x 71
Dono di L. Frugone (1949) - PB 897

Pittura genovese del ‘600

SALA 10
Giulio Benso, Giovan Battista Carlone, Simone Barabino

Entrata di Cristo in GerusalemmeGiulio Benso (Pieve di Teco, 1592 – Pieve di Teco, 1668)
Entrata di Cristo in Gerusalemme
Olio su tela, cm. 71 x 62,5
Legato A. Doria (1959) - PB 2589

Cristo cade sulla strada del CalvarioGiulio Benso (Pieve di Teco, 1592 – Pieve di Teco, 1668)
Cristo cade sulla strada del Calvario
Olio su tela, cm. 61 x 76
Legato A. Doria (1959) - PB 2590

San Siro e il basilisco Giovanni Battista Carlone (Genova, 1603 circa – Parodi Ligure, 1684 circa)
San Siro e il basilisco (bozzetto)
Olio su tela, cm. 60 x 107
Acquisto da G. Pratolongo (1913) - PB 342

Adorazione dei pastoriSimone Barabino (Genova, 1585 – 1660)
Adorazione dei pastori
Olio su tavola di pioppo, cm. 46 x 36
Legato Principe Odone di Savoia (1866) - PB 381

SALA 11
Bernardo Strozzi e Giovanni Andrea De Ferrari

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Bernardo Strozzi (Genova, 1581 – Venezia, 1644)
Santa Teresa in gloria
Olio su tela, cm. 345 x 210
Dalla Chiesa di S. Teresa all’Acquaverde - PB 49

La grande Santa Teresa in gloria è opera di Bernardo Strozzi e fu eseguita per l’altar maggiore di una chiesa genovese dedicata alla santa, oggi non più esistente. Teresa d’Avila, nell’abito nero delle carmelitane scalze, campeggia al centro del dipinto con gli occhi rivolti al cielo, mentre dall’alto piove una luce dorata che squarcia le nere nubi che le fanno corona. Il trionfo di angeli reca gli attributi che accompagnano la santa nella sua gloria. Il libro aperto fa riferimento alla sua attività di scrittrice e all’essere stata proclamata, insieme a poche altre donne, Dottore della Chiesa. Il dardo simboleggia la freccia che le ferisce il cuore, in cui è impresso il nome di Gesù, poiché si definiva Teresa di Gesù. Nel ‘600 si moltiplicano le immagini pittoriche e scultoree della mistica, riformatrice spagnola dell’ordine carmelitano, in seguito alla sua canonizzazione, avvenuta nel 1622. Va da sé che l’opera non poté essere eseguita prima di questa data. Si tratta, quindi, di una delle ultime tele realizzate nella sua città dal pittore e frate cappuccino, prima di rifugiarsi a Venezia nel 1633. Era una delle rare opere dell’artista visibili in luogo pubblico. Dopo la soppressione, il monastero divenne nel 1817 sede del Collegio Reale di Marina e il dipinto vi rimase fino al 1875.

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Bernardo Strozzi (Genova, 1581 – Venezia, 1644)
La Maddalena penitente
Olio su tela, cm. 97 x 73
Dall’ Oratorio di S. Silvestro (1945) - PB 501

Bernardo Strozzi dipinse questa suggestiva Maddalena penitente per il convento di San Silvestro, come testimonia un’antica scritta sul retro del dipinto. La Santa, dimessi i suoi abiti lussuosi, compare avvolta in un frastagliato panno grigio glicine. E’ emaciata nel volto e scarmigliata, gli occhi sono incavati e arrossati dalla lunga penitenza, il cranio in primo piano a ricordarle la caducità del mondo e il vasetto degli unguenti con cui cosparse i piedi di Cristo relegato al margine sinistro del dipinto. La composizione esprime un forte pathos e coinvolgimento emotivo. La figura è definita dall’abilità cromatica dell’artista nei profili taglienti in controluce: si noti, per esempio, il bellissimo gioco di luce fra le dita delle mani giunte o i bagliori sulla guancia della santa, sulla sommità del teschio e sull’argento del vaso di unguenti.

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Bernardo Strozzi (Genova, 1581 – Venezia, 1644)
La musica o Santa Cecilia
Olio su tela, cm. 130 x 100
Acquisto da G. Pratolongo (1913) - PB 296

In quest’opera Santa Cecilia è intenta a suonare una viola da braccio. I colori, di suggestione manieristica e baroccesca, sono vivi e brillanti e spiccano i toni del giallo e dell’arancio sullo sfondo scuro. L’attribuzione a Cecilia degli strumenti musicali, richiamo al significato di protettrice dei musicisti, deriva dall’errata interpretazione di un passo in cui si narra la sua passione: in particolare si riferisce che alla sua festa di nozze, "mentre gli organi suonavano", ella "in cuor suo soltanto a Dio rivolgeva il suo canto". La tela è databile pochi anni dopo il 1620.

Santa Cecilia con le teste di Valeriano e TiburzioBernardo Strozzi (Genova, 1581 – Venezia, 1644)
Santa Cecilia con le teste di Valeriano e Tiburzio
Olio su tela, cm. 117 x 97
Acquisto da F. Dagnino (1900) - PB 293

San Francesco in estasiBernardo Strozzi (Genova, 1581 – Venezia, 1644)
San Francesco in estasi
Olio su tela, cm. 137 x 108
Dono di G. B. Gnecco (1926) - PB 1911

Allegoria della Musica o Santa Cecilia con una viola da gambaBernardo Strozzi (Genova, 1581 – Venezia, 1644)
Allegoria della Musica o Santa Cecilia con una viola da gamba
Olio su tela, cm. 135 x 102
Acquisto da G. Pratolongo (1913) - PB 294

Allegoria della giustiziaGiovanni Andrea De Ferrari (Genova, 1598 – 1669)
Allegoria della giustizia
Olio su tela, cm. 270 x 172
Da Palazzo Ducale - PB 966

SALA 12
Gioacchino Assereto e Silvestro Chiesa

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Gioacchino Assereto (Genova, 1600 - 1649)
San Francesco in estasi confortato dall’angelo musico
Olio su tela, cm. 120 x 94,8
Acquisto da Palazzo Patrone (1923) - PB 292

Con il San Francesco in estasi confortato dall’angelo si apre la selezione di opere di Gioacchino Assereto, uno dei più dotati protagonisti della scuola pittorica genovese del secolo XVII. Giunto a Palazzo Bianco nel 1898, in seguito all’acquisto del palazzo Patrone in piazza della Zecca, è opera di grande qualità ma problematica in quanto alla datazione, da collocare forse poco prima del 1630. Eseguita con una tecnica sensibile, è una composizione assai concentrata, alla cui drammatica versione luminosa aggiungono note acute le lumeggiature bianche. Interpreta l’estasi come evento lacerante: le carni livide del santo, la sua veste, le sue mani con le stigmate, il teschio che emerge dall’ombra esprimono un preciso concetto di Imitatio Christi, che culmina nel contatto fisico fra il Cristo e Francesco, la cui testa, con chiaro intendimento simbolico, copre quella del Crocifisso.

