Le collezioni cartografica e topografica si trovano nello straordinario contesto di via Garibaldi, l’antica Strada Nuova recentemente riconosciuta Patrimonio dell’umanità da parte dell’UNESCO insieme a via Cairoli, via Balbi e al sistema dei palazzi dei Rolli.
Una straordinaria raccolta di immagini, costituita da migliaia di pezzi diversi per materia e per tecnica - carte, incisioni, disegni, acquerelli, dipinti - , ma tutti dedicati a illustrare i diversi aspetti della vicenda urbana, architettonica, artistica genovese e ligure.
Documenti rigorosamente tecnici - mappe della città, piani regolatori, progetti per l’apertura di nuove arterie, per la costruzione e per il restauro di edifici monumentali - convivono accanto a vedute sei-settecentesche, e a ottocenteschi panorami e scorci urbani.
Tra i documenti più noti, fondamentali per la conoscenza dello sviluppo urbano, ricordiamo la "pianta di Genova nel solo giro delle sue mura vecchie, delineata nel 1656 per ordine dei Padri del Comune", il grande disegno a inchiostro acquerellato di Giacomo Brusco, che definisce la pianta della città nel 1785, le mappe di età napoleonica, le nitide vedute di stampo illuminista realizzate nel Settecento dall’incisore lucchese Gianlorenzo Guidotti su invenzione di Antonio Giolfi, gli acquerelli di Luigi Garibbo o Pasquale Domenico Cambiaso, impregnati di sensibilità romantica.
L’inizio della collezione risale agli ultimi decenni dell’Ottocento, quando l’esigenza di conservare memoria, anche visiva, del tessuto urbano in rapida trasformazione si fece pressante; essa venne incrementata con continuità, ad opera di Orlando Grosso, lungo tutta la prima metà del Novecento, grazie a doni ma, soprattutto, a una costante politica di acquisti (ricordiamo tra gli altri l’acquisizione di circa 700 disegni, piante e progetti di Carlo Barabino, primo architetto civico) e di commissioni dirette ad artisti.
Particolarmente importante la donazione della collezione cartografica di Edward Berry, che la moglie Margaret fece al Comune di Genova nel 1931, dopo la morte del marito.
Le collezioni vantano una inventariazione informatizzata seconda la normativa ministeriale, per 4760 pezzi su circa 7000, di cui 1500 già consultabili in rete.
| La carta è tratta da un volume non identificato. La datazione proposta è motivata dall’assenza della Basilica di S. Maria Assunta in Carignano (1552) e dall’accenno al re di Spagna Filippo II in un testo sul retro della carta. |
| La carta è tratta da un volume non identificato, edito a Parigi, dal titolo Cosmographie Universelle, secondo l’indicazione a stampa sul retro. Sulla carta: Pourtraict de la Superbe cité de Genes. Delineation des lieux plus notables, notez par lettres alphabetiques... con l’indicazione di 24 luoghi |
| Nel riquadro 106 didascalie in italiano e indicazione dello stampatore: Pierre Mortier, Amsterdam. Nella veduta è presente la Chiesa di S. Maria Lauretana di Oregina (n. 34, indicata come "Certosa"), edificata tra 1651 e 1655, e manca l’Albergo dei Poveri, la cui prima fase di costruzione risale agli anni 1655. |
| La veduta mostra la facciata della chiesa prima della costruzione del pronao disegnato da Carlo Barabino, e sul fondo la salita che portava all’edificio dei Forni Pubblici, poi della Zecca. Si tratta di una copia, meno raffinata, di un originale di Giolfi. |
| La datazione è dovuta alla presenza del Forte Sperone (1747) |
| Nel cartiglio in alto a destra sono elencate le 77 chiese cittadine. Copia, disegnata e incisa a Lucca da Giovanni Lorenzo Guidotti (come indicato sul margine inferiore a destra), della carta eseguita da Brusco e pubblicata nel 1766 da Carlo Giuseppe Ratti (Istruzione di quanto può vedersi di più bello in Genova in pittura scultura et architettura). Non compare però qui Strada Nuovissima (l’attuale via Cairoli), aperta nel 1786, ma già anticipata nell’originale del Brusco. |
| Ponte Reale è visibile la fontana del 1646, oggi in piazza Colombo |
