Visite guidate e tour


LE CERAMICHE LIGURI

La Liguria tra XVI e XVIII secolo è uno dei più importanti centri europei di produzione della ceramica. Il vasellame creato a Genova, Savona e Albisola diviene oggetto di una diffusione a vastissimo raggio che ha interessato, oltre a tutti i paesi europei, anche il continente americano. Quella del Comune di Genova è la più importante raccolta al mondo di maioliche, porcellane e terraglie liguri di proprietà pubblica, testimonianza veramente unica di una forma d’arte che nei secoli passati ha fatto conoscere il nome di Genova e della Liguria nei paesi più lontani. Questo patrimonio di circa 1500 pezzi, pervenuto ai Musei Civici grazie ad acquisti o a donazioni (tra cui quella compiuta dal console inglese Montagu Yeats Brown nel 1893, quella dell’antiquario Giovanni Battista Villa del 1896 e quella dei Gropallo del 1938), costituisce il nucleo più ragguardevole delle Collezioni Ceramiche, che comprendono anche manufatti di diversa provenienza (porcellane orientali ed europee, terraglie e maioliche italiane ed europee databili tra il XVI e il XX secolo). Nell’ambito del nuovo percorso museale di Palazzo Tursi sono stati presentati al pubblico, nelle luminose e ampie vetrine progettate dall’Ufficio Tecnico del Settore Musei, i pezzi di maggiore impatto estetico, privilegiando le suppellettili create apposta per la ricca società aristocratica del secolo d’oro dei Genovesi. I visitatori hanno così l’occasione di penetrare, almeno idealmente, nella vita quotidiana di una dimora nobiliare del passato.
L’itinerario attraverso le maioliche liguri inizia con alcune vetrine dedicate alla produzione del XVI secolo e a quella del primo Seicento, in cui è possibile ammirare vasellame da mensa e da farmacia in policromia e nella tipica monocromia bianco-blu con i delicati decori di gusto orientalizzante, ispirati alla porcellana cinese d’epoca Ming. Spiccano in questa sezione alcuni splendidi vasi della manifattura Pescio di Albisola e i piatti realizzati a Savona. Seguono le opere improntate al gusto barocco, dipinte con scene a soggetto sacro o mitologico, spesso caratterizzate dalla presenza delle armi araldiche delle famiglie che le avevano commissionate. Una grande vetrina centrale ospita, in un allestimento ispirato alle credenze del XVI e XVII secolo, le suppellettili da mensa di maggior rilievo, utilizzate in occasioni solenni soprattutto per suscitare ammirazione e stupore nei convitati, come i grandi piatti "da pompa", decorati a rilievo.
Un ampio spazio è dedicato ai pezzi settecenteschi: si spazia dalla produzione di stile tardo-barocco alle deliziose creazioni "rocaille" che reinterpretano con gusto squisito i modelli francesi. Tra il vasellame da mensa e d’arredo oltre ai piatti e ai vasi policromi, nuovi tipi di suppellettili come le fontane da tavola, i versatoi e i pots-pourris che contenevano aromi per profumare gli ambienti. Le numerose tazzine, le teiere e le caffettiere documentano le abitudini alimentari e sociali della società genovese del XVIII secolo. Sono rappresentate tutte le maggiori manifatture liguri settecentesche: da Giacomo Boselli ai Levantino e ai Veneziano che seppero interpretare con grande finezza tutti i temi dell’arte settecentesca, dal rococò al Neoclassicismo.