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Gioacchino Assereto (Genova, 1600 - 1649)
Servio Tullio con le chiome in fiamme
Olio su tela, cm. 162 x 136
Acquisto da P. Rubinacci (1959) - PR 337

Il soggetto del dipinto, tratto da Tito Livio, è assai raro nella pittura genovese. Riconoscendo un segno divino, la regina Tanaquil ferma il servitore che si accinge a spegnere il fuoco sprigionatosi dalle chiome del figlio di una delle serve, il piccolo Servio Tullio addormentato e ignaro del clamore. 1640 è la data probabile di esecuzione della tela, il cui soggetto potrebbe alludere al conflitto fra nobili vecchi e nuovi o agli sforzi dei popolari di accedere alla classe nobiliare. È uno dei capolavori dell’Assereto e ha un fortissimo impatto emozionale, dovuto anche alla predominanza del colore caldo illuminato da bagliori. Da questa versione deriva la copia della Cassa di Risparmio di Genova, in cui la tensione espressiva in parte si dissolve, sia per l’adattamento a un diverso formato, sia per le varianti nel gruppo dei personaggi di destra.

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Gioacchino Assereto (Genova, 1600 - 28 Giugno, 1649)
Cristo deriso
Olio su tela, cm. 181 x 144
Acquisto da M. Martinetti (1966) - PB 2667

La composizione densa, ma non soffocata, meno lacerata rispetto ad altre opere di Assereto, pone al centro la figura di Cristo (grandiosa nelle proporzioni ma classicamente elegante nella positura del corpo dalle morbide carni permeate di luce) attorniata da carnefici brutali e nerboruti, dalla quale emana, soprattutto nell’espressione vibrante di dolore del viso, una emotività sofferente ma contenuta. Databile alla fine del 1620, e acquistato nel 1966, il dipinto dell’autore genovese appare permeato di cultura lombarda, ma sembra stimolato anche dalla lezione di Giulio Cesare Procaccini e risente dello studio di opere di Van Dyck presenti a Genova.

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Gioacchino Assereto (Genova, 1600 - 1649)
Esaù vende la primogenitura
Olio su tela, cm. 98 x 124
Dalla chiesa della SS. Annunziata del Vastato (1892) - PB 1372

Questo dipinto nel secolo scorso era custodito nella sacrestia della chiesa genovese dell’Annunziata del Vastato ed è databile al 1640. Come molte delle opere tarde dell’artista, la scena, illuminata da una luce interna piuttosto che da una fonte luminosa naturale o artificiale, emerge parzialmente dall’ombra scura del fondo, che intride di bruno anche i colori delle figure. I protagonisti dell’episodio sono colti in posture più calme che nelle opere precedenti e acquisiscono un nuovo accento, d’intimità e di meditata monumentalità piuttosto che di esasperata tensione espressiva.

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Silvestro Chiesa (Genova, 1623 - 1657)
Il beato Gioacchino Piccolomini risana un fanciullo epilettico
Olio su tela, cm. 222 x 172
Dal deposito dell’ex chiesa di S. Maria dei Servi - PB s.n.

Il dipinto che ritrae il miracolo compiuto dal beato Gioacchino Piccolomini è l’unica opera giunta a noi del pittore Silvestro Chiesa. La tela, che esalta le eccellenti doti dell’autore, è improntata a un attento realismo, proprio della cultura sivigliana e, soprattutto nella scelta dei toni di colore, rivela l’impronta del maestro Luciano Borzone. La luce proiettata sui due giovinetti sottolinea la miseria e il dolore del momento, mentre la mano del santo colta nell’atto di benedire definisce lo spazio nel quale si svolge la scena.

Lapidazione di S. StefanoGioacchino Assereto (Genova, 1600 - 1649)
Lapidazione di S. Stefano
Olio su tela, cm. 77 x 61
Acquisto dall’antiquario De Masi (1923) - PB 1587

Estasi di S. Caterina da SienaGioacchino Assereto (Genova, 1600 - 1649)
Estasi di S. Caterina da Siena
Olio su tela, cm. 100 x 74,5
Da Villa Garibaldi di Sestri Ponente (1953) - PB 1076

Morte di CatoneGioacchino Assereto (Genova, 1600 - 1649)
Morte di Catone
Olio su tela, cm. 203 x 279
Acquisto dall’antiquario Geri (1924) - PB 1909

SALA 13
Pittura di genere a Genova nel ‘600

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Antonio Travi, detto il Sestri o il sordo di Sestri (Sestri Ponente, 1609 – Genova, 1665)
L’ adorazione dei pastori
Olio su tela, cm. 119 x 97
Dono di F. White (1920) - PB 361

L’Adorazione dei pastori è un’opera giovanile di Antonio Travi (detto Il Sestri dal luogo di origine), pittore apparentemente semplice e di carattere popolare, ma di profonda cultura: nell’opera si nota l’influenza del maestro Bernardo Strozzi, di Sinibaldo Scorza, di Anton Maria Vassallo e di Giovanni Andrea De Ferrari, ma anche della pittura fiamminga. Donata al Comune nel 1920 da Federico White, il dipinto è una rara composizione di sole figure, luminosa e naturalistica

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Gio Benedetto Castiglione, detto il Grechetto (Genova, 1609 – Mantova, 1664)
Sacrificio di Noè
Olio su tela, cm. 106 x 133
Dagli Ospedali Civili di Genova - PB 66

L’Adorazione dei pastori
Già designato come Uscita degli animali dall’arca, il piccolo e luminoso dipinto illustra il momento in cui, dopo il sacrificio reso da Noé a ringraziamento della salvezza ottenuta, Dio parla al patriarca e ai suoi figli per annunciare il patto di alleanza stretto con tutte le creature della terra purificata dal diluvio. In quest’opera, datata intorno alla fine del 1640, il Grechetto affronta un tema della Genesi ricco di allusioni cristologiche e eucaristiche, che affronta valorizzando al massimo l’eredità della propria formazione genovese, in cui si rintracciano influssi di Scorza, Roos e Poussin. Apparteneva alla collezione degli Ospedali Civili di Genova.

