Rubens tra Palazzi e Musei

Rubens tra Palazzi e Musei

Data: da 06/10/2022 a 30/06/2023

 

 

 

Dai Musei di Strada Nuova al Palazzo della Meridiana passando per altri splendidi edifici che rientrano nel circuito dei Rolli: ecco le splendide location delle mostre di Rubens a Genova. A Network,  nato attorno alla mostra Rubens a Genova, curata da Nils Büttner e Anna Orlando, di Palazzo Ducale. 

Di seguito, il programma:

Appuntamenti
Rubens e van Dyck ai Musei di Strada Nuova
Dal 06.10.2022 (Tutto il giorno) al 22.01.2023 (Tutto il giorno)
Musei di Strada Nuova - Palazzo Rosso

Antoon van Dyck è certamente il più talentuoso e noto allievo e collaboratore di Rubens, e come Rubens anche lui ebbe con Genova un rapporto privilegiato. Grazie al riallestimento del secondo piano del museo è possibile ammirare l’eccezionale nucleo di opere della collezione Brignole-Sale, dipinti che per numero e qualità offrono uno spaccato davvero notevole della produzione dell’artista prima, durante e dopo il suo soggiorno a Genova. Sempre nell’ambito della quadreria Brignole-Sale di Palazzo Rosso inoltre si è scelto di valorizzare l’attività genovese di un altro collaboratore di Rubens, l’anversano Jan Wildens, specialista in paesaggi e scene di genere, di cui il museo conserva una serie di tele dedicate ai Mesi dell’Anno che per l’occasione sarà completata presentando al pubblico, grazie a prestiti da privati, l’intero ciclo. Mostra a cura di Raffaella Besta e Margherita Priarone

