Foto di Amida, il Buddha della Vita Infinita

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Autore/ Manifattura/ Epoca:

Giappone, Unkei, periodo Kamakura (1185-1333)

Tipologia:

Statua

Tecnica e misure:

Bronzo colato e patinato in lacca nera con tracce di doratura a foglia. a. 47,8 cm a. base 12cm x ø 15

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Descrizione:

La statua di Amida Nyorai stante risponde alla tipologia e alle dimensioni canoniche “un piede e cinque sun”. La forma allungata del volto, il fatto che il bordo del manto monacale copra la metà superiore del braccio sinistro, e la prossimità formale e stilistica della figura alla maniera degli allievi del celebre scultore Unkei (1151-1223), consentono di datare la statua al periodo Kamakura e, più precisamente, alla metà del secolo XIII. Le mani, il nimbo e il piedistallo sono, invece, rimpiazzi di epoca Edo. Possiamo ipotizzare che il Buddha Amida fosse affiancato, come è tipico nella composizione della triade detta Amida Sanzon dalle statue dei bodhisattva Kannon e Seishi, purtroppo mancanti come il piedistallo e il nimbo originali. La statua esprime un potente senso di monumentalità e volumetria, oltre che una più marcata mascolinità, elementi che rivelano un intenzionale riferimento allo stile della scuola di scultura Kei del periodo Kamakura.

Foto di Madonna Immacolata

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Autore/ Manifattura/ Epoca:

Argentiere genovese su disegno di Francesco Maria Schiaffino, 1747 – 1748

Tipologia:

Scultura

Tecnica e misure:

Argento, 194 x 78 x 46 cm

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Descrizione:

 

La statua venne fatta realizzare tra il 1747 e il 1748 da sette gentiluomini genovesi, di recente ammessi a far parte del patriziato della Repubblica, per farne dono al doge in carica, Giovan Francesco Brignole-Sale, che, col suo atteggiamento, aveva avuto un ruolo considerevole nella cacciata delle truppe austriache che avevano occupato Genova nel 1746.
Alla scadenza del suo mandato, il Brignole la donò alla cattedrale con l’intento che fosse portata il processione l’8 dicembre di ogni anno, tradizione che però venne portata avanti solo fino al tempo della Rivoluzione.

 

Foto di Sacro Catino

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Autore/ Manifattura/ Epoca:

Manifattura siriana, I secolo d.C.

Tipologia:

Manufatto

Tecnica e misure:

Vetro, 9 x 40 cm

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Descrizione:

 

Il piatto, considerato per secoli di smeraldo, è stato realizzato in realtà colando del vetro colorato in verde in uno stampo di forma esagonale. Per tradizione è ritenuto il Santo Graal, ovvero il piatto usato da Cristo per consumare l'agnello pasquale con i discepoli durante l’ultima cena.
Si tratta di un manufatto prodotto nell’antica Siria, più credibilmente intorno al I secolo d.C. (ma la sua datazione è discussa), e secondo la maggior parte delle fonti è stato portato a Genova da Guglielmo Embriaco in seguito alla conquista di Cesarea nel 1101, ovvero nel periodo della prima Crociata. Nel passato la preziosa reliquia era mostrata in Cattedrale soltanto il primo giorno di Quaresima.
Agli inizi del XIX secolo Napoleone lo fece portare a Parigi, dove venne esaminato scoprendone così la natura vitrea, e probabilmente durante il viaggio di ritorno, nella tratta tra Parigi e Torino, andò rotto.

 

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Genova, Museo di Sant’Agostino
da 19/03/2016 a 26/06/2016
per la mostra “Genova nel Medioevo. Una capitale del Mediterraneo al tempo degli Embriaci”

Foto di Piatto di San Giovanni Battista

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Autore/ Manifattura/ Epoca:

Manifattura romana, I secolo d.C. e orafo parigino, inizi secolo XV

Tipologia:

Manufatto di oreficeria

Tecnica e misure:

Calcedonio, lamina d’oro, smalti policromi e gemme, diametro 38 cm

Descrizione:


Secondo la tradizione il piatto sarebbe stato usato per raccogliere la testa del Battista dopo la sua decollazione: si tratta comunque di un pezzo eccezionale per la qualità artistica, per il valore devozionale e per il valore intrinseco. Il piatto è frutto di due interventi differenti: il recipiente vero e proprio è di calcedonio, è di produzione romana del I secolo d.C. e fu probabilmente commissionato da un imperatore.
La decorazione metallica che lo incornicia e lo caratterizza al centro con la raffigurazione della testa del precursore è opera francese degli inizi del XV secolo: si tratta di oro, rubini e smalti.
Il primo proprietario noto è il cardinal Jean Balue, personaggio di primo piano della Francia della metà del XV secolo, consigliere e amico del re di Francia, e molto probabilmente il committente del decoro quattrocentesco fu un esponente della dinastia dei Valois: lo stesso re Carlo VI oppure il duca di Borgogna o quello di Berry. Dal porporato venne donato a papa Innocenzo VIII, che in quanto genovese, lo destinò alla protettoria della cappella di San Giovanni Battista.

