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Le sale del primo piano nobile

SALA 2
Quattrocento e Cinquecento italiano

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Michele di Giovanni Bono, detto Giambono (notizie 1420-1462) (o Pisanello?, 1395 ca-1455 ca.)
Ritratto d’uomo detto "Principe moscovita"
Olio su tavola, cm. 53x40
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 57

L’identità dell’uomo raffigurato è sconosciuta e per via dei lineamenti orientaleggianti e del lussuoso abbigliamento, risulta identificato come Principe moscovita, quando venne acquistato nel 1670 a Venezia come opera di Leonardo da Vinci. A metà Novecento venne riconosciuta come opera di Antonio Pisano, meglio noto come Pisanello e maggior medaglista del Quattrocento, per via del profilo incisivo, quasi intagliato, dell’ignoto personaggio.
L’opera è stata più di recente attribuita al veneziano Michele Giambono (circa 1400-1462), pittore legato allo stile gotico internazionale ma anche a Gentile da Fabriano (circa 1370-1427), che di Pisanello fu maestro quando, verso il 1410, assieme affrescarono la sala del Maggior Consiglio nel Palazzo Ducale di Venezia.

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manifattura di Bruxelles su disegno di Perin del Vaga
Arazzo raffigurante Marte a grottesche
cm 363 x 630
Dalla chiesa di Sant’Antonio di Prè - PB 1581

Questo grande arazzo, tessuto a Bruxelles, apparteneva a una delle serie che Perin del Vaga disegnò per la dimora di Andrea Doria, il Palazzo del Principe.
Questa serie è stata modernamente denominata Dei a grottesche: in ciascun arazzo campeggia il simbolo o l’allegoria di una divinità.
Il dio Marte è qui simboleggiato, al centro, da una panoplia con due prigioni, e accompagnato da elaborati motivi di grottesche, girali fitomorfi, creature mostruose, amorini, vittorie alate.
Perin del Vaga, che era stato un collaboratore di Raffaello a Roma, venne chiamato dal Doria dopo il 1527 proprio per soprintendere alla decorazione e all’arredo di quella principesca residenza.

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Pietro Bonaccorsi detto Perin del Vaga (Firenze 1501 - Roma 1547)
La Madonna col Bambino, San Giuseppe e San Giovannino
Olio su tavola, cm. 40x30
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 126

Già riconosciuta come opera di un ignoto pittore manierista di Anversa, questa "Madonna col Bambino, San Giuseppe e San Giovannino" è oggi riconosciuta alla mano di Perin del Vaga, a motivo anche dell’alta qualità del disegno preparatorio sottostante la tela. Al pittore, allievo e collaboratore di Raffaello a Roma, era stata già attribuita un’opera di identico soggetto nella collezione Balbi di Piovera, sempre a Genova.

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Jacopo Negretti detto Palma il Vecchio (1480 ca. - 1528)
Madonna col Bambino e i Santi Giovanni Battista e Maria Maddalena
Olio su tavola di pioppo, cm. 71x108
Legato Duchessa di Galliera (1889) - PB 283

Jacopo Negretti detto Palma il Vecchio, nativo della Val Brembana, si era formato a Venezia alla scuola di Giovanni Bellini.
Il dipinto risale ai primi del Cinquecento, a quel momento della cultura figurativa-veneziana caratterizzato dal nuovo stile inaugurato da Giorgione e Tiziano. L’opera, datata intorno al 1520-1522 e ispirata alle Sacre Conversazioni di quest’ultimo, è considerata uno dei capolavori di Palma il Vecchio.
Il dipinto è mirabile per l’effetto cromatico: si osservi il blu del manto della Vergine che prevale sull’abito della Maddalena dalle tonalità più grigie, a sua volta contrapposto ai toni delle vesti del Battista. Il tutto ambientato in un paesaggio pervaso dalla chiara luce tipica della pittura veneta cinquecentsca, che esalta il tono idilliaco-elegiaco della composizione.

- Attualmente l’opera è in prestito per la mostra: "From Botticelli to Titian: two Centuries of Italian masterpieces" (vedi)

Andrea D'Agnolo detto Andrea del Sarto (bottega), (Firenze, 1486 – 1530)Andrea D’Agnolo detto Andrea del Sarto (bottega) (Firenze, 1486 – 1530)
Madonna col Bambino, San Giovannino e Santa Elisabetta
Olio su tela, cm. 141 x 108
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 24

Bernardo Licinio (Venezia, 1485 – 1550)Bernardo Licinio (Venezia, 1485 – 1550)
Ritratto di Francesco Filetto
Olio su tavola, cm. 91 x 82
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 93

Francesco Brea (Nizza?, 1512 – 1555)Francesco Brea (Nizza?, 1512 – 1555)
Santa Maria Maddalena fra due Sante
Olio su tavola, cm. 70 x 94
Legato Duchessa di Galliera (1889) - PB 32

Francesco Brea (Nizza?, 1512 – 1555)Francesco Brea (Nizza?, 1512 – 1555)
San Giovanni Evangelista, San Zaccaria e una Santa
Olio su tavola, cm. 70 x 94
Legato Duchessa di Galliera (1889) - PB 47

SALA 3
Veronese e i pittori del Cinquecento veneto

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Paolo Caliari detto il Veronese (Verona 1528 - Venezia 1588)
Giuditta con la testa di Oloferne
Olio su tela, cm. 195 x 176
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 95

Secondo la Bibbia, l’eroina ebrea Giuditta, per liberare la città di Betulia dall’assedio degli Assiri, sedusse il generale Oloferne e, dopo averlo decapitato, ne esibì il capo pubblicamente, inducendo gli assediatori al ritiro.
Dall’epistolario intercorso nel 1650 tra il duca di Modena Francesco I d’Este e il suo inviato a Venezia l’abate Gio.Pietro Codebò, si apprende che l’opera, allora appartenente al pittore e mercante franco-fiammingo Nicolas Renier, gli era stata venduta dal conte Cuccina e che la possibilità d’acquisto aveva interessato diversi collezionisti.
Nel 1670 venne ceduto a Giuseppe Maria Durazzo, e da questi, passò ai Brignole-Sale. Alcune incertezze permangono tuttora sulla sua collocazione cronologica nell’ambito della produzione del Veronese, oscillando le date dalla fine degli anni Cinquanta del XVI secolo al 1580 circa, quest’ultima più probabile per la provenienza di altre tele del maestro con quella data, dalla casa veneziana dei Cuccina.
Straordinaria la qualità cromatica del dipinto creata con forti sottolineature, come il contrasto del corpo decapitato con i bianchi lenzuoli o dell’incarnato scuro della serva con quello eburneo di Giuditta.

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Parrasio Michiel o Micheli (notizie Venezia al 1547 al 1578)
Ritratto di dama
Olio su tela, cm. 130 x 97
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 42

Il pittore veneziano, allievo di Tiziano e conosciuto soprattutto per le doti di ritrattista, si avvicinò in seguito ai modi di Paolo Veronese, di cui spesso imitò esteriormente le composizioni affollate e sontuose.
Il Ritratto di dama, tradizionalmente riferito a Paris Bordon, è stato poi assegnato al meno noto Parrasio Micheli e datato intorno al 1565, sulla base di precise notazioni relative alla moda: la veste e la "zimarra " in broccatello, l’acconciatura, il girocollo di perle e gli orecchini a "perolo".
Da notare nell’opera oltre agli interessanti dati di costume, anche lo scorcio di città raffigurata sullo sfondo, probabilmente Venezia, e l’orologio da tavolo rotondo orizzontale tipico dell’epoca.