Paesaggio con pescatori e rovineAntonio Travi, detto il Sestri o il sordo di Sestri (Sestri Ponente, 1609 – Genova, 1665)
Paesaggio con pescatori e rovine
Olio su tela, cm. 124 x 112
Legato C. Ageno De Simoni (1913) - PB 1693

Studio di animaliGio Benedetto Castiglione, il Grechetto (Genova, 1609 – Mantova, 1664)
Studio di animali
Olio su tela, cm. 29,5 x 38,5
Acquisto da G. Pratolongo (1913) - PB 362

Studi per tre teste di vitelloGio Benedetto Castiglione, il Grechetto (Genova, 1609 – Mantova, 1664)
Studi per tre teste di vitello
Olio su carta incollata su tela, cm. 24 x 35
Acquisto da G. Pratolongo (1913) - PB 363

GallinaceiGio Agostino Cassana (Venezia, post 1659 – Genova, 1720)
Gallinacei
Olio su tela, cm. 73 x 84
Acquisto da Mario Carena (1957) - PB 1104

Erminia tra i pastoriSinibaldo Scorza (Voltaggio, 1589 – Genova, 1631)
Erminia tra i pastori
Olio su tela, cm. 37 x 55
Dono di C. Nigro (1959) - PB 2150

Paesaggio o mercatoSinibaldo Scorza (Voltaggio, 1589 – Genova, 1631)
Paesaggio o mercato
Olio su tela, cm. 37 x 55
Dono di C. Nigro (1959) - PB 899

Scena mitologicaAnton Maria Vassallo (Genova, 1617/18 - Milano, 1660)
Scena mitologica
Olio su tela, cm. 53 x 83
Acquisto da S. Bolgè (1956) - PB 1097

Fuga in EgittoAnton Maria Vassallo (Genova, 1617/18 - Milano, 1660)
Fuga in Egitto
Olio su tela, cm. 121 x 97
Legato E. L. Peirano (1926) - PB 1973

SALA 14
Orazio De Ferrari, Anton Maria Vassallo, Giovan Battista Carlone

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Orazio De Ferrari (Voltri, 1606 – 1657)
Cristo e l’adultera
Olio su tela, cm. 147 x 186
Acquisto da coll. Sestieri (1959) - PB 2591

Il soggetto sacro, dipinto con colori vivi e luminosi, è uno dei più frequenti nella pittura di Orazio De Ferrari, allievo di Andrea Ansaldo, nella cui opera sono evidenti le influenze di Van Dyck, Rubens e Reni. La tela, realizzata nel 1650, venne acquistata nel 1959, ma la sua provenienza è ancora ignota; si tratta di uno dei capolavori della maturità dell’artista genovese che, proprio in questo genere di composizioni medio - grandi, trovava la dimensione più congeniale per esprimere le proprie capacità espressive. Il dipinto presenta al centro della composizione le figure di Cristo e dell’adultera, attorno alle quali si dispongono a semicerchio gli altri personaggi, mentre il basamento architettonico sulla destra in scorcio misura lo spazio.

La Maddalena penitenteAnton Maria Vassallo (Genova, 1617/18 - Milano, 1660)
La Maddalena penitente
Olio su tela, cm. 229 x 144
Dono della Cassa di Risparmio di Genova e Imperia (1968) - PR 402

Natura morta con capra, gallina, brocca e bacileAnton Maria Vassallo (Genova, 1617/18 - Milano, 1660)
Natura morta con capra, gallina, brocca e bacile
Olio su tela, cm. 19 x 36
Legato Principe Odone di Savoia (1866) - PB 98

Martirio di San Giovanni BattistaOrazio De Ferrari (Voltri, 1606 – 1657)
Martirio di San Giovanni Battista
Olio su tela, cm. 211,5 x 161,5
Dall’Istituto degli Orfani di Genova - PB s.n.

Guarigione del cieco natoOrazio De Ferrari (Voltri, 1606 – 1657)
Guarigione del cieco nato
Olio su tela, cm. 148 x 187
Acquisto da M. e C. Sestieri (1959) - PB 2592

Santa Rosalia in gloriaAnton Maria Vassallo (Genova, 1617/18 - Milano, 1660)
Santa Rosalia in gloria
Olio su tela, cm. 143 x 106
Legato G.B. Assarotti (1875) - PB 239

Tobia guarisce suo padre TobitGiovanni Battista Carlone (Genova, 1603 – 1680 circa)
Tobia guarisce suo padre Tobit
Olio su tela, cm. 122 x 148
Legato E.L. Peirano (1928) - PB 1969

Angeli MusiciGiovanni Battista Carlone (Genova, 1603 – 1680 circa)
Angeli Musici
Olio su tela, cm. 42 x 97
Legato Carlotta Ageno De Simoni (1913) - PB 1641

Sante in gloriaGiovanni Battista Carlone (Genova, 1603 – 1680 circa)
Sante in gloria
Olio su tela, cm. 59 x 98
Legato Carlotta Ageno De Simoni (1913) - PB 1640

SALA 15
Maestri spagnoli del ‘600

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Francesco Zurbaran (Fuente de Cantos 1598 - Madrid 1664)
Sant’Orsola
Olio su tela, cm. 171 x 106
Legato Duchessa di Galliera (1889) - PB 235

Il dipinto raffigurante Sant’Orsola è opera mirabile di Francisco de Zurbaràn, realizzata tra il 1635 e 1640. La santa è avvolta in vesti riccamente panneggiate, trattenute dalla preziosa cintura, e volge lo sguardo di serena determinazione allo spettatore. Sant’Orsola è a figura intera, di spalle, come una ricca fanciulla sivigliana, mentre si punta contro il bel volto lo strumento del martirio. Infatti, venne trafitta nella città di Colonia dai dardi degli Unni, poiché si era rifiutata di sposare Attila. Le forme della santa sono evocate e bloccate per forza di luce in una posa originalissima: quasi un estatico passo di danza in quel sollevare la veste con la mano sinistra. Il suo corpo getta ombra in uno spazio astratto, totalmente illimitato, nel quale le tre dimensioni non sono definite e quasi per magia, anche la quarta dimensione, quella del tempo, viene annullata. L’opera venne acquistata dai duchi di Galliera alle aste parigine, insieme ad altre tre opere dello stesso autore.

Attualmente in prestito per la mostra: "Zurbarán (1598 – 1664)"
- Ferrara, Palazzo dei Diamanti
15 settembre 2013 – 6 gennaio 2014

- Bruxelles, Palais des Beaux-Arts
31 gennaio – 25 maggio 2014
Per saperne di più : "Zurbarán (1598 – 1664)"


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Bartolomeo Stefano Murillo (Siviglia, 1618 – Cadice, 1682)
La fuga in Egitto
Olio su tela, cm. 171 x 107
Legato Duchessa di Galliera (1889) - PB 241

Eseguita per la chiesa della Merced Calzada di Siviglia, entrò a far parte della collezione del maresciallo Soult nel 1810, all’epoca dell’occupazione francese della Spagna. È tra i capolavori della fase giovanile di Bartolomè Esteban Murillo, databile intorno al 1645-50, e offre una lettura intimistica e naturalisticamente attualizzata dell’episodio evangelico della fuga in Egitto. Il ritratto di Gesù neonato, avvolto di luce, è molto efficace. Di questo dipinto, acquistato nel 1852 all’asta di Parigi dal duca di Galliera e portato a Genova dalla vedova Maria Brignole Sale, si conosce una seconda versione autografa conservata a Detroit.