Foto di Paliotto d'altare del Corpus Domini

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Autore/ Manifattura/ Epoca:

Melchiorre Suez e argentiere fiammingo, attivi intorno al 1599

Tipologia:

Scultura

Tecnica e misure:

Argento sbalzato e fuso, 105 x 285 x 25 cm

Descrizione:


Dentro le nicchie sono raffigurati i quattro evangelisti, negli ovali i martiri: San Giovanni Battista, San Lorenzo e San Sebastiano. La data e il nome dell'autore si leggono sul paliotto in basso a destra: "Melchior Suez Ann. Dom. MDIC": l’artista per l’occasione venne incaricato di riutilizzare le quattro statue degli evangelisti che erano state eseguite nel 1568 ad Anversa al momento di una diversa concezione dell’arca processionale del Corpus Domini.

Foto di Croce reliquario, detta degli Zaccaria

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Autore/ Manifattura/ Epoca:

Orefice bizantino, XIII secolo

Tipologia:

Reliquiario

Tecnica e misure:

Argento dorato, perle, smeraldi, zaffiri, granati, rubini, agata corniola, pietre non preziose, cristallo di rocca, 67,1 x 41 x 1 cm

Descrizione:


La faccia anteriore è costituita da una lamina d'oro, decorata con pietre preziose, al cui centro sono conservati frammenti di legno che la tradizione attribuisce a parti della Croce di Cristo; sul retro sono immagini a sbalzo a mezzo busto – in basso San Giovanni Evangelista, al centro la Vergine, ai lati gli arcangeli Gabriele e Michele, in alto Cristo Pantocratore – e una scritta in greco che informa del fatto che questa croce venne commissionata nel IX secolo da Barda, fratello dell’imperatrice madre d'Oriente Teodolinda, che ne fece dono alla basilica di San Giovanni Evangelista di Efeso, e che Isacco, vescovo di Efeso tra 1260 e il 1283, la fece rifare nella foggia con la quale ci è pervenuta, trasformandola in stauroteca, vale a dire in reliquiario della Vera Croce. Depredata dai Turchi nel 1308, l'anno successivo riuscì ad appropriarsene la famiglia genovese Zaccaria, i cui ultimi rappresentanti nel XIV secolo ne fecero dono alla Cattedrale di Genova e in seguito venne usata nella cerimonia di benedizione del doge il giorno dell'elezione. Viene attualmente esposta in Cattedrale il Venerdì Santo.

 

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Genova, Palazzo Ducale
da 04/12/1999 a 28/05/2000
per la mostra “El Siglo de los Genoveses e una lunga storia di Arte e Splendori nel Palazzo dei Dogi”

Foto di Argenteria del Sette, Otto e Novecento

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Autore/ Manifattura/ Epoca:

Argenteria del Sette, Otto e Novecento

Descrizione:

 Calici, ostensori, croci, anelli e altri oggetti di fattura non solo genovese, molti dei quali donati al Tesoro da pontefici (Pio IX, Leone XIII, Benedetto XV) e cardinali.

Foto di Cassa processionale delle ceneri di San Giovanni Battista

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Autore/ Manifattura/ Epoca:

Cassa processionale delle ceneri di San Giovanni Battista

Tecnica e misure:

Argento

Descrizione:

Argentieri attivi a Genova, metà XVI sec. - inizi XVII sec.,

Teramo Danieli - Simone Caldera, 1438-1445,

La cassa nasce quale monumentale supporto per portare in processione le ceneri di San Giovanni Battista, patrono di Genova, in occasione della sua festa (24 giugno), rito che si perpetua ancora oggi. Tali reliquie, conservate in cattedrale dentro l'altare della cappella del Santo, sono state recuperate dai genovesi dalla città di Mira nel 1098, al tempo della Prima crociata. La cassa venne commissionata dai Priori della Cappella del Battista e realizzata tra il 1438 e il 1445 dal ligure Teramo Danieli, al quale si attribuisce il disegno complessivo, cui subentrò il ligure Simone Caldera, in precedenza attivo a Siena data la sua cultura artistica di livello internazionale. La forma della cassa ripropone quella di una cattedrale in miniatura, sormontata da guglie e pinnacoli fittamente decorati. Ai quattro angoli due evangelisti: San Giovanni e San Matteo e due santi protettori della città: San Giorgio e San Lorenzo. Nella parte centrale è narrata la storia del Precursore nei dieci episodi più salienti, dall’annuncio della sua nascita alla sepoltura dopo il martirio.