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Paris Bordon (Treviso, 1500 – Venezia, 1571)
Ritratto d’ uomo detto "con maniche rosse"
Olio su tela, cm. 110 x 84
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 43

Il Ritratto di gentiluomo è una delle opere più celebri del trevigiano Paris Bordon, allievo di Tiziano. È del tutto sconosciuta l’identità dell’effigiato, che in passato venne identificato con il genovese Ottaviano Grimaldi, avendo Paris Bordon inviato a Genova da Venezia il suo ritratto, secondo lo storiografo cinquecentesco Giorgio Vasari.
In seguito, sebbene sia stata provata la presenza della tela in una collezione genovese della famiglia Balbi, almeno dal 1658, si deve ritenere più probabile che, come altre opere di quella raccolta, anche questa sia stata acquistata a Venezia nel corso del secondo quarto del Seicento, escludendo in tal modo l’identificazione con Ottaviano Grimaldi.
Studi recenti vogliono Carlo da Rho, un altro committente del Bordon, quale soggetto del dipinto. In ogni caso è probabile che en pendant a questo sia stato dipinto anche il ritratto di una dama: credibilmente la stessa che figura nella loggia sullo sfondo nell’atto di ricevere un biglietto che, con allusione alla corrispondenza amorosa fra i due amanti, si pensa sia lo stesso racchiuso nella mano del gentiluomo.

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Paris Bordon (Treviso, 1500 – Venezia, 1571)
Sacra famiglia con i Santi Gerolamo, Caterina d’ Alessandria e angeli
Olio su tela, cm. 193 x 275
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 100

Del trevigiano Paris Bordon, allievo di Tiziano, dal quale adottò il colorismo, è la bellissima Sacra Famiglia con i santi Gerolamo e Caterina. L’opera, databile intorno al 1535, è caratterizzata da una morbida materia pittorica e da una luce smorzata.
E’ stato proposto di identificare il dipinto con quello appartenuto nel XVII secolo alla collezione fiorentina del Cardinal Leopoldo de’ Medici e descritto come "Nostra donna tra lieve verdure, il vecchio Giuseppe che fa vezzi a nostro Signore fanciullino e San Girolamo che legge un libro".
L’ipotesi è tuttavia da dimostrare, non solo perché nella citazione secentesca manca qualunque riferimento alla figura di Santa Caterina (identificabile attraverso la ruota, strumento con il quale si tentò di martirizzarla) ma anche perché questo è uno dei non molti dipinti di Palazzo Rosso di cui per ora non si conosce la provenienza.

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Alessandro Bonvicino detto il Moretto (Brescia, 1498 - 1554)
Ritratto di Pietro Andrea Mattioli
Olio su tela, cm. 84 x 75
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 46

Al filone della pittura veneta del XVI secolo, appartiene il Ritratto virile del bresciano Alessandro Bonvicino detto il Moretto. L’artista, originario dell’entroterra della Serenissima, si formò a Venezia o Padova, ma fu attivo soprattutto nella città natale.
La tela, datata 1533 e siglata in lato a sinistra con le iniziali dell’artista, appartiene al periodo di piena maturità espressiva del pittore e il motto greco che figura di seguito alla data, è stato tradotto in "sollievo della mente", per il gradito interesse mostrato dall’effigiato per lo studio della natura, cui alludono i fiori rappresentati in primo piano in basso a sinistra.
Il soggetto del ritratto, tuttavia, non è stato ancora identificato con sicurezza, ritenendolo alcuni il filosofo bresciano Vincenzo Maggi, docente dell’Ateneo di Padova dal 1528 al 1543, e poi a Ferrara, e altri il senese Pietro Andrea Mattioli (1500-1577), medico cesareo degli imperatori Ferdinando e Massimiliano II d’Austria e autore di un celebre trattato di botanica.

Bonifacio De' Pitati detto Bonifacio Veronese (Verona, 1487 - Venezia, 1553)Bonifacio De’ Pitati detto Bonifacio Veronese (Verona, 1487 - Venezia, 1553)
L’ adorazione dei Magi
Olio su tela, cm. 213 x 381
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 82

Paris Bordon (Treviso, 1500 - Venezia, 1571Paris Bordon (Treviso, 1500 - Venezia, 1571)
Ritratto d’uomo anziano
Olio su tela, cm. 70 x 62
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 98

Paris Bordon (Treviso, 1500 - Venezia, 1571)Paris Bordon (Treviso, 1500 - Venezia, 1571)
Ritratto d’uomo giovane
Olio su tela, cm. 75 x 64
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 99

Jacopo da Ponte detto Jacopo Bassano (Bassano del Grappa, 1517 – 13 febbraio 1592)Jacopo da Ponte detto Jacopo Bassano (Bassano del Grappa, 1517 – 1592)
San Girolamo Emiliani in carcere
Olio su tela, cm. 75 x 65
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 96

SALA 4
Guido Reni, Giulio Cesare Procaccini e i pittori del Seicento emiliano

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Guido Reni (Bologna, 1575 – Bologna, 1642)
San Sebastiano
Olio su tela, cm. 127 x 92
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 77

Guido Reni, considerato uno dei massimi rappresentanti del classicismo emiliano, venne consacrato ufficialmente nei primi anni del Seicento quale miglior artista bolognese vivente per la realizzazione della pala dell’Assunta, destinata alla chiesa genovese del Gesù.
La tela raffigurante San Sebastiano, databile intorno agli anni 1615-1616, venne menzionata nel 1717 nell’atto di "divisione dei mobili et argenti tra l’Illustrissimi Gio.Francesco e Gio.Giacomo fratelli Brignole dell’eredità del quondam Signor Anton Giulio" e come tale la sua acquisizione deve essere ricondotta almeno a quest’ultimo, morto nel 1710.
Particolarmente significativa nella tela è l’impostazione della figura del santo, con "la testa rivolta all’insù", come avverte lo storiografo bolognese seicentesco Carlo Cesare Malvasia: "più d’ogni altro similmente intese le teste guardanti all’insù, onde ottimamente seppe girarle, facendo camminare tutte le parti per l’istessa linea rotonda…Onde non parrà iperbole ciò di che vantassi a tal proposito, dargli l’animo di far in cento modi diversi le teste cogli occhi alzati e rivolti al cielo".
Reni riprese più volte questo soggetto nel corso della sua attività: del 1617-1618 è il dipinto oggi conservato al Museo del Prado a Madrid, del 1639-1640 quello della Pinacoteca nazionale di Bologna; di tutti esiste, infine, un consistente numero di repliche e copie.

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Ludovico Carracci (Bologna, 1555 – Bologna, 1619)
Annunciazione
Olio su rame, cm. 58 x 41
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 64

Ludovico era il più anziano esponente della famiglia Carracci, cugino di quell’Agostino e Annibale pittori e fondatori dell’Accademia di pittura detta degli Incamminati. L’artista svolse la sua attività prevalentemente a Bologna e nell’area emiliana. Ebbe un ruolo fondamentale nel superamento delle forme manieristiche di fine Cinquecento, proponendo un rinnovamento della pittura religiosa come strumento di persuasione emotiva dei fedeli, secondo gli orientamenti in materia suscitati dal Concilio di Trento.
In questo spirito ben s’inserisce questo piccolo capolavoro dipinto su rame, caratterizzato dall’equilibrata composizione cinta dalla delicata serie degli angioletti.
Curiosa è la vicenda storica dell’opera: lasciata in eredità da Gio.Francesco I Brignole-Sale al suocero Giuseppe Maria Durazzo, ritornò nuovamente all’asse ereditario dei Brignole-Sale attraverso la figlia ed unica erede di quest’ultimo, Maria, moglie appunto di Gio.Francesco I. Nel 1756, infatti, il dipinto risulta nella sala dell’Estate a Palazzo Rosso.

