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Le sale del piano nobile

Genova nel ‘500

SALA 1
Luca Cambiaso

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Luca Cambiaso (Moneglia, 1527 – Escorial, 1585)
Autoritratto del pittore mentre dipinge il ritratto del padre Giovanni
Olio su tela, cm. 104 x 97
Comodato della Fondazione per l’Arte della Compagnia di San Paolo (già collezione Spinola di Luccoli - via Garibaldi, 5)

Questo dipinto è un singolare Autoritratto di Luca Cambiaso, grande maestro del Cinquecento genovese che concluse la sua carriera lavorando in Spagna, all’Escorial, al servizio del re Filippo II.
Con lo sguardo rivolto verso lo spettatore, l’artista è rappresentato mentre sta ritraendo il volto del padre, Giovanni, dal quale aveva appreso i primi rudimenti della pittura. E’ dunque un doppio ritratto con uno dei due soggetti presentato in effigie e forse, quindi, già passato a miglior vita. L’ambientazione è scarna e unicamente i due tondi a rilievo e i modelli anatomici appesi alle pareti suggeriscono che si tratti dell’atelier del pittore, il cui abito con bassa gorgiera, d’altra parte, intende proprio nobilitare il ruolo e il mestiere dell’artista.

SALA 2
Luca Cambiaso

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Luca Cambiaso (Moneglia, 1527 – Escorial, 1585)
Madonna col Bambino e S.Giovannino detta Madonna della candela
Olio su tela, cm. 140 x 109
Legato E.L. Peirano (1926) - PB 1958

La Madonna della candela (in effetti una Madonna col Bambino, sant’Anna, san Giuseppe e san Giovannino) è una delle opere qualitativamente più alte di Luca Cambiaso. È forse il più noto del gruppo dei suoi "notturni", cioè di un gruppo di opere databili fra 1570 e 1575, di soggetto evangelico, caratterizzate da grande rigore geometrico nell’impianto spaziale e nella concezione delle figure, sottolineate da pochi colori intonati in accordi semplici, caldi o (come in questo caso) freddi, e dove la luce, intensa ma non naturalistica, diviene il fattore unificante della scena. Si suppone che l’opera appartenesse a Giacomo Peirano, che fu uno dei maggiori collezionisti genovesi nella seconda metà dell’Ottocento e abitò a Palazzo Bianco come affittuario. Disegni preparatori del quadro, di cui esistono altre due versioni autografe, sono conservati al British Museum di Londra e a Chatsworth, nella collezione del duca di Devonshire. L’atmosfera mistica e contemplativa, l’esclusione di ogni movimento e dramma, la geometrizzazione e semplificazione delle forme, la ristretta e fredda gamma cromatica attestano una ricerca di interiorizzazione e l’adesione convinta dell’artista alle tendenze più spirituali della cultura della Controriforma.

Cristo alla colonnaLuca Cambiaso (Moneglia, 1527 – Escorial, 1585)
Cristo alla colonna
Olio su tela, cm. 171 x 130
Dono del Marchese Ambrogio Doria (1928) - PB 2070

San GerolamoLuca Cambiaso (Moneglia, 1527 – Escorial, 1585)
San Gerolamo
Olio su tela, cm. 71,5 x 63
Acquisto (1963) - PB 376

Venere a AdoneLuca Cambiaso (Moneglia, 1527 – Escorial, 1585)
Venere e Adone
Olio su tela, cm. 174 x 107
Acquisto da Avv. Bertollo (1927) - PB 2063

Santi Luca, Basilio, Agostino e Antonio AbateLuca Cambiaso (Moneglia, 1527 – Escorial, 1585)
Santi Luca, Basilio, Agostino e Antonio Abate con il committente Antonio Doria
Olio su tavola, cm. 213 x 133
Dalla Chiesa di San Bartolomeo degli Armeni - PB 305

