Piano terreno

Piano terreno

Nelle nove sale del piano terreno, un percorso nell’arte della seconda metà dell’Ottocento:
- le vedute di Genova, testimonianze di un’arte del paesaggio al confine tra la lezione accademica e le nuove istanze naturalistiche, con artisti come Ippolito Caffi, Carlo Bossoli, Pasquale Domenico Cambiaso; l’incredibile Veduta fantastica dei principali monumenti d’Italia di Petrus Henricus Theodor Tetar van Elven;
- la pittura d’accademia tra neoclassicismo e romanticismo nella collezione dell’aristocratico milanese Filippo Ala Ponzone mazziniano, con le opere di Giuseppe Frascheri, Carlo Arienti, Nicolò Traverso e Santo Varni;
- le collezioni aristocratiche della Duchessa di Galliera e di Odone di Savoia con artisti stranieri come Léopold Robert e François Marius Granet, italiani Gabriele Castagnola, Giuseppe Bellucci, Antonio Orazio Quinzio e con un protagonista genovese, Nicolò Barabino;
- la pittura e la scultura ligure della seconda metà del XIX secolo con numerose opere della gipsoteca di Giulio Monteverde e della Scuola dei Grigi (Alfredo D’Andrade, Tammar Luxoro, Ernesto Rayper, Serafín Avendaño, Vincenzo Cabianca, Luigi Bechi) e della pittura di genere dai fratelli Induno ad Angelo Dall’Oca Bianca e Giuseppe Pennasilico;
- il tardo impressionismo e le sue influenze sulla pittura in Liguria, rappresentata dai lavori di Alfredo Luxoro, Dario Bardinero ed Eugenio Olivari, Giuseppe Raggio, Federico Maragliano;
- l’iconografia dei personaggi famosi nella storia culturale ligure dell’Ottocento, le scene della vita di Cristoforo Colombo e di Andrea Doria, i ritratti di Nicolò Paganini e di Giuseppe Verdi e altri protagonisti della storia italiana;
- la ritrattistica borghese e di personaggi famosi come Luigi Arnaldo Vassallo (detto Gandolin), raffigurato come Enrico Lionne, Evan Mackenzie, soggetto di un dipinto di Luigi De Servi e molti altri personaggi genovesi nelle sculture di Vincenzo Vela, Giulio Monteverde, Santo Saccomanno.


Sala d’ingresso al museo


(Fregi settecenteschi in stucco
Particolare, XVIII secolo)

L’ingresso al museo si trova sul prospetto meridionale della villa, a lato del bovindo che si protende nel parco. Nella sala d’ingresso si trova, oltre ai servizi di biglietteria, accoglienza e guardaroba, anche la libreria del museo dove è possibile acquistare pubblicazioni e oggetti attinenti alle raccolte moderne e ai musei civici genovesi.

È la prima di una delle tre sale che, presentando ancora fregi settecenteschi in stucco, è stata restaurata eliminando la patina di colore rosato applicata tra il 1927 e il 1928 per riconvertire la villa in museo. Sul lato sud della stanza è addossato un camino in marmo di epoca tardosettecentesca.

L’ordinamento delle collezioni è cronologico - dalla fine del Settecento agli anni Sessanta del Novecento - e lascia spazio a specifici nuclei di raccolte, ambiti di ricerca, aspetti tematici, personalità artistiche, con numerosi riferimenti alla storia culturale e urbanistica della città di Genova.


SALA 1
Vedute fantastiche e vedute di Genova


(Petrus Henricus Theodor Tetar van Elven (Amsterdam 1831 - Milano 1908)
Veduta fantastica dei principali monumenti d’Italia)

A sinistra dell’ingresso al museo si apre la sala 1 con un luminoso bovindo proiettato sul parco, contraddistinta da ricchi stucchi floreali rococò realizzati nel Settecento e integrati, per la parte del bovindo, nel secolo successivo; la sala è dedicata, in un gioco di rimandi al contesto del parco romantico esterno, agli esiti del vedutismo nella seconda metà dell’Ottocento, ancora a metà via tra lezione accademica e nuove istanze naturalistiche nella restituzione artistica del paesaggio. Sulla parete nord il grande dipinto di uno degli artisti più vicini alla dinastia regnante dei Savoia, Petrus Henricus Theodor Tetar van Elven (Amsterdam 1831 - Milano 1908), Veduta fantastica dei principali monumenti d’Italia (olio su tela), firmato e datato 1858, una sorta di pre-manifesto dell’Unità d’Italia che prende l’avvio dalla parziale veduta della Lanterna di Genova sul lato sinistro della tela per arrivare fino al fumante Vesuvio sulla baia di Napoli.