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Giulio Cesare Procaccini (Bologna, 1574 – Milano, 1625)
San Tommaso
Olio su tela, cm. 122 x 90
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 112

Il dipinto, con altri tre analoghi soggetti raffiguranti San Paolo, San Matteo e San Simone, pure conservati a Palazzo Rosso, faceva parte di una serie comprendente i Dodici Apostoli e le immagini di Gesù e la Vergine.
Giulio Cesare Procaccini dipinse l’intero ciclo a Milano intorno al 1621 per uno dei più importanti collezionisti genovesi di primo Seicento: Gio.Carlo Doria, personaggio del quale conosciamo l’effigie attraverso il ritratto equestre di Rubens e quello a mezzo busto di Simon Vouet.
Alla morte del mecenate la serie passò a suo figlio Agostino, e dopo pochi anni ai cugini di questo, figli di Gio.Luca Doria. Le vendite che interessarono l’asse ereditario di quest’ultimo determinarono nel 1678 il frazionamento del ciclo: secondo quanto risulta, cinque Apostoli vennero acquistati da Cristoforo Centurione Oltremarini, dal figlio del quale Francesco II Brignole-Sale ottenne i quattro oggi a Palazzo Rosso; del quinto e degli altri sette non si sa più nulla.

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Giulio Cesare Procaccini (Bologna, 1574 – Milano, 14 novembre 1625)
San Paolo
Olio su tela, cm. 122 x 90
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 113

Il dipinto, con altri tre analoghi soggetti raffiguranti San Tommaso, San Matteo e San Simone, pure conservati a Palazzo Rosso, faceva parte di una serie comprendente i Dodici Apostoli e le immagini di Gesù e la Vergine.
Giulio Cesare Procaccini dipinse l’intero ciclo a Milano intorno al 1621 per uno dei più importanti collezionisti genovesi di primo Seicento: Gio.Carlo Doria, personaggio del quale conosciamo l’effigie attraverso il ritratto equestre di Rubens e quello a mezzo busto di Simon Vouet.
Alla morte del mecenate la serie passò a suo figlio Agostino, e dopo pochi anni ai cugini di questo, figli di Gio.Luca Doria. Le vendite che interessarono l’asse ereditario di quest’ultimo determinarono nel 1678 il frazionamento del ciclo: secondo quanto risulta, cinque Apostoli vennero acquistati da Cristoforo Centurione Oltremarini, dal figlio del quale Francesco II Brignole-Sale ottenne i quattro oggi a Palazzo Rosso; del quinto e degli altri sette non si sa più nulla.

Benvenuto Tisi detto il Garofalo (Ferrara, 1481 (1476?) - Ferrara, 1559)Benvenuto Tisi detto il Garofalo (Ferrara, 1481 (1476?) - Ferrara, 1559)
Sacra Famiglia con San Giovannino e un Santo Vescovo
Olio su tela, cm. 43 x 33
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 118

Giulio Cesare Procaccini (Bologna, 1574 – Milano, 14 novembre 1625)Giulio Cesare Procaccini (Bologna, 1574 – Milano, 1625)
Madonna col Bambino e due profeti
Olio su tela, cm. 132 x 114
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 71

Giulio Cesare Procaccini (Bologna, 1574 – Milano, 14 novembre 1625)Giulio Cesare Procaccini (Bologna, 1574 – Milano, 1625)
San Matteo
Olio su tela, cm. 121 x 89
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 114

Giulio Cesare Procaccini (Bologna, 1574 – Milano, 14 novembre 1625)Giulio Cesare Procaccini (Bologna, 1574 – Milano, 1625)
San Simone
Olio su tela, cm. 119 x 90
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 111

Amico Aspertini (attribuito) (Bologna, 1474 circa – Bologna, 1552)Amico Aspertini (attribuito) (Bologna, 1474 circa – Bologna, 1552)
Ritratto d’ uomo
Olio su tavola, cm. 55 x 40
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 59

Alessandro Tiarini (Bologna, 1577-1668)Alessandro Tiarini (Bologna, 1577-1668)
Tre monaci in adorazione del Crocifisso
Olio su tela, cm. 60.4 x 48 x 1.5
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 150

Sisto Badalocchio (Parma, 28 giugno 1585 – 1647 circa)Sisto Badalocchio (Parma, 1585 – 1647 circa)
Incontro di Gesù e Maria al Calvario
Olio su tela, cm. 40 x 56
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 79

Prospero Fontana (Bologna, 1512 – Bologna, 1597)Prospero Fontana (Bologna, 1512 – Bologna, 1597)
Ritratto del cardinal Giovanni Maria Ciocchi del Monte, poi Gilio III
Olio su tela, cm. 98 x 79
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 55

Giulio Cesare Procaccini (Bologna, 1574 – Milano, 14 novembre 1625)Giulio Cesare Procaccini (Bologna, 1574 – Milano, 1625)
La Sacra Famiglia con Santa Elisabetta e San Giovannino
Olio su tela, cm. 249 x 168
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 105

SALA 5
Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino

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Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino (Cento, 1591 – Bologna, 1666)
Il suicidio di Catone
Olio su tela, cm. 135 x 119
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 61

Dal libro dei conti dell’artista si apprende che il dipinto raffigurante Il suicidio di Catone l’Uticense risale al 1641. Il soggetto è quello tramandato da Plutarco, secondo il quale Catone, uomo rigido ai principi dello stoicismo e sostenitore di Pompeo all’epoca della guerra civile, saputo che la causa di questi era perduta, si uccise conficcandosi nel ventre la spada che invano gli era stata in precedenza sottratta.
Nella cultura seicentesca il personaggio incarnava l’ideale dell’uomo coerente a sé fino al punto di affrontare impavidamente la morte: una lettura moraleggiante sicuramente valida anche in questo caso, visto che il committente dell’opera (un avvocato perugino residente a Roma) ordinò al pittore un altro soggetto analogo a questo, la Morte di Seneca, andato successivamente disperso.

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Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino (Cento, 1591 – Bologna, 1666)
La morte di Cleopatra
Olio su tela, cm. 173 x 237
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 16

A Palazzo Rosso è conservato un numero consistente di opere del Guercino, a testimonianza del notevole successo che il pittore di scuola emiliana riscosse a Genova.
Fondamentale per la carriera del Guercino, fu l’incontro con l’arte bolognese di Ludovico Caracci, che gli permise di aprirsi alla più aggiornata cultura pittorica del tempo, senza cancellare la vena naturalistica alla base della sua ispirazione più genuina. La sensuale Cleopatra, regina che preferì il suicidio all’onta della sconfitta, appare distesa tra candidi lenzuoli un attimo dopo che l’aspide l’ha morsa: stillano già, infatti, due gocce di sangue color rubino sull’incarnato perlaceo.
La splendida tela, citata nel libro di conti del Guercino come pagata 125 ducatoni da "Monsignor Abbate Carlo Emanuelli Durazzi" il 24 marzo 1648, passò a metà Settecento nelle mani dei Brignole, come testimoniato dalla documentazione d’archivio genovese.
Al virtuosismo cromatico, giocato su poche tonalità di due soli colori, si contrappone, come in altre opere tarde del grande maestro emiliano, una composizione piuttosto semplice, ove però la parvenza di sipario di teatro delle cortine dell’alcova dà la sensazione di trovarsi davanti a un palcoscenico e di assistere a un dramma nella cui azione si è inevitabilmente coinvolti.