Padre EternoLuca Cambiaso (Moneglia, 1527 – Escorial, 1585)
Padre Eterno
Olio su tavola, cm. 40 x 33,5
Dagli Ospedali Civili di Genova - PB 2823

SALA 3
Giovan Battista Castello detto il Bergamasco, Cesare Corte, Andrea Semino e Lazzaro Tavarone

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Andrea Semino (Genova, 1525 - 1595)
Venere e Amore
Olio su tela, cm. 174 x 122,5
Acquisto da C. Montarsolo (1958) - PR 320

Si tratta di una deliziosa scena con Venere e Amore dipinta da Andrea Semino, pittore genovese vissuto dal 1525 al 1594.
La dea sembra aver sottratto arco e dardi al piccolo Amore che caparbiamente li reclama dalle mani della madre, tentando di arrampicarsi per raggiungerli.
Andrea Semino, autore di affreschi storici e mitologici per i palazzi della nobiltà genovese, rappresenta qui con leggerezza un tema classico. Al ritmo un poco ondulato e instabile della scena fa eco un paesaggio non troppo definito, ma assai evocativo, mentre le cromie grigio perlacee dei corpi contrastano elegantemente con il rosso del drappo appeso al ramo. La composizione, la sottile sensualità di Venere, esaltata dalla raffinatezza dei gioielli del capo, e il panneggio echeggiano i modi del Manierismo elaborato a Fontainebleau e alla corte di Rodolfo di Boemia. Curiosamente la data segnata dall’artista sul dipinto, 1577, è scritta parte in cifre romane e parte in arabe.

Madonna col Bambino e S.Maria MaddalenaLuca Cambiaso (Moneglia, 1527 – Escorial, 1585)
Madonna col Bambino e Santa Maria Maddalena
Olio su tela, cm. 115 x 94
Legato Principe Gerolamo De Ferrari (1942) - PB 1092

Lazzaro Tavarone (Genova, 1556 – 1640)Lazzaro Tavarone (Genova, 1556 – 1640)
Cristo cade sotto la Croce
Olio su tela, cm. 99 x 70 (ognuno)
Acquisto da M. Martinelli (1957) - PB 1106

I soldati si dividono le spoglie di CristoLazzaro Tavarone (Genova, 1556 – 1640)
I soldati si dividono le spoglie di Cristo
Olio su tela, cm. 99 x 70 (ognuno)
Acquisto da M. Martinelli (1957) - PB 1107

Storie della vita di CristoCesare Corte (Genova, 1554 - 1613)
Storie della vita di Cristo( Bozzetto per il soffitto di una cappella?)
Olio su tavola, cm. 131,5 x 156,2
Dagli Ospedali Civili di Genova - PB 2891

ParnasoAndrea Semino (Genova, 1525 - 1595)
Parnaso
Olio su tela, cm. 55 x 80
Legato E. L. Peirano (1926) - PB 1937

Andrea Semino (Genova, 1525 - 1595)Andrea Semino (Genova, 1525 - 1595)
San Giovanni decollato
Olio su tela, cm. 141 x 146
Da Palazzo di Via D. Chiossone (1925) - PB 2225

Rinaldo guarda Armida nello specchioAndrea Semino (Genova, 1525 - 1595)
Rinaldo guarda Armida nello specchio
Olio su tela, cm. 99 x 74
Da Villa Garibaldi di Sestri Ponente (1926) - PB 1078

Ritratto di poetaAndrea Semino (Genova, 1525 - 1595)
Ritratto di poeta
Olio su tela, cm. 119 x 97
Acquisto da A. Brigniti (1937) - PB 143

Cattura di CristoGiovanni Battista Castello, il Bergamasco (Crema, tra il 1500 e il 1509 – Madrid, 1569)
Cattura di Cristo
Olio su tela, cm. 298 x 245
Per Cappella Grimaldi in San Francesco di Castelletto (1948) - PB 902