| "Veduta dell’ultimo tratto di via Giulia, verso piazza san Domenico (oggi De Ferrari), con la Chiesa del Rimedio e la Torre del Friolante, demolite nell’ultimo decennio dell’Ottocento per il nuovo tracciato viario (corrispondente all’attuale XX Settembre). La chiesa venne ricostruita nelle stesse forme in piazza Alimonda tra il 1900 e il 1904. Antonio Giolfi disegnò una serie di vedute della città, pubblicata a Genova nel 1769 con notevole successo, incisa per lo più dal lucchese Lorenzo Guidotti." |
| La grandiosa veduta mostra il magnifico complesso prima delle distruzioni sul pendio a monte avvenute nell’Ottocento e, da sinistra a destra, il campanile di san Benedetto, le Chiese di S. Francesco da Paola e di san Rocco e il bastione di san Michele. Come indicato nel margine inferiore, il disegno preparatorio per l’incisione, di cui è autore il lucchese Guidotti, venne eseguito da Giuseppe Riviera. |
| La veduta, come le seguenti, fa parte di un album di 66 fogli intitolato Ricordi di luoghi interamente distrutti o modificati in parte già esistenti in Genova e nelle sue adiacenze disegnati dal vero da D. Cambiaso. La chiesa venne completamente distrutta nel 1850. |
| Veduta presa dalla Porta degli Archi; a destra la salita alla chiesa di Santo Stefano |
| Veduta presa verso la Villetta Di Negro; a sinistra si intravvede la salita di S. Caterina con gli archi dell’acquedotto; al centro il palazzo Spinola, già di Antonio Doria; l’angolo e la galleria del palazzo vennero demoliti negli anni 70 dell’Ottocento. |
| Veduta presa da via della Pace, quindi da levante; sulla destra il bastione di S. Stefano e un gruppo di case sormontate dal campanile della chiesa; in basso una salita costeggiante le mura, corrispondente all’odierna via Foscolo. La porta, eretta a metà del XVI secolo, e distrutta per l’ampliamento di via Giulia, si trova attualmente ricostruita alle Mura del Prato |
| La zona subì profondissime trasformazioni - che comportarono, tra l’altro, l’abbattimento della chiesa - a partire dal 1870. |
| Veduta della zona prima delle modifiche ottocentesche: a destra la porta dell’Acquasola, sovrastata dalla Villetta Serra e dal bastione; a sinistra un muro di confine dei giardini del palazzo di Antonio Doria, oggi sede della Prefettura. |
| Il ponte della Pila appare qui parzialmente ricostruito in legno in seguito alla sua parziale distruzione causata dalla piena del Bisagno del 1822 |
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| Fa parte di una serie di disegni e incisioni del primo progetto, non realizzato, del teatro. A penna sono riportate annotazioni relative alle correzioni da apportare alla stampa. |
| Progetto realizzato, seppure con qualche variante; il disegno venne inciso da Giuseppe Piaggio, e pubblicato nel 1827. |
| In alto, a matita, si specifica che il progetto - mai realizzato - era per "la cascata del pubblico acquedotto verso li Cappuccini" |
| Firmato e datato in basso a sinistra. Il progetto venne approvato ma eseguito solo parzialmente e dopo molti anni, sotto la direzione di G.B.Resasco. Fa parte di una serie di progetti di Barabino relativi alla facciata della chiesa. |
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| La veduta è anteriore alla sistemazione dell’Acquasola a parco pubblico, operata da Carlo Barabino intorno al 1820. Il boschetto venne spianato per la sistemazione di piazza Corvetto (1873). Come indicato nel margine inferiore, Giuseppe Piaggio è l’incisore, mentre la stampa venne eseguita da Ferdinando Ricci, in Strada Luccoli. Fa parte di una serie datata 1818. |
| Nella piazza, ovviamente irriconoscibile rispetto alla situazione attuale, domina a sinistra l’Arsenale militare di terra, edificato sul complesso dell’ex monastero dello Spirito Santo, della cui chiesa si intravvede la cupola; al centro in alto il baluardo di San Giorgio (il forte omonimo venne eretto intorno al 1820); sulla destra le chiese della Visitazione, di Nostra Signora della neve e di S. Teresa. Anche questo disegno venne inciso da Piaggio e stampato da Ricci. |