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Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino (Cento, 1591 – Bologna, 1666)
Il Padre Eterno con un angioletto
Olio su tela, cm. 66 x 91
Legato Duchessa di Galliera (1889) - PB 257

Il Padre Eterno con angioletto doveva costituire il coronamento della pala della Vestizione di San Guglielmo del 1620, oggi esposta alla Pinacoteca Nazionale di Bologna. Infatti, secondo lo storiografo C.C. Malvasia, il titolare del giuspatronato della cappella cui era destinato l’insieme, tal Cristoforo Locatelli, decise di tenere per sé questa piccola tela e di farla sostituire da una copia.
La qualità del dipinto è altissima, e gran tenerezza suscita l’angioletto, visto di fianco, al cospetto della maestà del Padre Eterno.
La tela apparteneva al gruppo di opere di gran pregio della quadreria Brignole-Sale che la duchessa di Galliera tenne per sé al momento della donazione del 1874, e che alla sua morte destinò alla costituenda Galleria di Palazzo Bianco: rimasta in quella sede fino a tempi recentissimi, fu poi ricollocata a Palazzo Rosso insieme alle altre opere dell’artista,con scelta ad un tempo di natura filologica e di omogeneità all’interno dei percorsi di visita nell’ambito delle civiche raccolte.

Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino (Cento, 2 febbraio 1591 – Bologna, 22 dicembre 1666)Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino (Cento, 1591 – Bologna, 1666)
Madonna col Bambino, San Giovannino e i Santi Giovanni Evangelista e Bartolomeo
Olio su tela, cm. 344 x 221
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 90

Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino (Cento, 2 febbraio 1591 – Bologna, 22 dicembre 1666), e Bartolomeo Gennari (Cento, luglio 1594 – Bologna, 29 gennaio 1661)Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino (Cento, 1591 – Bologna, 1666), e Bartolomeo Gennari (Cento, 1594 – Bologna, 1661)
Cristo scaccia i mercanti dal tempio
Olio su tela, cm. 250 x 310
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 62

SALA 6
Il Seicento napoletano

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Mattia Preti detto Cavalier Calabrese (Taverna, 1613 - La Valletta, 1699)
Resurrezione di Lazzaro
Olio su tela, cm. 248 x 312
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 73

Mattia Preti era meglio conosciuto come il Cavalier Calabrese per via del titolo avuto dall’Ordine di Malta e per la regione d’origine. La Resurrezione di Lazzaro è riconducibile al periodo giovanile dell’artista (1630-1640), a quando la sua pittura risultava ancorata al drammatico vigore dei caravaggeschi napoletani, dai quali il pittore riprende in particolare il naturalismo tenebroso, tagliato in questo caso da una lama di luce che evoca la Vocazione di San Matteo dello stesso Caravaggio. Nel contempo nella figura della Maddalena, in primo piano all’estrema sinistra, inginocchiata, è già leggibile il fascino allora esercitato dalla pittura veneta del secolo precedente.

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Mattia Preti detto Cavalier Calabrese (Taverna, 1613 - La Valletta, 1699)
Clorinda libera Olindo e Sofronia dal rogo
Olio su tela, cm. 247 x 245.8
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 63

Clorinda libera Olindo e Sofronia dal rogo, riferita dalle fonti al 1646, illustra un celebre episodio della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso, e precisamente narra di quando i due giovani cristiani Olindo e Sofronia, accusati ingiustamente di un furto sacrilego, furono liberati dall’eroina pagana Clorinda che, mossa a compassione per la loro innocenza, gli evitò il rogo.
L’opera venne commissionata al Preti dal cardinal Giovan Battista Pallotta (1599-1668), che già possedeva un grande dipinto del Guercino dedicato alla vicenda dei greci Damone e Pizia, ovvero un altro emblema di clemenza nell’applicazione della giustizia. Dallo storiografo Malvasia si è potuto apprendere che, alla morte del cardinale, il soggetto tassesco passò nelle mani del nipote acquisito ed unico erede del Pallotta, il conte bolognese Gio.Gaspare Grassi il quale, probabilmente dopo non molti anni, vendette l’opera che così arrivò a Palazzo Rosso.
In questa nuova collocazione la tela risulta citata già nel 1717; in quell’anno, infatti, si stese l’inventario di divisione dei beni di Anton Giulio II Brignole-Sale fra i suoi primi due figli maschi, e il dipinto venne assegnato al primogenito Gio.Francesco II.
Le evidenze stilistiche dell’opera, attribuibili al rapporto con la cultura figurativa veneta e con il classicismo emiliano, permettono di confermare il riferimento cronologico delle fonti storiografiche agli anni Quaranta del XVII secolo, periodo durante il quale l’artista era attivo a Roma.

Mattia Preti detto Cavalier Calabrese (Taverna, 1613 - La Valletta, 3 di gennaio 1699)Mattia Preti detto Cavalier Calabrese (Taverna, 1613 - La Valletta, 1699)
Gesù appare agli apostoli/Incredulità di San Tommaso
Olio su tela, cm. 123 x 173
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 338

Francesco Fracanzano (Monopoli 1612 - Napoli 1656)Francesco Fracanzano (Monopoli 1612 - Napoli 1656)
Filosofo della scuola cinica
Olio su tela, cm. 70 x 56
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 103

SALA 7
La scuola genovese: Luca Cambiaso e Bernardo Strozzi

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Bernardo Strozzi detto il Cappuccino (Genova, 1581 – Venezia, 1644)
La Carità cristiana
Olio su tela, cm. 122 x 94
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 19

Questa tela fu venduta nel 1728 a Gio.Francesco II Brignole-Sale da Pier Francesco Centurione Oltremarini, nipote di quel Filippo che commissionò a Bernardo Strozzi gli affreschi della sua villa di Sampierdarena e, forse, altre opere. E’ probabile che, già al momento del suo ingresso nella collezione Brignole-Sale in Palazzo Rosso, la tela sia stata molto ingrandita per fungere da sovrapposta nella stanza detta della Gioventù in cimento.
Abbandonata nel secondo dopoguerra la tradizionale disposizione a quadreria delle opere, il dipinto fu riportato alle dimensioni originali. L’ultimo restauro pittorico ha restituito la gamma cromatica originale, contraddistinta, almeno nelle vesti azzurre e verdi della donna, da colori freddi e asprigni, mentre più leggibile è risultato l’abile uso del pennello nel dare rapido corpo ai panneggi.
Esistono altre due redazioni della Carità cristiana, una conservata al Virginia Museum of Fine Arts, l’altra in collezione privata genovese, di cui quella di Palazzo Rosso può considerarsi il prototipo. Tutte in ogni caso ispirate ad una tarda opera di Luca Cambiaso, oggi agli Staatliche Museen di Berlino, che già presentava la personificazione della terza Virtù Teologale in termini assai prossimi a quelli di lì a poco codificati dal Ripa (1603).
Discussa è la datazione dell’opera; la più credibile sembra, comunque, porsi intorno alla metà del secondo decennio del Seicento, quando le componenti culturali toscane dello Strozzi si arricchiscono delle suggestioni lombarde.