Genova fra ‘500 e ‘600

SALA 4
Bernardo Castello, Giovan Battista Paggi, Luciano Borzone, Andrea Ansaldo

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Luciano Borzone (Genova,1590 -
Battesimo di Cristo
Olio su tela, cm. 252 x 163 (siglato sotto il ginocchio di Cristo)
Dalla Chiesa di S. Spirito - PB 348

Questo Battesimo di Cristo di Luciano Borzone venne realizzato nel 1621 per la chiesa genovese di Santo Spirito, soppressa nel 1798, e rappresenta un capolavoro della storia della pittura locale.
Ammirato da artisti genovesi e stranieri, il dipinto colpì a tal punto il pittore Orazio Gentileschi che egli volle diventare amico del suo autore. Gentileschi, che gioca sempre sulla sontuosità del colore, di certo non sarà rimasto indifferente di fronte all’intensità delle tinte, alla spettacolare fattura dei corpi e dei manti e alla qualità dell’esecuzione pittorica, fatta di cromie pastose. La rivisitazione in chiave naturalistica ricorda i temi proposti dai manieristi fiorentini operanti a Genova negli anni precedenti, così come lo "scherzo" del puttino in basso a destra rimanda alla scultura manierista.

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Andrea Ansaldo (Voltri, 1584 – Genova, 1638)
Salomè offre a Erodiade la testa del Battista
Olio su tela, cm. 150 x 146
Dall’Oratorio di San Silvestro - PB 513

Il soggetto di questa tela è piuttosto raro, non si trova nei testi evangelici, ma è riportato da San Gerolamo: l’episodio è quello in cui Erodiade sta per trafiggere con un coltello la lingua del Battista, la cui testa recisa viene servita dalla figlia Salomé su un piatto d’argento. La tela, di modeste dimensioni, proviene dall’oratorio di San Silvestro, ormai distrutto. In questo dipinto, che fu eseguito intorno al 1620, i colori sono ricchi, intensi e splendenti, e la prospettiva è accurata. La pittura del genovese Andrea Ansaldo è influenzata da quella dei manieristi toscani, dei Lombardi e del Caravaggio (filtrato da Gentileschi e Caracciolo), ma anche dalla lezione del Veronese, di Rubens e Van Dyck.

Ritorno della Sacra Famiglia dall'EgittoGiovanni Battista Paggi (Genova, 1554 - 1627)
Ritorno della Sacra Famiglia dall’Egitto
Olio su tela, cm. 46 x 32,5
Dagli Ospedali Civili di Genova - PB 2833

Madonna col bambino, S.Giovanni Battista e S. GiorgioBernardo Castello (Genova, 1557 – 1629)
Madonna col Bambino fra i SS.Giovanni Battista, Giorgio
Olio su tela, cm. 173 x 149 (datato 1626)
Provenienza ignota - PB 1803

FlagellazioneGiovanni Battista Paggi (Genova, 1554 - 1627)
Flagellazione
Olio su tela, cm. 146 x 114
Dono P. Rubinacci - PB 1087

Venere e AmoreGiovanni Battista Paggi (Genova, 1554 - 1627)
Venere e Amore
Olio su tela, cm. 95 x 74
Acquisto da L. A. Vassallo ( 1907) - PB 1409

Imposizione del nome al BattistaLuciano Borzone (Genova, 1590 - 1645)
Imposizione del nome al Battista
Olio su tela, cm. 79 x 69
Dalla Chiesa di San Silvestro (1945) - PB 0526

Compianto sul Cristo mortoAndrea Ansaldo (Voltri, 1584 – Genova, 1638), attribuito
Compianto sul Cristo morto
Olio su tela, cm. 30 x 36
Dono P. Rubinacci (1954) - PB 657

Genova nel primo ‘600

SALA 5
Domenico Fiasella detto Il Sarzana e Giovan Battista Carlone

MaddalenaDomenico Fiasella (Sarzana, 1589 – Genova, 1669)
Maddalena
Olio su tela, cm. 92,5 x 77
Legato G. B. Assarotti (1875) - PB 339

