
1805
Nasce a Genova il 22 giugno: il padre dottor Giacomo e la madre Maria Drago sono sposi da 1794.
E’ il terzogenito, preceduto da due sorelle, Rosa e Antonietta.
1809
Impara a leggere in casa mentre studiano le sorelle.
1812
Il colonello d’artiglieria Giuseppe Patroni, cugino della madre, presagisce in una lettera del 28 agosto che "Questo caro fanciullo è una stella di prima grandezza che sorge brillante di una luce per essere ammirata un giorno dalla colta Europa".
1820
E’ ammesso all’Università; avviato in un primo tempo agli studi di medicina, passa a quelli di legge.
1826
Scrive il suo primo saggio letterario, Dell’amor patrio di Dante, pubblicato nel 1837.
1827
Ottiene, il 6 aprile, la laurea in "Jure Utroque".
Entra a far parte della Carboneria, società segreta.
1828
Collabora, con una decina di articoli e varie note bibliografiche, all’"Indicatore genovese". Questo giornale, la cui nuova serie era iniziata il 28 maggio, viene soppresso dal governo Piemontese il 20 dicembre.
1829
Collabora all’"Indicatore livornese" .
1830
Viaggia in Toscana per aggregare aderenti alla Carboneria.
Il 21 ottobre, a Genova, è tradito e denunciato alla polizia quale carbonaro.
Il 13 novembre è arrestato e chiuso in carcere nella fortezza di Savona.
1831
E’ prosciolto per mancanza di prove e liberato il 28 gennaio. Gli si impone di scegliere tra il confino e l’esilio.
Sceglie la via dell’esilio ed esce dal Regno Sardo il 10 febbraio.
Si reca a Ginevra, dove incontra alcuni esuli; passa a Lione e vi trova alcuni proscritti italiani; con essi parte per la Corsica, sperando di portare aiuto agli insorti dell’Italia centrale.
Rientrato in Francia fonda a Marsiglia la Giovine Italia che si propone di costituire la Nazione "Una, Indipendente, Libera, Repubblicana".
Fa stampare una lettera aperta a Carlo Alberto, appena salito al trono per esortarlo a prendere l’iniziativa della riscossa italiana.
1832
A Marsiglia, nel marzo, inizia la pubblicazione della rivista "La Giovine Italia", che ha come sottotitolo "Serie di scritti intorno alla condizione politica, morale e letteraria dell’Italia, tendenti alla sua rigenerazione".
1833
L’associazione Giovine Italia si estende anche nell’ambito militare.
Nel Regno Sardo sono condannati a morte vari affiliati; è fucilato ad Alessandria Andrea Vochieri, nobile figura di patriota.
Jacopo Ruffini, amico fraterno di Mazzini, si uccide nella notte tra il 18 e il 19 giugno, nel timore di non saper resistere alle pressioni che si esercitano sui detenuti.
Per la sua attività rivoluzionaria, Mazzini è condannato a morte in contumacia il 26 ottobre dal Consiglio Divisionale di Guerra di Alessandria.
1834
Il 2 febbraio fallisce il tentativo di invasione della Savoia.
Mazzini ripara nella Svizzera.
1835
Si accorda con patrioti esuli di tutte le nazionalità oppresse; Favorisce la costituzione delle società, più o meno segrete, Giovine Polonia, Giovine Germania, che, collegate con la Giovine Italia formano la Giovine Europa, tendente a costituire le libere nazioni europee affratellate.
Il Gran Consiglio di Berna espelle Mazzini che aveva anche promosso la Costituzione della Giovine Svizzera. Nell’ottobre, con i fratelli Ruffini, è a Grenchen. Seguono numerosi spostamenti .
1836
Il 28 maggio è arrestato a Soletta; poco dopo la Dieta Svizzera lo esilia in perpetuo dallo Stato.
Si reca a Parigi, dove il 5 luglio è arrestato; è rilasciato a patto che parta per l’Inghilterra.