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Bernardo Strozzi detto il Cappuccino (Genova, 1581 – Venezia, 1644)
San Francesco in adorazione del Crocifisso
Olio su tela, cm. 125 x 86,5
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 91

Uno dei temi prediletti del Cappuccino fu l’immagine di San Francesco, colto in atteggiamenti meditativi, estatici o di preghiera, tanto che Palazzo Rosso ne possiede ben due: San Francesco appoggiato alla Croce e San Francesco in adorazione del Crocifisso, pervenuti alla collezione dei Brignole nel corso del Settecento da due diverse quadrerie Durazzo.
I soggetti di questo genere, anche in ragione della tradizione storiografica in proposito, vengono di solito posti in relazione agli anni trascorsi dall’artista in convento, anche se il San Francesco in estasi sembra più credibilmente riferibile ad una data più tarda. Bisogna ricordare che i temi sui quali l’ordine cappuccino insisteva particolarmente erano l’unione con Dio, la passione di Cristo, la devozione della Vergine e l’estasi, considerata l’aspetto più importante della santità. E’ l’adesione empatica che parte dai personaggi a dare loro evidenza visiva e a comporre la tensione sentimentale che regola lo spazio e fa diretto partecipe l’osservatore.

Luca Cambiaso (Moneglia, 1527 – Escorial, 1585)Luca Cambiaso (Moneglia, 1527 – Escorial, 1585)
Deposizione
Olio su tela, cm. 147 x 113
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 88

Luca Cambiaso (Moneglia, 1527 – Escorial, 1585)Luca Cambiaso (Moneglia, 1527 – Escorial, 1585)
Madonna col Bambino, S. Anna e S. Giovannino
Olio su tela, cm. 147 x 112
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 21

Bernardo Strozzi detto il cappuccino (Genova, 1581 – Venezia, 2 agosto 1644)Bernardo Strozzi detto il cappuccino (Genova, 1581 – Venezia, 2 agosto 1644)
San Francesco abbracciato al Crocifisso
Olio su tela, cm. 95 x 76
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 54

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Bernardo Strozzi detto il Cappuccino (Genova, 1581 – Venezia, 1644)
Incredulità di San Tommaso
Olio su tela, cm. 101 x 97,5
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 74

L’incredulità di Palazzo Rosso è certamente prodotto maturo, impostato su un deciso colorismo, apprezzato già dal Settecento. Le parole che l’evangelista fa rivolgere da Cristo al discepolo incredulo sono sottolineate ed enfatizzate attraverso il gesto della mano che, pur con una certa delicatezza, avvicina al proprio costato quella di Tommaso, fino a fargli inserire l’indice fra i lembi della ferita. Non si tratta tuttavia di una novità perché la stessa scelta, e con maggiore forza, aveva già fatto Caravaggio in una tela, già nella collezione di Vincenzo Giustiniani e oggi dispersa, che Strozzi può aver conosciuto attraverso la copia allora posseduta da Orazio Di Negro.
Tale ipotesi, piuttosto che posticipare l’esecuzione del dipinto ad un pur credibile viaggio a Roma dell’artista, accrediterebbe una datazione dell’opera ai primi anni Venti del Seicento, accettando nello stesso tempo il fatto che certe levigatezze di contenuti attestino già l’influsso di Van Dyck.
Il dipinto, acquistato nel 1672 da Giuseppe Maria Durazzo, ereditato nel 1717 da Gio.Francesco II Brignole-Sale, passò quindi sempre per via ereditaria alla Duchessa di Galliera.

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Bernardo Strozzi detto il Cappuccino (Genova, 1581 – Venezia, 1644)
Madonna col Bambino e San Giovannino
Olio su tela, cm. 120 x 95
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 106

Bernardo Strozzi, uno dei pittori più noti della scuola genovese, era conosciuto anche con i soprannomi di Cappuccino e di Prete genovese: il primo appellativo risale al periodo di apprendistato artistico genovese dal pittore senese Pietro Sorri, durante il quale divenne frate cappuccino; il secondo, in seguito alla riduzione allo stato di religioso secolare che l’artista ottenne nel 1608, prima che si trasferisse per sempre a Venezia nel 1630.
Nella Madonna col Bambino e san Giovannino, è evidente il colorismo tipico della pittura dello Strozzi. L’opera è eccezionalmente firmata sul taglio del libro nella mano sinistra della Vergine "Presbyter Bernardus Strozzius": il titolo anteposto al nome documenta l’esecuzione in un momento successivo all’abbandono dell’ordine monastico, e quindi la tela è databile, anche in ragione degli elementi caravaggeschi, intorno al 1610.

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Bernardo Strozzi detto il Cappuccino (Genova, 1581 – Venezia, 1644)
San Paolo
Olio su tela, cm. 55 x 42
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 75

Anche questa tela, così come L’incredulità di San Tommaso e Il pifferaio, si colloca cronologicamente agli inizi degli anni venti del Seicento, decennio che corrisponde alla maturità di Strozzi e al suo periodo genovese più fecondo. La sua pittura grassa, morbida nella materia, fluida nella stesura, memore della lezione caravaggesca, ha ormai un’evidenza tale da far emergere i volumi, come in questo caso, contro un fondale indistinto.
L’opera, dalle gamme cromatiche accese, testimonia un più marcato influsso delle opere dei maestri fiamminghi, presenti allora in gran numero a Genova: nel volto del santo-apostolo non è difficile scorgere l’ammirata conoscenza di Rubens.
San Paolo è rappresentato con nella destra l’elsa di una spada poiché con tale arma fu decapitato.

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Bernardo Strozzi detto il Cappuccino (Genova, 1581 – Venezia, 1644)
La cuoca
Olio su tela, cm. 176 x 186
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 20

Considerata il capolavoro della pittura dello Strozzi, pare che l’immagine della cuoca contenesse in origine, anche a motivo della diretta filiazione iconografica da opere di scuola fiamminga, precisi messaggi simbolici riferiti all’allegoria dei quattro elementi - i volatili alluderebbero all’aria, la grande brocca all’acqua, la figura femminile alla terra e il camino al fuoco - o forse, a quella del solo elemento fuoco.
La collocazione nel passato in ambienti di poco prestigio e la complessa vicenda relativa alla provenienza, sono forse da ricondursi alla mancanza di riferimenti aulici e alla rarità di soggetti di genere come questo nell’ambito della produzione genovese dello Strozzi.
La citazione comprovata più antica risulta, infatti, quella di Charles de Brosses, noto viaggiatore francese, che nel 1739 attestò in una lettera la presenza del dipinto a Palazzo Rosso.
In un inventario del 1775 risulta che la tela fosse conservata nella villa che i Brignole possedevano nella zona di Albaro, per tornare poi a palazzo dopo pochi anni. Dal punto di vista stilistico è considerata una tela dell’ultimo periodo genovese dell’artista che, a partire dal 1630, fu attivo a Venezia.

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Bernardo Strozzi detto il Cappuccino (Genova, 1581 – Venezia, 1644)
Pifferaio
Olio su tela, cm. 73,2 x 61,5
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 56

La principale caratteristica di questo dipinto, quasi emblematico dell’arte di Bernardo Strozzi, è la cromia che, insieme alla tecnica pittorica e alla scelta del soggetto di genere, lo riconduce ad una matrice fiamminga. Delle redazioni genovesi di questo tipo di soggetto, quella di Palazzo Rosso è certamente la più celebre, forse anche perché nota da più tempo, dato che la collezione Brignole-Sale era visitata da viaggiatori, eruditi e conoscitori fin dal XVIII secolo. Gli anni 1624-1625 risultano il momento più credibile per l’esecuzione dell’opera, che introduce ad un soggetto "di genere", di cui La cuoca, di poco posteriore, sarà l’esempio più significativo nella produzione di Strozzi.
La tela è documentata a Palazzo Rosso dal 1684, fra i beni di Gio.Francesco I Brignole-Sale (1643-1694). La sistemazione della quadreria sulle pareti dell’appartamento al secondo piano nobile comportò un ingrandimento della tela che permase fino al 1959, quando fu riportata alle dimensioni originali, oltrechè restaurata. Nel 1995 si è proceduto ad una nuova verniciatura e ad analisi riflettografiche che hanno dimostrato come il piffero abbozzato inizialmente risultasse un po’ più corto: l’allungamento sembrerebbe più che altro giustificato dall’intento di ottenere una maggiore profondità di campo.

