SALA 7
Liguria 5500 anni fa. La scoperta dei metalli
Che cosa si vede in esposizione:
Punte, pugnali, asce e altri oggetti in rame e bronzo prodotti dalla più antica metallurgia della Liguria; ceramiche, manufatti in selce, diaspro e pietra verde dell’età del Rame e del Bronzo; la statua stele di Zignago, rocce incise e calchi di rocce del Monte Bego.
Nel corso di quasi tre millenni (dal 3600 a.C. fino all’800 a.C. circa) anche la Liguria è teatro di fenomeni di ampia portata che si verificano in altre parti di Italia e d’Europa e che determinano un a sempre più intensa trasformazione del paesaggio e profondi cambiamenti nella società e nell’economia dell’uomo.
Tuttavia gli indicatori archeologici più “nuovi” sono quelli legati alla scoperta e all’utilizzo dei metalli, il rame per primo, un fatto che ha segnato tanto profondamente la società umana da dare il nome a questi lunghi periodi: l’età del Rame e quella del Bronzo.
I più antichi oggetti in metallo della Liguria sono ornamenti ed utensili fusi in rame puro forse estratto nelle miniere del Levante (Libiola e Monte Loreto). Fra la fine del III e l’inizio del II millennio a.C. l’introduzione dello stagno permette di ottenere una lega più resistente, il bronzo; le armi per il combattimento ravvicinato diventano sempre più numerose, fra queste le asce spesso rinvenute in veri e propri “ripostigli”. Fra i fenomeni sociali e artistici più rilevanti in Liguria, ricordiamo le migliaia di incisioni rupestri dell’area del Monte Bego, al confine con la Francia, che rappresentano buoi, armi, scene di aratura, ecc. e le statue stele della Lunigiana, qui rappresentate dall’esemplare di Zignago, che forse rappresentano gli antenati eroi, custodi del territorio di un popolo. Su questa statua stele, durante l’età del Ferro (VI sec. a.C. circa) fu incisa la scritta in lingua ligure ma in caratteri etruschi MEZUNEMUSUS, che non ha una precisa traduzione.
SALA 8
I Liguri
Che cosa si vede in esposizione:
Armi in ferro, oggetti ed ornamenti in bronzo, urne e ciotole in ceramica che costituiscono il corredo di tombe da varie località della Liguria.
I Liguri sono ricordati come una delle popolazioni principali dell’Occidente dalle fonti greche gia nel 7° e 6° secolo a.C.
Le numerose tribù occupavano un ampio territorio fra la Provenza e la Toscana, il Piemonte, la Lombardia e l’Emilia. I successivi contrasti con la Marsiglia greca prima e con Roma poi, influenzano certamente il giudizio negativo dei greci e dei romani che li considerano spesso “selvatici”, “Barbari”, “analfabeti e bugiardi”, ma anche “audaci e valenti…in guerra”, abili commercianti e pirati.
Le testimonianze archeologiche documentano soprattutto la vita degli antichi liguri e le loro usanze funebri. Si tratta per la maggior parte di individui, cremati secondo il nuovo rito che si diffonde in Italia a partire dalla fine del II millennio a.C., le cui ceneri sono poste in urne di ceramica chiuse da ciotole e sepolte in una cassetta di lastre di pietra. Che fossero guerrieri o volessero connotarsi come tali, appare evidente dalle armi di corredo: quasi sempre una punta di lancia ed una spada in ferro, quest’ultima ripiegata e contorta.
Altri oggetti di corredo, come i braccialetti e le fibule in bronzo, potevano anche appartenere a sepolture femminili. Uomini e donne di una Liguria montana, come ci indicano i luoghi di provenienza delle tombe (Savignone, Levanto e Pietra Ligure), che abitavano i tipici insediamenti fortificati detti "castellieri", siti arroccati, spesso difesi naturalmente e disposti a controllo delle vie di crinale sulle quali si imperniava la viabilità della nostra regione. Fra il mondo dell’interno e quello costiero doveva avvenire uno scambio di oggetti di prestigio, come bronzi o certi tipi di ceramiche. Ma anche le influenze continentali padane o centroeuropee non mancano nei corredi tombali qui esposti. Le punte di lancia e la spada ad antenne di Pietra Ligure sono caratteristiche del mondo celtico, forse giunte al centro ligure prossimo alla costa attraverso la valle del Rodano e Marsiglia.
SALA 9
Archeologia di Genova (Fine VI secolo - III secolo a.C. )
Che cosa si vede in esposizione:
Corredi della ricca necropoli ritrovata nel cuore della città moderna in cui furono sepolti gli abitanti del centro etrusco-ligure: vasi attici, magno greci, gioielli, armi, oggetti in bronzo o vetro, la ricostruzione della Tomba 112 rinvenuta nella chiesa di Santo Stefano con il corredo sepolcrale: vasi attici a figure rosse, oggetti in bronzo etruschi, contenitori per profumi, ceramica e oggetti in legno di produzione locale ligure….; altri oggetti provenienti dai corredi via XX Settembre.