Il profeta Isaia e il re Ezechia morenteDomenico Fiasella (Sarzana, 1589 – Genova, 1669)
Il profeta Isaia e il re Ezechia morente
Olio su tela, cm. 187 x 231
Acquisto vendita Gavotti (1922) - PB 1403

Madonna col Bambino e due angeliDomenico Fiasella (Sarzana, 1589 – Genova, 1669)
Madonna col Bambino e due Angeli
Olio su tela, cm. 127 x 117,5
Provenienza ignota - PB 326

"Mediis tranquillus in undis"Domenico Fiasella (Sarzana, 1589 – Genova, 1669)
"Medis tranquillus in undis": l’imperturbabilità del filosofo Anassarco
Olio su tela, cm. 153 x 189
Provenienza ignota - PB 1385

Pesca di TobiaGiovanni Battista Carlone (Genova, 1603 circa – Parodi Ligure, 1684 circa)
Pesca di Tobia
Olio su tela, cm. 123 x 150
Legato E.L. Peirano (1926) - PB 1968

Sansone e DalilaDomenico Fiasella (Sarzana, 1589 – Genova, 1669)
Sansone e Dalila
Olio su tela, cm. 185 x 230
Acquisto vendita Gavotti (1922) - PB 1402

Ritratti genovesi del ‘600

SALA 6

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Gio Bernardo Carbone (Genova, 1603 circa – Parodi Ligure, 1684 circa)
Ritratto di Gentildonna
Olio su tela, cm. 236 x 156
Legato G. Ricci (1892) - PB 85

Il ritratto della gentildonna vicino alla fontana è una delle opere migliori dell’artista genovese e vi sono evidenti, tradotti in un linguaggio borghese, gli influssi della ritrattistica di Rubens e di Van Dyck: infatti la gentildonna del ritratto ricorda, per l’impostazione della figura, Paolina Adorno Brignole - Sale del pittore fiammingo conservata in Palazzo Rosso, anche se la tela di Carbone è decisamente inferiore per qualità pittorica.

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Domenico Fiasella (Sarzana, 1589 – Genova, 1669) e Casoni G. B. (Lerici, 1610 – Genova, 1686)
La famiglia di Gio.Vincenzo Imperiale nella villa di Sampierdarena
Olio su tela, cm. 261 x 309
Dono della Marchesa G. Imperiale di Sant’Angelo (1947) - PB 446

Questo ritratto collettivo raffigura la Famiglia di Vincenzo Imperiale in un loggiato che si apre scenograficamente sui giardini della sua Villa di Sampierdarena. Venne realizzato quasi interamente da Giovanni Battista Casoni, tra i principali collaboratori di Domenico Fiasella detto il Sarzana, nonostante il contratto fosse stato stipulato con quest’ultimo. Come evidenzia la parasta posta a sinistra alle spalle del gruppo, la data di esecuzione è il 1642. Tre generazioni sono riunite serenamente di fronte al pittore, tutte abbigliate alla spagnola. Vincenzo è la seconda figura a partire da sinistra con la moglie, Brigida Spinola accanto, circondati dal primogenito e dalla figlia maggiore. Tutte le altre figure sono i nipoti, che sappiamo essere in numero di dieci. I due maschietti ritratti nudi in basso a sinistra, pertanto, dovrebbero essere due figli morti infanti. La fanciulla in rosso al centro della composizione è Maria Cristina che reca un garofano, rosso anch’esso, simbolo di promessa nuziale. Riceve la benedizione del nonno e della madre, mentre la nonna tenendo il cagnolino in braccio allude alla fedeltà coniugale. Si potrebbe rileggere questo dipinto alla luce di un poema composto da Vincenzo Imperiale, letterato sensibile e colto, nel passo in cui paragona la vicenda umana a quella del divenire della natura “tal che in un tempo ha triplicato germe/ il sen fiorito del pregiato padre;/ questi nasce, questi cresce, e l’altro invecchia/ al rinverdire dell’un, l’altro rosseggia; e pargoletto un altro in fior biancheggia”

