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Ammezzato

Nelle otto sale del piano ammezzato sono protagonisti gli anni Trenta e Quaranta del Novecento, e il primo dopoguerra:

- i ritratti fotografici e gli autoritratti di Alberto Helios Gagliardo, Tullio Salvatore, Antonio Orazio Quinzio, Federico Maragliano e Antonio Giuseppe Santagata e altri ancora;
- i modelli e i bozzetti di monumenti celebrativi, le sculture acquistate alle Biennali veneziane e alle mostre liguri con protagonisti come Arturo Martini, Eugenio Baroni, Francesco Messina, Filippo De Pisis, Enrico Pollastrini, Arturo Tosi, Raffaele De Gada, Giuseppe Sacheri, Elio Peluzzi, Amigo Amighetti, Adriana Spallarossa, Guido Galletti e tanti altri ancora;
- la collezione Ferrero Rombo donata al museo da Pier Demetrio Ferrero nel 1973, dodici dipinti e sei sculture di artisti legati alla Scuola Romana, tra i quali Antonietta Raphaël, Mario Mafai, Corrado Cagli e Renato Guttuso;
- gli acquisti effettuati negli anni Cinquanta con particolare attenzione per la pittura astratta del periodo postbellico da Aligi Sassu a William Scott, a Zao Wo Ki.


SALA 14
Ritratti fotografici e autoritratti

Lungo la parete destra della scala numerose fotografie documentano i ritratti di molti artisti presenti con le loro opere in museo: percorso fotografico complementare ad una serie di autoritratti tra i quali si segnalano quelli di Alberto Helios Gagliardo, Tullio Salvatore e Antonio Orazio Quinzio, Federico Maragliano, Antonio Giuseppe Santagata esposti sul ballatoio dell’ammezzato, contraddistinto da un elegante lucernaio al centro. In capo alla scala il dipinto post-cubista, datato 1930, di Leopold Survage, Pecheuses de Collioure, acquistato alla I Biennale Internazionale d’Arte Marinara che si tenne a Genova nel 1951.

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Alberto Helios Gagliardo (Genova 1893 - 1987)
Il pittore Rohuszewicz e autoritratto, 1918

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Federico Maragliano (Genova 1873 - 1952)
Autoritratto, 1914-15


SALA 15
Monumenti celebrativi e sculture: modelli e bozzetti

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Eugenio Baroni (Taranto 1880 - Genova 1935)
Il Fante (due maschere), 1920-1926 circa

Una sala dedicata alla scultura degli anni Venti e Trenta con alcune importanti presenze: intanto Eugenio Baroni (Taranto 1880 - Genova 1935) e alcuni degli intensi pezzi ideati, con piglio alla Wildt, per il Monumento al Fante del Monte San Michele al Carso, mai realizzato, ed esposti alla Biennale del 1926, in parte acquistati e in parte donati al museo dall’Associazione delle Madri del Fante nello stesso anno. Legato al periodo genovese, è il bronzo dell’Ofelia di Francesco Messina (Linguaglossa 1900 - Milano 1995) - che si vede al di là della porta aperta sulla sala 16 - acquistato nel 1923 alla mostra della Società Promotrice di Belle Arti di Genova, e frutto di un’equilibrata formula di naturalismo e sostanzioso classicismo che ancora connota il Nudo di giovinetto, un infantile kouros in miniatura del 1930 e un olimpico Pugilatore in riposo alle corde, acquistato alla Biennale nel 1930.
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Eugenio Baroni (Taranto 1880 - Genova 1935)
Vittoria, 1929

Al 1932 risale il gesso della Vittoria alata o Vittoria che cammina di Arturo Martini ( Treviso 1889-Milano 1947) enfatico bozzetto di arcaico respiro presentato al concorso per il "Decennale della Marcia su Roma" e al 1936 il finissimo bronzo del San Giovanni Battista, santo, ma ancora prima, nell’idea di Martini, uomo e umile pastore, acquistato alla Biennale veneziana del 1936.

SALA 16 - 17 - 18
Pittura di paesaggio e di genere tra gli anni Venti e Quaranta del Novecento

Filo conduttore di queste tre sale, sono i temi del paesaggio, della natura morta e del ritratto che caratterizzano programmaticamente le acquisizioni del museo nel periodo tra le due guerre.