Sant'EufemiaFrancesco Zurbaran (Fuente de Cantos 1598 - Madrid 1664)
S. Eufemia
Olio su tela, cm. 172 x 106
Legato Duchessa di Galliera (1889) - PB 225

S. Francesco d'Assisi riceve dall'angelo i sette privilegiJusepe de Ribera, copia da (Xàtiva, 1591 – Napoli, 1652)
S. Francesco d’Assisi riceve dall’angelo i sette privilegi
Olio su tela, cm. 240 x 178
Legato Duchessa di Galliera (1889) - PB 216

La Madonna riceve la comunione da S. GiovanniAlonso Cano, attribuito (Granada, 1601 – Granada, 1667)
La Madonna riceve la comunione da S. Giovanni
Olio su tela, cm. 83 x 45
Legato Duchessa di Galliera (1889) - PB 223

Viatico di San BonaventuraFrancesco Zurbaran (Fuente de Cantos 1598 - Madrid 1664)
Viatico di San Bonaventura
Olio su tela, cm. 293 x 311
Legato Duchessa di Galliera (1889) - PB 229

La pittura nelle Fiandre e in Olanda

SALA 16
Primitivi fiamminghi

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Gerard David (Oudewater, 1460 ca. - Bruges, 1523)
La madonna col Bambino e i SS. Gerolamo e Mauro abate
Olio su tavola, cm. 153 x 89; cm. 152 x 64; cm. 152 x 64
Dall’Abbazia di San Gerolamo della Cervara - PB 176

Un altro grande artista attivo a Bruges, Gerard David, dipinse tra il 1506 e il 1510 il grande Polittico di San Gerolamo della Cervara a cui le quattro opere appartengono. Il complesso pittorico era stato commissionato dal genovese Francesco Sauli per l’abbazia benedettina di San Gerolamo, situata sulla strada tra S. Margherita e Portofino. Gli altri tre scomparti che lo completavano sono oggi divisi tra il Metropolitan Museum di New York e il Louvre di Parigi. I tre scomparti principali rappresentano la Madonna detta dell’Uva, San Gerolamo, titolare della chiesa, e San Benedetto, fondatore dell’Ordine. La quarta tavola è una toccante scena di Calvario con il Crocifisso posto tra Maria e San Giovanni. Lo spazio dei tre scomparti è unificato dalla medesima prospettiva, evidenziata dalle fughe del pavimento, e dalla presenza sullo sfondo di un arazzo millefiori. Questo è metafora del Paradiso, popolato dalle diverse categorie di eletti: per cui ai martiri alludono le rose, ai confessori le viole, alle vergini i gigli. Il comparto centrale è carico di simbologie e segni. Il gesto di Maria, che aiuta il Bambino a staccare un acino dal grappolo d’uva, è una chiara allusione al vino eucaristico della salvezza. La gemma che riluce sulla fronte della Vergine è una visualizzazione delle parole dei Salmi che paragonano la Madonna ad una gemma di virtù. Allo stesso modo i caratteri aurei ricamati sull’orlo della veste, recano le parole della Salve Regina a ricordare la qualità regale di Maria, discendente dalla stirpe del re David e madre e sposa del Re dei Cieli.

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Gerard David (Oudewater, 1460 ca. - Bruges, 1523)
Crocifissione
Olio su tavola, cm. 102 x 88,5
Dall’Abbazia di San Gerolamo della Cervara - PB 180

La Crocifissione è considerata il capolavoro dell’artista, in cui le figure di Maria e Giovanni Evangelista, individuate da atti, posture e colori in equilibratissimo contrappunto, affiancano il Crocifisso, stagliandosi contro un cielo reso profondo dal contrasto delle tenebre con la luminosità del giorno. È in discussione l’appartenenza dell’opera al Polittico della Cervara (unitamente ad altre opere di David presenti a Palazzo Bianco): da un lato il punto di vista ribassato dal quale è ripresa la scena fa pensare a una ideale collocazione in alto rispetto allo spettatore; la larghezza coincide in pratica con quella della tavola centrale (la madonna col bambino in trono); l’incidenza della luce sulle figure è la stessa delle altre tavole; dall’altro, per molti critici, lo stile adottato risulta appartenere a un periodo successivo; inoltre fonti seicentesche non citano il brano tra le tavole del polittico rimaste in loco. Dal punto di vista iconografico, tuttavia, la Crocifissione è necessaria a coronamento di questo polittico, visto che proprio essa veniva prefigurata dal gesto di Cristo che coglie l’acino d’uva, in grembo alla Madonna che presagisce quell’esito di dolore.

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Jan Provoost (Mons, 1465 - Bruges, 1529)
L’annunciazione
Olio su tavola, cm. 258 x 202
Dagli Ospedali Civili di Genova - PB 2873

Pittore, architetto e cartografo, Jan Provoost, fu attivo soprattutto a Bruges, sulla scia di Memling e di Gerard David, suo coetaneo. L’Annunciazione, assieme ad altre due tavole, una raffigurante San Pietro e l’altra Santa Elisabetta di Portogallo, provengono dalla chiesa dell’antico Ospedale dei Cronici, dedicata a San Colombano, distrutta nell’ultima guerra. I due santi decoravano le portelle del trittico; la scena centrale, rappresentata dall’Annunciazione, si svolge in un interno domestico, e presenta notevole interesse per la ricerca di una dettagliata verità d’ambiente, che coinvolge il mobilio, gli arredi e le suppellettili, dei quali ciascun elemento è suscettibile di una lettura in chiave allegorica.

San Giovanni a PatmosMaestro di San Giovanni Evangelista
San Giovanni a Patmos
Olio su tavola, cm. 120 x 88
Dalla Chiesa dell’Annunziata (1892) - PB 187

Resurrezione di DruisianaMaestro di San Giovanni Evangelista
Resurrezione di Druisiana
Olio su tavola, cm. 120 x 88
Dalla Chiesa dell’Annunziata (1892) - PB 165

Ultima cenaMaestro di San Giovanni Evangelista
Ultima cena
Olio su tavola, cm. 120 x 88
Dalla Chiesa dell’Annunziata (1892) - PB 156

Miracolo della coppa avvelenataMaestro di San Giovanni Evangelista
Miracolo della coppa avvelenata
Olio su tavola, cm. 120 x 88
Dalla Chiesa dell’Annunziata (1892) - PB 195

Ritratto di gentiluomoJean Clouet (Bruxelles, 1480 - Parigi, 1541)
Ritratto di gentiluomo
Olio su tavola, cm. 43 x 34
Legato G. B. Assarotti (1875) - PB 174