1837
Nel gennaio giunge a Londra. E’ in miseria: riceverà più tardi modesti compensi per la collaborazione a giornali e riviste inglesi.
1840
Il 30 aprile ha ricostituito la Giovine Italia.
Il 10 novembre inizia a Londra la pubblicazione del periodico "Apostolato popolare", che reca nel sottotitolo "Libertà, Eguaglianza, Umanità, Indipendenza, Unità - Dio e il popolo - Lavoro e frutto proporzionato".
1841
Fonda una scuola gratuita per i fanciulli poveri in Londra.
1844
Tragica fine, il 25 luglio a Rovigo (Cosenza), della spedizione dei fratelli Bandiera, sconsigliata da Mazzini.
1847
L’8 settembre, da Londra, sottoscrive una lunga lettera a Pio IX indicandogli ciò che dovrebbe e potrebbe fare.
1848
Dal 7 marzo è a Parigi: detta lo statuto dell’Associazione Nazionale Italiana.
Il 7 aprile giunge a Milano liberata dagli austriaci.
Fonda il quotidiano "L’Italia del popolo", nel quale chiarisce le proprie idee sul modo di condurre la guerra.
Nell’agosto lascia Milano per l’arrivo degli austriaci, raggiunge Garibaldi a Bergamo e lo segue in qualità di alfiere.
L’8 agosto ripara in Svizzera, dove rimarrà fino al 5 gennaio 1849.
1849
Il 9 febbraio è proclamata la Repubblica Romana.
Goffredo Mameli telegrafa a Mazzini: "Roma Repubblica, venite!".
Il 5 marzo entra in Roma "trepidante e quasi adorando".
Il 29 marzo è nominato triumviro.
Il 30 giugno, di fronte all’impossibilità di resistere oltre in Roma, respinta la sua proposta di uscire con l’esercito e trasferire altrove la guerra, si dimette con gli altri triumviri perché dichiara di essere stato eletto a difendere, non a sotterrare la Repubblica.
Entrati i nemici, parte il 12 luglio per Marsiglia. Si reca quindi a Ginevra e successivamente a Losanna.
1850
Vive nascostamente in Svizzera, costretto dalle persecuzioni poliziesche a spostarsi continuamente.
Nel luglio è a Londra, poi di nuovo nella Svizzera.
1851
Ritorna nel gennaio a Londra, dove si fermerà fino al 1868, salvo numerose visite di settimane o di pochi mesi nel continente.
Fonda nella capitale inglese la società "Amici d’Italia" per estendere simpatie alla causa nazionale.
1852
Muore a Genova, il 9 agosto, la madre dell’Esule.
1853
Il 6 febbraio è subito represso a Milano un tentativo insurrezionale contro gli austriaci.
1855
Si oppone alla adesione del Piemonte al trattato di alleanza con l’Austria e alla spedizione di Crimea.
1857
Ritorna a Genova nel maggio per preparare con Carlo Pisacane l’insurrezione che dovrebbe poi scoppiare nel capoluogo ligure. _ La polizia non riesce ad arrestare Mazzini che, per la seconda volta, sarà condannato a morte in contumacia (28 marzo 1858).
1858
Nel giugno scrive una vivacissima lettera a Cavour per protestare contro i giudizi espressi dal grande ministro nel discorso alla Camera del 16 aprile sul movimento mazziniano.
Nel settembre fonda a Londra il periodico "Pensiero e Azione" che durerà fino al 22 maggio del 1860, totalmente dedicato alla propaganda repubblicana.
1859
A Londra, il 21 febbraio, è firmata da 152 repubblicani una dichiarazione scritta Mazzini contro la guerra a l’Austria in alleanza con Napoleone III.
Escluso dall’amnistia concessa all’inizio della guerra. L’8 agosto si reca clandestinamente a Firenze: è tollerato dal ministro Ricasoli.
1860
Parte da Londra il 2 maggio per l’Italia, sperando di raggiungere Garibaldi per l’impresa dei Mille.