Gerolamo Gallo, musico della Cappella Ducale di GenovaLuciano Borzone (Genova, 1590 - 1645)
Gerolamo Gallo, musico della Cappella Ducale di Genova
Olio su tela, cm. 156,5 x 115
Legato G.B. Assarotti (1875) - PB 249

Ritratto di Senatore genoveseGio Bernardo Carbone (Genova, 1603 circa – Parodi Ligure, 1684 circa)
Ritratto di Senatore genovese
Olio su tela, cm. 178 x 132
Da Palazzo di Via D. Chiossone (1925) - PB 2221

Il Cardinale Stefano Durazzo, Arcivescovo di GenovaGio Bernardo Carbone (Genova, 1603 circa – Parodi Ligure, 1684 circa)
Il Cardinale Stefano Durazzo, Arcivescovo di Genova
Olio su tela, cm. 67 x 52
Legato G. Ricci (1892) - PB 85

Papa Clemente IX RospigliosiGiovanni Battista Gaulli, detto "il Baciccio" (Genova, 1639 – Roma, 1709)
Papa Clemente IX Rospigliosi
Olio su tela, cm. 64 x 48
Acquisto Fassone (1954) - PB 935

Giovanni Battista Spinola junioreGiovanni Battista Gaulli, detto "il Baciccio" (Genova, 1639 – Roma, 1709)
Giovanni Battista Spinola juniore in abito prelatizio
Olio su tela, cm. 60,8 x 75,5 x 3
Dono del Dott. Costantino Nigro (1948) - PB 448

Giovane gentiluomo a cavalloDomenico Piola (Genova, 1627 – Genova, 8 aprile 1703)
Giovane gentiluomo a cavallo
Olio su tela, cm. 61x 49
Legato C. Carlotta Ageno De Simoni (1913) - PB 1657

Venezia nel ‘500

SALA 7
Paolo Veronese, Palma il Giovane, Paris Bordon

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Paolo Caliari, il Veronese (Verona, 1528 – Venezia, 1588)
Crocifissione
Olio su tela, cm. 326 x 197
Dalla Chiesa dei SS. Giacomo e Filippo (1892) - PB 281

La grande tela raffigurante la Crocifissione di Paolo Veronese, uno dei più grandi artisti attivi a Venezia nella seconda metà del ‘500, ha un’intonazione assai cupa e tragica a causa della luminosità corrusca e del punto di vista fortemente ribassato. La pala, firmata nella zona inferiore, l’unica dell’artista ad essere sempre stata visibile in pubblico a Genova, perché collocata nella chiesa cittadina dei Santi Giacomo e Filippo, oggi distrutta.
L’opera fu fondamentale per l’evoluzione della scuola di pittura genovese nel corso del Seicento: infatti ad essa guardarono molti artisti locali, per imparare le novità del modo di dipingere "alla veneta", tutto intriso di luce e colore.

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Paolo Caliari, il Veronese (Verona, 1528 – Venezia, 1588) / Paris Bordon (Treviso, 1500 - Venezia, 1571)

- Susanna e i vecchioni
Olio su tela, cm. 111 x 145
- Matrimonio mistico di S. Caterina
Olio su tela. cm. 149 x 260

Accanto alla Crocifissione di Veronese, sono attualmente presso i Musei di Strada Nuova – per effetto del comodato stipulato con i proprietari - un’altra opera tarda dell’artista, Susanna e i vecchioni, già proprietà del marchese del Carpio, uno straordinario collezionista spagnolo del Seicento, e il Matrimonio mistico di santa Caterina d’Alessandria dipinto da Paris Bordon nel corso del terzo decennio del XVI secolo e pure caratterizzato da una provenienza altisonante, dato che lo si identifica col quadro appartenuto al cardinal Leopoldo de’ Medici, il più grande collezionista della famiglia granducale fiorentina.
Entrambi questi dipinti sono documentati a Genova già a partire dal XVIII secolo e quindi ben rappresentano in Palazzo Bianco quanto si trovava nelle collezioni locali del passato.