Le farmacie degli antichi ospedali di Genova

Nel corso del XV secolo sorgono a Genova due grandi ospedali, l’Ospedale Maggiore, detto di Pammatone, e l’Ospedale degli Incurabili. Ubicati entrambi nella zona orientale della città, nei pressi dell’antica Via Giulia, all’interno di due edifici monumentali, i due istituti, che hanno svolto per secoli un ruolo fondamentale dal punto di vista dell’assistenza sanitaria, sono divenuti anche la sede di un enorme patrimonio artistico. I due ospedali avevano al loro interno due grandi farmacie che, secondo un’antica consuetudine, oltre ad essere il luogo dove si preparavano e si distribuivano i medicinali, svolgevano anche un’importante funzione di rappresentanza. Per questo motivo, gli arredi e le suppellettili dovevano suscitare l’ammirazione del pubblico, testimoniando l’importanza e il prestigio dell’istituto in cui erano collocati. Così, attraverso i secoli, le due spezierie sono divenute la sede di una fra le più importanti raccolte di ceramiche europee, che fortunatamente ci è in gran parte pervenuta. Oltre ai vasi destinati a contenere le sostanze medicamentose, si sono conservati anche molti antichi strumenti utilizzati per secoli dai farmacisti, come mortai, storte, alambicchi, i quali, insieme ai numerosi strumenti chirurgici degli ospedali, formano un patrimonio di estremo interesse per la storia della scienza. Le spezierie dell’Ospedale di Pammatone e di quello degli Incurabili ospitavano al loro interno vari corredi di vasi eseguiti da manifatture di Genova, Savona e Albisola, in un periodo di tempo compreso tra il XV e il XVIII secolo. A causa dell’intensa attività che si svolgeva presso i due istituti di cura, le forniture di maioliche furono assai numerose e di elevatissimo livello artistico. Testimonianza fondamentale della stagione più importante della ceramica ligure, la raccolta comprende una grande varietà di forme e decori: dalla ceramica graffita quattrocentesca ai motivi orientalizzanti del XVII secolo, dalle complesse scene di gusto barocco ai delicati ornati fitomorfi settecenteschi. Divenuti già verso la fine del XIX secolo ormai vetusti e obsoleti gli edifici in cui avevano sede gli antichi Ospedali di Pammatone e degli Incurabili, il prezioso patrimonio artistico che in essi si era accumulato venne trasferito nel 1931 in un apposito Museo, costituito all’interno del nuovo grande Ospedale di San Martino, inaugurato nel 1923, che aveva raccolto l’eredità degli antichi istituti di cura. In seguito alla chiusura del Museo, gran parte delle raccolte di ceramiche (780 pezzi), insieme agli strumenti chirurgici e farmaceutici, sono state trasferite presso i Musei Civici genovesi, in attesa di un’adeguata sistemazione, finalmente individuata nell’ambito del nuovo percorso museale di Palazzo Tursi. Nel percorso del piano nobile del Palazzo la ricostruzione delle antiche farmacie occupa due vasti locali ed è preceduta dalle sale dedicate alla ceramica ligure. In mancanza dei mobili originari, l’effetto di stupore e di grandiosità suscitato dall’eccezionale complesso di suppellettili e arredi viene ricreato da grandi vetrine-armadio in cristallo, disposte a forma di C al centro della stanza, in modo da costituire una sorta di vano avvolgente che dia al visitatore l’impressione di penetrare all’interno di un’antica spezieria, consentendogli di ammirare le maioliche e i preziosi arredi da tutte le angolazioni possibili. Oltre alla presentazione dei corredi di maioliche in forma permanente, l’allestimento comprende anche una parte espositiva temporanea, incentrata sul tema del dolore fisico, realizzata grazie alla preziosa collaborazione di Sergio Amisano e Giorgio Sperati. "Divinum est opus sedare dolorem": questa frase di Galeno funge da titolo della sezione che comprenderà, oltre ad una parte degli strumenti chirurgici e farmaceutici degli antichi ospedali e ad alcuni volumi antichi dell’importante Biblioteca di San Martino, anche opere della prestigiosa collezione Amisano, gentilmente concesse in prestito, in modo da creare un percorso sulle antiche tecniche chirurgiche e sui farmaci per sedare il dolore – sia quello chirurgico, sia quello derivante dalle comuni patologie – partendo dagli antichi rimedi sino alla scoperta dell’anestesia nel XIX secolo. Il pubblico avrà occasione di ammirare pezzi rarissimi come un antico microscopio di manifattura inglese, una bilancia tedesca con piatti in corno per spezieria fine, splendide cassette di ferri chirurgici di produzione francese o italiana, con manici in ebano finemente intagliato e le prime apparecchiature per la somministrazione dell’anestesia, come le o maschere di Esmarch-Julliard o l’Inalatore di Ombredanne.

I GIARDINI DI STRADA NUOVA E IL PANORAMA DI GENOVA DALLE TERRAZZE

I Musei di Strada Nuova offrono ai visitatori una sorprendente e del tutto inedita corona di cortili, giardini e terrazze posti a diverse quote e diversi per carattere. In Palazzo Rosso, oltre il seicentesco cortile porticato, si apre un secondo cortile - tra le case del centro medievale, cinto da un muro di confine – la cui realizzazione si colloca nell’ambito dei rilevanti interventi di restauro della dimora promossi alla metà del secolo scorso dall’architetto razionalista Franco Albini e dall’allora direttrice del civico Ufficio Belle Arti, Caterina Marcenaro: il progetto di questa nuova area sul retro dell’edificio storico intendeva ‘evocare’ lo spazio di un giardino seicentesco, storicamente non documentato nel palazzo dei Brignole Sale ma certamente elemento consueto nella cultura abitativa genovese.
Due moderni pergolati fanno da cornice ad un portale settecentesco proveniente dall’oratorio del distrutto complesso conventuale di San Silvestro, mentre sulla destra del cortile è murata un’edicola seicentesca con una statua raffigurante la Vergine Regina di Genova, eletta sovrana della città nel 1637. Al piano nobile del palazzo, una terrazza corona invece fin dalle origini la struttura del cosiddetto Palazzetto, offrendo la possibilità di ammirare suggestivi scorci sul giardino di Palazzo Bianco, dal lato opposto di Strada Nuova, e sulla vicina settecentesca via Cairoli.
Infine un moderno ascensore panoramico consente al pubblico di accedere direttamente al tetto del palazzo, dal quale godere un’impareggiabile vista sull’intera città, dalle colline al mare.

Palazzo Bianco possiede due giardini a diversi livelli: il primo, più piccolo, cui si accede dalla prima sala del museo, ha mantenuto l’impianto settecentesco con parterre, percorsi a risseu e fontane, e confina con l’attiguo giardino di Palazzo Tursi, che conserva un bell’albero d’alto fusto.
Il secondo, visibile nel passaggio verso lo stesso Palazzo Tursi, conserva invece visibili i resti monumentali di quella che fu una delle maggiori chiese gotiche cittadine, San Francesco di Castelletto, demolita definitivamente intorno al 1820 con la dispersione di notevolissimi tesori, in parte ricoverati in altre sedi. Di questa chiesa, che insieme al convento contiguo costituiva una delle più importanti fondazioni religiose della Genova medievale, sono ancora visibili arcate e colonne a rocchi bianchi e neri di una navata, letteralmente inglobate nella facciata dell’ottocentesco palazzo comunale retrostante il museo. Dello stesso complesso di San Francesco sono inoltre riemersi, nel corso degli scavi archeologici intrapresi in vista di Genova Capitale Europea della Cultura 2004, elementi architettonici e decorativi che, parte integrante del polo museale di Strada Nuova, saranno per i visitatori preziosa testimonianza della storia della città.
Un altro giardino, su due livelli, si trova infine sul lato a levante di Palazzo Tursi, verso Palazzo Lomellino.