SALA 9
Il Seicento genovese tra soggetti biblici e scene di genere: Sinibaldo Scorza e il Grechetto

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Sinibaldo Scorza (Voltaggio, 1589 – Genova, 1631)
Due piccioni e un tordo
Olio su tela, cm. 21 (diametro)
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 80

Sinibaldo Scorza, appartenente ad una famiglia della nobiltà di campagna, ebbe la possibilità di fare il suo apprendistato nella bottega del più quotato artista genovese di quei tempi, Giovan Battista Paggi, allievo del Cambiaso.
Il giovane pittore derivò l’interesse per la pittura di animali e di paesaggio osservando e ammirando le stampe e i dipinti degli artisti fiamminghi che, agli inizi del Seicento, erano presenti in gran numero a Genova. Il piccolo tondo dalla cornice dorata, raffigurante Due piccioni e un tordo, è uno splendido esempio della predilezione di Scorza per questo genere.

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Sinibaldo Scorza (Voltaggio, 1589 – Genova, 1631)
Il sacrificio di Noè dopo il Diluvio
Olio su tela, cm. 76 x 101
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 17

Sinibaldo Scorza, nobile d’origine genovese, si appassionò alla pittura raffigurante animali e paesaggi ammirando le stampe e i dipinti degli artisti fiamminghi, presenti a Genova nel Seicento. La predilezione per questa pittura di genere si ritrova anche nelle opere di tema sacro, o meglio biblico, come Il sacrificio di Noè dopo il diluvio, anzi costituisce in realtà lo spunto per una meticolosa, quasi lenticolare rappresentazione antologica di animali.
L’artista era solito far precedere la rappresentazione pittorica degli animali da studi e disegni, la maggior parte dei quali è conservata al Museo di Cracovia e nelle collezioni grafiche del Comune di Genova, qui in Palazzo Rosso.

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Gio.Benedetto Castiglione detto il Grechetto (Genova, 1609 – Mantova, 1664)
Il viaggio della famiglia di Abramo
Olio su tela, cm. 186 x 282
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 92

Nella grande tela, dominata da tonalità rosso marroni, il Grechetto raffigura l’episodio biblico del Viaggio della famiglia di Abramo per adempiere alla volontà di Dio e trasferirsi dalla Caldea alla terra di Canaan. Anche in questo caso il tema biblico-pastorale desunto dalla storia sacra è solo un espediente necessario all’artista per illustrare un’affollata rappresentazione di uomini e animali, con in più elementi eterogenei come il grande vaso classico e l’erma di Pan in alto a destra.
I riferimenti nel dipinto e lo stile pittorico sono la prova più evidente della conoscenza delle opere di Nicolas Poussin, l’artista francese che soggiornò a lungo a Roma: in effetti la presenza del Grechetto nella città eterna è documentata almeno dal 1632 al 1935, e ancora dal 1647 al 1650.

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Gio.Benedetto Castiglione detto il Grechetto (Genova, 1609 – Mantova, 1664)
Esodo biblico detto "Fuga di pecore"
Olio su tela, cm. 22 (diametro)
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 78

Lo stile di Giovanni Battista Paggi e i soggetti degli artisti nordici attivi a Genova sono alla base anche della cultura figurativa di Giovanni Benedetto Castiglione, detto, per ragioni non del tutto chiarite, il Grechetto. La cronologia della produzione del Castiglione, uno tra i pittori più noti della scuola genovese, non è stata ancora accertata, tanto che le sue tele risultano diversamente datate dagli studiosi.
L’Esodo biblico detto "Fuga di pecore" si pensa possa attribuirsi alla prima maturità dell’artista, soprattutto per l’affollarsi degli animali in primo piano, ricordo per impostazione e per tema delle opere di Sinibaldo Scorza e di Jan Roos. La tela ha un po’ sofferto nel passato per qualche pulitura eccessiva, ma rimane ugualmente mirabile la dettagliata rappresentazione degli animali diretti verso sinistra dove, sullo sfondo, Noè addita l’alta sagoma dell’arca.

Sinibaldo Scorza (Voltaggio, 1589 – Genova, 1631)Sinibaldo Scorza (Voltaggio, 1589 – Genova, 1631)
La separazione di Abramo da Lot
Olio su tela, cm. 76 x 98
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 18

Gio. Benedetto Castiglione detto il Grechetto (Genova, 23 marzo 1609 – Mantova, 5 maggio 1664)Gio. Benedetto Castiglione detto il Grechetto (Genova, 1609 – Mantova, 1664)
La crocifissione
Olio su tela, cm. 60,9 x 45,2 x 2,5
Legato Duchessa di Galliera (1889) - PB 76

Gio. Benedetto Castiglione detto il Grechetto (Genova, 23 marzo 1609 – Mantova, 5 maggio 1664)Gio. Benedetto Castiglione detto il Grechetto (Genova, 1609 – Mantova, 1664)
Natività
Olio su tela, cm. 65 x 56,5
Legato Duchessa di Galliera (1889) - PB 57

SALA 10
Il primo Seicento genovese

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Gio.Bernardo Carbone (Genova, 1616 - 1683)
Madonna col Bambino dormiente ed Angeli
Olio su tela, cm. 98 x 84
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 97

Fermatosi nella bottega di Giovanni Andrea De Ferrari, Bernardo Carbone ebbe successo soprattutto come ritrattista, epigono di Anton Van Dyck, rifacendosi ai modelli del grande maestro. A Palazzo Rosso egli è rappresentato con un dipinto che si discosta dal genere per cui questo artista fu maggiormente apprezzato.
L’opera, inizialmente attribuita a Valerio Castello, è stata successivamente ritenuta del Carbone. Nelle fattezze del Bambino e nell’atteggiamento della Madonna, la critica ha colto una derivazione dalla Madonna col Bambino di Anton Van Dyck, attualmente conservato a Parigi, in collezione privata.

Sacra famiglia detta "della farfalla"Pellegro Piola (Genova, 1617 - 1640)
Sacra Famiglia detta "della farfalla"
Olio su tela, cm. 169 x 126
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 110

Pellegro Piola (Genova, 1617 - 1640)Pellegro Piola (Genova, 1617 - 1640)
Santa Barbara o Sant’ Orsola?
Olio su tela, cm. 63 x 48 (ovale)
Legato Duchessa di Galliera (1889) - PB 65

Domenico Fiasella (Sarzana, 1589 – 1669)Domenico Fiasella (Sarzana, 1589 – 1669)
Le due famiglie di Abramo
Olio su tela, cm. 165 x 241
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 297

SALA 11
Il Seicento a Roma

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Orazio Gentileschi (Pisa, 1563 – Londra, 1639)
Madonna col Bambino dormiente
Olio su tela, cm. 30,8 x 23,4
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - SR 117