Arriva a Genova l’8 maggio e qui si ferma fino alla metà di agosto. Cospira perché si attende l’insurrezione Toscana fino al sud, dove trionfa l’impresa garibaldina.
Con la falsa indicazione di Londra, esce a Lugano, stampato tra il luglio e l’agosto, il volumetto Doveri dell’uomo, sintesi del suo pensiero morale, politico e sociale.
Alla metà di settembre si reca a Napoli: il 3 ottobre il prodittatore Giorgio Pallavicino lo invitò a lasciare la città. Seguono nella città partenopea dimostrazioni contrarie all’Esule.
Il 5 novembre, a Caserta, con Garibaldi, compila e diffonde lo statuto dell’Associazione Unitaria Nazionale .
1861
Il 4 gennaio, un’adunanza di mazziniani e garibaldini trasforma i comitati di soccorso a Garibaldi per la Sicilia e Napoli in comitati di provvedimento per Venezia e Roma, di nuovo mutati in Associazione Emancipatrice Italiana. Esce nel dicembre a Milano, presso l’editore Daelli il primo volume dei suoi Scritti editi ed inediti.
1862
Da Londra si reca a Lugano il 26 agosto per seguire l’impresa di Garibaldi che il 29 dello stesso mese è ferito nell’Aspromonte.
1863
Nel febbraio, per mezzo di Demetrio Diamilla Müller, è in relazione con Vittorio Emanuele II per affrettare la liberazione del Veneto.
1864
Il 18 novembre Francesco Crespi pronuncia alla Camera un discorso, nel quale afferma che la sua bandiera è "Italia e Vittorio Emanuele" e che "chi solleva un’altra bandiera non vuole l’unità d’Italia". Mazzini gli risponde nel dicembre con una lunga lettera.
1865 - 1866
Stabilisce relazioni con la Permanente, raggruppamento di parlamentari liberali Piemontesi, riprendendo il progetto per la liberazione del Veneto, ma il modo come viene condotta e conclusa la guerra del 1866 lo disillude e lo fa ritornare al lavoro puramente repubblicano.
Con 181 voti contro 107, la Camera dei Deputati annulla la sua elezione nel collegio di Messina, perché condannato a morte nel 1858 per i moti genovesi.
Nel settembre detta le norme dell’Alleanza Repubblicana Universale.
1867
Il 7 febbraio rinuncia all’elezione a deputato.
Nel novembre-dicembre è malato a Lugano e riceve la visita di Carlo Cattaneo.
1868
A Lugano, nel dicembre, convoca i rappresentanti repubblicani per considerare la situazione in vista del congiungimento di Roma all’Italia.
1870
Ai primi di gennaio giunge a Genova, poi ritorna a Lugano; rientra in Italia.
L’11 agosto parte per la Sicilia sperando in un movimento insurrezionale.
A Palermo prima di scendere dalla nave, è dichiarato in arresto; il 14 agosto è portato al carcere del forte di Gaeta.
Il 14 ottobre è liberato, in virtù dell’amnistia concessa ai condannati politici per la presa di Roma.
Dopo brevi soste a Roma, Livorno, Genova, riprese la via dell’esilio.
E’ a Lugano alla fine di ottobre; ritorna a Londra alla metà di dicembre.
1871
Il 9 febbraio esce a Roma il numero - programma del settimanale "La Roma del popolo".
Il 10 febbraio lascia Londra per Lugano.
Nel novembre promuove il Patto di Fratellanza tra le società italiane operaie.
1872
Giunge in incognito a Pisa il 6 febbraio, ospite dei Nathan-Rosselli, dove muore il 10 marzo.
Il 17 successivo si svolgono a Genova i funerali solenni, vi partecipano, secondo i calcoli della polizia, circa centomila persone.

1807
Nasce a Nizza il 4 luglio suddito di Napoleone I.
Il padre era originario di Chiavari, la madre di Loano.
Autodidatta, si interessa soprattutto di matematica, astronomia e geografia.
Nel porto di Nizza, a contatto con i marinai, apprende tutti i segreti dell’arte nautica.|
1821
E’ iscritto nei registri dei marinai di Nizza.