La scoperta di Genova
Le antiche origini di Genova vennero scoperte alla fine dell’’800 quando, durante i lavori di sbancamento del colle di S. Andrea per l’apertura di via XX Settembre, furono trovate le tombe dei primi abitanti della città. Si tratta di più di un centinaio di tombe, conservate tutte presso il Museo, databili dal V al III secolo a.C.
Il materiale dei corredi è per lo più di importazione: ceramica attica a figure rosse, campano-laziale a vernice nera, vasellami bronzei, oggetti di ornamento ed armi di produzione etrusca, "alabastra" e vasetti vitrei di produzione orientale. Insieme ai materiali importati vi sono anche produzioni liguri testimoniate da oggetti in legno e ceramica locale fabbricata con argille che provengono dalla Val Polcevera.
La nascita di Genova
Alla fine del VI sec. a.C., emigranti etruschi insieme a genti liguri fondano il primo abitato sul colle di Castello, in posizione dominante e di controllo sull’insenatura del Mandraccio.
Al centro dell’arco costiero ligure, Genova svolge un ruolo strategico nell’ambito delle rotte commerciali etrusche nel Tirreno Settentrionale in direzione della Francia e della Pianura Padana.
![]() |
![]() |
SALA 10
I primi abitanti di Genova, la Tavola di Polcevera e Genova romana (fine VI secolo – IV sec. d.C.)
Che cosa si vede in esposizione:
Corredi delle tombe di donne e uomini vissuti a Genova e sepolti in via XX Settembre: gioielli in oro e ambra, armi, ceramiche di produzione locale ligure, vasetti per profumi e pedine da gioco,…; la Tomba 84 con il servizio per servire il vino; il Cerbero di Ponticello, la Tavola di Polcevera; reperti di età romana rinvenuti a Genova.
Gli straordinari corredi della necropoli di via XX Settembre raccontano chi erano i primi cittadini di Genova, come vivevano, quali attività svolgevano quotidianamente, la ricchezza di alcuni, il loro abbigliamento, i riti che praticavano e la loro vita sociale. Emerge un quadro variegato della Genova più antica e del modo di vita dei suoi cittadini, a cavallo tra le usanze tradizionali della componente ligure e le raffinatezze del modo di vita etrusco che le famiglie aristocratiche e più ricche avevano portato a Genova introducendo per la prima volta in Liguria oggetti, tecniche e abitudini delle civiltà mediterranee.
La Tavola di Polcevera documenta un episodio di grande importanza nella storia di Genova: riporta infatti la sentenza emessa nel 117 a.C. dal Senato di Roma per risolvere la controversia territoriale fra Genuati e Viturii Langenses, una tribù ligure che occupava l’alta Val Polcevera. _ La sentenza, che sancì l’affermazione degli interessi di Genova, fedele alleata e città federata di Roma, documenta le tradizionali attività agricole, la pastorizia, lo sfruttamento delle risorse del bosco
praticate dalle tribù liguri nell’entroterra genovese a diversi decenni dall’apertura della Via Postumia, che collegava Genova ed il Tirreno ai ricchi centri padani.
Genova romana, di cui grazie a decenni di ricerche di archeologia urbana, si possono riconoscere nella città moderna i luoghi antichi (foro, porto, case signorili, area monumentale,….), è documentata attraverso reperti ed il cippo raffigurante Cerbero, che doveva fiancheggiare la strada di ingresso a Genova e Levante, rinvenuto nella zona di Ponticello. Il cane a tre teste guardiano dell’oltretomba appoggia la zampa destra su una testa umana mozzata, un elemento di ambito celtico che "arricchito dall’esperienza formale romana, dà vita ad immagini nuove che non hanno precedenti nel mondo antico".
SALA 13
Le raccolte egizie
Che cosa si vede in esposizione:
Oggetti da corredi tombali (statuine di divinità, ushabti, amuleti, collane, ecc.) e teste di faraoni in pietra; il sarcofago ligneo dipinto, la mummia e la corazza magica con lo scarabeo del cuore e la statuetta funeraria di Pasherienaset; alcuni oggetti in pietra, legno e faiance, "falsi storici" della collezione D’Albertis.
La sala ospita i pezzi egizi portati a Genova fra ’800 e ’900 da alcuni viaggiatori liguri come il Capitano D’Albertis o il tenente di vascello Caramagna e frutto di doni, scambi o acquisti durante i loro avventurosi viaggi lungo il Nilo: teste regali in pietra, statuine in bronzo o in faiance, collane, amulenti, ecc.
Protagonista della sala è Pasherienaset, il sacerdote egizio di età saitica (VII-VI sec. a.C.) di cui un recente restauro permette di ammirare il sarcofago in legno dipinto e la mummia con la corazza magica, realizzata con migliaia di perline di faiance e completa di scarabeo alato e geni funerari.
Una ricerca condotta dal museo ha permesso di ritrovare sul mercato antiquario la statuetta funeraria di Pasherienaset acquisita grazie all’intervento della Fondazione “Edoardo Garrone” e esposta dal 2006 accanto alla mummia e al corredo del sacerdote come nella sua originaria sepoltura.
Sono rari sarcofagi come quello in cui il volto del defunto è rappresentato con l’incarnato di colore verde, per sottolineare la relazione fra il defunto ed il dio Osiride, dio della vegetazione e dell’aldilà.
![]() |
![]() |