(Ippolito Caffi (Belluno 1809 - Lissa 1866)
Il porto di Genova nel 1850)

Sulle pareti laterali, tra gli altri dipinti, si segnalano la smaltata e limpida veduta di Genova del 1850 del veneto Ippolito Caffi (Belluno 1809 - Lissa 1866), costretto a riparare in Liguria tra il 1849 e il 1854 per ragioni politiche; e quella, in odore di burrasca, del "pittore-reporter" svizzero Carlo Bossoli (Lugano 1815 - Torino 1884), colta, sempre dalle alture della città nel 1872. Preziosa testimonianza delle trasformazioni urbanistiche di Genova nella prima metà dell’Ottocento è il dipinto, che si può ammirare entrando nella sala, a destra, del celebre artista inglese Thomas Lawrence (Bristol 1769 - 1830), La demolizione della chiesa di San Domenico, il "Tiziano inglese" dei ritratti, presidente della Royal Academy of Fine Arts di Londra dal 1820, che, di ritorno da Roma, dove si recò per eseguire il ritratto di papa Pio VII, nel 1819 registrò con fresche annotazioni di costume e nostalgico gusto ruinistico la demolizione dell’importante chiesa gotica genovese attuata per costruire il nuovo Teatro Carlo Felice e il palazzo dell’Accademia progettati dall’architetto Carlo Barabino nella prima metà dell’Ottocento.

(Carlo Bossoli (Lugano 1815 - Torino 1884)
Veduta di Genova, 1872)

Sei sculture di classica impostazione con alcune notazioni veriste acquistate dal principe Odone di Savoia, tra le quali i marmi di Tommaso Solari (Napoli 1820-1897), di Luigi Pampaloni (Firenze 1791 - 1847), di Emilio Santarelli (Firenze 1801 - 1886), di Santo Varni, con L’amore che doma la forza, un superbo brano ricco di spunti naturalistici nella figura del leone, completano la sala e rimandano ai contenuti delle sale successive.


SALA 2
Pittura d’accademia tra neoclassicismo e romanticismo


(Giuseppe Frascheri (Savona 1809 - Genova Sestri 1886)
Francesca da Rimini, 1846)

I dipinti di questa sala provengono quasi tutti dalla collezione dell’aristocratico milanese Filippo Ala Ponzone: la Francesca da Rimini di Giuseppe Frascheri (Savona 1809 - Genova Sestri 1886), soggetto dantesco dalle calde cromie ispirato alle opere di Ary Scheffer; le opere di carattere religioso e biblico di Carlo Arienti (Arcore 1801 - Bologna 1873), dalla vigorosa impostazione accademica venata da sensuali morbidezze alla Hayez, e di Luigi Sabatelli (Milano 1818 - 1899). La sua grande tela con Gesù Cristo che benedice i fanciulli, è esemplare per il respiro accademico e la vivacità anedottica della gestualità che connota i personaggi; l’opera, esposta alla mostra dell’Accademia milanese di Brera nel 1814, venne forse acquistata da un antenato del marchese Ala Ponzone.

(Nicolò Traverso (Genova 1745 - 1823)
Filosofo (Platone?), 1860 circa)

Rigido e severo è il ritratto, ancora di sapore vandyckiano, di Matteo Picasso (Recco 1794 - Genova 1879), Il governatore di Genova Ettore Veuillet d’Yenne de la Saunière (1827 circa), dedicato all’autoritaria figura del notabile francese cui era sottomessa Genova per conto dei Savoia, coi fogli di progetto dell’architetto civico Carlo Barabino per il nuovo Teatro Carlo Felice, nel centro del capoluogo genovese, strategicamente sporgenti dal bordo del tavolino. La struttura appesa al soffitto della sala sorregge, presentatola inserita nella corretta collocazione architettonica, l’interessante modelletto della cupola della Chiesa genovese di Nostra Signora della Consolazione (via XX Settembre), dipinta da Francesco Semino (Genova 1832 - 1883), tra il 1872 e il 1878, con La caduta di Lucifero, testimonianza del forte sostegno che Genova offrì all’affermazione del culto mariano contro le teorie antidogmatiche di Joseph-Ernest Renan del 1863.

(Santo Varni (Genova 1807 - 1885)
Figura femminile ammantata, 1860 circa)

Nelle vetrine sono esposti bozzetti in terracruda e terracotta di Nicolò Traverso (Genova 1745 - 1823), scultore e professore dell’Accademia Ligustica di Belle Arti (attiva a Genova dal 1751), che seppe superare con brillanti esiti sperimentali d’intonazione neoclassica e canoviana l’esperienza della scultura tardo barocca genovese, dopo un viaggio formativo a Roma, dove si aggiudicò il premio dell’Accademia di San Luca nel 1777. I suoi lavori si conservano in numerose chiese e palazzi aristocratici genovesi, e in particolare nei saloni di Palazzo Ducale; proprio al salone del Maggior Consiglio di questo edificio fanno riferimento i tre bozzetti esposti realizzati intorno al 1780 per alcune Erme collocate alla base delle volta.