1824 - 1825
Compie il primo viaggio a Odessa sulla nave "Costanza"; in seguito, sulla "Santa Reparata", di proprietà del padre, naviga lungo le coste francesi.
L’anno dopo raggiunge Fiumicino.
Di qui visita Roma dove si ferma per un mese.
1826 - 1833
Come marinaio viaggia soprattutto nel Mediterraneo orientale e nel Mar Nero, con navi a vela da 200 t.
Nel 1827 giunge sino alle Canarie. Sulla "Clorinda" incontra i sansimoniani, poi, a Taganrog, Giambattista Cuneo che lo inizia alla Giovine Italia (1832), probabilmente nell’estate del 1833, a Marsiglia, conosce Mazzini.
1834
Si arruola nella Marina Sarda; Mazzini gli affida il compito di organizzare un’insurrezione a Genova, collegata ad un moto nella Savoia.
Il progetto fallisce; aiutato da alcune popolane fugge a Nizza e a Marsiglia. Viaggia alla corte del bei di Tripoli.
1835 - 1847
Vive in sud America. Combatte in difesa della Repubblica de Rio Grande do Sul contro l’Impero Brasiliano e della repubblica Uruguaiana e contro il dittatore Argentino Rosas; nel 1839 incontra Anita, che sposerà nel 1842.
Dal matrimonio nasceranno Rosita, Menotti, Teresita e Ricciotti.
1847 - 1849
Offre i suoi servigi al papa.
Ha notizie delle riforme di Pio IX e di Carlo Alberto e torna in Italia (aprile 1848) sulla nave "Bifronte", che egli ribattezza "Speranza".
Giunge a Nizza nell’estate, poi va a Genova con 63 seguaci.
Ha accoglienze entusiastiche (3 luglio). Si reca a Roverbella, quartier generale di Carlo Alberto e ha un incontro con il Re, piuttosto restio a servirsi di lui.
A Milano il Governo Provvisorio gli affida un reparto di 1500 uomini, con i quali egli opera sul Lago Maggiore, anche dopo l’armistizio Salasco. _ E’ costretto ad arrendersi a Radetzky e a ritornare a Nizza. Si reca poi in Toscana e nello stato Pontificio, dove, dopo la fuga di Pio IX è instaurata la Repubblica Romana.
E’ eletto deputato alla Assemblea Costituente.
Entra in Campidoglio il 5 febbraio e organizza un esercito.
A Roma si forma un Triunvirato Mazzini - Saffi - Armellini.
Pio IX chiede aiuto alla Francia, all’Austria, alla Spagna e ai Borboni di Napoli. In aprile i francesi giungono a Civitavecchia; il 30 aprile Garibaldi respinge un loro attacco a Roma.
Affronta e vince i napoletani il 9 maggio a Palestrina e il 19 a Velletri. Il primo giugno scade l’armistizio con i francesi, rinnovato ma tradito da Oudinot.
Il 2 giugno il nemico attacca Villa Corsini, il Casino dei Quattro Venti e Villa Pamphili, punti strategici della difesa di Roma; resiste solo l’avamposto del Vascello, al comando di Giacomo Medici.
Garibaldi fugge da Roma, caduta il 2 luglio, inseguito da quattro eserciti.
Il 4 agosto muore Anita alla fattoria Guiccioli presso Ravenna. Comincia la stesura delle Memorie autobiografiche.
1849 - 1854
Secondo esilio; nel settembre del 1849 è arrestato a Chiavari e portato a Genova.
Si imbarca per Tunisi e Tangeri, dove soggiorna per 6 mesi.
Si reca poi a New York, accolto dalla comunità italiana e da esuli socialisti francesi e inglesi. Lavora nella fabbrica di candele di Antonio Meucci.
Nuovamente capitano di marina, viaggia lungo l’America centrale, in Estremo Oriente sino in Cina e in Australia.
