Il camminamento fra Palazzo Bianco e Palazzo Tursi

Dal  27 maggio è aperto il nuovo collegamento diretto, e interamente coperto, fra Palazzo Bianco e Palazzo Tursi, offrendo un passaggio confortevole fra due dei palazzi che compongono i Musei di Strada Nuova, ma soprattutto ripercorrendo la storia di uno dei più importanti complessi religiosi della Genova medievale: San Francesco di Castelletto. Il percorso permetterà di riscoprire un autentico "fantasma" architettonico, evocato dalle colonne e dalle arcate che si stagliano sulla facciata di palazzo Galliera e che si dispiega nell’ampio giardino antistante.

Con l’apertura del nuovo percorso espositivo, dalla loggia di Palazzo Bianco il visitatore passerà in un vano interamente vetrato – una sorta di "giardino d’inverno" – da cui potrà ammirare le parti superstiti della navata sinistra dell’antica chiesa di San Francesco, nonché una prima esposizione di frammenti marmorei e lapidei provenienti dall’antico convento; da qui potrà scendere nel corridoio di collegamento tra i due edifici dove, attraverso pannelli didattici e reperti ritrovati nell’ambito di scavi archeologici nell’area, gli verrà raccontata la storia del distrutto complesso medievale. Il percorso si concluderà quindi in una interessante area di scavo dove sono stati riportati alla luce gli antichi vani sepolcrali, adiacenti all’area presbiteriale della chiesa.

Prima di accedere a Palazzo Tursi, il visitatore potrà da qui uscire nel giardino superiore di Palazzo Bianco e godere di una piacevole pausa nella propria visita, apprezzando uno dei rari giardini ancora esistenti in Strada Nuova, esempio recuperato di tutti quegli spazi verdi di cui un tempo ogni palazzo della via era dotato.

L’intervento di recupero e riqualificazione è stato realizzato dalla Direzione Lavori Pubblici del Comune di Genova, con un progetto di musealizzazione pensato dalla Direzione dei Musei di Strada Nuova e curato dallo studio di Giovanni Tortelli e Roberto Frassoni di Brescia.

Il nuovo camminamento è parte integrante del percorso di visita dei Musei di Strada Nuova ed è  possibile accedere con il normale biglietto di ingresso ai Musei


IL COMPLESSO CONVENTUALE DI SAN FRANCESCO IN CASTELLETTO
e l’origine del nuovo Camminamento


Alla metà del XIII secolo i Francescani si stabilirono sul declivio della collina sottostante il poggio del Castelletto, all’epoca area periferica della città. La chiesa, ovviamente dedicata al fondatore dell’ordine, sorse a partire dal 1255 e venne consacrata nel 1302. Di forme gotiche, a tre navate, presentava una facciata a salienti e, secondo l’uso francescano, un unico portale ma gemino. All’interno era coperta a capriate, mentre sul transetto era impostato un tiburio. Lungo l’intero perimetro per altro si succedevano cappelle e altari gentilizi, decorati nel corso dei secoli da sculture e pitture di grandi artisti, genovesi e non.
Coevo alla chiesa era il grande convento, dotato di tre chiostri, del primo dei quali, a monte delle navate, sopravvivono importanti testimonianze inglobate all’interno di due edifici dall’aspetto ottocentesco.

In seguito alla secolarizzazione (1798), e alla quasi totale demolizione dell’edificio sacro, le aree delle navate destra e centrale, e poi quella del transetto, vennero trasformate in giardino (1820). Quando Palazzo Bianco divenne un museo (1892), questo spazio fu connotato come "giardino archeologico", per accogliere resti architettonici e scultorei di altri edifici medievali andati distrutti nelle trasformazioni urbane ottocentesche.
 
Quei pezzi sono poi entrati nelle raccolte del Museo di Sant’Agostino; i lavori effettuati a partire dal 2001 e nel biennio 2014-2015 nell’area del giardino hanno mirato a mettere in valore quanto ancora resta della chiesa di San Francesco – a cominciare dalle colonne e dalle arcate che dividevano la navata centrale da quella sinistra – e a recuperare quanto è emerso dal sottosuolo, utilizzando il percorso realizzato per unire Palazzo Bianco e Palazzo Tursi per illustrare la storia e il patrimonio artistico del demolito complesso conventuale.
Tra i primi resti, nel nuovo allestimento viene presentata una antologia di capitelli di varia foggia e epoca, a testimonianza della stratificazione cronologica dell’edificio.

Com’era uso almeno fino all’inizio dell’Ottocento, anche San Francesco di Castelletto è stata sede di innumerevoli sepolture. Le tombe potevano avere un aspetto monumentale, come furono quella dell’imperatrice Margherita di Brabante (†1311) o quelle dei dogi Simon Boccanegra (†1363) e Andrea Spinola (†1641), o essere semplici lastre tombali.
Accanto a questi monumenti più noti e conservati, gli scavi archeologici condotti dalla Soprintendenza tra 2001 e 2004 e nel biennio 2014-2015 hanno riportato alla luce una notevole quantità di frammenti di iscrizioni sepolcrali e di tombe di varia epoca, che documentano da un lato la considerazione goduta dalla chiesa francescana nei secoli e dall’altro la quantità di marmo che decorava il tempio, visto quanto ne è sopravvissuto alla distruzione di primo Ottocento.

Il più celebre di questi monumenti funebri è quello dedicato a Margherita di Brabante. Andata sposa all’imperatore Arrigo VII di Lussemburgo nel 1292, Margherita morì di peste a Genova il 14 dicembre 1311. Il marito, per darle degna sepoltura, ne commissionò il monumento sepolcrale al più celebre scultore italiano dell’epoca, Giovanni Pisano (1248-1315), che lo portò a termine entro il 1314 sistemandolo sulla parete sinistra del presbiterio della chiesa. Forse già alla fine del XV secolo, o quando l’abside della chiesa venne prolungata per far posto al nuovo coro dei frati, la tomba dell’imperatrice venne smontata e almeno una parte delle sculture più significative fu riutilizzata per ornare il
frontespizio della cappella dedicata a san Francesco nel transetto destro. Dopo la secolarizzazione del complesso conventuale e la sua vendita a lotti, la chiesa fu in buona parte demolita e i frammenti della tomba medioevale dispersi, finendo utilizzati quali sculture da giardino.
A partire dal 1874 ne iniziò la riscoperta e oggi quelli identificati si trovano per la maggior parte presso il Museo di Sant’Agostino, mentre uno, acquisito dallo Stato, è alla Galleria Nazionale di Palazzo Spinola.

Molti dei dipinti che ornavano la chiesa fino al 1798 sono stati identificati, ancorché dispersi in varie sedi – in Palazzo Bianco è presente "La cattura di Cristo" di G.B. Castello detto il Bergamasco che era stata realizzata per la parete destra della cappella Grimaldi, posta a sinistra del presbiterio – e così le sculture monumentali, che pure si sanno ricondurre alle originarie collocazioni, mentre non è possibile ricostruire la provenienza esatta delle centinaia di frammenti marmorei recuperati nei vari momenti della demolizione del complesso o riemersi nel corso degli scavi.