(Santo Varni (Genova 1807 - 1885)
L’amore che doma la forza, 1858 - 1865)

Non meno significative, nella seconda vetrina, le piccole sculture di Santo Varni (Genova 1807 - 1885), una delle figure emergenti dell’Accademia Ligustica, studioso e collezionista d’Arte e di reperti archeologici raccolti duranti scavi seguiti personalmente, fu uno dei primi conoscitori di antichità a Genova. Ritrattista ufficiale di casa Savoia, fu consigliere del principe Odone, che gli acquistò lo splendido gruppo classicheggiante L’amore che doma la forza, esposto nella sala 1; nella sala 3 si possono ammirare i modelli in gesso, in comodato dall’Accademia Ligustica di Belle Arti, dei busti della regina Maria Adelaide di Savoia e della figlia, la principessa Maria Pia di Savoia (rispettivamente madre e sorella di Odone di Savoia) eseguiti per i marmi del 1862 e 1863. Tra i bozzetti esposti in vetrina, si ricordano quello del 1868 circa per l’austero e solenne monumento alla Fede (1866 - 1875), eretto al centro del Cimitero di Staglieno, e quello per la sepoltura della regina Maria Teresa di Savoia, firmato e datato "giugno 1874" e realizzato successivamente nella Basilica di Superga a Torino.

La collezione di Filippo Ala Ponzone

(Carlo Arienti (Arcore 1801 - Bologna 1873)
Un profeta che predice l’avvenire al popolo, 1850 - 1855 circa)

Nel 1898 il Comune di Genova acquistò, per ragioni legate alla risistemazione urbanistica dell’area, il prestigioso Palazzo Lomellini Patrone (nell’attuale piazza della Zecca), insieme a venticinque dipinti che ne arredavano le sale. Erano importanti olii tutti antichi, tranne sette, di artisti del XIX secolo, come Tetar van Elven, Giuseppe Frascheri, Carlo Arienti, Eugenio Agneni, Giuseppe Camino e Luigi Sabatelli. Almeno cinque provenivano dalla collezione di Filippo Ala Ponzone, nobile milanese d’ideali mazziniani e d’inquieta esistenza, che, alla metà dell’Ottocento aveva abitato in villa Durazzo a Genova Cornigliano, prima di venderla, "mobigliata", ai Savoia, nel 1864, per i soggiorni estivi del giovane e malato principe Odone. Villa ceduta da Vittorio Emanuele II nel 1868 ad "un grande arricchito d’America", Lazzaro Patrone, il quale nel 1871 comprò da Matteo Pizzorno anche il palazzo in questione, e vi trasferì alcune opere già trovate nella villa. Solo sei tele entrarono nelle collezioni della Galleria d’Arte Moderna, e oggi ben documentano l’aggiornato gusto romantico di Ala Ponzone talvolta coniugata alla predilezione per soggetti d’intonazione patriottica.


SALA 3
Pittura di storia e collezioni aristocratiche


La duchessa di Galliera e i sussidii per gli artisti

(Léopold Robert (Les Eplatures 1794 - Venezia 1835)
Funebri nella campagna romana, 1825 - 1830 circa)

A due artisti stranieri, Léopold Robert (Les Eplatures 1794 - Venezia 1835) e François Marius Granet (Aix-en-Provence 1775 - 1849), legati alle esperienze del romanticismo internazionale con soggetti di ispirazione letteraria o dedotti dal pesante quotidiano della vita agreste romana artisticamente restituito coi toni del realismo caravaggesco, fanno riferimento i due dipinti esposti sulla parete a sinistra al di là della porta che immette nella sala 3. Sono giunti alla Galleria d’Arte Moderna con il legato testamentario del 1884 di Maria Brignole Sale, sposa di uno degli uomini economicamente più potenti d’Europa, Raffaele De Ferrari, Duca di Galliera, e già proprietaria di Palazzo Rosso e Palazzo Bianco nella famosa Strada Nuova di Genova.

(Abelardo nel chiostro, 1820 - 1830 circa
François Marius Granet (Aix-en-Provence 1775 - 1849))

In realtà l’importanza della duchessa di Galliera per le collezioni civiche moderne risiedette nelle somme destinate agli artisti meritevoli, ma indigenti, stabilite dalle disposizioni scritte della donazione nel 1874, alla sua città natale, di Palazzo Rosso e delle sue dipendenze: da quel momento numerose furono le opere acquistate a titolo di sussidio presso gli artisti e molti i pittori e gli scultori aiutati, nel loro percorso formativo, con pensioni per soggiorni di studio in altre città. Fu un atto di mecenatismo consapevole, ma non sempre positivo per la qualità discontinua delle opere acquisite almeno fino agli anni Sessanta del Novecento e oggi inventariate come pezzi della Galleria d’Arte Moderna. Dal 1973, per le nuove esigenze artistiche e il diverso valore del potere d’acquisto della lira, le disposizioni della duchessa sono state riconvertite in un premio annuale, e dal 1996 triennale, a lei intitolato, curato dal 1991 dal Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce.

