Orso delle caverne dalla Grotta del Pastore di Toirano, SV

In questa sala del Museo di Archeologia Ligure sono conservati i resti degli animali e le tracce degli uomini che utilizzarono le Grotte liguri, Toiranese e Finalese (SV) e dei Balzi Rossi (IM) durante l’ultimo periodo glaciale, quando la riva del mare era più bassa e l’interno della nostra regione era inospitale, coperto da neve e ghiaccio. Nelle vetrine si trovano ossa di orsi e leoni delle caverne, stambecchi, marmotte, rinoceronti lanosi, leopardi, iene le cui sagome sono riprodotte anche sui pannelli presenti nella sala. Accanto ai resti degli animali vi sono gli attrezzi in pietra lasciati dai Neanderthal, la specie che si diffonde per oltre 200.000 anni in Europa, e dai Sapiens che, arrivati dall’Africa, utilizzano le grotte liguri per ripararsi dal freddo e dalle difficoltà ambientali dell’epoca.

La grande vetrina al centro della sala è riservata all’Ursus Spelaeus o orso delle caverne: lo scheletro imponente è ricostruito con ossa di diversi individui trovate nella Grotta del Pastore di Toirano, a poche decine di chilometri da qui.

Lo scheletro poggia sulle 4 grandi zampe, è lungo 2 metri e mezzo ed è alto da terra fino alla schiena circa 2 metri; il cranio dell’orso è possente, con grandi mandibole e denti grossi e affilati.

L’orso delle caverne era più alto rispetto all’attuale orso bruno e quando si alzava sulle zampe posteriori poteva raggiungere anche i 3,5 metri di altezza.

Durante l’inverno gli orsi si rifugiavano nelle grotte per andare in letargo, talvolta vi morivano se il freddo durava troppo a lungo o se erano cacciati dai gruppi di Neanderthal che frequentavano le medesime grotte.  Questi orsi erano una preda straordinariamente preziosa infatti offrivano una grande quantità di carne, ma anche pellicce, tendini e grasso. Nelle vetrine sono esposti gli strumenti in pietra utilizzati per macellare le prede e lavorarne le pelli e pellicce per ricavare abbigliamento adatto ai rigori del clima glaciale.

L’orso e gli altri animali dell’era glaciale rappresentavano una sfida pericolosa per le comunità umane: in questa sala sono rappresentate sui pannelli le sagome di Neanderthal e di Sapiens, accanto alle ricostruzioni di due lance in legno e selce usate dai due gruppi umani e di un propulsore ideato dai Sapiens.

Potete impugnare le due lance e il propulsore, dotato di un uncino che si fissava alla lancia e permetteva di aumentare la velocità, la potenza e la distanza raggiounta dell’arma.   

Tra 40.000 e 30.000 anni fa circa i Neanderthal si estinguono e la nostra specie prende il loro posto in Europa, non prima di essersi incrociata episodicamente dando vita a prole fertile: il patrimonio genetico di noi europei contiene dall’1% al 4% di geni Neanderthal.