Torna in Italia si ferma a Londra dove incontra Mazzini
1854 - 1855
Giunge a Genova, durante i colera; si offre volontario per l’assistenza. _ E’ in dissidio con Mazzini (moti del 1854, guerra di Crimea).
Comincia a costruirsi la casa a Caprera (1855).
Capitano di prima classe fa viaggi di piccolo cabotaggio.
1856 - 1857
Progetta un’incursione sull’isola di Santo Stefano, dove sono i prigionieri politici napoletani, con fondi forniti da esuli in Inghilterra ( Panizzi), dove poi si reca per prendere accordi diretti.
Rifiuta il comando della spedizione effettuata poi da Pisacane (1857). _ Incontra a Torino per la prima volta Cavour e appoggia la Società Nazionale che ha per motto "Italia e Vittorio Emanuele".
1858 - 1859
Cavour gli conferisce l’organizzazione dell’esercito dei volontari.
In casa Camozzi, a Genova, nasce l’Inno di Garibaldi.
Dopo la dichiarazione di guerra all’Austria, è nominato generale dell’esercito sardo; opera nella zona del lago Maggiore e del lago di Como, al comando dei Cacciatori delle Alpi.
Con Lui sono Bixio, Cosenz, Türr e suo figlio Menotti.
Si scontra con i Croati del generale Urban, vincendo a Varese, a San Fermo, entra a Bergamo e a Brescia.
Dopo l’armistizio di Villafranca, accetta il comando in seconda dell’esercito della Lega d’Italia centrale sotto Manfredo Fanti.
Lancia l’appello per il "Milione di fucili" per liberare l’Italia.|
1860
Il 24 gennaio sposa e ripudia nello stesso giorno la marchesina Giuseppina Raimondi.
Il matrimonio sarà annullato solo nel 1879.
Diviene Gran Maestro della Massoneria; torna a Genova riavvicinandosi ai mazziniani, a causa della cessione di Nizza.
Deputato al Parlamento vuole organizzare un motto per impedire il "referendum" d’annessione alla Francia.
Crispi lo convince ad andare in sostegno di un moto che i mazziniani avevano organizzato in Sicilia.
5 maggio: partenza del "Piemonte" e del "Lombardo". Inizia l’impresa dei Mille.
6 maggio: sbarco a Talamone e diversione di Callimaco Zambianchi contro lo Stato Pontificio.
11 maggio: sbarco a Marsala. A Salemi assunse la dittatura in nome di Vittorio Emanuele.
15 maggio: scontro a Calatafimi; 27 maggio: entra in Palermo.
Nasce il dissidio con Cavour che vuole l’annessione immediata della Sicilia.
Verso Messina: vittoria a Milazzo (21 luglio). Francesco II si ritira a Gaeta. Frattanto Cavour organizza una spedizione per impedire il consolidamento del potere di Garibaldi, che governa ormai su tutto il Regno di Napoli.
Mentre i piemontesi battono l’esercito pontificio a Castelfidardo, Garibaldi, il 2 ottobre, affronta con 20.000 uomini l’esercito borbonico, sconfiggendolo al Volturno.
A Caianello, vicino a Teano, incontra Vittorio Emanuele.
Garibaldi si ritira e l’esercito regio assedia Gaeta che cadrà nel febbraio del 1861.
Il 7 novembre entra a Napoli con il Re e il 9 novembre si imbarca per Caprera.
1861
18 febbraio: Garibaldi al Parlamento a Torino ha un dissidio con Cavour per la questione dell’esercito meridionale.
Gli è offerto un comando nell’esercito degli Stati Uniti di Lincoln; rifiuta per la politica schiavistica di quel presidente.
1862-1863
Nel marzo presenzia a Genova al congresso del Comitato per la liberazione di Roma e Venezia; si forma la Società Emancipatrice con Garibaldi presidente.
A Torino incontra Vittorio Emanuele.
Episodio di Sarnico: arresto di garibaldini che preparavano un’incursione nel Trentino.