Rubens e aristocratiche bellezze a Palazzo Imperiale
Dal 07.10.2022 (Tutto il giorno) al 30.06.2023 (Tutto il giorno)
Palazzo Imperiale
La mostra Rubens e aristocratiche bellezze al Palazzo Imperiale, a cura di Anna Orlando e Michela Cucicea, accoglie il visitatore in una delle antiche dimore dei Rolli alla scoperta di una parte di quella Genova che tanto aveva colpito il giovane Rubens. Stanza dopo stanza sono svelati segreti della vita privata delle dame genovesi: dalla confezione di abiti sontuosi ai peculiari gioielli, dagli accessori per acconciature ai profumi accattivanti, dai trucchi di bellezza al regime alimentare. Il visitatore è immerso in una esperienza multisensoriale unica nella rievocazione storica, attraverso suoni, colori e odori che caratterizzavano le dimore dei “Magnifici”.
Rubens e l’opera nobilissima del marchese Justiniano. Matrici e stampe di statue, dipinti e architetture della Roma del primo Seicento
Dal 08.10.2022 (Tutto il giorno) al 22.01.2023 (Tutto il giorno)
Museo dell’Accademia Ligustica di Belle Arti
Tra il 1636 ed il 1637 veniva data alle stampe a Roma la “Galleria Giustiniana”, celeberrima impresa editoriale voluta dal marchese Vincenzo Giustiniani, uno degli uomini più ricchi della capitale, raffinato collezionista e mecenate, ma anche colto teorico delle arti figurative. In una lettera del 4 settembre 1636 Rubens scriveva all’amico Nicolas de Peiresc: “Ho visto ancora lettere di Roma, che dicono essere uscita in luce la Galeria Justiniana, a spese del marchese Justiniano, che si pretia un opera nobilissima et spero che capiterà fra pochi mesi qualche esemplare in Fiandra”. Una parte delle 286 matrici calcografiche superstiti, conservate in comodato presso il Museo dell’Accademia Ligustica, e le stampe relative saranno esposte nelle sale della Gipsoteca, in un contesto evocativo della divorante passione collezionistica di Vincenzo Giustiniani. Una sezione sarà volta ad illustrare gli aspetti tecnici della stampa calcografica: lastre in rame incise da allievi dell’Accademia, sotto la guida del prof. Luca Daum, titolare della Cattedra di Incisione, a dimostrazione dei diversi stadi di lavorazione, insieme a prove di stampa e agli strumenti utilizzati, condurranno i visitatori alla scoperta dei segreti della pratica incisoria.
“Una soluzione genialissima” - Il Ritratto equestre di Giovan Carlo Doria di Rubens
Dal 12.10.2022 (Tutto il giorno) al 29.01.2023 (Tutto il giorno)
Galleria Nazionale di Palazzo Spinola
Giovan Carlo Doria fu il più importante collezionista d’arte nella Genova di primo Seicento. Le abilità diplomatiche e la passione per la pittura portarono il nobile a raccogliere una mirabile collezione di oltre seicento dipinti. E il suo celebre ritratto equestre, realizzato da Rubens nel 1606, costituiva di certo il fulcro di questa straordinaria quadreria. Nell’estate di quell’anno Giovan Carlo ricevette la notizia della nomina a cavaliere dell’Ordine di San Giacomo di Compostela da parte del re di Spagna Filippo III, nomina però formalizzata poi con il giuramento di fedeltà soltanto nel 1612. Sebbene quindi non fosse ancora effettivamente divenuto cavaliere, Giovan Carlo chiese a Rubens di immortalarlo con tutti i tradizionali connotati simbolici, in sella a un imponente destriero. Rubens esaudì la richiesta, dando il via alla sua dirompente rivoluzione pittorica. A cura di Gianluca Zanelli.
Grotte e giardini ai tempi di Rubens
Dal 13.10.2022 (Tutto il giorno) al 22.01.2023 (Tutto il giorno)
Palazzo della Meridiana
Nel luglio del 1607 il Duca di Mantova, con diversi personaggi della sua corte, è ospite di alcuni protagonisti dell’aristocrazia genovese che lo accolgono nelle loro splendide ville di Sampierdarena. Le lettere inviate alla corte di Mantova testimoniano come tra il Duca e i suoi ospiti si vivessero quelle giornate in grande dimestichezza, tra conversazioni galanti, feste, giochi, musiche e canti, alle quali partecipavano anche poeti, letterati e artisti, e probabilmente anche Peter Paul Rubens. La mostra a cura di Lauro Magnani propone un approfondimento su uno spaccato di vita aristocratica in circostanze come questa, mettendo in luce le dimore di villa e i giardini dei nobili genovesi, con un’attenzione particolare alle grotte artificiali, caratterizzate da giochi d’acqua e da una originale decorazione polimaterica costituita da coralli, cristalli, conchiglie, tessere di maiolica e pasta vitrea. Sulle pareti e sulle volte delle grotte prendevano vita in una metamorfosi continua forme, figure del mito accanto a parti decorate con stalattiti, stalagmiti, concrezioni calcaree e composizioni di conchiglie, destinate a suscitare lo stupore e la meraviglia dei prestigiosi visitatori. Grazie a proiezioni di immagini suggestive e immersive sarà possibile ammirare un itinerario difficilmente realizzabile dal vero a causa dello stato attuale delle grotte, raramente visitabili, spesso in precarie condizioni di conservazione, divenute frammentarie presenze nel tessuto cittadino che ha inglobato questi luoghi.
Genova al tempo di Rubens. Vedute di una città superba
Dal 13.10.2022 (Tutto il giorno) al 22.01.2023 (Tutto il giorno)
Musei di Strada Nuova - Palazzo Rosso
A cura di Andreana Serra.
Quando Rubens, nei primi anni del ‘600, cominciò a frequentare Genova, sapeva di entrare in un luogo di grande prestigio, con una immagine e una fama consolidata in ogni contrada d’Europa e del Vicino Oriente, crocevia internazionale, abitata da uomini che avevano accumulato grandi ricchezze e che trattavano intensamente affari con i suoi connazionali. 
Sicuramente, dunque, aveva in mente la città che disegnatori, viaggiatori, pittori avevano rappresentato, ma l’incontro diretto con le sue vie, i suoi palazzi e i suoi cittadini fu cosi forte e segnò così profondamente la sua sensibilità e il suo gusto che egli stesso ne fu uno dei più importanti divulgatori, tanto da intraprendere un’ operazione editoriale di grande fortuna e pregio, dal titolo Palazzi di Genova (1622).
La mostra è un viaggio attraverso le rappresentazioni di Genova dal 1500 fino al 1700. I visitatori potranno immergersi in un racconto evocativo e realistico insieme, in cui le immagini di monumenti, porto, guerre, piazze, palazzi, scorci ormai perduti ripercorrono i volti di Genova e le interpretazioni degli artisti che la immortalarono nelle loro opere. Suggestioni visive per immaginare la città che Rubens visitò, frequentò e amò. 
 