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Filippo De Pisis (Ferrara 1896 - Milano 1956)
L’archeologo, 1928

Dal metafisico-classicheggiante Archeologo di Filippo De Pisis, tela del 1928 esposta alla Biennale veneziana di quell’anno, suggestiva visione senza tempo che l’artista elabora forse già a Parigi dove si era da poco trasferito, al notturno postimpressionista Poesia di Liguria di Giuseppe Sacheri (Genova 1863 - Pianfei 1950), agli scorci paesaggistici di Orlando Grosso, Emanuele Rambaldi, Eso Peluzzi, Lino Perissinotti, Paolo Stamaty Rodocanachi, Vittorio Guandalini, a suggello di una tradizione artistica che aveva nella veduta en plein-air un forte punto di riferimento anche in Liguria e che trova, negli anni Venti-Quaranta, un’importante dimensione espressiva di vario orientamento stilistico estranea alla propaganda di regime.
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Arturo Tosi (Busto Arsizio 1871-1956)
La mietitura, 1935

Di assoluta qualità e non lontano dalla vibrante pennellata di De Pisis, La mietitura di Arturo Tosi (Busto Arsizio 1871 - 1956), esposto alla Quadriennale di Roma del 1935 e ambientato nelle valli bergamasche e un’inedita veduta del Porto di Genova del 1939 di Enrico Paolucci (Genova 1901 - Torino 1999). Non meno interessanti gli olii di Amighetto Amighetti, Antonio Schiaffino, Oscar Saccorotti, Orlando Grosso (Genova 1882 - Bonassola 1968: fu il primo direttore della Galleria d’Arte Moderna) - con la Convalescente esposta alla Biennale veneziana del 1940 - di Luigi Bassano, di Franco Diomede, di Armando Barabino e di Adelina Mandrino.
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Amighetto Amighetti (1902-1930)
Vita estiva, 1925

Scultura in Liguria negli anni Trenta e Quaranta Interessante la stagione novecentesca della scultura coi bronzi di Angelo Camillo Maine (Genova 1892-1969), Entomopsis del 1932 e Stigmatotheuthis del 1936, originali soggetti marini, frutto dell’esperienza di disegnatore presso il Museo di Storia Naturale di Genova, dalle vibranti patine mimetiche; e di Carlo Rivalta (Firenze 1887-1941), Pastore che dorme, figura contraddistinta da un classicismo essenziale e antiretorico alla Martini. Le opere di Guido Galletti, Rodolfo Castagnino, Francesco Falcone, Guido Micheletti, Adolfo Lucarini, Renata Cuneo, Armando Vassallo, Adriana Spallarossa. Tutti protagonisti di una feconda e intensa produzione artistica che contraddistingue il Novecento in Liguria, con opere legate ai temi del lavoro, del ritratto, della maternità,del quotidiano famigliare, risolti talvolta con un saldo classicismo come nel bronzo Madre di Adriana Spallarossa (Genova 1904 - Torino 1986), acquistato alla II Quadriennale romana del 1935, o, appena in odore di regime nella perentorietà della posa, nel Ritratto di giovinetta di Guido Galletti (Londra 1893 - Genova 1977), una levigata pietra avorio dedicata alla fattezze della figlia Paola, e acquistato alla Biennale del 1940; talvolta con accenti enfatici, come nello Scaricatore di Micheletti (Carrara 1889 - Genova 1981), talvolta con soluzioni ancora postimpressionistiche nella Ragazza inginocchiata di Falcone (Chiavari 1892 - 1978); o con un’essenzialità quasi grafica come in Lucarini (Milano 1890 - Pieve Ligure 1959) del quale si presenta una compatta e delicata Maternità degli anni Trenta. La sala offre al visitatore un punto di piacevole sosta con vista panoramica sul parco e sul mare all’orizzonte. Si esce dalla sala attraverso la porta sul corridoio e si entra nella porta di fronte per proseguire la visita nei restanti tre spazi espositivi.