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Jacopo Nigreti, Palma il giovane (Venezia, 1544 – 14 ottobre 1628)
L’adultera
Olio su tela, cm. 100 x 119
Dono di G. Gnecco (1928) - PB 2072

Eseguita a Venezia nel 1599, quest’opera raffigura un soggetto evangelico: la scena di Gesù che parla con l’adultera, interpretabile in chiave penitenziale, coerentemente con la scelta controriformistica del committente, ignoto. Dal punto di vista stilistico, Palma il Giovane mantenne vivo il legame con la tradizione veneta dei suoi predecessori. In questo dipinto, in particolare, è evidente l’influenza della pittura teatrale e drammatica del Tintoretto.

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Jacopo Nigreti, Palma il giovane (Venezia, 1544 – 1628)
Cristo e la samaritana
Olio su tela, cm. 100 x 126
Dono di G. Gnecco (1928) - PB 2071

In questo dipinto si riscontra il legame con le opere tarde del Veronese, a conferma dei riferimenti che l’artista veneziano mantenne sempre con la tradizione veneta della generazione precedente. L’episodio di Cristo e la samaritana è tratto dal Vangelo di Giovanni e si può interpretare, seguendo i principi della pittura sacra del periodo della Controriforma, in chiave eucaristico-battesimale. Il committente del dipinto non è noto, ma l’opera è datata 1599 e fu eseguita a Venezia.

Madonna col bambinoAlessandro Bonvicino, detto il Moretto (Brescia, 1498 circa – 1554)
Madonna col Bambino
Olio su tela, cm. 63 x 69
Legato Principe Odone di Savoia (1866) - PB 258

Pietà e angeliLambert Sustris (Amsterdam, 1515 - Venezia, 1584)
Pietà e angeli
Olio su tela, cm. 83 x 84
Legato G. B. Assarotti (1875) - PB 44

Dal naturalismo caravaggesco alla pittura lombarda tra manierismo e controriforma

SALA 8
Caravaggio, Caravaggeschi: Giulio Cesare Procaccini, Cerano, Morazzone

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Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio (Milano, 1571 – Porto Ercole, 1610)
Ecce Homo
Olio su tela, cm. 128 x 103
Provenienza ignota - PB 1638

L’opera di Caravaggio presenta la scena dell’Ecce homo, cioè il momento in cui Pilato rimette nelle mani del popolo di Israele la decisione sulla sorte che dovrà toccare a Gesù. Il dipinto è come una finestra, il cui spazio è delimitato da un balcone che ci separa dalla scena sacra. La figura di Gesù è illuminata da una luce, al tempo stesso, naturale e divina, che lo esalta e lo rivela come l’Agnello di Dio in attesa del sacrificio. Un Ponzio Pilato dai tratti quasi caricaturali, attualizzato nel suo abbigliamento in nero, ci guarda e ci invita con lo sguardo e col gesto delle mani, splendidamente lavorate, a entrare nella scena. Caravaggio, dunque, si propone di coinvolgere lo spettatore nel sacro dramma dipinto. Si tratta forse di una delle ultime tele eseguite prima di fuggire da Roma nel luglio 1605.

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Simon Vouet (Parigi, 1590 – Parigi, 1649)
David con la testa di Golia
Olio su tela, cm. 121 x 94
Dalla quadreria di G. B. Cambiaso in Strada Nuova (1923) - PB 2201

I raffinati accostamenti di colore, il movimento impalpabile suggerito dall’uso della luce, la ricerca introspettiva, il realismo, le scelte compositive rigorose in questa interpretazione del David con la testa di Golia, restituiscono una severa rivisitazione della lezione del Caravaggio. L’artista francese dipinse questo soggetto sacro nel 1621, durante il breve soggiorno genovese a casa di Giovanni Carlo Doria, amante dell’arte e grande mecenate. In quest’opera sono evidenti le influenze del caravaggismo, tanto che il David è stato definito di recente "Le plus caravagesque de toutes ses ouvres connues". Passato alla famiglia Cambiaso nel XVIII secolo, il dipinto fu acquistato per Palazzo Bianco nel 1923.