(Enrico Pollastrini (Livorno 1817-1876)
Battaglia di Legnano, post 1860)

(Gabriele Castagnola (Genova 1828 - Firenze 1883)
La fine di Alessandro de’ Medici. 1865)

La collezione di Odone di Savoia

(A. O. Quinzio (Genova 1856 - Venezia 1928)
S.A.R.principe Odone di Savoia, 1891)

La sala 3 espone in buona parte opere di soggetto storico-letterario appartenenti alla collezione del principe Odone di Savoia (1846 - 1866), quartogenito di Vittorio Emanuele II. Malato sin dalla tenera età, gobbo e affetto da nanismo, venne presto allontanato dalla corte torinese e mandato a curarsi nella riviera genovese, dove risiedette, dal 1861 fino alla morte, tra Villa Rostan a Pegli, villa Durazzo a Cornigliano (prima affittata e poi comprata presso Filippo Ala Ponzone) e Palazzo Reale nel centro di Genova. Con l’aiuto di alcuni artisti - dal piemontese Angelo Beccaria ai genovesi Pasquale Domenico Cambiaso, Santo Varni e Tammar Luxoro - di uomini di lettere e di cultura come l’archeologo Giuseppe Fiorelli, Odone concentrò tutti i suoi interessi nella formazione di un’articolata ed eclettica raccolta (oggi conservata nei vari musei civici genovesi), ricca di preziosi reperti archeologici, dipinti antichi, di minerali, conchiglie, e opere d’Arte a lui contemporanee, tra le più aggiornate.

(Emilio Santarelli (1801 - 1886)
Preghiera dell’innocenza, 1861)

Queste ultime furono acquistate dal giovane alle mostre delle varie Società Promotrici di Belle Arti di Milano, Torino, Genova, Firenze, Napoli tra il 1860 e il 1865 con un preciso progetto culturale da principe dell’unità politica italiana, legittimando ufficialmente le esperienze della pittura di paesaggio en plein air della Scuola dei Grigi. Con la donazione dell’intera raccolta elargita dal re Vittorio Emanuele II a Genova, alla scomparsa del figlio nel 1866, le opere costituirono il primo significativo nucleo delle collezioni civiche moderne. A lui l’Accademia Ligustica di Belle Arti dedicò un monumento in bronzo commissionato allo scultore Antonio Orazio Quinzio (Genova 1856 - 1928) nel 1883, fuso nel 1891 e donato al Comune di Genova nel 1892 in occasione dell’apertura di Palazzo Bianco anche con l’allestimento della collezione di Odone.

Nicolò Barabino

(Nicolò Barabino (Genova 1832 - Firenze 1891)
Gli ultimi momenti di C.Emanuele I di Savoia, a.1891)

Sempre nella sala 3, si trovano anche alcuni dipinti di Nicolò Barabino (Genova 1832 - Firenze 1891), tra cui Gli ultimi momenti di Carlo Emanuele I di Savoia, olio non terminato dal pittore e donato alla città di Genova nel 1891 dal committente, il re Umberto I di Savoia, per ricordare la figura dell’artista. Pittore di storia per eccellenza, Barabino raggiunse Firenze nel 1857 e si inserì attivamente nel dibattito che i macchiaioli stavano affrontando sull’importanza del colore e della luce in pittura.

(Nicolò Barabino (Genova 1832 - Firenze 1891)
Dante incontra Matelda, 1876 - 1887)

Noto è un suo viaggio a Parigi, a visitare le mostre dei salons francesi e i suoi contatti con gli impressionisti, di cui trattenne, nelle opere di piccolo formato e nei bozzetti, il fare sciolto, veloce, ricco di fresco naturalismo. In questa direzione si devono leggere la testa di Abissino, i bozzetti per il soffitto del palazzo genovese del senatore Tito Orsini (Dante incontra Matelda), per la pala della Madonna del Rosario nella chiesa dell’Immacolata e per Palazzo Celesia, sempre a Genova.

SALA 4
La seconda metà dell’Ottocento in Liguria: la ricerca del vero in pittura e in scultura


(Giulio Monteverde (Bistagno 1837 - Roma 1917)
Jenner, 1878)

Nella sala 4 il visitatore ha la possibilità di apprezzare varie esperienze artistiche: sulla parete di sinistra la collezione di dipinti di paesaggio, su quella di destra le esperienze della pittura di genere. Non meno importanti le sculture di Giulio Monteverde, di cui si nota il famoso Jenner all’ingresso della sala, opera della quale si dirà più avanti. Tra i pilastri, infine, alcune vetrine: la prima con i piccoli formati, gli strumenti di lavoro di Nicolò Barabino e un suo ritratto dedicatogli esplicitamente nel 1862 dal pittore lombardo Angelo Inganni (Brescia 1807 - 1880). L’ultima vetrina è riservata allo scultore Carlo Filippo Chiaffarino (Genova 1856 - 1884), la cui breve carriera si svolse prevalentemente a Roma, ove trascorse dieci anni, assimilando il verismo degli ambienti artistici meridionali, qualche suggestione già decadente, e restituendo quanto appreso in interessanti ritratti, soggetti di genere dipinti e scolpiti.