I temi principali in cui si snoda il percorso espositivo:
La trés célèbre cité de Gênes. Per un lungo periodo, dall’alba della produzione editoriale fino ai primi decenni del XVIII secolo, l’immagine diffusa della città di Genova sottolineava la felice impostazione scenografica della sua posizione naturale. Le raffigurazioni più antiche, tutte riprese dal largo, evidenziano l’arco portuale e la conformazione della città racchiusa tra mare e monti. 
I trionfi e le allegorie. Liguria trionfante delle principali nazioni del mondo; Real grandeza della serenissima Repubblica di Genova: sono molti i volumi antichi di letteratura apologetica che recano bellissime incisioni di pittori e artisti quali Domenico Piola o Luciano Borzone con rappresentazioni allegoriche della Liguria. 
Uno sguardo d’insieme. Le riproduzioni in grande formato della Pianta di Genova di Giacomo Brusco e della veduta La famosissima e nobilissima città di Genova di Alessandro Baratta a confronto.
Dal mare e sul  mare: mura, porte, vascelli, guerre. Le mura cinquecentesche mutano il rapporto della città con il suo mare. La cortina difensiva si estende sul litorale, imponente, chiudendo al suo interno l’infilata dei maestosi palazzi. Grandi vascelli solcano le acque antistanti. Il mare è teatro da sempre per Genova di guerre e di conquiste, di grandi imprese e di annose guerriglie.
In città: le strade nuove e  i palazzi, le chiese, le piazze. Il grande evento urbanistico che interrompe e rinnova l’aspetto della città medievale è la costruzione delle vie nuove (Strada Nuova e via Balbi) e con esse tutto il centro cittadino è percorso da un fermento di trasformazione, alla ricerca di modernità, spazio e decoro.
I sobborghi e le ville.  Il palazzo del principe Doria, le ville di Sampierdarena e del ponente cittadino, Albaro. Luoghi di svago e vacanza, un tripudio di eleganza e magnificenza.
La fine del secol d’oro. Maggio 1684.  La flotta di Luigi XIV, il Re Sole, pone la città sotto un violento bombardamento, costringendo Genova ad abbandonare il tradizionale orientamento filospagnolo per diventare un satellite della Francia.
 
Le opere esposte provengono dalle collezioni del Centro DocSAI  del Comune di Genova. Il Centro di Documentazione per la Storia, l'Arte e l'Immagine di Genova, con sede nelle Dipendenze di Palazzo Rosso, 
 
Rubens&Bacco. In vino veritas
Dal 05.11.2022 (Tutto il giorno) al 28.02.2023 (Tutto il giorno)
Banca Carige. Sede Centrale
Un corale e coloratissimo inno al vino e al suo nume si sviluppa lungo un percorso espositivo - a cura di Anna Orlando con Agnese Marengo - suggestivo e coinvolgente, composto da quasi 30 opere dei più importanti pittori del barocco genovese, molti dei quali epigoni o ispirati dal grande Rubens: Domenico Piola, Il Grechetto, Alessandro Magnasco, G. Assereto, D. Fiasella, G.A. De Ferrari, A.M. Vassallo, e molti altri. Punto di partenza è un dipinto di ambito rubensiano appartenente alle collezioni d’arte di Banca Carige, intitolato L’educazione di Bacco: quadro emblematico e di “raccordo” dei temi della mostra. La maggior parte di queste opere, molte mai esposte al pubblico, appartengono a collezioni private, dunque, è un’occasione davvero unica per poter ammirare e scoprire nuovi capolavori. Inoltre, Banca Carige offre la possibilità di riscoprire le splendide architetture dei palazzi nobiliari grazie alle fotografie di Fabio Accorrà e alla malleabilità dell’argento dei gioielli di Shari Caviglia con la Mostra Bianco/Nero Rubens. Dettagli insoliti dei Palazzi di Genova. Si organizzano visite guidate per gruppi superiori alle 15 persone. Prenotazione obbligatoria su eventi@carige.it Visite guidate tutti i venerdì e i sabato dalle 15 alle 19, prenotazione obbligatoria su carige@happyticket.it Mostra promossa da Banca e Fondazione Carige
Figure persiane. Rubens, i genovesi e l’arte safavide
Dal 12.11.2022 (Tutto il giorno) al 12.02.2023 (Tutto il giorno)
Musei di Strada Nuova - Palazzo Rosso

La mostra si configura come un evento eccezionale, non soltanto perché per la prima volta in Italia verranno presentati contemporaneamente al pubblico un numero rilevante di straordinari tappeti persiani del XVI secolo, ma anche perché, nella prima parte del percorso espositivo verrà ricostruito uno dei più importanti gruppi di tappeti, costituito da manufatti prodotti nella città di Kerman e denominato “Sanguszko”, dal nome della nobile famiglia polacca che ne ha posseduto uno degli esemplari più noti.

Si tratta di una serie di splendide opere d’arte create nel periodo safavide, alla metà del XVI secolo, da artisti di livello eccezionale. Realizzati con la tecnica dell’annodatura, impiegando filati di lana, lino e seta di altissima qualità, questi meravigliosi tappeti sono caratterizzati da un’incredibile varietà di figurazioni che alludono alle bellezze della terra e alla vita ultraterrena. Veri e propri ‘giardini portatili’, parchi di delizie popolati di animali, angeli e musici, erano tenuti in massima considerazione e considerati degni delle dimore più sontuose.  