La Madonna con il BambinoJoos Van Cleve (Cleves, 1485 - 1540)
La Madonna con il Bambino
Olio su tavola, cm. 61 x 45,5
Legato Alessandro Wright (1937) - PB 108

San PietroJan Provoost (Mons, 1465 - Bruges, 1529)
San Pietro
Olio su tavola, cm. 139 x 90
Dagli Ospedali Civili di Genova - PB 2874-1

Santa Elisabetta d'UngheriaJan Provoost (Mons, 1465 - Bruges, 1529)
Santa Elisabetta d’Ungheria
Olio su tavola, cm. 139 x 90
Dagli Ospedali Civili di Genova - PB 2874-2

San GerolamoMaestro fiammingo fine XV sec.
San Gerolamo
Olio su tavola, cm. 51 x 39
Legato Frugone (1935) - PB 593

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Hans Memling (Seligenstadt, ca. 1435 - Bruges, 1494)
Cristo benedicente
Olio su tavola, cm. 55,8 x 75,3
Acquisto (1953) - PB 1569

Di altissima qualità e ben conservata, per molto tempo quest’opera è stata attribuita a Hugo van der Goes e più recentemente a Gerard David. In realtà è un dipinto autografo di Hans Memling, acquistato nel 1953, proveniente da Firenze, dalla collezione dei marchesi Tempi.
È il prototipo di una serie di immagini analoghe, nessuna delle quali eseguita con l’intervento del maestro. L’opera era, in origine, lo scomparto sinistro di un dittico devozionale ad uso domestico ed era affiancato da una Madonna orante.
È di notevole interesse filologico e storico per i rapporti con la cultura italiana, in particolare con la pittura di Antonello di Messina, per la posizione di tre quarti della figura e le mani. I toni di bruno appena modulati, le lacrime trasparenti e le gocce di sangue, simili a pietre preziose, conferiscono al ritratto una bellezza severa e un’intensità dolorosa.

SALA 17
‘500 fiammingo e olandese

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Joachim Beuckelaer (Anversa, 1534 - 1574)
Mercato
Olio su tavola, cm. 204 x 104
Acquisto Banca Popolare (1899) - PB 171

Allievo e nipote di Pieter Aertsen, Joachim Beuckelaer introdusse nella pittura settentrionale un indirizzo naturalistico e i temi domestici, come interni di cucine e scene di mercato. Il Mercato, datata 1565, propone figure grandi al vero "tipi" e non "ritratti", colte negli atti della vita di tutti i giorni, accanto a ricche e dettagliatissime nature morte. La critica discute ancor oggi sul significato simbolico che celano le famose nature morte dell’artista, ammesso che davvero sottendano un qualche significato. Nell’Ottocento la tavola apparteneva alla collezione di E.L. Peirano (accolta in Palazzo Bianco) ma probabilmente si trovava a Palazzo Bianco già nel primo Seicento, con altre opere dello stesso genere. L’opera colpì e interessò molto i pittori genovesi del periodo, in particolare Bernardo Strozzi.

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Jan Matsys o Massijs (1509 - 1575)
La Carità
Olio su tavola, cm. 126 x 93
Legato Principe Odone di Savoia (1866) - PB 285

L’opera del pittore fiammingo Jan Massijs raffigura la personificazione della Carità: giovane donna che nutre al seno e accoglie in grembo dei bambini, solitamente tre. La composizione piramidale del gruppo rimanda a quelle di Raffaello, le forti volumetrie e le sporgenze plastiche dei corpi a Michelangelo, mentre il paesaggio sullo sfondo guarda alle atmosfere tipiche di Leonardo. Probabilmente Massijs eseguì il dipinto intorno al 1550, quando giunse a Genova, dopo esser stato allontanato dalle Fiandre per la sua vicinanza alle idee luterane. Il dipinto è, dunque, esempio mirabile della sintesi tra pittura fiamminga e manierista. Ne scaturisce un fare pittorico molto colto e raffinato che dà un esito assai originale, di eccezionale raffinatezza nella definizione dei contorni e nella smaltata trasparenza dei colori. Fino al 1860 l’opera fece parte della collezione privata del principe Odone di Savoia, figlio di Vittorio Emanuele II, primo re d’Italia. Odone soggiornò lungo tempo a Genova a causa della grave malattia che lo affliggeva e nei pochi anni di vita mise insieme una ricca collezione di opere d’arte, che volle lasciare in dono alla città.

La Madonna con il BambinoJan Matsys o Massijs (1509 - 1575)
La Madonna con il Bambino
Olio su tavola di noce, cm. 78 x 60
Acquisto da E. Barabino (1950) - PB 525

La Madonna del velo Scuola fiamminga XVI sec.
La Madonna del velo (da Raffaello)
Olio su tavola, cm. 112 x 91
Legato G.B. Assarotti (1875) - PB 30

Sacra FamigliaJan Van Scorel (Schoorl, 1495 - Utrecht, 1562)
Sacra Famiglia
Olio su tavola, cm. 131 x 102
Acquisto dal Dott. C. Nigro (1950) - PB 507

Ritratto virileCorneille De Lyon (The Hague, 1500 - Lione, 1575)
Ritratto virile
Olio su tavola di rovere, cm. 16 x 12
Legato Duchessa di Galliera (1889) - PB 213

Trittico dell'adorazione dei MagiPieter Coeck Van Aelst (Aelst, 1502 - Bruxelles, 1550)
Trittico dell’adorazione dei Magi
Olio su tavola, cm. 109 x 93
Dall’Abbazia di San Gerolamo della Cervara - PB 177

CuocaPieter Aertsen, detto Pietro il Lungo (Amsterdam, 1508 circa – 1575)
Cuoca
Olio su tavola, cm. 171 x 85
Acquisto Banca Popolare (1899) - PB 181

SALA 18
Rubens, Van Dyck e Jan Roos

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Pietro Paolo Rubens (Siegen, 1577 - Anversa, 1640)
Venere e Marte
Olio su tavola, cm. 133 x 142
Legato Duchessa di Galliera (1889) - PB 160

Il soggetto di quest’opera, eseguita ad Anversa tra il 1632 e il 1635, è un’allegoria: un Amorino disarma il dio della guerra Marte che, quasi attonito, si arrende al fascino di Venere, dea dell’amore, e all’ebbrezza provocata dal vino contenuto nella fiasca metallica, mentre sullo sfondo s’intravede una Furia sconfitta. La figura vicina a Venere, scambiata con un satiro, è in realtà Bacco, il dio della gioia di vivere. Le figure centrali, dai colori ricchi e intensi e dall’incarnato luminescente, hanno una particolarità: Venere indossa abiti di fattura contemporanea e Marte, che ha il volto di un membro della famiglia Van den Wijngaerd già ritratto da Rubens, veste come un Lanzichenecco.
L’opera, capolavoro della maturità in cui è stata ravvisata un’impronta tizianesca, fu ritrovata nella casa dell’artista alla sua morte, come riporta un inventario, venne in possesso dei Brignole tra il 1717 e il 1748.