(Enrico Gamba (Torino 1831 - 1883)
Il voto di annessione dell’Abruzzo, 1861)

Procedendo con ordine, sul lato sinistro sono dunque esposti i dipinti del primo maestro di pittura di Odone di Savoia, il piemontese Angelo Beccaria (Torino 1820 - 1897), che aggiorna l’impostazione classicheggiante dei suoi paesaggi con un fresco e luminoso naturalismo; non meno importante una tela di tempestiva cronaca "politica" contestuale all’Unità d’Italia, ovvero Il voto di annessione dell’Abbruzzo, elaborato proprio nel 1861 da Enrico Gamba (Torino 1831 - 1883) e acquistato da Odone. Seguono le opere dei rappresentanti più significativi della cosiddetta Scuola dei Grigi, molte delle quali appartenenti a Odone, altre giunte alla Galleria per acquisto del Comune o donazioni.


La Scuola dei Grigi

(Tammar Luxoro (Genova 1825 - 1899)
Paesaggio, 1865)

"Volete sapere come i De Avendano, i De Andrade, i Pittara, i Rayper fanno i loro quadri? Essi vogliono rappresentare la campagna: ebbene cominciano con l’andare a trovarla portandosi verso i luoghi che più si confanno ai loro gusti: ed ora li scelgono sassosi, ora erbosi, ora montuosi, ora piatti, o sulla collina o in riva al mare. Giunti sul posto, eccoli attorno con cartelle, lapis, cercando soggetti. Fanno cento schizzi per trovare il motivo, la linea, il chiaroscuro, l’eleganza...". Le parole del pittore e architetto Alfredo D’Andrade (Lisbona 1839-Genova 1915), presente con l’olio, Motivo sulla Bormida del 1865, sintetizzano vivacemente le abitudini di un gruppo di artisti che si riconoscevano, a partire dal 1863, nella "Scuola grigia".

(Alfredo D’Andrade (Lisbona 1839 - Genova 1915)
Motivo sulla Bormida, 1865)

Sollecitati dalle novità internazionali della Scuola di Barbizon, di Corot, dagli stretti contatti con i macchiaioli toscani, e dalle lucide intuizioni di Tammar Luxoro (Genova 1825 - 1899) - pittore cui si deve la "Scuola di paesaggio dal vero" dell’Accademia Ligustica di Belle Arti e le opere Paesaggio del 1865, L’Entella del 1863, Porto di Savona, La via Ferrata del 1870 -, Ernesto Rayper (Genova 1840 - Gameragna 1873); col Gombo e coi Pittori; Serafìn Avendaño (Vigo 1838 -Valladolid 1916), con Savignone; le Gabbie (1870 ca.) e l’esuberante Riviera di Genova (1881); Alberto Issel (Genova 1848 - 1926), oltre agli artisti già indicati, proponevano un repertorio di soggetti tratti dall’osservazione diretta del paesaggio rappresentato con toni cromatici grigio-argentei per meglio restituire sulla tela la luminosità dell’ambiente naturale.

(Ernesto Rayper (Genova 1840 - Gameragna 1873)
I pittori, 1867 circa)

Luoghi preferiti per gli incontri estivi erano Carcare e la valle della Bormida, le coste della Liguria, le spiagge intorno a Viareggio - vi si trovavano a dipingere anche Vincenzo Cabianca (Verona 1827-Roma 1902) e Luigi Bechi (Firenze 1830 - 1919), di cui rimangono preziose testimonianze negli splendidi olio acquistati da Odone - , ed infine le zone del Canavese, dove, intorno al 1868, "grigi" - almeno fino alla scomparsa di Rayper e ai nuovi interessi artistici di D’Andrade - e piemontesi si unirono nella feconda "scuola di Rivara", tutta protesa allo scardinamento delle vetuste regole accademiche. Antonio Varni (Genova 1839 - 1908), con la Chiesa di San Nazaro del 1881 chiude le vicende della Scuola dei Grigi, che seguì dopo una formazione in ambito fiorentino e macchiaiolo.

La Gipsoteca di Giulio Monteverde

(Ernesto Rayper (Genova 1840 - Gameragna 1873)
Il Gombo, 1864)

"E lo studio è quale deve essere per un artista speciale. Ampio dalla volta superba, ha larghi finestroni, ove la luce piove, ed ondate di profumo entrano a Maggio. Lo scultore vi si aggira, cinta la bianca stola, sorretta ai fianchi da una larga cintura di cuoio, e la testa ombreggiata dal berretto di velluto", così scriveva la poetessa Clelia Bertini Attilji a proposito di Giulio Monteverde (Bistagno 1837 - Roma 1917), uno degli scultori più attivi, anche in ambito ufficiale, nella seconda metà dell’Ottocento.