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Mathias Stomer (Amersfoort, 1600 ca. – Sicilia, dopo il 1650)
Salomé con la testa del Battista
Olio su tela, cm. 95 x 85
Legato E. L. Peirano (1926) - PB 1997

In questa Salomé con la testa del Battista si ritrovano i caratteri tipici della pittura di Matthias Stomer: l’attenzione alla percezione visiva delle cose, tipica della pittura fiamminga, e la lezione caravaggesca. Questi due aspetti si fondono in maniera originale nelle opere dell’artista olandese, che fu attivo soprattutto in Italia. Nei suoi dipinti il realismo si trasforma in una sorta di "verismo" in cui, come attraverso una lente, l’attenzione dello spettatore si concentra sull’esasperata, dettagliata resa formale, più ancora che sul soggetto.

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Pier Francesco Mazzucchelli, il Morazzone (Morazzone, 1573 - Piacenza, 1626)
La decollazione di S. Giovanni Battista
Olio su tela, cm. 112,4 x 82,8
Dagli Ospedali Civili di Genova - PB 2813

Questa del Morazzone è un’interpretazione molto suggestiva del martirio di San Giovanni Battista. Databile intorno al 1620, la tela del pittore lombardo era stata attribuita alla scuola francese. Nonostante le dimensioni ridotte, la composizione è di grande respiro e possiede una carica espressiva notevole: dallo sfondo scuro emerge una luce violenta e teatrale che mette in risalto il corpo mutilato del Santo riverso a terra e il carnefice che sta posando la testa sul piatto d’argento. Tutt’intorno gli altri personaggi fissano la scena con il volto intento.

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Giulio Cesare Procaccini (Bologna, 1574 – Milano, 1625)
San Giovanni Battista nel deserto
Olio su tela, cm. 210,5 x 144,2
Dal palazzo degli uffici comunali di Genova - Sestri Ponente, già Lomellini (1953) - PB 1071

Colpita drammaticamente dalla luce, esaltata dal rosso e dal giallo del manto che la avvolge, la figura del San Giovanni Battista è imponente, quasi gigante. Quest’opera fu eseguita intorno al 1620, nello stesso periodo in cui il pittore emiliano stava preparando la splendida Ultima Cena dell’Annunziata del Vastato (il bozzetto si trova nella Galleria Nazionale di Palazzo Spinola), ed è certamente influenzata dalla Circoncisione del Rubens, conservata nella chiesa genovese del Gesù. Proviene dalla villa dei Fieschi a Sestri Ponente e mostra notevoli affinità con i dodici apostoli che il Procaccini aveva eseguito su commissione di Giovanni Carlo Doria alla fine del 1621, di cui quattro sono conservati a Palazzo Rosso.

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G. B. Crespi, detto il Cerano (Romagnano Sesia, 1573 – Milano, 1632)
La decollazione di S. Giovanni Battista
Olio su tela, cm. 61,4 x 48
Dagli Ospedali Civili di Genova - PB 2812

Piccola, ma notevole, la tela che raffigura la decollazione del Battista reca la cifra dell’artista lombardo e si caratterizza per la grandiosità compositiva e i forti contrasti di luce. Questo dipinto proviene dalle collezioni degli Ospedali Civili di Genova.

San GerolamoHendrik Van Somer (1607 - 1656)
San Gerolamo
Olio su tela, cm. 136 x 97
Legato G. Frascheri (1886) - PB 1381

Sacrificio di IsaccoGiuseppe Vermiglio (Alessandria, 1585 – 1635)
Sacrificio di Isacco
Olio su tela, cm. 117,3 x 145
Deposito degli Ospedali Civili di Genova - PB 2887