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Antonio Van Dyck (Anversa, 1599 – Londra, 1641)
Vertumno e Pomona
Olio su tela, cm. 142 x 197
Legato del Marchese Ambrogio Doria (1959) - PB 2588

L’opera, sicuramente eseguita a Genova e databile intorno al 1625, mostra il profondo interesse di Van Dyck per la pittura veneta e Tiziano in particolare. Per realizzare Vertumno e Pomona infatti, l’artista fiammingo tenne presente un dipinto tizianesco veduto in una collezione genovese e da lui schizzato in un taccuino d’appunti. Il dipinto raffigura un episodio narrato da Ovidio nelle Metamorfosi: Pomona, splendida ninfa dei boschi, spendeva le giornate curando il suo giardino e ignorando i numerosi pretendenti che si presentavano al suo cancello per corteggiarla. Uno di questi era Vertumno, che governando il succedersi delle stagioni, aveva il potere di cambiare aspetto. Vertumno, dopo aver assunto invano numerose sembianze per conquistare l’amore di Pomona, prese infine l’aspetto di una anziana dal carattere gentile e lodandone la bellezza e persuadendola dell’amore che Vertumno provava per lei, riuscì a conquistarla. In questo dipinto Van Dyck tratta il tema del risveglio amoroso con dolcezza e coglie la poesia di questo mito, che viene espressa dal morbido modellato del corpo di Pomona, dalla luce che accarezza i corpi e dai gesti e dalle espressioni dei protagonisti, improntati di misurata sensualità. In quest’opera (che a fine Settecento si trovava nel palazzo di Giorgio Doria di Montaldeo in Strada Nuova e che fu donata nel 1959 alla Galleria dal marchese Ambrogio Doria) accanto al maestro è impegnato anche un collaboratore, che la critica ha identificato in Jan Roos, cui spetta la natura morta che campeggia in primo piano.

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Jan Roos (Anversa, 1591- Genova, 1638)
Natura morta con frutti e ortaggi
Olio su tela, cm. 100 x 138
Acquisto dall’Istituto Assarotti di Chiavari (1925) - PB 2372

Figlio di un mercante di Anversa, Jan Roos, dopo un apprendistato nella sua città, nel 1614, all’età di ventitrè anni, partì per l’Italia, visitò Roma per, poi, stabilirsi a Genova dove restò sino alla morte (1638). Egli fu particolarmente abile e apprezzato come pittore di nature morte, con fiori, frutti e animali d’ogni genere. In particolare, questo dipinto è l’unico noto in cui l’autore abbia raffigurato solo elementi vegetali, che, ritratti in veduta ravvicinata, mostrano la notevole capacità nel rendere l’effetto di naturalezza, ottenuto mediante un meticoloso studio compositivo.

MercatoGiacomo Legi (Liegi, 1600 ca. - Milano, 1640 ca.)
Mercato
Olio su tela, cm. 150 x 186
Dagli Uffici Comunali di Sestri Ponente (1953) - PB 1069

La vendemmia di SilenoJan Roos (Anversa, 1591- Genova, 1638)
La vendemmia di Sileno
Olio su tela, cm. 177 x 247
Acquisto dalla Sig.ra Maria Luisa Ottazzi (1985) - PB 2779

Ritratto di dama genoveseGuilliam Van Deynen (Anversa, 1575 - Bruxelles, post 1624)
Ritratto di dama genovese
Olio su tela, cm. 204 x 120
Legato G. Ricci (1892) - PB 88

SALA 19
Cornelis de Wael e maestri fiamminghi e olandesi del ‘600 e ‘700

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Cornelis De Wael (Anversa, 1592 - Roma, 1667)
Visitare gli infermi
Olio su tela, cm. 99 x 152
Acquisto P. Rubinacci (1948) - PB 458

La casa genovese dei fratelli Lucas e Cornelis de Wael era, intorno al Seicento, una sorta di "colonia" di pittori, che continuamente affluivano dalle Friande. Questi artisti si imposero sul mercato locale specializzandosi essenzialmente (a parte Jan Roos) in pittura di piccolo e medio formato: battaglie e marine, nature morte di fiori, frutta e animali, scene di genere. La tela, commissionata probabilmente tra il 1640 e il 1647, dall’allora protettore dell’ospedale di Pammattone Pier Francesco Grimaldi, faceva parte originariamente di un ciclo dedicato alle sette Opere di misericordia corporale. La serie passò a Ignazio Alessandro Pallavicini, per essere poi venduta al mercato antiquario dai suoi discendenti. L’episodio è ambientato nell’atrio dell’ospedale di Pammattone di Genova (inglobato nell’attuale Palazzo di Giustizia), riconoscibile dalla presenza delle statue dei benefattori, collocate entro nicchie, e di due dipinti tra i quali è possibile individuare, all’estrema sinistra, il Cristo deriso di Van Dyck, dipinto a Genova intorno al 1625. La scena raffigurata nel dipinto è la rappresentazione della consuetudine dei nobili e diplomatici di allora di recarsi in questo ospedale ogni lunedì santo, per il "perdon grande" , la cerimonia per ottenere l’indulgenza plenaria. Fra il Cancelliere e il Rettore, in primo piano è seduto il committente.

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Cornelis De Wael (Anversa, 1592 - Roma, 1667)
Visitare i carcerati
Olio su tela, cm. 99 x 152
Acquisto P. Rubinacci (1948) - PB 459

La tela fa parte di una serie che l’autore dipinse fra il 1640 e il 1647 per Pier Francesco Grimaldi, in cui ciascun quadro doveva rappresentare una delle sette "opere di misericordia corporale". A Palazzo Bianco, tramite il mercato antiquario, sono pervenuti due dipinti del ciclo: Visitare gli infermi e Visitare i carcerati. La visita ai carcerati è ambientata nel palazzetto criminale di Genova, carcere della Repubblica, dove, con minuzia di particolari, sono rappresentati i detenuti colti nell’atto di scontare la propria pena e fornisce, così, un vivo spaccato della realtà del tempo.

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Jan Steen (Leida, 1626 – 1679)
Pasqua fiorita
Olio su tavola, cm. 80 x 65
Legato Duchessa di Galliera (1889) - PB 173

Scene popolari, feste e scene di gioco sono i soggetti favoriti dall’olandese Jan Steen, la cui Pasqua fiorita spicca per l’alta qualità dell’esecuzione. L’opera fu acquistata dai duchi di Galliera a Parigi a metà dell’Ottocento.