Orazio Gentileschi, nativo di Pisa, si trasferì a Roma e, all’arrivo del grande Caravaggio, ne divenne immediatamente amico e precoce seguace, interpretandone il realismo in maniera raffinata e mondana. Nella squisita Madonna col Bambino in un paesaggio, ad olio su rame, datata al 1615-1620 circa, è evidente l’impostazione realistica di matrice caravaggesca, pur rimanendo costanti i caratteri composti e i colori freddi dell’iniziale formazione toscana.
L’iconografia rimanda a quella tardomedioevale della Madonna dell’umiltà, il cui tratto principale è quello di essere seduta a terra. Il piccolo soggetto, di cui esiste un’analoga versione in una collezione privata inglese, è forse l’ultimo dipinto entrato a far parte della quadreria di Palazzo Rosso, dato che venne regalato alla duchessa di Galliera nel 1867 in memoria della cognata e per questa ragione conservato fra i suoi ricordi personali fino a tempi recenti.
San Rocco guarisce gli appestatiAlessandro Mattia da Farnese (Farnese 1635 - post. 1679)
San Rocco guarisce gli appestati
Olio su tela, cm. 78 x 55
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 107

Cristo risortoGiovanni Lanfranco (Parma, 1582 – Roma, 1647)
Cristo Risorto
Olio su tela, cm. 48 x 38
Legato Duchessa di Galliera (1889) - PB 1391

Le lacrime di San PietroGiovanni Battista Beinaschi (Fassano, 1636 - Napoli, 1688)
Le lacrime di San Pietro
Olio su tela, cm. 91 x 78
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 130

Santa Francesca RomanaGiovanni Antonio Galli detto Lo Spadarino (copia) (Roma, 1580 - post. 1650)
Santa Francesca Romana
Olio su tela, cm. 49 x 67
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 72

L'imbarco di Sant'OrsolaAgostino Buonamici detto Agostino Tassi (Perugia 1566 circa - Roma 1644)
L’ imbarco di Sant’ Orsola
Olio su tela, cm. 73 x 97
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 23

Paesaggio della campagna romanaGaspard Dughet (Roma, 1615 - 1675)
Paesaggio della campagna romana
Olio su tela, cm. 90 x 71
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 128

SALA 12
Il Seicento a Roma

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Andrea Sacchi (Nettuno (RM), 1599 – Roma, 1661)
Dedalo e Icaro
Olio su tela, cm. 134,7 x 111,6
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 123

Il Dedalo e Icaro di Andrea Sacchi si può cronologicamente ricondurre alla collezione Barberini, nella quale un soggetto analogo risulta documentato fino al 1739. Il tema raffigurato è quello di Dedalo, il mitico architetto del labirinto di Creta, il quale essendo rimasto imprigionato assieme al figlio Icaro all’interno dell’edificio, costruì le celebri ali con le quali poterono fuggire in volo.
A partire dal 1640, l’artista mostrò particolare attenzione per il classicismo emiliano - predilezione che appare chiaramente nel dipinto, a dispetto dell’insistito chiaroscuro - allontanandosi definitivamente dai modi caravaggeschi; la sua pittura in questa fase venne particolarmente apprezzata, tanto da ottenere numerose importanti commissioni.

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Carlo Dolci (Firenze, 1616 – Firenze, 1686)
Cristo nell’orto
Olio su rame, cm. 40 x 30
Legato Duchessa di Galliera (1889) - PB 267

Questo piccolo dipinto su rame fu realizzato nel 1643. L’artista iniziò la sua carriera come ritrattista alla corte dei Medici per dedicarsi, in seguito, totalmente alla pittura devozionale. Il dipinto, autografo, rivela una chiara matrice penitenziale. Quando la duchessa di Galliera donò Palazzo Rosso al Comune nel 1874, volle trattenere il prezioso rame per sé, e lo portò nella sua residenza parigina.

Madonna col BambinoG.B. Salvi detto il Sassoferrato (Sassoferrato, 1605 - Roma 1685)
Madonna col Bambino
Olio su tela, cm. 80 x 64
Legato Duchessa di Galliera (1889) - PB 280

Noli me tangereFrancesco Albani (Bologna, 1578 – Bologna, 1660)
Noli me tangere
Olio su tela, cm. 32,5 x 41
Legato Duchessa di Galliera (1889) - PB 1400

Riposo nella fuga in EgittoCarlo Maratta (Camerano, 1625 – Roma, 1713)
Riposo nella fuga in Egitto
Olio su tela, cm. 120,5 x 95
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 108

Ritratto di dama con mascheraJacop Ferdinand Voet (Anversa, 1639 - Parigi? 1700)
Ritratto di dama con maschera
Olio su tela, cm. 129 x 97
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 133

Ritratto virile (un magistrato)?Ignoto pittore romano (sec. XVII)
Ritratto virile (un magistrato?)
Olio su tela, cm. 155 x 131
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 102

Gesù Bambino SalvatoreG.B. Gaulli detto il Baciccio (Genova, 1639 – Roma, 1709)
Gesù Bambino Salvatore
Olio su tela, cm. 128,5 x 96,7
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 89

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Giacinto Brandi
Orologio notturno

Legno ebanizzato con intarsio di marmi e pietre policromi: diaspro di Sicilia, ametista, lapislazzolo, corniola, alabastro; bronzo dorato; mostra in rame dipinto.
Databile 1655 - 1665.


SALA 13
Pittura nordica del Cinquecento : da Albrecht Dürer, a Gerard David, a Frans Pourbus il vecchio

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Albrecht Dürer (Norimberga, 1471 – Norimberga, 1528)
Ritratto di giovane
Olio su tavola, cm. 46 x 35
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 47

Come altre opere di Palazzo Rosso, anche questo dipinto giunse a Genova attraverso l’acquisto da parte di Giuseppe Maria Durazzo nel 1670 e dal lascito che la figlia Maria, moglie di Gio.Francesco I Brignole-Sale, fece al nipote Gio.Francesco II.
Il ritratto, realizzato in occasione del secondo viaggio veneziano dell’artista, reca in alto la scritta autografa "Albertus Durer germanus faciebat post Virginis partum 1506" e il tipico monogramma di Dürer composto da una A che contiene una D.
È evidente un nuovo e più diretto rapporto con l’effigiato nella sua raffigurazione frontale e l’abbandono dell’astratta visione di profilo, retaggio della tradizione medaglistica. Non si conosce l’identità del giovane rappresentato e l’appartenenza dell’opera alla celebre collezione Vendramin nel corso del XVI secolo non è motivo sufficiente per ritenere il giovane d’origine veneziana, considerato poi che Dürer fu in stretto contatto con la comunità di suoi connazionali quando soggiornò a Venezia nel 1506. L’opera, oggi impoverita nella materia pittorica per un’eccessiva pulitura del secolo scorso, resta pur sempre un’importante testimonianza dell’arte del grande norimberghese e della sua attività in Italia.

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Gerard David (Oudewater, 1460 c. – Bruges, 1523)
Madonna col Bambino detta "Madonna della pappa"
Olio su tavola di rovere, cm. 52 x 33
Legato Duchessa di Galliera (1889) - PB 179

La Madonna della pappa è una delle splendide opere di Gerard David, pittore attivo a Bruges tra fine Quattrocento e primo Cinquecento, conservate a Palazzo Bianco. La tavola, databile verso il 1510, è una delle repliche autografe di questo soggetto accattivante, ambientato in un luminoso interno domestico, pervaso da un’atmosfera intima e quieta. L’atmosfera è silenziosa solo in apparenza, poiché i gesti e gli oggetti in primo piano comunicano un preciso messaggio di contenuto eucaristico: la mela richiama il peccato originale; la Vergine, colta nell’atto di nutrire il Bambino, rappresenta la donna strumento di salvezza e non più di perdizione per l’uomo; il coltello prefigura la Passione; il pezzo di pane simboleggia l’Eucarestia. È stata smentita la fonte che attribuiva ai duchi di Galliera, allora residenti a Parigi, l’acquisto della tavola; l’opera, già nella collezione Brignole di Palazzo Rosso prima del 1874, si trova a Genova da antica data. Nel secolo passato fu attribuita anche a Quentin Metsys e a Hans Memling.