(Luigi Bechi (Firenze 1830 - 1919)
Dopo la burrasca, 1865)

Della stessa Bertini, egli eseguì il ritratto che la Galleria conserva nei depositi. Proprio dalla gipsoteca dello scultore piemontese, donata nel 1919 con quaranta opere alla città di Genova dalle sue figlie, Erminia, Luisa e Corinna, giungono alcuni gessi, ricchi di informazioni esecutive, esposti nella sala 4: Il Genio di Franklin (1871), riprodotto in bronzo e conservato nel museo Calouste Goulbenkian di Lisbona, L’Ingenuità (1872), Putto che scherza col gallo (1875). Due vetrine, nella stessa sala 4, sono dedicate ai bozzetti sempre in terracotta, raffinate idee di Monteverde per importanti realizzazioni come il Monumento a Vincenzo Bellini di piazza Stesicoro a Catania (1883) e la Tomba dell’architetto Carlo Sada (1876 ca.), progettista del Cimitero Monumentale di Torino.

(Vincenzo Cabianca (Verona 1827 - Roma 1902)
Spiaggia a Viareggio, 1865)

Molti altri modelli in gesso, di grandi dimensioni, commissionati per sepolture private e per celebrazioni pubbliche, sempre della Galleria d’Arte Moderna di Genova, oggi sono esposti presso la Gipsoteca di Bistagno dedicata allo scultore. Sempre di Monteverde sono esposti all’inizio della sala 4, due splendidi marmi caratterizzati da un morbido naturalismo anedottico, Primi giochi e Jenner, acquistati dalla Duchessa e dal Duca di Galliera e conservati, fino al 2004, nella Galleria di Palazzo Bianco. Jenner, ispirato alla figura del Edward Jenner, medico che sperimentò per primo nel 1796 la tecnica del vaccino per combattere la malattia del vaiolo, fu presentato nel 1873 all’Esposizione Universale di Vienna, dove vinse la medaglia d’oro.


Pittura e scultura di genere

(Gaetano Chierici (Reggio Emilia 1838 - 1920)
Una scena domestica. Primi passi, 1865)

A destra, entrando nella sala 4, sono allestite opere di ambito non solo ligure, alcune ancora improntate al gusto romantico e ai generi letterari d’impostazione accademica, altre che già si orientano verso soggetti connotati da una nuova sensibilità per il dato reale, anche quello più umile, cui si conferisce dignità artistica. Si vedano gli olii su tela di Federico Peschiera (Genova 1814 - New Orleans 1854), Rinaldo nel giardino di Armida, 1852, ispirato al canto XVI della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso risolto con soluzioni compositive frammentarie; non meno interessante la tela dalla calda atmosfera pienamente romantica, con Lisa e Laudomia dè Lapi (1850), di Francesco Gandolfi (Chiavari 1824-Genova 1873), il primo dipinto eseguito "al lume di notte" dall’artista e quello cui era, per sua stessa ammissione, più affezionato.

(Domenico Induno (Milano 1815 - 1878)
Una ragazza che fa il conto della spesa, 1862)

Seguono L’artigiano cieco e la sua famiglia di Giuseppe Moricci e L’elemosina di Gerolamo Schiattino, desolate fotografie di una realtà sociale diffusa: il primo, assegnato in premio al Municipio di Genova nel 1851, in occasione della prima mostra della Società Promotrice di Belle Arti di Genova, di cui l’ente pubblico fu azionista di maggioranza dal 1849, anno di fondazione, al 1875. Seguono quindi i dipinti di Francesco Semino, La Ciucciara [La Ciociara] (Costume romano) (1865), rara notazione di folklore nel repertorio pressochè religioso del pittore, resa preziosa da una calda tavolozza misurata sulle opere di Barabino e sulle nuove esperienze del dato reale. Ne riprende gli spunti di costume la testa in marmo di popolana di Francesco Jerace (Polistena 1853- Napoli 1937), A Montevergine, posteriore di circa vent’anni al dipinto, connotata da un naturalismo morbido, maturo e spigliato.

(Gerolamo Induno (Milano 1827 - 1890)
La filatrice, 1863)

Sempre di ambito verista, una tela della collezione di Odone di Savoia, Primi passi (1865) di Gaetano Chierici (Reggio Emilia 1838 - 1920) e alcune opere dei fratelli Induno, Domenico (Milano 1815 - 1878) e Gerolamo (Milano 1827 - 1890), artisti cui si deve in Lombardia una nuova attenzione per i temi del verismo e quelli legati alle vicende del Risorgimento italiano: di Domenico è La ragazza che fa il conto della spesa (1862), uno splendido olio connotato un morbido e delicato naturalismo e dedicato ad un momento di quotidianità; del secondo, Disgrazie infantili (1862 ca.) e La filatrice (1863 ca.), soggetti in cui aneddoto, analisi edulcorata della realtà e virtuosismo pittorico si fondono.