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Davide Teniers, il giovane (Anversa, 1610 – Bruxelles, 1690)
Il corpo di guardia
Olio su rame, cm. 51 x 66
Legato Duchessa di Galliera (1889) - PB 197

La piccola tavola di rame che raffigura un gruppo di soldati intenti al tavolo da gioco nell’androne di una fortezza è pregevole per la raffinatezza dell’esecuzione. David Teniers il Giovane, stimato pittore e incisore a Bruxelles, è il più noto di una famiglia di artisti e uno dei più importanti pittori "di genere" fiamminghi del 1600. Nelle sue opere, egli si dedicò alla rappresentazione di scene popolari, soggetti religiosi e mitologici, in cui emerge la ricerca costante di effetti di luce particolari.

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Aert Van der Neer (Amsterdam, 1603 - 1677)
Paesaggio
Olio su tavola di rovere, cm. 57 x 75,5
Legato Duchessa di Galliera (1889) - PB 172

Il soggetto di questa tela del pittore olandese è un paesaggio notturno con nubi, illuminato dal freddo riverbero lunare. Pur nascendo dall’osservazione diretta del paesaggio, questo dipinto offre un’interpretazione soggettiva della natura, emozionante ed emozionata. Autore di dipinti d’intonazione romantica, tramonti e notturni al chiaro di luna, Van der Neer è uno dei maestri olandesi della pittura di paesaggio europea e le sue opere furono studiate dai pittori francesi dell’ottocento, dagli artisti della "Scuola di Barbizon" fino agli Impressionisti. L’opera è databile intorno al 1675.

Bivacco di soldatiCornelis De Wael (Anversa, 1592 - Roma, 1667)Titolo
Bivacco di soldati
Olio su tela, cm. 49 x 73
Legato Principe Odone (1886) - PB 230

MendicantiLucas De Wael (Anversa, 1591 - 1661)
Mendicanti
Olio su rame, cm. 24 (diametro)
Legato E.L. Peirano (1926) - PB 1929

Paesaggio con viale alberatoJan Wildens (Anversa, 1595 ca. - 1653) e De Wael Cornelis (Anversa, 1592 - Roma, 1667)
Paesaggio con viale alberato
Olio su tela, cm. 136 x 207
Legato Duchessa di Galliera (1889) - PB 360

PaesaggioGiacomo Van Ruysdael (maniera di) (Haarlem, 1628 - 1682)
Paesaggio
Olio su tavola, cm. 51 x 59
Legato Duchessa di Galliera (1889) - PB 189

Festa all'osteriaJan Steen (Leida, 1626 – Leida, 1679)
Festa all’osteria
Olio su tela, cm. 52 x 46,5
Legato Duchessa di Galliera (1889) - PB 192

Paesaggio montano con figureJoos De Momper (Anversa, 1564 - 1635)
Paesaggio montano con figure
Olio su tela, cm. 138 x 204
Deposito Villa Durazzo Pallavicini - PB 1807

GentiluomoNicola Maes (Dordrewcht, 1634 - Amsterdam, 1693)
Gentiluomo
Olio su tela, cm. 64 x 55
Legato G. Ricci (1892) - PB 158

Riconoscimento di PrezioWillem Van Mieris (Leiden, 1662 - 1747)
Riconoscimento di Preziosa
Olio su tela, cm. 34 x 42
Legato Duchessa di Galliera (1889) - PB 193

Genova barocca

SALA 20
Valerio Castello

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Valerio Castello (Genova, 1624 - 1659)
Madonna del velo
Olio su tela, cm. 72 x 98
Dagli Ospedali Civili di Genova - PB 2877

Il soggetto del dipinto è piuttosto diffuso a partire dal Cinquecento. Si tratta di una Madonna cosiddetta del Velo, realizzata fra il 1650 e il 1655, da Valerio Castello. La Madonna é intenta a coprire il Bambino addormentato, mentre lo contempla senza svegliarlo. Il tenero gesto della Vergine è risolto in una deliziosa composizione in cui le morbide tonalità pastello sono trattate con fare pittorico fresco e tocco vibrante. Il profilo della Vergine, le dita affusolate, l’eleganza del movimento ricordano le donne del Parmigianino, sebbene lo stile sia meno artificioso e più diretto. Valerio Castello è considerato una delle personalità più originali e innovative del Seicento, non solo genovese.

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Valerio Castello (Genova, 1624 - 1659)
Un miracolo di Santa Zita
Olio su carta incollata su tela, cm. 52 x 38
Acquisto dalla Sig.ra Enrica Morpurgo (1961) - PB 1921

Nata da umili contadini nel 1218, Zita entrò a servizio nel palazzo dei Fatinelli, ricca famiglia di Lucca. Ogni giorno quando i signori Fatinelli avevano finito di mangiare Zita empiva il suo grembiule dei pezzi di pane che restavano e li portava ai poveri, rappresentati, nel dipinto, dalla donna con un bambino, accovacciata in primo piano. Il momento è quello in cui, mentre Zita scende le scale, trova il suo padrone che, con sguardo arrabbiato e gesto di rimprovero, le chiede cosa abbia all’interno del grembiule. Ella non per mentire, ma per indicare come era fiorita la carità, gli dice prontamente “Rose e fiori”. Il signor Fatinelli incredulo le chiede di aprire il grembiule e … i pezzi di pane si erano trasformati veramente in rose e fiori.
La composizione del bozzetto, preparatorio per la pala d’altare, eseguita verso il 1653-‘54, che ancora si trova nella chiesa di Santa Zita, è improntata alla consueta eleganza che contraddistingue la pittura di Valerio Castello. Pittura che è barocca nello squarcio di cielo dorato e nel panneggio sollevato dall’angelo in alto a destra, ma già alla metà del Seicento, preannuncia il gusto rococò nei colori vibranti, quasi increspati in luminose trasparenze.

Sacra Famiglia servita dagli angeliStefano Magnasco (Genova, 1635 - 1665)
Sacra Famiglia servita dagli angeli
Olio su tela, cm. 72 x 110
Acquisto G. Pratolongo (1913) - PB 1599

Cena in casa di Simone il FariseoValerio Castello (Genova, 1624 - 1659)
Cena in casa di Simone il Fariseo
Olio su tela, cm. 172 x 233
Acquisto Gavotti (1922) - PB 1404

Martirio di San LorenzoValerio Castello (Genova, 1624 - 1659)
Martirio di San Lorenzo
Olio su tela, cm. 236 x 182
Acquisto De Masi (1923) - PB 1586

David con la testa di GoliaValerio Castello (Genova, 1624 - 1659)
David con la testa di Golia
Olio su tela, cm. 86 x 110
Acquisto De Masi (1923) - PB 1583

Mosè bambino e la prova dei carboni ardentiValerio Castello (Genova, 1624 - 1659)
Mosè bambino e la prova dei carboni ardenti
Olio su tela, cm. 121 x 174
Acquisto E. Rossi (1962) - PR 368