SALA 19
La collezione Ferrero Rombo

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Antonietta Raphaël Mafai (Kovno, Lituania 1895? - Roma 1974)
Giuliana, 1942

Nel 1973 Pier Demetrio Ferrero donò al museo, in memoria della moglie Elena Rombo, un interessante nucleo di dodici dipinti e sei sculture raccolti nel corso degli anni e delle frequentazioni di artisti legati alla Scuola Romana, seppure non tutte riferibili al momento storico di quell’ambito. Della Scuola Romana, fino a quel 1973, la Galleria possedeva solo il bel ritratto di Giuliana (1942), di Antonietta Raphaël Mafai (Kovno, Lituania 1895? - Roma 1974), dalla superficie scabra e di ricordo etrusco-romano, con gli occhi di pasta vitrea, acquistato nel 1949 durante il soggiorno genovese dell’artista che, da Roma, si era rifugiata presso il collezionista e mecenate Alberto della Ragione per sfuggire alle persecuzioni razziali.
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Renato Guttuso (Bagheria 1912 - Roma 1987)
Contadini al lavoro, 1951

Di particolare interesse sono il vibrante e prezioso Ritratto di Laura della stessa scultrice; le Fragole di Carlo Socrate (Mezzana Bigli, 1889 - Roma 1967), plastica natura morta del 1942; Fiori secchi di Roberto Melli (Ferrara 1885 - Roma 1958), composizione del 1948 in cui i volumi si sfaldano e compare la citazione di una delle sue "mascherine" eseguite nel 1913; Composizione orizzontale di Corrado Cagli (Ancona 1910 - Roma 1976), brano di ricerca informale, databile al 1949; Nudo bianco di Fausto Pirandello (Roma 1899 - 1975), opera di particolare intensità espressionista esposto alla Quadriennale del 1951; Contadini al lavoro di Renato Guttuso (Bagheria 1912 - Roma 1987), un olio su carta incollata su tela del 1951, forse appartenente ad un ciclo elaborato intorno al tema del lavoro agreste.
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Corrado Cagli (Ancona 1910 - Roma 1976)
Composizione orizzontale, 1949


SALA 20 e 21
Acquisti negli anni Cinquanta

La politica di acquisti effettuati negli anni Cinquanta dal nuovo direttore del museo, Caterina Marcenaro e dai suoi collaboratori, privilegia, pur nella limitatezza delle risorse economiche, la pittura astratta e le esperienze che connotano il periodo postbellico. Da segnalare, sul fronte di una tradizione figurativa legata al mondo del lavoro e di un marcato realismo sociale, La mattanza di Aligi Sassu (Milano 1912 - Pollensa 2000) acquistato alla I Biennale d’Arte Marinara di Genova nel 1951; mostra alla quale venne comprato anche un dipinto, Battello e mare, del cinese, naturalizzato francese, Zao Wou Ki, (Pechino 1921), ancora suggestionato dai segni di Paul Klee. Di assoluta intensità l’arcaico e aspro modellato espressionista del Sogno di Sandro Cerchi, esposto alla Biennale veneziana del 1948, e non lontano dagli esiti della scultura di Paolo Giacometti; ancora alla Biennale si acquistò nel 1958, una natura morta, Blue Still Life n°1 dell’inglese William Scott (Greenock 1913 - Bath 1989), interessante olio che propone, con toni quasi bicromi, la rivisitazione pressoché astratta e molto "matissiana" di un soggetto del quotidiano domestico. Il piccolo spazio espositivo della sala 21 è dedicato all’esposizione rinnovata di recenti doni offerti al museo o a contenuti approfondimenti scientifici su singoli artisti. sono dedicati all’esposizione rinnovata di recenti doni offerti al museo o a contenuti approfondimenti scientifici su singoli artisti. Dalla sala 21, la visita prosegue al sottostante piano nobile, nella sala 22. Si scende la scala - si segnalano La signorina Eva, 1931 di Oscar Saccorotti, appeso nel vano scale e, dello stesso pittore Dopo l’imbonimento, 1925 una tavola inserita nel disimpegno che introduce alla sala 22 - e si gira a sinistra o ci si avvale del montapersone situato all’opposta estremità del corridoio.

Sala 20 Sala 20