(Roberto Fontana (Milano 1844 - 1907)
Primo premio, 1892)

Ancora all’ambito lombardo si ascrive la notazione di costume, di gusto decadente, Primo Premio (1892) di Roberto Fontana (Milano 1844 - 1907). Da segnalare ancora Madonna Verona (1892) di Angelo Dall’Oca Bianca (Verona 1858 - 1942) e Regate a Venezia (1875-80) di Egisto Lancerotto (Noale 1847 - Venezia 1916), opere vigorose negli impasti cromatici, brillanti compromessi tra scorci cittadini e annotazioni di costume. Infine, il grande pastello su carta di un allievo dello scultore napoletano Vincenzo Gemito, Giuseppe Pennasilico (Napoli 1857?- Genova 1940), La giardiniera, (1892), verace brano di quotidianità, fresco nelle cromie che introducono a Genova un nuovo gusto per il colore, appena intriso di contenuta e decadente malinconia, acquistato, come gli altri citati dipinti di Fontana e di Dall’Oca Bianca, alla Mostra della Società Promotrice organizzata a Genova per le celebrazioni colombiane del 1892.

(Giuseppe Pennasilico (Napoli 1857? - Genova 1940)
La giardiniera, 1892)

Due sculture di particolare qualità e in perfetta sintonia con i modelli in gesso di Monteverde, la maggior parte dei quali dedicati a soggetti infantili, sono il bronzo di vivace piglio meridionale Modello in riposo, 1883, di Luigi Secchi (Cremona 1853 - Miazzina 1921) e Come son Contenta!, 1884, di Giovanni Scanzi (Genova 1840 - 1915), virtuosistico marmo e vero "repertorio" didattico di strumenti per la lavorazione del marmo padroneggiata dall’artista, uno degli scultori più attivi nel Cimitero Monumentale di Staglieno

SALA 5
Il tardo impressionismo nella pittura di fine Ottocento


(Serafín Avendaño (1887 - 1916)
Riviera di Genova. Lo scoglio di Quarto, 1881)

L’attenzione per le vicende della pittura europea, del tardo impressionismo francese in particolare, trova, nel breve corridoio su cui affaccia la sala appena visitata, significativi interpreti, proprio tra Ottocento e Novecento nei pittori liguri Dario Bardinero (Genova 1868 - ?1909), - sulla sinistra del corridoio - personalità enigmatica, che si lasciò attrarre anche dalla poetica del simbolismo, scomparsa improvvisamente senza lasciare traccia; Eugenio Olivari (Genova 1882 - 1917), con I bagni al Lido d’Albaro (1915-17 ca.), dipinto non concluso che registra, in una trama cromatica costruita da strategici tocchi di colore, uno dei luoghi più alla moda per la balneazione genovese; a destra, Andrea Figari (Sassari 1858-Genova 1945), un vero specialista di soggetti marinari, con un brano di cronaca Canotti automobili alle regate di Montecarlo; Giuseppe Raggio (Chiavari 1823 - Roma 1916), presto emigrato a Roma, dove frequentò gli artisti del gruppo dei XXV della campagna romana", che si radunavano attorno alla figura del pittore Giulio Aristide Sartorio, registrando sulle tele preziosi documenti di respiro simbolista che documentano il lavoro dei butteri con le mandrie di cavalli e bufali.

(Alfredo Luxoro (1859 - 1918)
Il porto, 1914)


(Dario Bardinero (Genova 1868 - ?1909)
Paesaggio - Le Apuane, 1908)

SALE 6, 7 e 8
Immagini di personaggi famosi nell’Ottocento


(Giulio Monteverde (Bistagno 1837 - Roma 1917)
Colombo giovinetto, 1870)

Ad alcuni personaggi famosi della storia e della cultura genovese sono dedicate le opere allestite in questi piccoli spazi espositivi: tre opere, incentrate sull’iconografia di Cristoforo Colombo, proposto dagli artisti in tre momenti biografici diversi. Sono il Colombo giovinetto di Giulio Monteverde, modello in gesso del 1870 per il marmo conservato a Castello D’Albertis Museo delle Culture del Mondo di Genova, originale, e ancora trobadour, interpretazione sdrammatizzata di un "mito" solitamente impegnativo, in cui il giovane Colombo, seduto su un molo traguarda con occhi sognanti l’orizzonte marino presagendo forse le grandi imprese; a sinistra, Cristoforo Colombo alla corte del re di Spagna (1862), acquerello su carta di Francesco Gandolfi, preparatorio per l’affresco della Sala vecchia del consiglio comunale in Palazzo Tursi, già sede del Comune di Genova e oggi museo; nel piccolo spazio successivo, Cristoforo Colombo di ritorno dalla scoperta dell’America (1863) di Lorenzo Delleani (Pollone 1840 - Torino 1908), opera storica di sapore teatrale, acquistata da Odone di Savoia, e relativa al ritorno in Spagna, dopo il quinto viaggio, di Colombo incatenato con l’accusa di essersi indebitamente impossessato di beni della corona.