A giugno si reca in Sicilia per organizzare una spedizione verso Roma. Il 29 agosto è fermato sull’Aspromonte da reparti dell’esercito italiano comandati dal colonnello Pallavicini; Garibaldi è ferito e condotto prigioniero al Varignano, presso La Spezia.
Rilasciato, torna a Caprera, dove rimane per tutto il 1863 a causa della ferita riportata.
1864
Nell’aprile si reca a Londra, dove ha accoglienze trionfali.
Incontra Palmerston; visita Mazzini e i rivoluzionari europei là in esilio.
1866
Nella III guerra d’indipendenza ha il comando del Corpo dei volontari; suo campo d’azione è la zona tra Verona e il Tirolo, con il compito di evitare che nuove truppe austriache entrino in Italia.
Per la sconfitta dei regi a Custoza, Garibaldi è costretto a ritirarsi, malgrado la sua vittoria di Monte Suello e di Bezzecca.
Trasmette il telegramma: "Obbedisco".
1867|
Si organizza per l’attacco a Roma.
Rattazzi lo fa arrestare e confinare a Caprera, da dove riesce ad evadere e a raggiungere la Toscana.
Si unisce ai suoi volontari e porta l’attacco a Roma; il 25 ottobre vince a Monterotondo, ma a Mentana è sconfitto dai moderni "chassepots" dei francesi.
Nuovamente arrestato è condotto al Varignano, poi a Caprera, dove rimarrà per tre anni.
1867
Scrive "Clelia o il governo dei preti".
1868
Pubblica "Cantoni il volontario".
1870-1871
Guerra franco-prussiana: Garibaldi accorre in aiuto della III Repubblica; ha il comando dell’armata dei Vosgi, composta da 10.000 franchi tiratori con il compito di cooperare con le forze regolari del generale Cambrie nel settore orientale.
A Digione vince i prussiani (21-23 gennaio 1871).
Armistizio franco-prussiano; Garibaldi, pur eletto deputato nel dipartimento della Senna, torna a Caprera.
Declina l’invito ad accorrere in soccorso della Comune, pur mostrando solidarietà con gli insorti di Parigi.
Aderisce all’Internazionale.
1872
10 marzo: muore Mazzini; Garibaldi scorda ogni dissenso, particolarmente acuto negli ultimi anni a proposito dell’Internazionale, e si fa rappresentare ai funerali con la bandiera dei Mille.
1873
Pubblica I Mille.
1874
E’ eletto deputato; alla Camera espone un progetto per bonificare l’Agro Pontino e rendere navigabile il Tevere.
1879-1882
Fonda la Lega della Democrazia con il programma: suffragio universale, confisca delle proprietà ecclesiastiche e abolizione dell’esercito stanziale.
Sposa Francesca Armosino; sul registro matrimoniale si dichiara "Agricoltore".
Viaggia in Sicilia e in Calabria, poi si ferma a Caprera sino alla morte: 2 giugno 1882.

1827
Nasce a Genova il 5 settembre da Giorgio Mameli, Ammiraglio della marina sarda e dalla marchesa Adelaide Zoagli Lomellini.
Cagionevole di salute, compie i primi studi sotto la guida della madre. La sua casa è frequentata da intellettuali dell’ambiente genovese come Jacopo Sanvitale, Teresa Doria, Michel Giuseppe Canale.
1835
Scoppiato il colera a Genova, la famiglia si trasferisce per un anno in Sardegna, dove abitano i nonni paterni.
1836-1839
Prosegue gli studi sotto la guida del Canale, poligrafo di grande cultura, che in questi anni è sospettato di essere seguace di Mazzini.
1840
E’ iscritto per la prima volta ad una scuola pubblica presso le Scuole Pie dell’Ordine Calasanziano, dove studia retorica sotto la guida di Padre Agostino Muraglia.
In contrasto con i gesuiti, gli scolopi impartivano un insegnamento di indirizzo liberale; Mameli offre le prime prove delle sue doti di poeta.
1842
Si iscrive nel novembre all’Università di Genova al corso di Filosofia, preparatorio alle varie facoltà universitarie, che frequenta, con un’interruzione di due anni, sino al 1846.
