Statua di Cerbero

Cerbero

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Titolo dell'opera:

Statua di Cerbero

Acquisizione:

1936

Tipologia:

statua zoomorfa

Epoca:

I a.C. - I d.C. - I - I

Misure:

Unità di misura: cm; Altezza: 98; Larghezza: 40; Profondità: 59

Tecnica:

marmo bianco- scultura

Descrizione:

La scultura può essere confrontata con altre dello stesso tipo scoperte in varie regioni dell'impero, in genere poste all'interno di tombe in muratura allineate lungo le strade o utilizzate come coronamento delle coperture. L'iconografia deriva da originali orientali diffusi sin dal VII sec. a.C. con la mediazione greca e etrusca; si propaga con la conquista romana in particolare in Iberia, Provenza ed Italia Settentrionale e dà origine ad una variante caratterizzata dalla presenza della testa umana tagliata. Diverse sono state le interpretazioni di queste iconografie da Benoit (1946) ad oggi. Differenti anche le posizioni circa la datazione poichè da parte di alcuni si sottolinea la possibile relazione- per via del luogo di rinvenimento- con una necropoli tardo romana databile tra il III ed il VI sec. d.C. e quindi si propone una cronologia decisamente più tarda. La statua raffigura Cerbero, il feroce cane a tre teste custode dell'Ade, accucciato sulle zampe posteriori in atto di posare la zampa sinistra sulla testa mozzata di un uomo. Il torso massiccio dell'animale, appena sbozzato, è sormontato da tre teste di cane molosso (una ora perduta), di cui la centrale, più grande; i musi, con orecchie drizzate e bocche semiaperte con i denti ben in vista, sono incorniciati da un cerchio di pelo, che scende anche al centro del petto. La testa umana, forse un ritratto, che rappresenta un uomo giovane, con gli occhi chiusi e il volto irrigidito nel gonfiore della morte, è lavorata con accuratezza nella pettinatura a grosse ciocche disposte in più giri, che accompagna il contorno del cranio lasciando scoperte le orecchie carnose. Particolarmente interessante si rivela la coda del mostro, raffigurante come un serpente che aderisce con spire sinuose al dorso e termina con un ciuffo dove è riconoscibile la testa dell'animale con cresta e barba. Pur non essendo un esemplare di alto valore artistico, forse prodotto da un artigiano locale, la scultura costituisce un interessante esempio di sincretismo fra varie credenze funerarie, che ben si inquadra nella cultura mista del centro genuate, non ancora omologata in senso romano: il terrificante guardiano dell'Ade, derivato dalla mitologia greca ed accolto nell'immaginario collettivo classico, è rappresentato con le fattezze domestiche del cane fedele che vigila davanti alla tomba del padrone, tipologia non inconsueta nelle sepolture in Grecia e nel mondo romano, la testa umana mozzata rimanda ai rituali celtici, mentre la coda anguiforme con testa barbuta discende direttamente dall'iconografia infera etrusca.