(Lorenzo Delleani (Pollone 1840 - Torino 1908)
Cristoforo Colombo di ritorno dalla scoperta dell’America, 1863)

Nella stessa saletta sono esposti i ritratti di Nicolò Paganini, eseguiti dal vero da Giuseppe Isola (Genova 1808-1893) nel 1836 e da Pelagio Palagi (Bologna 1775 - Torino 1860); ancora di Isola è il piccolo dipinto incentrato su un episodio della vita dell’ammiraglio genovese Andrea Doria che rifiuta la corona di Genova, appartenente alla collezione di Odone di Savoia, bozzetto per il sipario dell’omonimo teatro cittadino, non più esistente. Sempre all’ammiraglio di Carlo V è dedicato il dipinto di Camillo Pucci (Sarzana 1802 - 1869), Andrea Doria riceve la bandiera di combattimento, 1835, proveniente dalla collezione della Duchessa di Galliera.

(Giulio Monteverde (Bistagno 1837 - Roma 1917)
Modello in gesso per il busto di Giuseppe Verdi in bronzo, del 1902)

A ricordo della figura di Giuseppe Verdi e dei suoi lunghi soggiorni a Genova tra il 1866 e il 1900. È il modello in gesso di Giulio Monteverde per il busto in bronzo del 1902, conservato nella Rotonda Monteverde del Senato a Palazzo Madama a Roma. Nella piccola veranda in ferro battuto, con pavimenti in marmo e soffitto ligneo, si trova la scultura di Carlo Filippo Chiaffarino, David, datata 1883 e fatta fondere dal Comune di Genova nel 1892, alcuni anni dopo la morte dell’artista.

SALA 9
La ritrattistica altoborghese nella seconda metà dell’Ottocento


(Interno)

Il percorso relativo ai temi ottocenteschi si conclude in questa sala con una serie di opere che documentano il filone della ritrattistica altoborghese e aristocratica nella seconda metà del XIX secolo attraverso una serie di artisti liguri, ma non solo, che furono assai attivi nel Cimitero Monumentale di Staglieno, vero e proprio museo a cielo aperto della scultura e funzionante dal 1851, complementare alle collezioni della Galleria d’Arte Moderna. Spicca per qualità lo splendido Ritratto di gentiluomo genovese del 1850, opera giovanile del grande scultore Vincenzo Vela (Ligornetto 1820 - 1891), ma già improntata ad un sobrio naturalismo, appena intaccato da morbidezze ancora romantiche, nella precisa fisionomia del volto, nei particolari dell’abbigliamento e della capigliatura, realisticamente riprodotta con il riporto dei capelli dalla nuca verso la fronte. Si segnalano anche il raffinato ritratto del 1877 di Margherita di Savoia, di Giulio Monteverde; il Ritratto di Vincenzo Troia, marmo del 1886, di Santo Saccomanno (Genova 1833 - 1914); il delicato marmo col Ritratto di Matilde Romanengo ad opera di Michele Sansebastiano (Novi Ligure 1852 - 1908).

(Luigi De Servi (Lucca 1863 - 1945)
Ritratto di Evan Mackenzie, 1902)

Accanto alle sculture il visitatore trova anche una serie di dipinti dedicati a personaggi più e meno famosi: quello dello scrittore, giornalista e caricaturista Luigi Arnaldo Vassallo, detto Gandolin, direttore del quotidiano genovese "Il Secolo XIX", immortalato con il suo taccuino dall’esuberante pennello di Enrico Lionne (Napoli 1865 - 1921), in un suggestiva e disinvolta "istantanea" del 1895. Il ritratto alla moda che il pittore Luigi De Servi (Lucca 1863 - 1945) eseguì nel 1902 a Evan Mackenzie, assicuratore scozzese dei Lloyd’s di Londra e committente dell’architetto fiorentino Gino Coppedè che, per lui, trasformò un vecchio edificio sulle alture genovesi in un iperbolico castello dai mille riferimenti storico-artistici. Il confidenziale e borghese Ritratto di signora di Tullio Salvatore Quinzio (Genova 1858 - 1918), membro di una famiglia di artisti ampiamente rappresentati nelle collezioni della Galleria d’Arte Moderna; il cupo Ritratto di Donna Giulia Lavaggi Centurione Scotto, eseguito nel 1884 dal celebre pittore simbolista tedesco Franz von Lenbach (Schrobenhausen 1836 - Monaco di Baviera 1904), che si avvalse con ogni probabilità di un riferimento fotografico della nobildonna e Rose bianche, che il pittore Pietro Gaudenti (Genova 1880 - Articoli Corrado 1955) dedica alla moglie-modella Candida Coppi e che espone alla Biennale di Venezia del 1912.