Per il suo temperamento esuberante subisce numerosi richiami ufficiali.
1846
E’ ammesso nel novembre al corso di laurea in Lettere; la sua frequenza all’università è documentata sino al 6 dicembre 1847.
1847
Entra nel marzo a far parte della Società Entelema, fondata a Chiavari l’anno precedente e diffusa a Genova nell’ambiente universitario. Da temi storici e letterari, la Società passò ben presto a discutere argomenti politici e finì per riunire i giovani democratici genovesi. Si avvicina progressivamente al mazzinianesimo entrando in rapporto con alcuni collaboratori dell’Esule (Filippo De Stephanis, Luigi Montobbio, Giambattista Franchini e Nino Bixio):
Settembre : Iniziano le dimostrazioni popolari inneggianti alla amnistia concessa da Pio IX. Si forma nell’ambiente degli intellettuali, della borghesia e della nobiltà progressista, il Comitato dell’Ordine, di cui entra a far parte anche Mameli, con il compito di organizzare iniziative per ottenere riforme liberali nel Regno di Sardegna, evitando gli eccessi delle masse popolari.
Novembre : Carlo Alberto, che nel mese di ottobre ha concesso le prime timide riforme, giunge a Genova, accolto da entusiastiche manifestazioni organizzate dal Comitato dell’Ordine. Per le strade si cantano le strofe dell’inno "Fratelli d’Italia" composto da Mameli:
Dicembre : Partito il Re, riprendono le manifestazioni per ottenere riforme più organiche: libertà di stampa, cacciata dei gesuiti e guardia nazionale. Culminano con la grande processione in Oregina, il 10 dicembre che, con spirito antiaustriaco, celebra la cacciata dei tedeschi del 1746. Mameli è tra i più attivi organizzatori della manifestazione. Per l’occasione recita una delle sue composizioni patriottiche: "Per la festa del 10 dicembre 1847 in Genova" e sventola, malgrado la proibizione del governo, la bandiera tricolore.
1848
Gennaio : Dissidi che portano allo scioglimento del Comitato dell’Ordine tra la componente mazziniana (Mameli, Bixio, Daneri e Remorino) e i moderati; proseguono i tumulti e le manifestazioni di protesta; il giorno 16, Mameli partecipa vestito a lutto ad una messa celebrata nella chiesa di S. Siro a suffragio degli studenti di Pavia uccisi dagli austriaci per rappresaglia e detta per l’occasione quattro epigrafi.
Febbraio : Si festeggia la concessione della costituzione a Napoli; l’esultanza raggiunge l’apice all’annuncio che anche Carlo Alberto ha concesso lo statuto.
Marzo : Il giorno 19, alla notizia dell’insurrezione di Milano, Mameli con 300 volontari (Compagnia Giuseppe Mazzini) si muove in aiuto degli insorti. Il 22 giunge al Gravellone, al confine tra Piemonte e Lombardia, dove si unisce al gruppo di Bixio che lo ha preceduto; insieme raggiungono Milano nella notte tra il 23 e il 24 marzo. I genovesi entrano a far parte della legione dei volontari del generale Torres; Mameli ha il grado di capitano.
Aprile : Scontri con gli austriaci sulle rive del Mincio. Mameli con i suoi passa alle dipendenze del generale Longoni, comandante la Legione Bersaglieri Mantovani. Il giorno 18 si reca a Milano dove incontra Mazzini; lo rivedrà a più riprese nei mesi successivi portavoce della colonna genovese:
Luglio : Mentre la colonna mantovana, riunita al Corpo d’Armata di Lamarmora, è nei pressi della fortezza di Mantova, giunge la notizia della sconfitta di Custoza.
Agosto : Dopo la caduta di Milano e l’armistizio Salasco, Mameli torna a Genova. Entra a far parte del Circolo Italiano, che raccoglie mazziniani e i liberali moderati; collabora a "Il Pensiero italiano" e pubblica il "Canto di guerra", composto per invito di Mazzini.