Elemosina di S. Luigi IX re di FranciaValerio Castello (Genova, 1624 - 1659)
Elemosina di S. Luigi IX re di Francia
Olio su tela, cm. 205 x 148
Legato E. L. Peirano (1926) - PB 1956

Fuga in EgittoValerio Castello (Genova, 1624 - 1659)
Fuga in Egitto
Olio su tela, cm. 57 x 41
Da Palazzo Lomellini Patrone - PB 382

L'adorazione dei Magi Stefano Magnasco (Genova, 1635 - 1665)
L’adorazione dei Magi
Olio su tela, cm. 73 x 79,5
Legato E.L. Peirano (1926) - PB 1949

Sala 21
Domenico Piola

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Domenico Piola (Genova, 1627 - 1703)
Ateneo delle Belle Arti
Olio su tela, cm. 158 x 220
Legato Ageno De Simoni (1912) - PB 1850

Domenico Piola, avvalendosi, forse, dell’aiuto del figlio Anton Maria, dà prova della sua grande capacità di orchestrare una raffinata gamma cromatica in una composizione di stampo classico e gusto accademico. In un elegante e movimentato susseguirsi, sono individuabili le allegorie delle Arti: la Pittura è raffigurata con in mano tavolozza e pennelli e si rivolge ad Architettura, che tiene in mano un filo a piombo e una squadra; la Scultura è intenta a modellare un busto marmoreo, mentre la Musica sta accordando un liuto. La sfera armillare e il cannocchiale con cui scruta il cielo identificano, infine, l’Astronomia. In alto la Fama con la tromba porta le corone di alloro destinate alle Arti, mentre le due poderose figure maschili in primo piano sono Atlante ed Ercole, intenti a reggere il globo terrestre. Questo dipinto costituisce la replica di un’opera di maggiori dimensioni che Domenico eseguì per il Marchese Niccolò Pallavicino, in pendant con un altro grande quadro raffigurante la famiglia di Dario ai piedi di Alessandro, la cui replica è anch’essa conservata a Palazzo Bianco. Il pagamento per i due dipinti destinati al nobile genovese avvenne nel 1694 data che costituisce pertanto il termine post quem per l’esecuzione delle due repliche di Palazzo Bianco.

Santa Maria MaddalenaDomenico Piola (Genova, 1627 - 1703)
Santa Maria Maddalena
Olio su tela, cm. 172 x 123
Legato Antonio Samengo (1887) - PB 290

Clemenza di AlessandroDomenico Piola (Genova, 1627 - 1703)
Clemenza di Alessandro
Olio su tela, cm. 158 x 220
Legato C. Ageno De Simoni (1913) - PB 1695

Miracolo del Beato Salvatore d' OrtaDomenico Piola (Genova, 1627 - 1703)
Miracolo del Beato Salvatore d’ Orta
Olio su tela, cm. 313 x 190
Dalla Chiesa di Santa Maria della Pace (1892) - PB 1876

Riposo Durante la fuga in Egitto (Piola)Domenico Piola (Genova, 1627 - 1703)
Riposo durante la fuga in Egitto
Olio su tela, cm. 118 x 167
Legato C. Ageno De Simoni (1913) - PB 1802

SALA 21 bis

L'incoronazione della VergineDomenico Piola (Genova, 1627 - 1703)
L’incoronazione della Vergine
Olio su tela, cm. 61,5 x 146
Acquisto 1985 - PB 2778

E’ attualmente in prestito per la mostra: "Favole e magie.
I Guidobono pittori del Barocco"
: per saperne di più

Allegoria della ClemenzaPaolo Gerolamo Piola (Genova, 1666 - 1724)
Allegoria della Clemenza
Olio su tela, cm. 96.8 x 49.8
Legato C. Ageno De Simoni (1913) - PB 1767

Apollo e le MusePaolo Gerolamo Piola (Genova, 1666 - 1724)
Apollo e le Muse
Olio su tela, cm. 88,5 x 86
Legato C. Ageno De Simoni (1913) - PB 1635

Divinità fluvialePaolo Gerolamo Piola (Genova, 1666 - 1724)
Divinità fluviale
Olio su tela, cm. 33,5 x 44
Legato C. Ageno De Simoni (1913) - PB 1897

L'invenzionePaolo Gerolamo Piola (Genova, 1666 - 1724)
L’invenzione
Olio su tela, cm. 44,5 x 30
Legato C. Ageno De Simoni (1913) - PB 1896

La commedia o l'imitazionePaolo Gerolamo Piola (Genova, 1666 - 1724)
La commedia o l’imitazione
Olio su tela, cm. 45 x 29,5
Legato C. Ageno De Simoni (1913) - PB 1895

Fede e SapienzaPaolo Gerolamo Piola (Genova, 1666 - 1724)
Fede e Sapienza
Olio su tela, cm. 49 x 62
Legato C. Ageno De Simoni (1913) - PB 1756

Ecce Agnus DeiGregorio De Ferrari (Porto Maurizio, 1647 - Genova, 1726)
Ecce Agnus Dei
Olio su tela, cm. 73 x 54
Legato C. Ageno De Simoni (1913) - PB 1645

Madonna col Bambino e San GiovanninoPaolo Gerolamo Piola (Genova, 1666 - 1724)
Madonna col Bambino e San Giovannino
Olio su tela, cm. 48 x 44
Legato C. Ageno De Simoni (1913) - PB 1799

Modestia e InnocenzaPaolo Gerolamo Piola (Genova, 1666 - 1724)
Modestia e Innocenza
Olio su tela, cm. 40 x 60
Legato C. Ageno De Simoni (1913) - PB 1768

Due virtu' teologaliPaolo Gerolamo Piola (Genova, 1666 - 1724)
Due virtu’ teologali
Olio su tela, cm. 38,5 x 45
Legato C. Ageno De Simoni (1913) - PB 1898

Riposo durante la fuga in EgittoDomenico Piola (Genova, 1627 - 1703) e Piola Anton Maria (Genova, 1654 - 1715)
Riposo durante la fuga in Egitto
Olio su tela, cm. 118 x 167
Legato C. Ageno De Simoni (1913) - PB 1802

Ester e AssueroPaolo Gerolamo Piola (Genova, 1666 - 1724)
Ester e Assuero
Olio su tela, cm. 51 x 70,5
Legato C. Ageno De Simoni (1913) - PB 1646

Diana ed EndimionePaolo Gerolamo Piola (Genova, 1666 - 1724)
Diana ed Endimione
Olio su tela, cm. 108 x 104
Legato C. Ageno De Simoni (1913) - PB 1627

Venere presenta Enea al concilio degli deiPaolo Gerolamo Piola (Genova, 1666 - 1724)
Venere presenta Enea al concilio degli dei
Olio su tela, cm. 50 x 73,5
Legato C. Ageno De Simoni (1913) - PB 1656