Castello Fuoriorario per le sere d'estate
Per una serata diversa: fino al 14 settembre 2018, ogni giovedì il Castello è aperto fino alle 22.
Visita ai Passaggi segreti e aperitivo in caffetteria su prenotazione.
Tel. 010 2723820
Per una serata diversa: fino al 14 settembre 2018, ogni giovedì il Castello è aperto fino alle 22.
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Tre virtù (Terzo quarto del secolo XV)
Marmo
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Studio per la "Torre Circolare" vista da sud
Acquarello su carta
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Medusa
Mitchell Wolfson Jr. 2007 Genova - donazione
Giovanni Buffa (Casale Monferrato, 1871-1956)
tondo
1901 - 1902 - XX
GX1993.396
Unità di misura: cm; Diametro: 56
vetro dipinto e piombato
Prima Esposizione Internazionale d’Arte Decorativa Moderna - Torino, Parco del Valentino - 10/05/1902 – 10/11/1902
Famiglia Artistica - Milano
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Letto piramidale
Mitchell Wolfson Jr. 2007 Genova - donazione
Alberto Fabbi (Bologna, 1858-1906)
letto
1896 - 1917 - XIX-XX
GX1993.194
Unità di misura: cm; Altezza: 296; Larghezza: 275; Profondità: 280
legno di rovere scolpito e intarsiato
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Parrasio Micheli o Michiel (Venezia, 1516 circa – 1578)
Olio su tela, cm. 130 x 97
Il pittore veneziano, allievo di Tiziano e conosciuto soprattutto per le doti di ritrattista, si avvicinò in seguito ai modi di Paolo Veronese, di cui spesso imitò esteriormente le composizioni affollate e sontuose.
Il Ritratto di dama, tradizionalmente riferito a Paris Bordon, è stato poi assegnato al meno noto Parrasio Micheli e datato intorno al 1565, sulla base di precise notazioni relative alla moda: la veste e la "zimarra " in broccatello, l'acconciatura, il girocollo di perle e gli orecchini a "perolo".
Da notare nell'opera oltre agli interessanti dati di costume, anche lo scorcio di città raffigurata sullo sfondo, probabilmente Venezia, e l'orologio da tavolo rotondo orizzontale tipico dell'epoca.
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Nicolò Codazzi (Napoli, 1642 - Genova, 1693)
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Nicolò Codazzi (Napoli, 1642 - Genova, 1693)
affresco
Nel 1689 il pittore di quadratura Nicolò Codazzi, figlio del più famoso Viviano Codazzi, paesaggista e prospettico di origine lombarda, viene pagato per le architetture dipinte a fresco nella loggia sud del secondo piano nobile di Palazzo Rosso: in questo ambiente le parti di figura, che raccontano il mito di Diana-Luna e del suo amore per il bellissimo Endimione, spettano al genovese Paolo Gerolamo Piola, figlio di Domenico, allora ventitreenne e per questo motivo non presente come voce autonoma nei conti delle spese di cantiere. L’intero progetto decorativo della dimora era in quegli anni diretto proprio da Domenico Piola e anche Codazzi figurava già tra i collaboratori di quest’ultimo per la realizzazione delle “muraglie” – ossia le architetture a trompe l’oeil delle pareti – nella sala dell’Inverno.
Lo spazio della loggia è fantasiosamente trasformato – dalla capacità di mimesis dell’affresco barocco – in un palazzo diroccato, dove elementi architettonici in rovina, intonaci crollati e arcate dirute con mattoni in aggetto sono finti in pittura o concretamente simulati in rilievo grazie a inserti in stucco: in questo scenario di pura illusione è ambientata la favola d’amore della dea della Luna che, secondo il mito, sarebbe scesa ogni notte protetta dalle tenebre a baciare il suo amato pastore Endimione, reso immortale da Giove ma condannato a un sonno eterno.
Questa sala era stata in origine concepita come “galleria” chiusa e aveva arcate più basse, ornate da lunette affrescate e finestre dai decori rocaille. L’aspetto di loggia aperta sulla città che ha oggi questo ambiente, dal quale si gode un bellissimo panorama sul centro medioevale e sul mare, data, infatti, al restauro degli anni Cinquanta del secolo scorso, quando si ritenne erroneamente non autentico, in un palazzo del Seicento, un ambiente il cui gusto anticipava già così manifestamente il Settecento.
La favola di Diana-Luna viene a corrispondere – spazialmente e simbolicamente – a quella di Apollo-Sole del salone centrale, inserendosi nel generale progetto di cosmologia celebrativa della casata Brignole - Sale. L’invenzione dell’architettura in rovina, invece, può essere credibilmente messa in rapporto con il ricordo dell’aspetto che Genova dovette avere dopo il tragico bombardamento da parte della flotta francese nel 1684, quando la città, cannoneggiata per undici giorni, rimase ferma nel proposito di difendere a tutti i costi la propria libertà.

Sede:
Comune di Genova - Palazzo Tursi
Via Garibaldi 9 - 16124 Genova
C.F. / P.iva 00856930102