Settembre : Il giorno 14 è promotore di una grande manifestazione al Carlo Felice per la raccolta di fondi per Venezia; nell’occasione recita la poesia "Milano e Venezia", che è una invettiva contro Carlo Alberto "traditore" della causa italiana. Arriva a Genova Garibaldi per organizzare un corpo di volontari. Mameli è tra i suoi più attivi collaboratori. Svolge poi una missione ad Ancona per il Circolo Italiano per recare un proclama alla flotta sarda affinchè accorra in aiuto di Venezia. Incontra il padre, comandante la brigata "Des Geneys"
Ottobre : Assume la direzione del giornale "Diario del popolo" promovendo una campagna di stampa per la ripresa della guerra all’Austria. Garibaldi rinuncia alla spedizione in Lombardia. Mameli ne informa Mazzini. Guida una manifestazione popolare al grido di "Viva la Costituente" duramente sedata dalla polizia :
Novembre : Pubblica sul "Diario del popolo" l’appello di Mazzini per l’insurrezione in Val D’Intelvi. La colonna mantovana raggiunge Garibaldi in Toscana per convincerlo ad andare in aiuto di Mazzini. La notizia delle sommosse, dopo l’uccisione di Pellegrino Rossi, lo inducono ad avviarsi verso Roma.
Dicembre : Detta il programma del Comitato romano all’associazione sorta per promuovere la convocazione in Roma di una costituente nazionale secondo i dettami politici di Mazzini: sovranità popolare, guerra d’indipendenza, rinvio della questione della scelta della forma di governo a dopo la cacciata dello straniero.
1849
Gennaio : Pubblica articoli su "La Pallade" e "Il Tribuno" per la proclamazione della Costituente Nazionale. Dopo la fuga di Pio IX, a Roma si forma una Giunta Provvisoria di Governo; Mameli si occupa soprattutto dell’organizzazione militare.
Il giorno 28 si svolgono le elezioni a Roma. Sulla "Pallade" Mameli scrive "dal Campidoglio è spuntata la luna. Caduta la Roma del Pontefice Re tornerà ancora una volta la Roma del popolo".
Febbraio : Il giorno 5 va in missione a Firenze per convincere Montanelli e Guerrazzi a formare un unico Stata fra Toscana e Lazio. Il giorno 9 avviene la proclamazione della Repubblica Romana.
Marzo : Mameli torna a Genova e riprende il suo posto nel movimento di opinione che spingerà Carlo Alberto alla ripresa della guerra. Appello ai toscani e ai romani perchè intervengano in Lombardia. Il 24 torna a Roma, dove ha la notizia della sconfitta piemontese.
Aprile : Con Bixio giunge a Genova dove la popolazione è insorta. Dura repressione di Lamarmora. Mameli con i capi dell’insurrezione ritorna a Roma. Si prodiga nella difese della Repubblica Romana assalita dai francesi, partecipando ai principali fatti d’armi, malgrado le debilitate condizioni fisiche causategli da una febbre persistente.
Giugno : Nei combattimenti del giorno 3 fuori Porta di San Pancrazio, Mameli, allora aiutante di campo di Garibaldi, viene ferito alla gamba sinistra durante un’assalto alla baionetta. E’ il suo stesso compagno, un bersagliere della legione Manara a colpirlo involontariamente nel trambusto dell’attacco. La ferita sembra leggera, ma subentra un’infezione che aggrava progressivamente l’infermità del malato. Il 10 giugno "in vista della bravura e coraggio mostrate nel fatto d’armi del 3 giugno" Mameli è promosso al grado di capitano dello stato maggiore.
Luglio : Le condizioni dell’infermo peggiorano: per evitare la cancrena il giorno 3 gli viene amputata la gamba, ma il 6 alle 7 e mezzo antimeridiane, a soli 22 anni, Goffredo Mameli muore. Lo stesso giorno il ministro dell’Interno Pinelli ordina al commissario straordinario di Genova di non permettere a Mameli il ritorno nella sua città.