Dei quattordici Sanguszko ancora esistenti, otto saranno visibili nelle sale del primo piano di Palazzo Rosso, mentre gli altri sei, per dare un quadro completo di questa tipologia, saranno presentati sotto forma di riproduzioni. Al secondo piano dell’edificio, invece, il pubblico potrà ammirare altri quindici meravigliosi tappeti, tra i quali nove in originale e sei sotto forma di riproduzione, provenienti sia da Kerman, sia da altri centri di produzione persiani, come Tabriz o Mashhad.

Databili al XVI e XVII secolo, questi manufatti, alcuni dei quali in passato accostati al gruppo Sanguszko, contribuiranno ad ampliare il panorama dell’arte del tappeto nell’epoca Safavide, offrendo ai visitatori l’occasione per scoprire altre tipologie e differenti tipi di decori.

L’esposizione, che trae spunto dal restauro, sponsorizzato dalla Fondazione Bruschettini, di uno dei tappeti Sanguszko, proprietà dell'Instituto Valencia de Don Juan di Madrid e che è dedicata alla memoria di Alessandro Bruschettini, il grande intellettuale e collezionista genovese recentemente scomparso, trova nelle sale di Palazzo Rosso, da poco riaperto al pubblico, la sua ambientazione ideale. Infatti, la città di Genova, sin dai secoli del Medioevo, è stata un centro nevralgico del commercio dei tappeti orientali, utilizzati dalle famiglie più abbienti nelle loro dimore e destinati ad impreziosire proprio gli edifici più importanti.

In concomitanza con l’iniziativa, le sontuose sale del palazzo, grazie alla disponibilità di illustri prestatori pubblici e privati - tra i quali il Museo del Louvre, Il Museo del Tessuto di Lione, il Museo d’Arte Islamica di Berlino, il duca di Buccleuch, il Museo Poldi Pezzoli di Milano, la Fondazione Thyssen-Bornemisza, l’Instituto Valencia de Don Juan e la stessa Fondazione Bruschettini per l’Arte Islamica e Asiatica – potranno così nuovamente  ospitare queste opere straordinarie, che all’epoca d’oro dell’antica Repubblica certo non erano ignote alle nobili famiglie genovesi.

In stretto collegamento con l’iniziativa di Palazzo Rosso, ma anche con il progetto “Rubens e Genova”, Palazzo Bianco ospiterà nello stesso periodo una mostra dal titolo “Figure persiane. Rubens, i Genovesi e l’arte Safavide”, dedicata ad un aspetto meno noto della carriera del grande pittore fiammingo: il suo interesse per l’arte persiana, testimoniato da alcuni disegni e dai manufatti raffigurati nei suoi dipinti, che nel percorso espositivo saranno affiancati da una serie di preziose miniature e di tessuti safavidi databili tra XVI e XVII secolo. 

 

 

Troppo bello per essere vero”: copie d’autore da Rubens e Van Dyck
Dal 12.11.2022 (Tutto il giorno) al 12.02.2023 (Tutto il giorno)

Musei di Strada Nuova – Palazzo Bianco
Con la sezione “Troppo bello per essere vero” i Musei di Strada Nuova presentano al pubblico, restaurate per l’occasione, le intriganti e affascinanti ‘copie d’autore’ da Rubens e Van Dyck delle collezioni civiche. Le opere provengono dalla più grande quadreria che una famiglia di artisti genovesi avesse mai raccolto nella propria casa-bottega, quella dei Piola, fucina di artisti come Domenico Piola, il capo-bottega, di suo figlio Paolo Gerolamo, del genero Gregorio De Ferrari e di suo figlio Lorenzo. I dipinti autografi dei due grandi artisti fiamminghi si trovavano nelle quadrerie dell’aristocrazia locale ma, tra XIX e XX secolo, spesso presero le vie del mercato dell’arte e del collezionismo internazionale; in alcuni casi, nel Novecento arrivarono oltreoceano, nelle sale dei più importanti musei del mondo, dove ancora oggi sono esposti. La pratica della ‘copia’ da grandi maestri come esercizio di studio e apprendistato per i giovani artisti era piuttosto usuale in tutte le botteghe seicentesche. Quello che è eccezionale è il numero di copie che vennero realizzate nell’atelier dei Piola che, per volontà della loro ultima erede, Carlotta Ageno De Simoni, entrarono a far parte delle collezioni civiche nel 1913. Peraltro, conosciamo nel dettaglio l’aspetto della casa dei Piola, in salita San Leonardo, nel 1768, quando capo-bottega era Giovan Battista Piola figlio di Domenico: un prezioso Inventario, infatti, ne ‘fotografa’ la disposizione di arredi e dipinti stanza per stanza, quando ancora tutte le ‘copie’ si trovavano in quella sede, la casa di famiglia.