DeposizioneRogier Van Der Weyden (copia) (Tournai, 1399 ca. – Bruxelles, 1464)
Deposizione
Olio su tavola, cm. 63 x 43
Legato Duchessa di Galliera (1889) - PB 167

San Gerolamo penitenteJoos Van Cleve (cerchia) (Cleves, 1485 – 1540)
San Gerolamo penitente
Olio su tavola, cm. 65 x 52
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 70

San Gerolamo oranteJan Sanders Van Hemessen (Hemiksen, 1500 - Haarlem, 1565 circa)
San Gerolamo orante
Olio su tavola, cm. 51 x 80
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 69

Ritratto di Viglius von AyttaFrans Pourbus il vecchio (Bruges, 1545 - Anversa, 1581)
Ritratto di Viglius von Aytta
Olio su tavola, cm. 47 x 34
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 68

Ritratto di damaWillem Key (attribuito) (Breda 1515/16 - Anversa 1568)
Ritratto di dama
Olio su tavola, cm. 53 x 40
Legato Duchessa di Galliera (1889) - PB 196

SALA 14
Il ’500 fiammingo

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Albert Cuyp (Dordrecht, 1620 – Dordrecht, 1691)
Paesaggio con conigli
Olio su tavola, cm. 44 x 67
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 182

La suggestiva tavola, che raffigura un paesaggio con conigli, proviene dalla quadreria Brignole-Sale di Palazzo Rosso. L’attribuzione a Aelbert Cuyp non è certa: potrebbe trattarsi di un’opera di Jan Van Goyen. La prospettiva ribassata sembra ingigantire la famiglia di conigli nella radura in primo piano rispetto alle figure sullo sfondo e fa pensare alla pittura metafisica del Novecento. I toni bruni e la luce dorata e diffusa conferiscono dolcezza alla scena.

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Jan Wildens (Anversa, 1586 – 1653)
Aprile - lavori in giardino
Olio su tela, cm. 134 x 207
Legato Duchessa di Galliera (1889) - PB 130

Il pittore anversano, specializzato in soggetti paesaggistici, giunse in Italia nel 1613 e vi soggiornò fino al 1616. In quell’occasione dipinse la serie dei Mesi che era suddivisa in tre stanze all’ultimo piano di Palazzo Rosso sicuramente dal 1783; oggi, otto dei dodici dipinti sono custoditi tra Palazzo Rosso e Palazzo Bianco, mentre un nono quadro raffigurante "Dicembre" è stato recentemente rintracciato in una collezione privata genovese e esposto alla "mostra dedicata a Van Dyck" svoltasi a Genova nel 1997. Caratteristici dello stile di Wildens sono il lirismo calmo e l’armonia discreta che movimentano i suoi dipinti.

Paesaggio invernale con pattinatori e giocatori di hockeyHendrick Avercamp (Amsterdam, 1585 – Kampen, 1634)
Paesaggio invernale con pattinatori e giocatori di hockey
Olio su tavola, cm. 22 (diametro)
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 65

Paesaggio invernale con pattinatoriHendrick Avercamp (Amsterdam, 1585 – Kampen, 1634)
Paesaggio invernale con pattinatori
Olio su tavola, cm. 22 (diametro)
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 66

Gennaio - Pattinatori sul ghiaccio Jan Wildens (Anversa, 1586 – 1653)
Gennaio - Pattinatori sul ghiaccio
Olio su tela, cm. 120 x 192,7 x 2,5
Dal palazzo degli uffici comunali di Sestri Ponente - PB 1066

Uomo che si accende una pipa in osteriaAbraham Teniers (Anversa, 1629 - 1670)
Uomo che si accende una pipa in osteria
Olio su tavola, cm. 24 x 34,5
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 125

Scena d'osteriaAbraham Teniers (Anversa, 1629 - 1670)
Scena d’ osteria
Olio su tavola, cm. 25,5 x 34
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 124

SALA 15
Scala ottagonale di Franco Albini

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Franco Albini
Scala ottagonale

Realizzata da Franco Albini ai tempi del restauro e del riallestimento museografico di Palazzo Rosso nel decennio 1952-1961, questa scala, sostenuta da tiranti di acciaio, impreziosita da un corrimano rivestito in pelle e coperta da feltro rosso, è un segno forte dell’intervento dell’architetto razionalista su questi spazi antichi.
In quegli anni, secondo un progetto di stampo "idealista" voluto dall’allora Direttrice dell’Ufficio Belle Arti del Comune Caterina Marcenaro, vennero condotte al secondo piano nobile, con la collaborazione tecnica dello stesso Albini, operazioni alquanto invasive di "ripristino" della presunta facies seicentesca originale della dimora: se alla luce dei più consapevoli criteri del restauro moderno, alcuni di questi interventi risultano oggi fortemente discutibili, pur nel riconoscimento di un complessivo risultato di valorizzazione del palazzo Brignole-Sale e delle sue collezioni dopo i danni bellici, l’inserimento funzionale di questa scala nel corpo delle dipendenze del Palazzetto resta un elemento di qualità della progettazione albiniana anni ‘50, oltre che una preziosa testimonianza per Genova di quella nuova cultura architettonica e museografica che nel dopoguerra lasciò altri importanti esempi nei progetti di Carlo Scarpa per il Museo di Castelvecchio a Verona e per palazzo Abatellis a Palermo, o ancora in quelli dei BBPR per il Castello Sforzesco di Milano.

Maggio - La passeggiata nel vialeJan Wildens (Anversa, 1586 – 1653)
Maggio - La passeggiata nel viale
Olio su tela, cm. 122,5 x 192 x 2,8
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 284

Novembre - Burrasca in mareJan Wildens (Anversa, 1586 – 1653)
Novembre - Burrasca in mare
Olio su tela, cm. 122 x 192
Legato Duchessa di Galliera (1889) - PB 414

Pastore con pecore e altri animaliJan Roos (Anversa, 1591 - Genova, 1638)
Pastore con pecore e altri animali
Olio su tela, cm. cm 170 x 238
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 296

SALA 16
Fiamminghi a Genova

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Jan Wildens (Anversa, 1586 – 16 Ottobre 1653)
Luglio - Il taglio del fieno
Olio su tela, cm. 123 x 191
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 281

Wildens dipinse la serie dei dodici mesi cui appartiene questa tela, firmata e datata, e conservata con altre sette presso i Musei di Strada Nuova, nel 1614, durante il viaggio in Italia che completò la sua formazione, e che molto probabilmente lo vide a Genova. Le grandi dimensioni delle tele le rendevano più adatte a decorare le dimore del patriziato genovese rispetto alle tavole fiamminghe di soggetti simili ma dal taglio più bozzettistico.

Combattimento tra archibugieri e cavalleriaCornelis De Wael (Anversa, 1592 – Roma, 1667)
Combattimento tra archibugieri e cavalleria
Olio su tela, cm. 79 x 99
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 22

Giugno - Lo stagnoJan Wildens (Anversa, 1586 – 1653)
Giugno - Lo stagno
Olio su tela, cm. 122,5 x 191
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 282

Agosto - La mietituraJan Wildens (Anversa, 1586 – 1653)
Agosto - La mietitura
Olio su tela, cm. 123 x 191
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 283

Settembre - La cacciaJan Wildens (Anversa, 1586 – 1653)
Settembre - La caccia
Olio su tela, cm. 123 x 192
Donazione Duchessa di Galliera (1874) - PR 280